Zac
12,10-11: Guarderanno a colui che hanno
trafitto
Sal 62,2.3-4.5-6.8-9: La mia anima ha
sete di te, Signore.
Gal 3,26-29: Tutti siete uno in Cristo
Lc 9,18-24: Il Figlio dell'uomo deve
soffrire molto
Il
Vangelo di Luca fa parte dei cosiddetti
sinottici. Non ci soffermiamo ad analizzare
le questioni relative a ciò,
ma dobbiamo considerare che questi scritti
sono parte di un abbondante tradizione
scritta sorta da diversi ambienti e
che gli evangelisti selezionarono questo
materiale secondo le proprie finalità.
Il proposito di Luca, come indica lui
stesso, è quello di far conoscere
in maniera ordinata gli insegnamenti
ricevuti (Lc 1,1). Il tema centrale
del Vangelo è pertanto la persona
e l'opera di Gesù manifestate
negli annunci dell'Antico Testamento,
nella vita terrestre di Gesù
e nel periodo che inizia a partire dalla
Pasqua. Da lì prende inizio la
seconda parte della sua opera, il libro
degli Atti degli Apostoli. Nei prologhi
di entrambi i libri l'autore si rivolge
alla stessa persona, Teofilo, seguendo
il costume degli scrittori ellenistici,
con la finalità di narrare gli
"avvenimenti che hanno avuto luogo
tra noi" (vita di Gesù e
nascita della chiesa) fondandosi sulla
tradizione e su coloro che furono testimoni
oculari. L'opera del terzo Vangelo si
può strutturare in sette parti:
Prologo (1,1-4), Presentazione di Gesù
(1,5-4,13), Attività di Gesù
in Galilea (4,14-9,50), Viaggio di Gesù
a Gerusalemme (9,51-19,28), Attività
di Gesù a Gerusalemme (19,29-21,38),
Passione e Resurrezione di Gesù
(22,1-24,49) ed Epilogo (24,50-53).
Come
vediamo, segue praticamente la stessa
linea degli altri due sinottici, sebbene
contenga abbondante materiale proprio
come, per esempio, i racconti dell'infanzia
(1-2), la resurrezione del figlio della
vedova di Nain (7,11-17), la presenza
delle donne nel ministero di Gesù
(7,36-8,3), le parabole della misericordia
(13,22-18,14), il pellegrinaggio di
Gesù a Gerusalemme inteso come
una missione rivolta a tutta l'umanità
(9,51-19,44), ecc. Il terzo evangelista
è molto attento al linguaggio,
e cerca di cambiarlo a seconda dei diversi
temi trattati o dei personaggi che appaiono
sulla scena. La data di composizione
di questo Vangelo si situa tra gli anni
80 e 90 secondo i riferimenti che troviamo
in At 16,10-17; 20,5-15; 21,1-18 o in
Col 4,14;Flm 23ss; Tm 4,11.
Il testo di Lc 9,18-24 appartiene alla
terza parte del Vangelo il cui fine
è di presentare Gesù e
la sua opera attraverso diversi quadri
(presentazione globale di Gesù
a Nazareth, presentazione delle opere
del profeta salvatore, ecc.), l'ultimo
dei quali corrisponde a questo testo
ed ha il carattere di culmine di questa
presentazione: Gesù è
il Messia, l'inviato da Dio per realizzare
il suo disegno di salvezza, risposta
ad una domanda molto viva in tanti gruppi
religiosi di Israele in quel momento.
La scena, il cui nucleo ha dei paralleli
in Mt 16,13-20 e Mc 8,27-30, può
dividersi in due parti collegate dall'espressione
"e aggiunse". La prima parte
inizia presentando Gesù che prega
per sottolineare l'importanza dell'avvenimento,
come nel caso del battesimo e la scelta
dei dodici (Lc3,21;6,12). Di seguito
Gesù formula una domanda generale
a cui i discepoli rispondono allo stesso
modo. Così arriviamo al nucleo
fondamentale, grazie alla domanda personale
di Gesù troviamo la dichiarazione
della sua identità sulle labbra
di Pietro. Negli altri sinottici la
formula usata era diversa, qui Luca
è più solenne di Marco
e indica una relazione particolare tra
Dio e Gesù, posto che sebbene
non si affermi esplicitamente la divinità
di Gesù, si coglie il suo messianismo
e, pertanto, che in Lui si compiono
le promesse di Dio e le attese dell'Antico
Testamento.
La
proibizione finale di Gesù ha
come finalità che non si interpreti
il suo messianismo in senso politico
o trionfalistico, il suo messianismo
non può essere separato dalla
sofferenza e dalla morte, motivo che
serve per legare la seconda parte. Qui
ci incontriamo con due dichiarazioni
di Gesù. Quella che si riferisce
a se stesso corrobora la proibizione
anteriore e si trasforma nella prima
predizione della sua morte (il terzo
giorno può essere inteso letteralmente
o come semitismo "alcuni giorni").
La seconda dichiarazione usa l'espressione
"portare in spalla" che si
riferisce non solo alla sua via crucis,
ma al programma di coloro che aderiranno
a lui o all'attitudine permanente dell'esistenza
cristiana. A partire dalla seconda parte
della scena Gesù si dirigerà
a Gerusalemme e riserverà ai
suoi discepoli la rivelazione della
sua persona.
Commento
teologico
Una
delle chiavi più importanti per
comprendere l'insieme dei testi di oggi
è la sofferenza. Il profeta Zaccaria,
da una prospettiva escatologica, è
giunto a questa dichiarazione di Dio
dopo aver tratteggiato un panorama desolante.
Gerusalemme sarà accerchiata
dai suoi nemici e i suoi abitanti saranno
consumati a causa della loro dimenticanza
di Dio. Lui stesso lo permetterà.
