Sap
18,3.6-9: Ci onorasti chiamandoci a
Te
Sal 32: Beato il popolo eletto da Dio
Eb 11,1-2.8-19: Aspettava la città
il cui architetto sarebbe stato Dio
Lc 12,32-48: Non temere piccolo gregge
Il
Vangelo di oggi ci presenta alcune raccomandazioni
che hanno una relazione con la parabola
di domenica scorsa del ricco insipiente.
Gli esegeti si diversificano a riguardo
della struttura che presenta il testo
e non determinano le unità di
cui si compone. L'atteggiamento di fiducia
con cui inizia il testo non dovrebbe
essere omesso: "non temere, piccolo
gregge, perché il Padre ha voluto
darvi il Regno". questa esortazione
alla fiducia, secondo lo stile anticotestamentario,
che piace tanto a Luca, esprime la tenerezza
e la protezione che Dio offre al suo
popolo, ma esprime anche l'autocomprensione
delle prime comunità: coscienti
della loro piccolezza e impotenza, vivevano
ciò nonostante nella sicurezza
della vittoria. La bontà di Dio,
il suo amore smisurato, ci ha regalato
il Regno. Da ciò dobbiamo intendere
le seguenti esortazioni. Se il Regno
è regalo, il resto è superfluo.
Ricordiamo i sommari di Luca nel libro
degli atti degli apostoli.
Luca
invita alla vigilanza, cosciente dell'assenza
del suo Signore, una comunità
che aspetta il suo ritorno, ma non in
maniera imminente come ritenevano le
comunità di Paolo (Cfr. 1ts 4-5).
La chiesa di Luca sa che vive negli
ultimi giorni in cui l'uomo accoglie
o rifiuta in maniera definitiva la salvezza
che gli viene offerta. Cristo è
venuto, deve venire; è fuori
dalla storia, ma agisce in essa. La
storia presente, di fatto, è
il tempo della chiesa, tempo di vigilanza.
Fitzmyer
illustra questa raffinata concezione
della storia: appaiono così diverse
raccomandazioni che possono essere considerate
come "retaggi di una ipotetica
parabola". L'importante sarà
scoprire su quali di queste raccomandazioni
fondiamo la venuta che dobbiamo aspettare
in maniera vigilante. La predicazione
storica di Gesù ha queste massime
sulla vigilanza e la fiducia. Ora, in
questo contesto vengono rivestite di
carattere escatologico. Il punto chiave
risiede nell'invito "state pronti"
o, che è lo stesso, l'importante
è l'oggi. Alla luce di una certezza
sul futuro, resta determinato il presente.
Questa è la comprensione della
storia di Luca: "si è compiuto
oggi" (4,21), "sta tra voi"
(17,20-21) e "deve venire"
(17,20).
Il
Regno è, al tempo stesso, presente
e qualcosa ancora da venire. Da qui
il doppio atteggiamento che è
richiesto al cristiano: distacco e vigilanza.
E' necessario staccarsi dalle preoccupazioni
e dai beni di questo mondo, dando così
testimonianza che si cercano le cose
del cielo.
La
vigilanza cristiana è inculcata
costantemente da Cristo (Mc14,38; Mt25,13).
La vita del cristiano deve essere tutta
una preparazione per l'incontro con
il Signore. La morte che provoca tanta
paura in colui che non crede per il
cristiano è una meditazione:
segna la fine della prova, la nascita
alla vita immortale, l'incontro con
Cristo che conduce alla casa del Padre.
L'intervento
di Pietro, dimostra che l'esortazione
di Gesù sul significato di agire
e perseverare in vigilanza è
riferito in primo luogo a quelli che
sono "a capo" della comunità,
o per meglio dire, per coloro che "stanno
al servizio" della comunità.
La resurrezione alla vita dipende dal
modo con cui esercitarono questo servizio.
Adulto è colui che assume la
propria responsabilità. E' comune
cercare d'incolpare gli altri della
situazione che si vive.
La colpa - diciamo - è degli
altri, dei dirigenti, del governo, della
gerarchia
un modo di misurare
la maturità anche cristiana è
quello di saper esaminare noi stessi
senza pretesti e riconoscere la nostra
parte di responsabilità. Il Vangelo
presenta il cristiano in atteggiamento
vigile e con la mentalità di
un amministratore, non del padrone.
Solo Dio è padrone e signore.
Il mondo andrebbe meglio se avesse meno
architetti e più abitanti, meno
discussioni e più fatti e lavoro.
