Domenica 25 luglio 2010
17ª Domenica per Annum C


Gn 18,20-21.23-32: Non s'arrabbi il mio Signore se parlo ancora
Sal 137: Quando ti ho invocato, Signore mi ascoltasti
Col 2,12-14: Dio vi diede la vita in Cristo, perdonandovi
Lc 11,1-13: Chiedete e vi sarà dato

Prima lettura

Questo testo, continuazione di quello che abbiamo letto domenica scorsa, ci mostra Abramo, padre della fede e antenato di Israele, come grande intercessore di fronte agli abitanti di questa città. Mostra un atteggiamento da imitare: apertura e aiuto agli altri. La negoziazione tra l'intercessore e Dio, ricorda lo stile orientale (e anche molto latinoamericano) del mercanteggiare. Ciò che si cerca è di accentuare l'insistenza d'intercessione di Abramo e la grandezza del peccato di Sodoma e Gomorra. Il testo è il miglior esempio di orazione come dialogo audace e impegnato con Dio, nel quale vediamo Abramo parlare con il Signore e cercare di convincerlo a partire dalla sua bontà e giustizia, ma anche - così sembra - abusando della sua confidenza. Lo stile ed il modo di procedere sono, ovviamente, secondo lo stile della mentalità semitica: mettere in gioco l'onore di Dio, la sua reputazione di giustizia, che però mostra la fiducia in Dio e la vicinanza degli uomini a Lui. D'altra parte, questo testo, può essere modello per il tema dell'ospitalità: narrando come questi tre "esseri" ascoltano Abramo attentamente. Questa attenzione" gli permette di entrare nel mistero. Uno si rivela come il Signore e gli altri due come i suoi angeli. La narrazione, che all'inizio parlava di tre uomini, acquisisce qui un carattere teofanico e manifesta il senso profondo dell'ospitalità.

Seconda lettura

A partire da questo testo i cristiani consideravano il fonte battesimale come un sepolcro nel quale siamo sepolti con Cristo; d'altra parte, è anche come la madre che genera la vita; da lì, l'espressività rituale dell'immersione. Ma il rituale che rappresenta questa morte e questa resurrezione ha efficacia solo se corrisponde alla fede in Dio che resuscitò Cristo tra i morti. Questa esprime, quindi, il vincolo tra il battesimo e la fede. Peccato e morte fede e battesimo sono correlativi. L'incorporamento al mistero di Cristo avviene nel battesimo, ma si fonda nella fede. Essere resuscitati significa in realtà vivere in Cristo, come conseguenza dell'aver ottenuto il perdono dei peccati come risultato della morte del Signore. In maniera coerente, Paolo dice che il perdono del peccato è liberazione della legge e della sua osservanza, perché esiste una corrispondenza tra legge, morte e peccato (cfr. Rm 7,7-9) .La migliore espressione paolina al rispetto si trova qui come immagine. La legge è stata inchiodata sulla croce.

Vangelo

La preghiera fa parte della vita del popolo giudaico. I devoti rivolgono il loro spirito a Dio varie volte al giorno. Gesù apprende, dal popolo e la sua tradizione a pregare. Come un buon ebreo, imparò a pregare in famiglia e nella sinagoga. Nel suo ministero, la sua orazione acquisisce una particolarità: la sua vicinanza a Dio, "il suo Abbà". Luca lo descrive in orazione diverse volte (3,21; 5,16; 6,12; 9,29). Gli esegeti riconoscono a Luca la trasmissione più fedele dell'orazione del Padre nostro ed è la più breve. Dall'aramaico passò al greco e così la incluse Luca nella sua narrazione.

Le quattro condizioni dell'orazione del Padre nostro sono:
ATTENZIONE: perché se non poniamo attenzione a ciò che diciamo a Dio, come possiamo pretendere che Lui ponga attenzione a ciò che gli chiediamo?
UMILTA': riconoscere che non abbiamo niente che non abbiamo ricevuto e perciò chiediamo di essere ascoltati.
CONFIDENZA: ricordando che il Signore Dio ci ama molto, più di quanto la più buona delle madri ama il più amato dei figli.
INSISTENZA: come Abramo, quando intercede per Sodoma: senza stancarsi di chiedere. La preghiera è una pagina in bianco. Sopra dice: "vi darò tutto ciò di cui avete bisogno e mi chiedete con fede" sotto sta la firma: Dio. Cosa scriviamo in tutto questo spazio bianco? O saremo tanto pazzi da non scrivere nulla?

