Qo
1,2; 2,21-23: Cosa ricava l'uomo da
tutto il suo lavoro?
Sal 94: Ascolteremo la tua voce, Signore
Col 3,1-5.9-11: Cercate i beni di lassù
dove sta Cristo
Lc 12,13-21: La vita non dipende dai
beni
La
prima lettura che la liturgia propone
per la nostra meditazione ci propone
direttamente questioni che tutti, almeno
una volta, ci siamo fatti, almeno con
più frequenza di quanto avremmo
voluto.
Il
Qohelet appartiene ad un gruppo di libri
che chiamiamo sapienziali. La "sapienza"
è un ampio concetto che può
inglobare dall'abilità manuale
di un artigiano fino all'arte per muoversi
nella società, la maturità
intellettuale
rappresenta un atteggiamento
di persone e popoli la cui finalità
è di trovare risposte ai grandi
interrogativi e misteri dell'esistenza
umana.
Per
la sapienza biblica, la realtà
e l'esperienza sono luoghi della rivelazione
divina, quando l'essere umano si dedica
alla riflessione e al compito di leggere
gli avvenimenti in chiave "divina".
Perciò, i saggi si appoggiano
alla ragione, poche volte invece ricorrono
alla rivelazione o alla luce soprannaturale.
Insieme all'osservazione dell'esperienza,
l'altra fonte della sapienza è
la tradizione. Saranno gli ultimi libri
sapienziali (Siracide e Sapienza) ad
incorporare Dio come fonte suprema della
sapienza. La vita è retta in
fondo da una serie di leggi, la cui
causa ultima è Dio, essendo il
creatore del mondo. Questo senso profondo
delle cose, occulto all'uomo, è
quello che bisogna investigare e scoprire
per adeguarsi a Lui e comportarsi "saggiamente".
I
saggi pongono il problema della vita
nella sua accezione più universale,
non centrata sul popolo eletto. Questa
sapienza ha la sua origine nella vita
del popolo, che si va raccogliendo in
forma di detti, proverbi, sentenze
questo patrimonio del sapere popolare
si arricchisce attraverso tempo e la
tradizione orale, accogliendo influenze
dei popoli limitrofi. Più tardi
tutto questo materiale basilare sarà
rielaborato dai circoli sapienziali
che gli daranno forma letteraria e una
certa struttura. Frequentemente questi
libri presentano forme dialogate, che
incorporano diversi punti di vista al
problema che si sta studiando (per esempio,
Giobbe, Qohelet
).
Generalmente
si pensa al re Salomone come al più
grande promotore e coltivatore di quest'arte
di regolarsi nella vita. La sapienza
trova il suo ambiente più propizio
nella corte, nella quale si formano
i membri della famiglia reale, i futuri
responsabili della politica, archivi,
amministrazione
perciò
si attribuiscono a Salomone la maggior
parte dei libri sapienziali, come a
Davide i salmi o a Mosè il Pentateuco
Possiamo
qualificare come contestatore l'autore
del Qohelet. E' una voce scettica e
critica, dissidente di fronte alla tradizione
sapienziale che confida illimitatamente
nelle possibilità della ragione
e della sapienza umana. Il saggio Qohelet
è un autore, perlomeno, sconcertante.
La domanda che muove tutto il suo libro
è questa: "che vantaggio
ricava l'uomo da tutti gli affanni che
persegue sotto il sole" e la sua
risposta è: vanità delle
vanità (che si può tradurre
anche con: "vuoto", "senza
senso"
) tutto è vanità!
Questo
sembra un libro molto poco religioso.
Come si può proporre ai cristiani
questo libro come parola di Dio, con
questa risposta tanto materialista,
tanto poco ottimista?
O quest'altra
conclusione: "la felicità
consiste nel mangiare, bere e godere
di tutto il lavoro che si fa sotto il
sole, durante i giorni che Dio da all'uomo,
perché questa è la sua
ricompensa" (5,17), è come
dire volgarmente "mangiamo e beviamo,
che domani moriremo
".
L'autore
percorre lungo il suo libro tutte le
sfere dell'ambito umano: lavoro ricchezza,
dolore, allegria, depressione, religione,
giustizia, sapienza, ignoranza, il tempo,
la morte
cercando la risposta
alla sua domanda. Qualunque cosa facciamo
nella nostra vita alla fine il destino
è lo stesso per tutti gli uomini:
la morte, il nulla? E' una domanda seria:
cosa facciamo qui sulla terra? Perché
vivere, lavorare, lottare, amare, pensare,
impegnarci per l'ecologia, l'educazione,
la politica, i diritti umani
?
Breve è la nostra vita sulla
terra (Sap 2,1), la maggior parte della
nostra vita è fatica inutile,
che passa in fretta e vola (Sal 89,10).
