Domenica 20 giugno 2010
12ª Domenica per Annum C


Zac 12,10-11: Guarderanno a colui che hanno trafitto
Sal 62,2.3-4.5-6.8-9: La mia anima ha sete di te, Signore.
Gal 3,26-29: Tutti siete uno in Cristo
Lc 9,18-24: Il Figlio dell'uomo deve soffrire molto

Il Vangelo di Luca fa parte dei cosiddetti sinottici. Non ci soffermiamo ad analizzare le questioni relative a ciò, ma dobbiamo considerare che questi scritti sono parte di un abbondante tradizione scritta sorta da diversi ambienti e che gli evangelisti selezionarono questo materiale secondo le proprie finalità. Il proposito di Luca, come indica lui stesso, è quello di far conoscere in maniera ordinata gli insegnamenti ricevuti (Lc 1,1). Il tema centrale del Vangelo è pertanto la persona e l'opera di Gesù manifestate negli annunci dell'Antico Testamento, nella vita terrestre di Gesù e nel periodo che inizia a partire dalla Pasqua. Da lì prende inizio la seconda parte della sua opera, il libro degli Atti degli Apostoli. Nei prologhi di entrambi i libri l'autore si rivolge alla stessa persona, Teofilo, seguendo il costume degli scrittori ellenistici, con la finalità di narrare gli "avvenimenti che hanno avuto luogo tra noi" (vita di Gesù e nascita della chiesa) fondandosi sulla tradizione e su coloro che furono testimoni oculari. L'opera del terzo Vangelo si può strutturare in sette parti: Prologo (1,1-4), Presentazione di Gesù (1,5-4,13), Attività di Gesù in Galilea (4,14-9,50), Viaggio di Gesù a Gerusalemme (9,51-19,28), Attività di Gesù a Gerusalemme (19,29-21,38), Passione e Resurrezione di Gesù (22,1-24,49) ed Epilogo (24,50-53).

Come vediamo, segue praticamente la stessa linea degli altri due sinottici, sebbene contenga abbondante materiale proprio come, per esempio, i racconti dell'infanzia (1-2), la resurrezione del figlio della vedova di Nain (7,11-17), la presenza delle donne nel ministero di Gesù (7,36-8,3), le parabole della misericordia (13,22-18,14), il pellegrinaggio di Gesù a Gerusalemme inteso come una missione rivolta a tutta l'umanità (9,51-19,44), ecc. Il terzo evangelista è molto attento al linguaggio, e cerca di cambiarlo a seconda dei diversi temi trattati o dei personaggi che appaiono sulla scena. La data di composizione di questo Vangelo si situa tra gli anni 80 e 90 secondo i riferimenti che troviamo in At 16,10-17; 20,5-15; 21,1-18 o in Col 4,14;Flm 23ss; Tm 4,11.

Il testo di Lc 9,18-24 appartiene alla terza parte del Vangelo il cui fine è di presentare Gesù e la sua opera attraverso diversi quadri (presentazione globale di Gesù a Nazareth, presentazione delle opere del profeta salvatore, ecc.), l'ultimo dei quali corrisponde a questo testo ed ha il carattere di culmine di questa presentazione: Gesù è il Messia, l'inviato da Dio per realizzare il suo disegno di salvezza, risposta ad una domanda molto viva in tanti gruppi religiosi di Israele in quel momento. La scena, il cui nucleo ha dei paralleli in Mt 16,13-20 e Mc 8,27-30, può dividersi in due parti collegate dall'espressione "e aggiunse". La prima parte inizia presentando Gesù che prega per sottolineare l'importanza dell'avvenimento, come nel caso del battesimo e la scelta dei dodici (Lc3,21;6,12). Di seguito Gesù formula una domanda generale a cui i discepoli rispondono allo stesso modo. Così arriviamo al nucleo fondamentale, grazie alla domanda personale di Gesù troviamo la dichiarazione della sua identità sulle labbra di Pietro. Negli altri sinottici la formula usata era diversa, qui Luca è più solenne di Marco e indica una relazione particolare tra Dio e Gesù, posto che sebbene non si affermi esplicitamente la divinità di Gesù, si coglie il suo messianismo e, pertanto, che in Lui si compiono le promesse di Dio e le attese dell'Antico Testamento.

La proibizione finale di Gesù ha come finalità che non si interpreti il suo messianismo in senso politico o trionfalistico, il suo messianismo non può essere separato dalla sofferenza e dalla morte, motivo che serve per legare la seconda parte. Qui ci incontriamo con due dichiarazioni di Gesù. Quella che si riferisce a se stesso corrobora la proibizione anteriore e si trasforma nella prima predizione della sua morte (il terzo giorno può essere inteso letteralmente o come semitismo "alcuni giorni"). La seconda dichiarazione usa l'espressione "portare in spalla" che si riferisce non solo alla sua via crucis, ma al programma di coloro che aderiranno a lui o all'attitudine permanente dell'esistenza cristiana. A partire dalla seconda parte della scena Gesù si dirigerà a Gerusalemme e riserverà ai suoi discepoli la rivelazione della sua persona.

