Domenica 8 agosto 2010
19ª Domenica per Annum C


Sap 18,3.6-9: Ci onorasti chiamandoci a Te
Sal 32: Beato il popolo eletto da Dio
Eb 11,1-2.8-19: Aspettava la città il cui architetto sarebbe stato Dio
Lc 12,32-48: Non temere piccolo gregge…

Il Vangelo di oggi ci presenta alcune raccomandazioni che hanno una relazione con la parabola di domenica scorsa del ricco insipiente. Gli esegeti si diversificano a riguardo della struttura che presenta il testo e non determinano le unità di cui si compone. L'atteggiamento di fiducia con cui inizia il testo non dovrebbe essere omesso: "non temere, piccolo gregge, perché il Padre ha voluto darvi il Regno". questa esortazione alla fiducia, secondo lo stile anticotestamentario, che piace tanto a Luca, esprime la tenerezza e la protezione che Dio offre al suo popolo, ma esprime anche l'autocomprensione delle prime comunità: coscienti della loro piccolezza e impotenza, vivevano ciò nonostante nella sicurezza della vittoria. La bontà di Dio, il suo amore smisurato, ci ha regalato il Regno. Da ciò dobbiamo intendere le seguenti esortazioni. Se il Regno è regalo, il resto è superfluo. Ricordiamo i sommari di Luca nel libro degli atti degli apostoli.

Luca invita alla vigilanza, cosciente dell'assenza del suo Signore, una comunità che aspetta il suo ritorno, ma non in maniera imminente come ritenevano le comunità di Paolo (Cfr. 1ts 4-5). La chiesa di Luca sa che vive negli ultimi giorni in cui l'uomo accoglie o rifiuta in maniera definitiva la salvezza che gli viene offerta. Cristo è venuto, deve venire; è fuori dalla storia, ma agisce in essa. La storia presente, di fatto, è il tempo della chiesa, tempo di vigilanza.

Fitzmyer illustra questa raffinata concezione della storia: appaiono così diverse raccomandazioni che possono essere considerate come "retaggi di una ipotetica parabola". L'importante sarà scoprire su quali di queste raccomandazioni fondiamo la venuta che dobbiamo aspettare in maniera vigilante. La predicazione storica di Gesù ha queste massime sulla vigilanza e la fiducia. Ora, in questo contesto vengono rivestite di carattere escatologico. Il punto chiave risiede nell'invito "state pronti" o, che è lo stesso, l'importante è l'oggi. Alla luce di una certezza sul futuro, resta determinato il presente. Questa è la comprensione della storia di Luca: "si è compiuto oggi" (4,21), "sta tra voi" (17,20-21) e "deve venire" (17,20).

Il Regno è, al tempo stesso, presente e qualcosa ancora da venire. Da qui il doppio atteggiamento che è richiesto al cristiano: distacco e vigilanza. E' necessario staccarsi dalle preoccupazioni e dai beni di questo mondo, dando così testimonianza che si cercano le cose del cielo.

La vigilanza cristiana è inculcata costantemente da Cristo (Mc14,38; Mt25,13). La vita del cristiano deve essere tutta una preparazione per l'incontro con il Signore. La morte che provoca tanta paura in colui che non crede per il cristiano è una meditazione: segna la fine della prova, la nascita alla vita immortale, l'incontro con Cristo che conduce alla casa del Padre.

L'intervento di Pietro, dimostra che l'esortazione di Gesù sul significato di agire e perseverare in vigilanza è riferito in primo luogo a quelli che sono "a capo" della comunità, o per meglio dire, per coloro che "stanno al servizio" della comunità. La resurrezione alla vita dipende dal modo con cui esercitarono questo servizio. Adulto è colui che assume la propria responsabilità. E' comune cercare d'incolpare gli altri della situazione che si vive.
La colpa - diciamo - è degli altri, dei dirigenti, del governo, della gerarchia… un modo di misurare la maturità anche cristiana è quello di saper esaminare noi stessi senza pretesti e riconoscere la nostra parte di responsabilità. Il Vangelo presenta il cristiano in atteggiamento vigile e con la mentalità di un amministratore, non del padrone. Solo Dio è padrone e signore. Il mondo andrebbe meglio se avesse meno architetti e più abitanti, meno discussioni e più fatti e lavoro. Probabilmente il mondo e la chiesa avrebbero bisogno di meno "signori" e di più "servi". Gesù reclama l'attenzione fondamentale su noi, quelli di casa. Il lamentarci e criticarci non serve, ma quando porremo l'umanità al centro delle nostre relazioni e lavori darà un buon frutto, oltre al fatto che è la principale richiesta di Gesù a noi che ci diciamo suoi discepoli.