L'esperienza umana è come "acchiappare
il vento", un compito inutile e
deprimente. Viene alla nostra mente
quell'altra frase evangelica: "cosa
serve all'uomo guadagnare il mondo intero
?".
Con
l'autore, il lettore segue questo percorso
attraverso l'esperienza umana, attraverso
il divenire quotidiano, desiderando
che l'autore abbia successo nella sua
ricerca e la sua risposta tranquillizzi
un poco il nostro cuore assetato di
verità, di senso per tutto ciò
che siamo e facciamo
Per
molto che ci affanniamo, niente ne ricaviamo
Nell'epoca
dell'esilio si iniziò a sviluppare
la teoria della retribuzione personale
e del destino individuale: il popolo
eletto professava una dottrina di retribuzione
collettivista; la bontà o malvagità
di un individuo aveva ripercussioni
sul gruppo e sui discendenti. Nel contesto
dell'esilio queste idee vanno cambiando:
ciascuna persona riceveva nella vita
la ricompensa adeguata alla sua condotta.
Ciò nonostante, l'esperienza
smentiva questo principio. Dopo l'esilio
questo problema occupa un posto primordiale
nella riflessione sapienziale e non
è facile trovare una risposta
adeguata. Il libro di Giobbe riflette
vivamente questo dramma, appuntando
diverse soluzioni, ma nessuna definitiva
né convincente: Giobbe è
invitato ad entrare nel mistero di Dio
e da lì a poter relativizzare
il suo dolore, la sua disperazione e
le sue pretese. Qohelet si fa eco dello
stesso scandalo e lo amplifica: anche
supponendo che il giusto riceva sempre
dei beni, tale ricompensa non è
proporzionale allo sforzo che pone l'uomo
per conseguirla, poiché non da
piena soddisfazione agli aneliti dell'uomo.
Tanto Giobbe come Qohelet si muovono
nell'ambito della retribuzione intramondana,
non attestavano nulla al di là
della morte.
Questa
problema riceve nuova luce con le idee
sulla immortalità e resurrezione
che appaiono in Israele durante le guerre
maccabaiche (2Mac 7,9; 12,38-46; Dn
12,2-4) e trovano la loro formulazione
nel libro della Sapienza (Sap 1-5).
La rivelazione del Nuovo Testamento,
darà risposte tre secoli dopo:
la soluzione definitiva si offrirà
nella vita, morte e resurrezione di
Gesù Cristo, il servo sofferente.
D'altra
parte, non è male che il Qohelet
ci ricordi il valore delle cose semplici,
il godimento delle cose ordinarie, che
pure sono dono di Dio. In questo si
connette molto bene con la mentalità
della postmodernità: presentista,
del "carpe diem"
non
è necessario che facciamo un
grandissimo sforzo per uscire da questa
realtà temporale e incontrare
Dio. Egli è il compagno vicino
di tutti noi che viviamo. Ce lo dice
la fede. La vita ha senso perché
siamo persone umane, non animali e nei
nostri geni portiamo scritta questa
ricerca di senso, poiché siamo
fatti "a immagine e somiglianza
di Dio", un Dio creatore, che si
muove, che esce da se, che inventa,
che cerca.
Il
Vangelo: la vita non dipende dai beni.
Va nella stessa linea sapienziale della
prima lettura: l'uomo cerca senza posa
la gioia e la felicità, però
intorno a questa ricerca si pongono
seri pericoli. Uno di questi pericoli,
che ci presenta questo testo evangelico,
è la cupidigia.
A
Gesù, come maestro, si avvicinarono
due fratelli in lite e lo supplicarono
che ponesse ordine, che facesse giustizia
tra di loro. Gesù sa porsi al
suo posto. Egli non è venuto
al mondo come giudice giuridico, legale.
Va più in là delle cose
esteriori: "Egli porterà
alla luce pensieri nascosti degli uomini"
(Lc 2,35b), va alla radice dei problemi,
che sta nel cuore dell'uomo. Per Lui
è più importante sradicare
la cupidigia che ci domina che far valere
i diritti di ciascuno. Con la prima
cosa si otterrà la seconda.
Le
sue parole sono magistrali: "evitate
ogni tipo di cupidigia, perché
anche se uno possiede tutto, non sono
i suoi averi a dargli la vita".
Gesù non invita al conformismo.
La cosa più importante è
la giustizia, amata da Dio, predicata
da Gesù: che tutto abbiano pane,
educazione, tetto
frutto della
comunione, della solidarietà,
nuovo nome della giustizia, questo è
il Regno, la nuova umanità. Ma
può succedere che quando abbiamo
ciò che è giusto, ciò
che ci spetta in quanto figli e fratelli,
ambiamo ad avere di più. Questa
cupidigia non ci permetterà mai
di riposare. E' già molto difficile
dire a se stesso: "uomo hai molte
cose conservate per molti anni, riposa
e vivi bene
", normalmente
non c'è chi fermi il dinamismo
della cupidigia. Bisogna stare all'erta.
