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(Intervista
a Beatrice Alemanni de Carrillo, procuratrice per i Diritti Umani, |
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Come valuta la situazione del paese in questo momento? La situazione è molto grave. Prima di tutto, le condizioni economiche sono tragiche. La povertà sta crescendo velocemente e soprattutto sta scomparendo la classe media. Mentre la ricchezza è sempre più enorme, spropositata e totalmente anonima. Prima della guerra si identificavano 14 famiglie, si conoscevano i loro nomi, perfino le zone geografiche, su cui esercitavano un potere feudale. Adesso tutto è anonimo riguarda i centri bancari, le multinazionali. La situazione è paradossale: non esistono imprese nazionali di rilievo, ma un’infinità di banche. L’economia salvadoregna è un mondo oscuro, tutto finanziario, implacabile. Perché chi possiede la terra tende a proteggerla, chi possiede un’industria è disposto a tutto per mantenerla. Ma chi ha solo il denaro, vede l’essere umano come un niente. Viviamo in un mondo molto più crudele, spietato con le persone. Conseguenza della povertà diffusa è la massiccia emigrazione. Le rimesse dall’estero sono la principale fonte di valuta? E’ vero, c’è una fuga inarrestabile di persone che van a buscar un centavo negli Stati Uniti, e il problema è che se non fosse così saremmo al collasso. L’intero paese vive con le rimesse mensili. E’ elevatissima la quantità di dollari che entrano ogni giorno. La povera gente li spende interamente, e così ritornano in mano di coloro che hanno provocato questo stato di cose, che li hanno sfruttati. Lei denuncia che, recentemente, si sono verificati gravi fatti di violenza e di repressione. Come può avvenire questo ritorno al passato, a distanza di dodici anni dalla fine di una delle guerre civili più tragiche dell’intero continente? Un elemento che può aiutare a comprendere il momento attuale è lo stato della Polizia Nazionale Civile, nata bene a seguito degli accordi di pace, e poi degenerata completamente. Ora è guidata dai grandi ‘ex’ della Guardia Nazionale, cioè la linea dura del passato, i capi dei corpi speciali della repressione. Ritornano casi di tortura ed esecuzioni mirate, e ne abbiamo le prove. C’è l’ordine di trasformare la popolazione, dall’alto verso il basso, in un oggetto di questo sistema. Senza considerare la corruzione terribile all’interno della polizia e la sua cronica incompetenza. Per difendersi, la gente dovrebbe rivolgersi alla Fiscalia, che corrisponde in Italia al Procuratore Generale, che però è molto influenzato dal sistema. In El Salvador, o non si investiga, o se si investiga lo si fa in modo corrotto, perpetuando l’impunità. Di conseguenza, la delinquenza è diffusissima. Una delinquenza organizzata. E’ stata canalizzata ultimamente sotto la forma delle maras, o pandillas, ovvero delle bande giovanili, ma solo per attrarre l’attenzione della gente. Ed è vero che ci sono questi ragazzi sbandati, disposti a tutto, ma è un modello ‘importato’ dalle metropoli degli Stati Uniti. Lì nascono, soprattutto a Los Angeles: sono i latinos delle zone povere abbandonate, senza famiglia, braccati dalla polizia nordamericana, che diventano una ‘mafia delinquenziale’, una forma degenerata di aiuto mutuo. Dagli USA li espellono, li rimandano qui, e invadono questo povero paese. La più nota è La Mara 18. Questi gruppi hanno dimensioni di tutto rispetto. Non sappiamo esattamente quanti siano. Una volta si stimavano 50.000 membri, ma ora sono, forse, anche arrivati a 200.000. Sono molto armati, perché qualcuno li arma. Secondo la polizia si sostengono con il giro della droga. In una riunione chiesi al capo della polizia: “Se sapete dove si riuniscono i vari gruppi, perfino i nomi dei capi, perché non li andate a catturare? Se voi dite che distribuiscono la droga, chi gliela dà’? La risposta è stata il silenzio. In cima al problema ci sono molti interessi di alto livello, dove non si riesce ad entrare. In che modo la crescita delle bande giovanili può favorire il ritorno alla violenza politica? Questi mareros sono più che altro degli sbandati, ma fanno paura alla gente. Perseguitarli è una politica di Stato interessata, perché attira le simpatie popolari. Si può dire che le ultime elezioni, che hanno fatto vincere Arena, il partito al governo, sono dovute a due cose: la prima è che si è mentito al popolo, sostenendo che se avesse vinto la sinistra si sarebbero perse le rimesse familiari, come reazione degli Stati Uniti. Il secondo è l’enfasi sulla lotta alla delinquenza. Sapere che nei quartieri poveri, dove si concentra la delinquenza e c’è di tutto, ci sono operativi la polizia, i militari, un Presidente forte, che vanno contro i mareros, piace. Si mantiene alta l’attenzione su questo problema, dimenticando che non c’è lavoro, che ci sono più di 8.000 lavoratori licenziati dal sistema pubblico e privato, che le maquilas - le fabbriche di assemblaggio che producono per le