Domenica 4 luglio 2010
14ª Domenica per Annum C


Is 66,10-14c: Come un fiume farò deviare verso lei la pace
Sal 65: Acclama il Signore terra intera
Gal 6,14-18: Porto nel mio corpo le stigmate di Gesù
Lc 10,1-12.17-20: Annunciate che è giunto il Regno di Dio

Isaia 66, 10-14: Come una madre consola il suo bambino, così io vi consolerò.

La gioia del popolo d'Israele nel contemplare la propria rinascita dopo le amarezze dell'esilio, è raffigurata dal terzo Isaia mediante la figura del parto e dei figli neonati che hanno bisogno della mamma per succhiare al petto e ricevere consolazione, essere portati in braccio e accarezzati sulle ginocchia. Sono nella mano del Signore che li consola come una madre consola il proprio figlio.

La figura di Dio madre è molto amata dai profeti. Senza dubbio l'esperienze famigliari sono le più comprensibili quando si vuole parlare dell'amore di Dio.

Quando la Bibbia parla di Dio padre, non vuole certamente determinare il genere maschile della divinità. Certamente questa denominazione e questa traduzione sono condizionate sociologicamente e sanzionate da una società dal carattere maschile. Ma Dio non lo si vuole concepire semplicemente come un maschio. Soprattutto nei profeti, Dio presenta tratti femminili e materni. La nozione di padre applicata a Dio, deve essere interpretata simbolicamente. Padre è un simbolo patriarcale - con tratti materni - di una realtà trans-umana e trans-sessuale che è la prima e l'ultima di tutte.

Il profeta Osea, nel capitolo undicesimo, ci offre uno dei testi più belli dell'Antico Testamento. L'esperienza dell'amore di Dio fa dire al profeta che il Signore esegue i compiti di un padre-madre verso il popolo. Anche altri profeti presentano Dio con caratteristiche materne-paterne: un Dio che consola i figli che se ne vanno piangendo, perché li conduce su una via piana e senza intoppi (Ger 31,9); un Dio a cui spiace rimproverarli: sì, Efren è un figlio prediletto! Ogni volta che lo rimprovero mi ricordo di lui, si commuovono le mie viscere e brucio di compassione (Ger 31,20).

Questa tenerezza dell'amore di Dio è espressa in maniera impareggiabile nella figura della madre: può una madre dimenticarsi della sua creatura, smettere di amare il frutto delle sue viscere? Se anche lei se ne dimenticasse, io non ti dimenticherò! (Is 49,15).

Realmente il popolo si sentiva figlio di Jahweh. Dalla prima esperienza salvifica, l'uscita dall'Egitto, tutta la storia d'Israele permetteva al popolo di non sentirsi orfano, avendo Dio come padre e madre.

Gal 6,14-18: io mi glorio della croce di Cristo.

Nel congedo della lettera ai Galati, Paolo riafferma in maniera molto sintetica due dei suoi temi preferiti: la salvezza non si da per la legge e l'uomo in Cristo è una creatura nuova.

La circoncisione era una chiara manifestazione del compimento della legge, ma Paolo dice ai Galati che la salvezza non viene dalla legge, ma da Cristo. E si appoggia alla croce, segno dell'ignominia per i romani, i pagani e i giudei, che ora è diventata invece segno di vittoria e di salvezza; per questo Paolo si gloria di essa, così come tutti i cristiani, perché da essa sboccia la vita.

Circoncidersi o non circoncidersi non è la cosa importante. L'importante è rinascere come nuova creatura. Il mondo della legge è morto. Adesso non c'è più differenza tra giudei e pagani. Non ci sono circoncisi e incirconcisi: la sola cosa che conta è l'uomo nuovo, l'uomo che è capace di superare la tragedia del peccato e realizzare il processo della resurrezione di Gesù, per vivere come persone nuove.

Lc 10,1-12.17.20: L'invio dei 72 discepoli.

Per la seconda volta nel Vangelo di Luca, Gesù invia i suoi discepoli in missione. Ora è giunta l'ora del raccolto e sono necessari molti operai per raccogliere le messi; sono 72, un numero che evoca la traduzione dei LXX di Genesi 10, dove appaiono 72 nazioni pagane. Gesù è in cammino verso Gerusalemme, il cammino che deve essere un modello per la chiesa futura. Vanno a due a due perché la testimonianza abbia un valore giuridico secondo la legge giudaica (Cfr. Dt 17,6; 19,15).

La missione non sarà facile: deve essere realizzata nella povertà, senza portarsi nulla. La missione è urgente e niente deve ostacolarla; perciò non possono fermarsi a salutare nessuno lungo la strada; i discepoli nemmeno devono forzare nessuno affinché li ascoltino, ma semplicemente annunciare la prossimità del Regno.

Questo modello di evangelizzazione è sempre attuale. Certamente un compito difficile se si vuole essere fedeli al Vangelo di Gesù. Molte volte per una falsa comprensione dell'inculturazione si fanno concessioni che vanno contro l'essenza del Vangelo.

Quando i discepoli tornano dalla missione sono pieni di gioia. Un espressione in particolare merita attenzione: "persino i demoni si sottomettono nel tuo nome". Che significato dobbiamo dare al termine demoni? Fare una piccola indagine.

Gesù manifesta la sua gioia perché sono state vinte le forze del male, perché egli rifiuta qualsiasi forma di dominio e esorta i discepoli a non gloriarsi delle cose del mondo. L'importante è avere scritto il proprio nome nel cielo, vale a dire partecipare delle esigenze del Regno e vivere secondo esse (Es 32,32).

C'è un altro motivo per benedire il padre. I suoi discepoli sono la dimostrazione che il regno si rivela ai piccoli e agli umili. Non sono le conoscenze che permettono l'esperienza del Regno: è l'esperienza di Dio, mediante il contatto intimo con Gesù e la sua sequela.

Per la revisione di vita

- Potrei essere io uno dei discepoli comuni inviati da Gesù o considero che solo i grandi possono essere "apostoli"?
- Ho la capacità di cogliere, dalla mia piccolezza, "queste cose del Regno" che molte volte i grandi e i saggi non comprendono?
- Sono felice di avere nel cuore questa sapienza?

Per l'incontro di gruppo

- Questo testo può essere applicato alla nostra situazione attuale, quando in realtà più che l'ora del raccolto è quella della semina?
- "I poveri e i ricchi hanno le stesse opportunità di fronte alla salvezza di Dio". Discutere questa frase. E' vera? In quali aspetti si in quali no? E' irrilevante davanti a Dio essere ricchi o poveri?
- Cos'è che in teologia si chiama il "privilegio ermeneutico" dei poveri? [ermeneutico = interpretativo]

Per la preghiera dei fedeli

- Perché la Chiesa riveli la volontà di Dio, accogliendo i piccoli e i semplici, come portatori della parola di Dio nel mondo di oggi…
- Perché noi qui riuniti sappiamo comunicare a tutti l'amore di un Dio che è padre-madre…
- Perché il Signore continui ad inviare evangelizzatori impegnati col Vangelo, che sappiano irradiare con le loro vite l'amore ricevuto da lui…

Orazione comunitaria

Dio, padre-madre, che accogli le preghiere e scruti nell'intimo dei cuori, ti preghiamo di consolarci come la madre i suoi figli, così che anche noi sapremo prenderci cura gli uni degli altri. Per Cristo nostro Signore.