In questo modo la dinastia di Davide
potrà ricevere lo spirito della
grazia e della clemenza e sarà
capace di piangere fino alla fine il
suo tradimento. L'oracolo divino del
profeta Zaccaria corrisponde alle coordinate
del pensiero deuteronomista (alleanza
Dio-popolo, peccato del popolo, castigo,
pentimento e recupero dell'alleanza)
che sono presenti in molti libri dell'Antico
Testamento e che servono per spiegare
molte volte la situazione di oppressione
che visse Giuda durante l'esilio a Babilonia
e il continuo appello alla fedeltà
e alla speranza. Per definire i dettagli
che presenta il profeta, non abbiamo
altri riferimenti che quelli del testo:
Gerusalemme è il popolo, il trafitto
lo stesso Dio. La sofferenza di Dio
vedendosi rifiutato dal suo popolo si
è trasformata in sofferenza del
popolo.
Il salmo 62 sviluppa in maniera intimistica
questa esperienza di sofferenza. Per
comprenderlo così dobbiamo leggerlo
focalizzandolo fino alla fine: l'aiuto
divino e la destra che sostiene. Ora
è l'esperienza personale quella
che parla dell'incontro con Dio, il
suo aiuto e protezione riferiscono l'esistenza
del dolore nella vita quotidiana alla
stesso tempo che l'allegria che trabocca
in passione (la tuia grazia vale più
della vita).
Nelle parole che Paolo rivolge ai Galati
il tema della sofferenza possiamo trovarlo
sviluppato da una prospettiva ecclesiale.
La sofferenza dell'apostolo è
provocata dal comportamento dei Galati
che cercano di separarsi tra loro e
di allontanarsi dalla chiesa. Per la
partecipazione al mistero di Cristo
morto e risorto si partecipa di una
unica promessa che chiama a superare
la sofferenza che nasce dalla divisione
e dalla separazione.
In fine il Vangelo sviluppa questa stessa
prospettiva da una nuova comprensione
del messianismo di Gesù. All'affermazione
entusiasta di Pietro si oppone la dichiarazione
di Gesù. Alla base sta la credenza
nella venuta di un Messia della stirpe
di Davide che sottometterà i
popoli, per vendetta contro le loro
vessazione nei confronti d'Israele e,
alla fine dei tempi, un Messia sacerdote
che avrebbe dominato su tutto Israele
e che avrebbe condotto i suoi fedeli
al trionfo definitivo sulla storia.
Ma nemmeno i seguaci di Gesù
sono chiamati a formare un gruppo trionfante.
Il trionfo e la resurrezione desiderati
nascono dalla realtà della sofferenza.
improvvisamente, questo è l'elemento
identificatore del Messia che doveva
venire e dei suoi seguaci. La storia
è, ora più che mai, storia
di Dio.
In nessun momento si sta dicendo che
il dolore abbia di per se senso (in
se stesso è identificativo di
separazione, come abbiamo visto). Ciò
che si da è ragione di questa
esperienza da diverse chiavi di lettura.
Non si comprende il senso della sofferenza
senza la presenza di Dio, ma nemmeno
si giunge alla gioia che nasce da questa
presenza senza l'esperienza del dolore.
Per
la revisione di vita
-
Di fronte alle mie esperienze di sofferenza
mi domando cosa avrò fatto per
meritare questa cosa? O piuttosto cos'è
che Dio vuole dirmi attraverso questo?
- Sono cosciente della sofferenza che
provoco agli altri? In che modo?
- Il mio atteggiamento nella comunità
è quello di portare a compimento
il piano di Dio o di scaricare le mie
sofferenze sugli altri?
Per
l'incontro di gruppo
-
Quale definizione potremmo dare della
sofferenza? Quali sono le sue cause?
Che risposte si sono date a partire
dalla fede? Quale deve essere la risposta
attuale a queste situazioni a partire
dalla nostra fede?
- In che senso è necessaria l'esperienza
della sofferenza nell'ambito della fede
e della gratitudine?
- Cosa significa l'unità dentro
la nostra chiesa? Unità è
lo stesso di uniformità?
- A partire dal testo evangelico, come
intendeva Gesù il suo messianismo?
Per
la preghiera dei fedeli
-
Signore, ti preghiamo per i dolori della
nostra chiesa, per le divisioni che
permangono. Aiutaci a porre in te le
nostre speranze. Fa che abbandoniamo
la situazione d'ingiustizia economica,
sociale o di qualsiasi altro tipo in
cui continuiamo a vivere.
- Ti preghiamo, Signore per la nostra
terra, per le ingiustizie che soffrono
le persone che la abitano. Dacci la
capacità e la sapienza per impegnarci
a costruire un mondo più solidale.
- Che la nostra comunità, Signore,
comprenda la gioia che nasce dal condividere
la sofferenza. Fa che incontriamo la
tua voce in queste situazioni.
- Il profeta Zaccaria parlava del pentimento
e del riconoscimento di Dio nella propria
storia. Ti preghiamo, Signore, di aiutarci
a riconoscere i nostri errori.
- Per noi tutti, per i bambini, i giovani,
le donne e gli uomini che vogliono seguire
il maestro, perché prendiamo
esempio da Gesù nel portare a
compimento il piano di Dio.
Orazione
comunitaria
Grazie,
Signore, per gli insegnamenti che oggi
ci trasmetti, grazie perché possiamo
condividere con te le nostre sofferenze.
Ti chiediamo che ci aiuti a renderci
disponibili alla tua chiamata e che
ci dai un cuore attento ai dolori degli
altri e uno spirito di coraggio per
superare le situazioni di divisione
che ci separano dal tuo Regno. Per Cristo
nostro Signore.