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APPELLO A DIFENDERE LA VITA E
Dai primi giorni di quest’anno, a partire dal massacro di tredici reclusi nel Penitenziario Nazionale di Tamara[1], il 5 gennaio, la società hunduregna soffre un aumento della violenza che cresce come una valanga che al suo passaggio uccide molte vite, fino a mettere in grande pericolo la pace della cittadinanza e i fondamenti dello Stato di Diritto.
Ogni giorno i cittadini denunciano crimini che vengono commessi nelle città, nei municipi, nei comuni, nei quartieri e nelle colonie contro persone innocenti. Al presente la criminalità è indiscriminata e colpisce allo stesso modo uomini e donne, giovani e adulti, contadini e cittadini, allo scopo di rubare, violentare, sequestrare in un generale disprezzo della vita.
Ai crimini commessi dalla delinquenza comune e dalle bande giovanili si stanno sommando i massacri eseguiti dal crimine organizzato e dalle bande di sicari al suo servizio. L’attentato contro un’ambulanza nei dintorni de La Ceiba, nel quale sono morte tre persone, dimostra che il crimine organizzato possiede un elevato potere di distruzione e un esercito che agisce con efficacia, senza pietà di fronte alle sue vittime e nella più completa impunità. Gli ultimi due massacri, uno in Pimienta, Villanuova e l’altro in Santa Cruz de Yojoa, nel dipartimento di Cortéz, nei quali morirono otto persone; il tentativo di assassinio di tre reclusi nel Penitenziario Nazionale di Tamara; così come molti altri crimini che sono stati denunciati negli ultimi giorni dimostrano che la delinquenza giovanile, la delinquenza comune e il crimine organizzato, operato separatamente o in connivenza, sono capaci di creare una pericolosa situazione d’insicurezza, ingovernabilità e minaccia contro i fondamenti dello Stato di Diritto.
In tutti questi casi, lo stato honduregno ha un elevato grado di responsabilità, per non compiere il mandato costituzionale di garantire la sicurezza dei cittadini e utilizzare tutti i mezzi legali a sua disposizione per applicare la giustizia senza alcun tipo di distinzione. Il mancato compimento di queste norme facilità il fatto che l’impunità, la negligenza e l’indifferenza regnino al posto della giustizia e la garanzia del diritto alla vita. La necessità della sicurezza cittadina ed il grido del popolo perché le istituzioni pubbliche garantiscano il diritto alla vita non deve essere interpretato come un appello nostalgico all’uso di meccanismi dittatoriali di governo o all’uso della repressione come unico mezzo per risolvere il problema della criminalità e dell’insicurezza cittadina. La soluzione ideale di fronte a questa problematica è l’elaborazione di strategie coordinate tra le istituzioni del settore e le organizzazioni cittadine, al fine di intraprendere azioni contro le cause strutturali che provocano la criminalità.
Di fronte alla violenza e alla criminalità generalizzata la popolazione più povera e sprovveduta deve organizzarsi e creare risposte contro la paura e l’insicurezza che ora prevalgono. Solo una popolazione organizzata può recuperare i vincoli comunitari e di solidarietà che prima costituivano la virtù che assicurava l’appoggio reciproco nelle comunità, nei luoghi di residenza e di lavoro e a partire da ciò elaborare le strategie che possano restituirle la pace e la tranquillità che ora sono minacciate dalla delinquenza comune, dal crimine organizzato e dalla negligenza dello stato. Se a quasi un mese dall’assunzione del mandato, il governo attuale non ha nemmeno concluso il processo di nomina delle autorità al Ministero della Sicurezza, significa che non ha nemmeno definito un’autentica strategia di sicurezza per combattere la criminalità, e tanto meno per promuovere azioni efficaci contro le cause che provocano insicurezza, morte e impunità in Honduras.
Nella congiuntura attuale, lo stato e la società civile sono tenuti ad iniziare un processo di dialogo dal quale sorgano soluzioni integrali al problema della violenza, del crimine e della sicurezza dei cittadini. A ciò stiamo contribuendo dal ERIC-SJ, difendendo la vita, appoggiando le organizzazioni comunitarie, denunciando il crimine e l’impunità, difendendo i diritti umani e promuovendo azioni per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sul valore irrinunciabile della vita e la trascendenza che riveste in questo momento l’impegno che tutti i settori sociali devono assumere con la difesa del diritto alla vita che concerne tutta la cittadinanza nazionale.
El Progreso, Yoro 22 febbraio 2006 Equipo de Reflexión, Investigación y Comunicación de la Compañía de Jesus [1] L’Equipe di Riflessione, Investigazione e Comunicazione (ERIC-SJ) della Compagnia di Gesù in Honduras, ha elaborato un rapporto dettagliato su questo massacro e le sue conseguenze sullo stato di diritto. Può essere consultato in: www.eric-sj.org |