Domenica 11 luglio 2010
15ª Domenica per Annum C


Dt 30,10-14: Il comandamento è molto vicino a te: compilo
Sal 68: Cercate il Signore
Col 1,15-20: Tutto è stato creato in lui e per lui
Lc 10,25-37: Chi si è comportato da prossimo?

Deuteronomio 30,10-14: Il comandamento è vicino a te: compilo.

L'epoca dell'esilio fu per Israele l'occasione per comprendere il modello di alleanza tra Dio e il popolo, come principio di cambiamento e conversione. Questa conversione include il ritorno personale a Dio e il compimento di tutti i suoi comandamenti, "con tutto il cuore" come chiede Dt 6,4.

Sebbene il capitolo 30 è redatto in seconda persona singolare, il suo significato è plurale nell'epoca dell'esilio: "quando ci succederanno queste cose" già erano successe. Tutto il capitolo presuppone la distruzione di Giuda e Gerusalemme dell'anno 587 a.C.

La buona notizia per il popolo si concentra sul capitolo 30. Viene presentata mostrando che il precetto non è superiore alle forze, né al di fuori della sua portata, sebbene il popolo sia in esilio. Non si trova in cielo, né al di là dei mari. La parola di Dio è già stata pronunciata e si trova sulle nostre labbra e nel nostro cuore. Se ci riempiamo della sua parola, la sua volontà si realizzerà in noi. Tenere vicina la parola è amare il prossimo.

Oggi abbiamo bisogno anche delle parole che ci vengono rivolte nei segni dei tempi e dei luoghi, come parole rivelatrici dell'azione di Dio nella nostra storia, con l'impegno di ascoltarla e viverla con radicalità e impegno.

Colossesi 1,15-20: Tutto fu creato in lui e per lui.

Questo inno della lettera ai Colossesi presenta in tutta la sua profondità la primazia di Cristo, come figlio di Dio e come principio di tutta la nuova umanità che rinasce in Lui. Collega l'azione salvifica di Cristo con l'opera della creazione, unite ad uno stesso tronco, con le radici profonde della fede.

La nuova creazione che sorge in Cristo si presenta come il modello di nuova umanità, per il mondo e la storia, dove bisogna lavorare a partire da queste per compiere il piano salvifico di Dio nel suo figlio. All'essere umano è mancato di vivere la riconciliazione con l'opera di Dio e continua ad esserci un enorme distanza tra di loro.

Luca 10, 25-37: Chi è il mio prossimo?

Gesù vuole che la legge dell'amore venga prima di quella del culto e dei propri interessi.

Visione panoramica di questa parabola:

La mentalità giudaica del tempo di Gesù, impregnata di legalismo, si era trasformata in una coscienza fredda, senza calore umano, a cui non importavano i bisogni né i diritti dell'uomo. Si faceva soltanto ciò che permetteva la struttura legale e si rifiutava quanto questa struttura rifiutava. Il legalismo imposto dalla struttura religiosa era la norma ufficiale della morale del popolo. A partire dalla legalità religiosa, si era giunti, per esempio, a stabilire che la legge del culto sopravanzasse qualsiasi altra legge, compresa quella dell'amore al prossimo. Ciò preoccupava molto Gesù, perché non era possibile che in nome di Dio si stabilissero norme che finivano per disumanizzare il popolo.

Era questo il contesto in cui nacque la parabola del buon samaritano: un uomo bisognoso di aiuto, caduto nel cammino, più morto che vivo, senza delitti, colpito nella sua dignità di persona, è abbandonato dagli osservanti della legge (sacerdoti e leviti), in cambio soccorso da un samaritano illegale (i samaritani non avevano buone relazioni con gli israeliti). Gesù fece una proposta di vera opzione per i diritti di quest'uomo caduto, condannato dalle strutture sociali, politiche, economiche e religiose che appaiono escludenti (strutture che s'incaricano di non rispettare i diritti delle persone e non gli permettono di vivere in libertà e autonomia). Gesù vuole dirci come la solidarietà è un valore che bisogna anteporre non solo alla legge del culto, ma anche alle stesse necessità personali, cercando il benessere sociale e comunitario, la difesa dei diritti dei molti che vivono in situazioni di mancanza di solidarietà e riconoscimento dei loro diritti; ci fa pensare alla scelta di continuare il cammino d'impegno e di lavoro nelle nostre comunità e organizzazioni, l'impegno solidale con i fratelli che sono caduti nel cammino, per la mancanza di riconoscimento dei loro diritti.

La parabola è tutto meno che un insieme di belle parole: è qualcosa più che un esempio letterario dell'antichità. E' un appello costante per l'oggi. Solo Luca ci conserva questa parabola.