Con l'aiuto dello Spirito Santo, il grande maestro e guida che ci fa comprendere debitamente la sacra scrittura, meditiamo qualche minuto su questa, la più bella preghiera del mondo, il Padre nostro, la preghiera nella quale usiamo le stesse parole di Gesù e per la quale dobbiamo essere molto grati al Signore. Il Padre nostro si compone di due serie di richieste: le prime si riferiscono a Dio, le seconde, più numerose, si riferiscono a noi, solamente dopo aver chiesto che Dio sia glorificato, dobbiamo osare chiedere di essere soccorsi. Tertuliano diceva che il Padre nostro è il riassunto di tutto il Vangelo. E San Cipriano afferma che al Padre nostro non serve niente per essere una preghiera completa.
Padre è la parola con la quale Gesù ci insegnò a chiamare Dio. Alcuni autori dicono che la notizia più bella che Cristo ci portò è che Dio è nostro Padre e che gli piace che lo trattiamo come un papà molto amato. San Paolo dirà: "non abbiamo ricevuto uno spirito di paura, ma uno spirito di figli adottivi che ci fa gridare: Abbà Padre! (Rm 8,15). Non abbiamo un Dio lontano ma un papà vicino. Nessuno di noi è orfano. Nessuno di noi si senta abbandonato; siamo tutti figli del padre più amabile che esista. E se abbiamo un solo padre, siamo tutti suoi figli, perciò dobbiamo riconoscerci e amarci come fratelli.

Se lo chiamiamo "Padre" amiamolo come un buon padre e non siamo mancanti di affetto nei suoi confronti (Origene). Dio quindi è un Padre che conosce molto bene tutto ciò di cui hanno bisogno i suoi figli e gioisce nell'aiutarli e prova enorme soddisfazione ogni volta che può soccorrerli. Egli ci aiuta non perché noi siamo buoni, ma perché Lui è buono e ha sentimenti generosi. Forse non ci saremmo azzardati a chiamare Dio "nostro padre", se Gesù non ci avesse insegnato a chiamarlo così. Non dimentichiamo che la preghiera è il mezzo più sicuro per ottenere da Dio le grazie che ci servono per la nostra salvezza (San Alfonso).

Per la revisione di vita

- La nostra preghiera è piena di fiducia in Dio e nella sua provvidenza o cerca solo di ottenere qualcosa che desideriamo, anche quando sappiamo che Dio non vorrebbe darcelo?
- Preghiamo Dio chiedendo che intervenga nella vita senza rispettare l'autonomia del mondo e delle libertà?
- Quando preghiamo desideriamo che lo Spirito disponga le nostre prospettive, desideri e capacità di agire perché si sintonizzino con quelle del Padre?

Per l'incontro di gruppo

- Confrontare tra i sinottici, tenendo Luca come base i momenti di preghiera in Gesù.
- Ci sono fondamenti e/o motivi per dedurre che in verità che il peccato di Sodoma fu la sua mancanza di ospitalità, o si può dedurre qualche altra mancanza che provocò la sua distruzione.
- Riflettere come gruppo su quali sono le tentazioni da cui oggi chiediamo al Padre che ci allontani.

Per la preghiera dei fedeli

Ascolta Padre, l'invocazione dei tuoi figli:

- Per la chiesa, perché condivida e ti elevi il grido dell'umanità…
- Perché ci sia più giustizia e pace…
- Per gli ordini contemplativi, chiamati a servire il mondo con l'orazione…
- Per quelli che non hanno il pane di ogni giorno…

Orazione comunitaria

Padre, che attraverso il tuo Figlio ci insegnasti a chiedere, cercare e chiamare con insistenza, ascolta la nostra preghiera e concedici la gioia di saperci ascoltati. Per Cristo nostro Signore.