Fin dove arrivare nell'accumulo dei
beni?
La
cupidigia di pochi o di molti impedisce
lo sviluppo dei popoli e inoltre è
contagiosa: perché se devo guardare
agli altri e compararmi con loro per
ambire ad avere di più ogni giorno?
Perché non mi capita di guardare
a quelli che hanno di meno e vivono
peggio, per muovermi a condividere con
loro? "Beati quelli che hanno lo
spirito del povero, perché loro
è il Regno dei cieli" (Mt
5,3). Non ambire a niente più
del necessario, ringraziare per ciò
che abbiamo, ciò che oggi ci
viene donato, questo è lo spirito
del povero. Non sono gli averi a dare
la vita. Crederlo. "Io sono venuto
perché abbiano vita e l'abbiano
in abbondanza" (Gv 10,10). "Egli
è la nostra ricchezza".
Ciò
che si è accumulato lungo la
vita, senza goderlo, senza condividerlo,
di chi sarà? Per chi sarà?
Tutti conosciamo persone avare, con
molte ricchezze materiali che vivono
cenciosamente, senza la capacità
di godere ciò che hanno. Sono
felici queste persone? No. Perché
vivere aspettando di avere e non essere
capaci di essere? Pensando sapientemente,
quali benefici ci portano questi atteggiamenti
e questa ambizione? Questo è
ammassare ricchezze per se e non arricchire
davanti a Dio. Arricchirsi in Dio è
vivere come Gesù: vivere confidando
nelle mani del Padre/Madre Dio, cercare
il Regno come la cosa principale, il
resto verrà in aggiunta
arricchirsi in Dio è ammassare
un'unica fortuna: quella dell'amore,
quella delle buone opere verso i più
piccoli e sfavoriti (Mt 6,19).
Per
la revisione di vita
-
Il tuo lavoro ti produce soddisfazione?
Trovi senso in ciò che fai e
vivi? Come vivi il tuo impegno nel lavoro,
in tutto ciò che realizzi lungo
il giorno?
- Cosa fai per spogliarti dell'uomo
vecchio: l'egoismo, l'invidia, la menzogna
e rivestirti degli atteggiamenti di
Gesù: bontà, amore, misericordia,
comprensione
? Come si rinnova,
giorno per giorno, in te l'immagine
del tuo creatore?
- Ti senti attaccato ai tuoi beni, a
quel poco o molto che possiedi? Cosa
vuoi fare con essi? Come puoi arricchirti
davanti a Dio?
Per
l'incontro di gruppo
-
Leggere non solo il testo proposto nella
liturgia di questa domenica, ma qualcosa
in più del libro del Qohelet
e condividere le risposte personali
al problema che si pone l'autore: cosa
ricava l'uomo da tutto il suo lavoro,
dagli affanni con cui lavora sotto il
sole? Pensiamo che la vita sia un vuoto
senza senso? Che senso diamo alla nostra
vita?
- Il nostro gruppo, la nostra comunità,
è formata da donne e uomini nuovi?
Da cosa si nota?
- Cosa pensiamo della cupidigia? Cosa
possiamo fare in alternativa?
Per
la preghiera dei fedeli
-
Per noi che formiamo la chiesa, perché
viviamo con forza il nostro battesimo,
lo rinnoviamo ogni giorno e ci spogliamo
della vecchia condizione umana
- Mossi dallo spirito di Gesù
chiediamo con forza di non lasciarci
condizionare dalla cupidigia, ma d'essere
capaci di promuovere la giustizia e
la solidarietà. Per questo preghiamo
- Perché il Signore ci conceda
un cuore docile alla sua Parola come
quello di Maria, nostra madre, che mise
in pratica quello che ascoltò
- Per coloro che soffrono per qualsiasi
motivo: fame, persecuzione, malattia
perché possano contare sul nostro
appoggio e aiuto disinteressato
- Perché ogni persona, famiglia,
gruppo, nazione possa vivere in pace.
Perché sia possibile finalmente
superare la logica della guerra, dell'odio,
delle divisioni, mediante il dialogo
e la pratica della giustizia
Orazione
comunitaria
Liberaci
Signore da ogni cupidigia.
Concedici Signore un cuore semplice,
che non ambisca a più di quello
che abbiamo bisogno,
che sappia ringraziare per ciò
che abbiamo,
ciò che ogni giorno ci doni tu
e i nostri fratelli.
Confessiamo che tu solo sei il nostro
vero tesoro,
e nelle tue mani amorose vogliamo vivere
fiduciosi.
Fa che non ci stanchiamo di vivere così,
cercando anzitutto il Regno.
Padre, che il tuo spirito ci faccia
sempre più simili
al tuo Figlio Gesù, che con te
vive e fa vivere
per i secoli dei secoli.