Commento teologico

Una delle chiavi più importanti per comprendere l'insieme dei testi di oggi è la sofferenza. Il profeta Zaccaria, da una prospettiva escatologica, è giunto a questa dichiarazione di Dio dopo aver tratteggiato un panorama desolante. Gerusalemme sarà accerchiata dai suoi nemici e i suoi abitanti saranno consumati a causa della loro dimenticanza di Dio. Lui stesso lo permetterà. In questo modo la dinastia di Davide potrà ricevere lo spirito della grazia e della clemenza e sarà capace di piangere fino alla fine il suo tradimento. L'oracolo divino del profeta Zaccaria corrisponde alle coordinate del pensiero deuteronomista (alleanza Dio-popolo, peccato del popolo, castigo, pentimento e recupero dell'alleanza) che sono presenti in molti libri dell'Antico Testamento e che servono per spiegare molte volte la situazione di oppressione che visse Giuda durante l'esilio a Babilonia e il continuo appello alla fedeltà e alla speranza. Per definire i dettagli che presenta il profeta, non abbiamo altri riferimenti che quelli del testo: Gerusalemme è il popolo, il trafitto lo stesso Dio. La sofferenza di Dio vedendosi rifiutato dal suo popolo si è trasformata in sofferenza del popolo.


Il salmo 62 sviluppa in maniera intimistica questa esperienza di sofferenza. Per comprenderlo così dobbiamo leggerlo focalizzandolo fino alla fine: l'aiuto divino e la destra che sostiene. Ora è l'esperienza personale quella che parla dell'incontro con Dio, il suo aiuto e protezione riferiscono l'esistenza del dolore nella vita quotidiana alla stesso tempo che l'allegria che trabocca in passione (la tuia grazia vale più della vita).


Nelle parole che Paolo rivolge ai Galati il tema della sofferenza possiamo trovarlo sviluppato da una prospettiva ecclesiale. La sofferenza dell'apostolo è provocata dal comportamento dei Galati che cercano di separarsi tra loro e di allontanarsi dalla chiesa. Per la partecipazione al mistero di Cristo morto e risorto si partecipa di una unica promessa che chiama a superare la sofferenza che nasce dalla divisione e dalla separazione.


In fine il Vangelo sviluppa questa stessa prospettiva da una nuova comprensione del messianismo di Gesù. All'affermazione entusiasta di Pietro si oppone la dichiarazione di Gesù. Alla base sta la credenza nella venuta di un Messia della stirpe di Davide che sottometterà i popoli, per vendetta contro le loro vessazione nei confronti d'Israele e, alla fine dei tempi, un Messia sacerdote che avrebbe dominato su tutto Israele e che avrebbe condotto i suoi fedeli al trionfo definitivo sulla storia. Ma nemmeno i seguaci di Gesù sono chiamati a formare un gruppo trionfante. Il trionfo e la resurrezione desiderati nascono dalla realtà della sofferenza. improvvisamente, questo è l'elemento identificatore del Messia che doveva venire e dei suoi seguaci. La storia è, ora più che mai, storia di Dio.


In nessun momento si sta dicendo che il dolore abbia di per se senso (in se stesso è identificativo di separazione, come abbiamo visto). Ciò che si da è ragione di questa esperienza da diverse chiavi di lettura. Non si comprende il senso della sofferenza senza la presenza di Dio, ma nemmeno si giunge alla gioia che nasce da questa presenza senza l'esperienza del dolore.

Per la revisione di vita

- Di fronte alle mie esperienze di sofferenza mi domando cosa avrò fatto per meritare questa cosa? O piuttosto cos'è che Dio vuole dirmi attraverso questo?
- Sono cosciente della sofferenza che provoco agli altri? In che modo?
- Il mio atteggiamento nella comunità è quello di portare a compimento il piano di Dio o di scaricare le mie sofferenze sugli altri?

Per l'incontro di gruppo

- Quale definizione potremmo dare della sofferenza? Quali sono le sue cause? Che risposte si sono date a partire dalla fede? Quale deve essere la risposta attuale a queste situazioni a partire dalla nostra fede?
- In che senso è necessaria l'esperienza della sofferenza nell'ambito della fede e della gratitudine?
- Cosa significa l'unità dentro la nostra chiesa? Unità è lo stesso di uniformità?
- A partire dal testo evangelico, come intendeva Gesù il suo messianismo?

Per la preghiera dei fedeli

- Signore, ti preghiamo per i dolori della nostra chiesa, per le divisioni che permangono. Aiutaci a porre in te le nostre speranze. Fa che abbandoniamo la situazione d'ingiustizia economica, sociale o di qualsiasi altro tipo in cui continuiamo a vivere.
- Ti preghiamo, Signore per la nostra terra, per le ingiustizie che soffrono le persone che la abitano. Dacci la capacità e la sapienza per impegnarci a costruire un mondo più solidale.
- Che la nostra comunità, Signore, comprenda la gioia che nasce dal condividere la sofferenza. Fa che incontriamo la tua voce in queste situazioni.
- Il profeta Zaccaria parlava del pentimento e del riconoscimento di Dio nella propria storia. Ti preghiamo, Signore, di aiutarci a riconoscere i nostri errori.
- Per noi tutti, per i bambini, i giovani, le donne e gli uomini che vogliono seguire il maestro, perché prendiamo esempio da Gesù nel portare a compimento il piano di Dio.

Orazione comunitaria

Grazie, Signore, per gli insegnamenti che oggi ci trasmetti, grazie perché possiamo condividere con te le nostre sofferenze. Ti chiediamo che ci aiuti a renderci disponibili alla tua chiamata e che ci dai un cuore attento ai dolori degli altri e uno spirito di coraggio per superare le situazioni di divisione che ci separano dal tuo Regno. Per Cristo nostro Signore.