Questo testo, ampiamente conosciuto, inizia con la domanda di un maestro della legge, o dottore, di fronte a ciò che bisogna fare per avere la vita eterna.

Gesù, a sua volta, gli rigira la domanda perché il dottore la cerchi nella sua specialità: a già la risposta nella legge. Citando a memoria Dt 6,5 e Lv 19,18 fa una sintesi di senso dei 613 precetti e obblighi che contavano i rabbini, per rispondere riducendoli a due fondamentali: amare Dio e il prossimo! Gesù approva la risposta.

Il dottore interroga nuovamente Gesù, perché nel Levitico il prossimo è l'israelita e nel Deuteronomio il titolo equivalente di "fratello" è riservato unicamente agli israeliti… Gesù invece di discutere e introdursi in viuzze senza uscita, ovvero anziché proporre nuove teorie e interpretazioni sulla legge antica e la sua pratica, propone una parabola come esempio vivo di chi è il prossimo.

Nella parabola possiamo contemplare i personaggi e cogliere da ciò le conseguenze di insegnamento per i nostri giorni: un uomo, anonimo, che è vittima dei ladri e cade mezzo morto per la strada; un samaritano, mezzo pagano - peggio, considerato eretico - la cui relazione con i giudei era considerata quasi un insulto alle loro tradizioni; un sacerdote e un levita, contrapposizione e differenza tra due ranghi del potere religioso, poiché il levita era un chierico di rango inferiore che si occupava principalmente dei sacrifici, "testimonianza" di un culto ufficiale e dei relativi rituali della religione stabilita.

La relazione tra ciascuno dei personaggi della parabola è diversa: quella del sacerdote e del levita di fronte all'uomo caduto per la strada, non si basa sulle sue necessità, ma sull'inutilità che rappresenterebbe di fronte alla legge e sulla mancanza che provocherebbe al proprio ufficio il prestare qualsiasi attenzione all'uomo caduto, perché impedirebbe a questi rappresentanti del culto di ufficiare l'offerta dei sacrifici graditi a Dio. Il samaritano, al contrario, non trova alcun ostacolo nel prestare il suo servizio disinteressato allo sconosciuto che necessita l'aiuto di qualcuno che passa per la sua strada. Il samaritano sente solamente compassione per il bisogno di quest'uomo anonimo e si prodiga con infinito amore per difendere questa vita minacciata e spogliata.

Prossimo, compagno, dice Gesù in questa parabola dev'essere non soltanto il compatriota, ma un uomo che ha bisogno del nostro aiuto. L'esempio del samaritano disprezzato ci mostra che nessun uomo è troppo lontano da noi per non essere preparati in ogni tempo e luogo a rischiare la vita per il fratello, che è nostro prossimo.

Per la revisione di vita

- Ci comportiamo da prossimo di fronte all'uomo spogliato e abbandonato?
- Nelle nostre preoccupazioni religiose c'è spazio per imparare ciò che Dio ci manifesta nella vita quotidiana?
- Siamo per caso di quelli che frequentano il tempio e compiono la legge, ma non ci prendiamo cura dei bisognosi?

Per l'incontro di gruppo

- Si dice che questa parabola abbia qualche cosa di "anticlericale": in che senso potrebbe essere vero?
- I tre atteggiamenti che Gesù paragona sono quelli del sacerdote, del levita e del samaritano. Ma questo "terzo termine di paragone" non era quello che logicamente si aspettava l'uditorio. Questo si aspettava che Gesù contrapponesse il comportamento del sacerdote e del levita con quello del "buon giudeo misericordioso". Che lezione aggiunge il fatto che Gesù sostituisca questo termine nientemeno che con uno "samaritano"?

Per la preghiera dei fedeli

- Perché comprendiamo che la legge di Dio non è un suo capriccio volontarista, ma corrisponde alla dinamica stessa del nostro essere…
- Perché siamo capaci di farci prossimo di molti che oggi giacciono spogliati in diversi modi ai margini delle nostre società…
- Perché il nostro culto nel tempio sia sempre preceduto e seguito dal culto dell'amore e della solidarietà nella strada…
- Perché la nostra Chiesa sia una Chiesa "samaritana" a cui non importi "giocare" la propria sorte con i poveri della terra…

Orazione comunitaria

Dio, Padre nostro, che in Gesù ci hai insegnato che l'amore e la solidarietà sono il culto principale con in quale vuoi essere adorato, illumina il nostro sguardo perché sia capace di scoprire tanti uomini e donne emarginati ai bordi del nostro cammino e insegnaci a farci solidali con loro. Per Cristo nostro Signore.