Il credente supera l'insicurezza che il mondo gli offre e vive come certezza di ciò che spera: Dio e il suo Regno. La vigilanza è una speranza attiva e responsabile, si aspetta realizzando i compiti affidati. Conduciamo una vita vigilante, attenti e svegli, poiché Dio è come l'amico che arriva senza avvisare. Oggi veniamo invitati ad essere pronti e vigilanti.

Le letture di questa domenica ci invitano a ricordare che il cristiano vive la vita "in attesa vigilante". In verità è un tema persistente nel Vangelo. Per quale ragione dobbiamo vivere così? Perché non vivere come "quelli del mondo"…? Perché Gesù ci ricorda che "nell'ora in cui meno pensate, verrà il Figlio dell'Uomo". Questo Figlio dell'Uomo che giunge "come un ladro", cioè senza avvisare; come un signore che torna a casa di notte, cioè non si sa a che ora; come un padrone che lascia dei compiti e ne chiede conto, cioè inaspettatamente.

Non dobbiamo pensare che l'incontro con il Signore che viene sia solamente un momento della nostra morte. Cristo viene in qualsiasi e in diversi momenti della nostra vita. Viene negli avvenimenti, nelle persone, nelle cose, nella sua parola scritta che leggiamo ora… viene sempre, passa al nostro fianco in qualsiasi momento. Siamo stati attenti? Cosa possiamo fare per essere in attesa vigilante?

Due cose, a partire da questo Vangelo che abbiamo letto.

La prima: non avere paura. L'amore di Dio da consistenza alla nostra vita. Senza questa confidenza base, senza questa liberazione dalla paura non è facile aspettare perché restiamo prigionieri delle nostre ricerche di sicurezza.

La seconda: essere "leggeri di equipaggio", i beni ci frastuonano la vita e la tranquillità, ossessionano il nostro cuore, che tende ad essi. Quanti hanno lasciato passare il Signore che è venuto nelle loro vite e non sono stati capaci di scoprirlo poiché il loro cuore era occupato in un tesoro materiale e passeggero. Pertanto la fiducia in Dio e il distacco da se stessi, attraverso i beni, ci renderanno possibile una sana e felice vigilanza.

La prima e la terza lettura sono unite alla seconda per la fede. La fede - quella virtù teologale che aspetta vigilmente il passaggio e la venuta del Signore - muove la speranza. La speranza di qualcosa di buono e migliore del presente la cui garanzia è la promessa di Dio appoggiata su di essa, si pone in cammino verso una patria nuova. La speranza è importante nella nostra vita perché è quella che da movimento alla fede e alla carità. Pensiamo come quando non abbiamo più speranza, entrano in agonia anche la fede e l'amore, poiché ci riesce più difficile il continuare ad agire e a credere. Tutti desideriamo qualcosa di migliore e a partire dalla nostra fede aspettiamo cieli nuovi e terra nuova. Quando cessiamo di sperare saremo, come molti morti in vita. Ma una domanda importante: chi ci garantisce che questa speranza sia valida? Dio stesso che resuscitò Gesù dalla morte. La fede implica il credere in questo. Ma è la speranza che pone in movimento questa fede, la attiva e la coinvolge nel mondo.

La prima lettura ci ricorda qualche cosa di più, questa attesa vigile della fede si manifesta nella solidarietà e la solidarietà è condividere la vita e i beni. Dobbiamo però continuare a lottare nell'attesa gioiosa che il Signore venga. Lottare contro la cultura della separazione, la distanza, l'individualismo, l'apatia rispetto agli altri. Pensiamo un momento a coloro che sono in pericolo o bisognosi intorno a noi… come possiamo aiutarli?

Per la revisione di vita

- Qual è il tuo tesoro, il Signore o le cose?
- Come sta: attiva e pertanto vitale la nostra speranza?
- Riconosciamo il Signore che viene in ogni momento e soprattutto nei più bisognosi?

Per l'incontro di gruppo

- Questa parola ascoltata, cosa dice d'importante e a cosa ci incoraggia?
- Qual è l'intenzione di Luca nell'insistere su questo tema escatologico? Cosa significa "essere preparati"?
- "Preparati" perché, come…?

Per la preghiera dei fedeli

- Illumina i nostri occhi perché possiamo riconoscerti negli avvenimenti e soprattutto nei bisognosi…
- Rafforza la nostra speranza nel futuro dell'umanità perché non muoia la nostra fede e l'amore…
- Perché la nostra vita si appoggi sui valori permanenti e non sui beni materiali…

Orazione comunitaria

Dio, Padre nostro, donaci un cuore grande e potente, capace di vedere con chiarezza che al di là dei piaceri e delle tentazioni della vita, i veri valori sono quelli del tuo Regno e che dare la vita per essi è ciò che più può rallegrare e pacificare il nostro cuore, così come ci insegnò Gesù, nostro fratello maggiore, che con Te vive e fa vivere per i secoli dei secoli.