grandi multinazionali - entrano ed escono dal paese senza alcuno scrupolo, non versano l’assicurazione sociale e pagano salari bassissimi. Su questo si concentra gran parte del mio lavoro. La polizia ormai è dedicata solo alla lotta alle maras. Inoltre, sta risorgendo il militarismo, perché la gente invoca l’esercito in tutti i momenti in cui si sente insicura, in cui lo Stato non funziona. Molti militari, responsabili della repressione del passato, stanno studiando il modo per riprendere il potere, e lo stanno riprendendo, perché lo stesso governo impotente li sta chiamando. Non sappiamo se ciò accade perché i militari sono ancora così potenti da poter influire sul governo, o perché gli antichi e nuovi ricchi considerano l’esercito come un loro strumento per mantenere lo status quo. In ogni caso, ora abbiamo l’esercito che pattuglia le strade. Prima erano piccoli gruppi affiancati alla polizia solo per combattere i mareros, adesso, invece, con un nuovo decreto approvato ad agosto, l’esercito ha ricevuto l’ordine di mantenere la sicurezza pubblica, il che viola la Costituzione. E un atto gravissimo di cui il Presidente della Repubblica si è assunto la responsabilità”. In questo quadro l’unica istituzione che si mantiene credibile agli occhi della gente è proprio la Procura per i Diritti Umani... Innanzitutto perché è povera. Secondo perché ha una Fortissima vocazione di servizio, altrimenti non saremmo qui a rischiare la pelle. Per questo la gente ha fiducia in noi. Riceviamo più di 300 denunce al giorno, quasi tutte, non riguardano problemi di diritti umani. In questi casi invitiamo ad andare alla Procura Generale ma le persone rispondono che vengono qui perché hanno Fiducia: “Non ci mandi lì, perché tanto là non andiamo”. Sono viva perché ho molta attenzione internazionale, aiuti non economici, da parte della Corte Interamericana, dalla Commissione Interamericana per i Diritti Umani, anche da Amnesty Internacional, che è stata molto attenta. Abbiamo ricevuto commissioni delle Nazioni Unite, che hanno chiesto conto allo Stato e hanno dimostrato che stanno con la Procura per i Diritti Umani. Abbiamo anche molti legami con le comunità salvadoregne all’estero. In alcuni casi siamo riusciti ad aprire degli uffici negli Stati Uniti. Come vede il futuro? Sono molto preoccupata. Da un lato c’è una gran massa umana completamente addormentata, che non sa niente del passato e soprattutto non ne vuole sapere niente. Sono giovani senza memoria di quello che è successo prima degli anni ‘90. Per di più è una generazione cresciuta con il mito degli Stati Uniti, dove sognano di andare. Questo è il gruppo grande, la nostra disgrazia attuale. Dall’altro lato c’è un gruppo dì giovani molto impegnati, decisamente extraparlamentari, disposti a tutto, già nelle mire della polizia, e che temo faranno una fine terribile. Il sistema di sicurezza nazionale è molto attivo. Anche noi siamo costantemente controllati. Questo gruppo più radicale di giovani, dicevamo, dì per sé non ha futuro, e potrà essere oggetto di persecuzione. È in pericolo e non ha una chiara guida politica. Infine, c’è un ultimo gruppo di persone, di adulti, abbastanza grande, che raccoglie quelli che in passato erano i potenziali elettori dell’FMLN (Fronte Farabundo Martì di Liberazione Nazionale), gente di una sinistra intellettuale, intelligente. Ma sono persone per ora molto diffidenti, che non sanno più in cosa sperare, disgustate da quello che sta succedendo. Forse, per disciplina, alle elezioni del prossimo anno voteranno il Fronte, ma ciò non basterà ad impedire una vittoria travolgente del partito al governo. Da qui alle elezioni di marzo il governo cercherà di mantenere il più possibile l’ordine sociale, per scoraggiare le proteste, mentre la sinistra extraparlamentare si esporrà molto. I servizi segreti lo sanno. Le manifestazioni rischiano sempre di degenerare, per il rischio di infiltrati: in questo paese con 25 dollari si può comprare la coscienza di chiunque. L’unica via sembra essere quella di rafforzare il lavoro di base, di dare fiducia alla gente e di contrastare la paura. Sì, per questo in tutto il paese stiamo formando le Unidades Juveniles, gruppi di volontari dai 15 ai 25 anni. Li contattiamo durante le nostre attività, e da noi ricevono una formazione. Per me sono il sale della terra perché danno un esempio agli altri. Denunciano le violazioni dei diritti umani, coinvolgono altri ragazzi, si formano come cittadini. Ora sono 400. Per questo progetto non riceviamo un centesimo da nessuno. Non credo che sarà portato avanti dal prossimo Procuratore, perché probabilmente sarà il contrario di me. Ed il Procuratore per i Diritti Umani ha quasi un potere assoluto. Per questo sto fondando anche la Rete Cittadina dei Diritti Umani, perché soprattutto i più poveri siano coscienti dei propri diritti, si sentano uniti da una cosa che nessuno gli può togliere, che sono i Diritti Umani, che sono nella Costituzione e devono essere difesi. |