Probabilmente il mondo e la chiesa avrebbero
bisogno di meno "signori"
e di più "servi". Gesù
reclama l'attenzione fondamentale su
noi, quelli di casa. Il lamentarci e
criticarci non serve, ma quando porremo
l'umanità al centro delle nostre
relazioni e lavori darà un buon
frutto, oltre al fatto che è
la principale richiesta di Gesù
a noi che ci diciamo suoi discepoli.
Il
credente supera l'insicurezza che il
mondo gli offre e vive come certezza
di ciò che spera: Dio e il suo
Regno. La vigilanza è una speranza
attiva e responsabile, si aspetta realizzando
i compiti affidati. Conduciamo una vita
vigilante, attenti e svegli, poiché
Dio è come l'amico che arriva
senza avvisare. Oggi veniamo invitati
ad essere pronti e vigilanti.
Le
letture di questa domenica ci invitano
a ricordare che il cristiano vive la
vita "in attesa vigilante".
In verità è un tema persistente
nel Vangelo. Per quale ragione dobbiamo
vivere così? Perché non
vivere come "quelli del mondo"
?
Perché Gesù ci ricorda
che "nell'ora in cui meno pensate,
verrà il Figlio dell'Uomo".
Questo Figlio dell'Uomo che giunge "come
un ladro", cioè senza avvisare;
come un signore che torna a casa di
notte, cioè non si sa a che ora;
come un padrone che lascia dei compiti
e ne chiede conto, cioè inaspettatamente.
Non
dobbiamo pensare che l'incontro con
il Signore che viene sia solamente un
momento della nostra morte. Cristo viene
in qualsiasi e in diversi momenti della
nostra vita. Viene negli avvenimenti,
nelle persone, nelle cose, nella sua
parola scritta che leggiamo ora
viene sempre, passa al nostro fianco
in qualsiasi momento. Siamo stati attenti?
Cosa possiamo fare per essere in attesa
vigilante?
Due
cose, a partire da questo Vangelo che
abbiamo letto.
La
prima: non avere paura. L'amore di Dio
da consistenza alla nostra vita. Senza
questa confidenza base, senza questa
liberazione dalla paura non è
facile aspettare perché restiamo
prigionieri delle nostre ricerche di
sicurezza.
La
seconda: essere "leggeri di equipaggio",
i beni ci frastuonano la vita e la tranquillità,
ossessionano il nostro cuore, che tende
ad essi. Quanti hanno lasciato passare
il Signore che è venuto nelle
loro vite e non sono stati capaci di
scoprirlo poiché il loro cuore
era occupato in un tesoro materiale
e passeggero. Pertanto la fiducia in
Dio e il distacco da se stessi, attraverso
i beni, ci renderanno possibile una
sana e felice vigilanza.
La
prima e la terza lettura sono unite
alla seconda per la fede. La fede -
quella virtù teologale che aspetta
vigilmente il passaggio e la venuta
del Signore - muove la speranza. La
speranza di qualcosa di buono e migliore
del presente la cui garanzia è
la promessa di Dio appoggiata su di
essa, si pone in cammino verso una patria
nuova. La speranza è importante
nella nostra vita perché è
quella che da movimento alla fede e
alla carità. Pensiamo come quando
non abbiamo più speranza, entrano
in agonia anche la fede e l'amore, poiché
ci riesce più difficile il continuare
ad agire e a credere. Tutti desideriamo
qualcosa di migliore e a partire dalla
nostra fede aspettiamo cieli nuovi e
terra nuova. Quando cessiamo di sperare
saremo, come molti morti in vita. Ma
una domanda importante: chi ci garantisce
che questa speranza sia valida? Dio
stesso che resuscitò Gesù
dalla morte. La fede implica il credere
in questo. Ma è la speranza che
pone in movimento questa fede, la attiva
e la coinvolge nel mondo.
La
prima lettura ci ricorda qualche cosa
di più, questa attesa vigile
della fede si manifesta nella solidarietà
e la solidarietà è condividere
la vita e i beni. Dobbiamo però
continuare a lottare nell'attesa gioiosa
che il Signore venga. Lottare contro
la cultura della separazione, la distanza,
l'individualismo, l'apatia rispetto
agli altri. Pensiamo un momento a coloro
che sono in pericolo o bisognosi intorno
a noi
come possiamo aiutarli?
Per
la revisione di vita
-
Qual è il tuo tesoro, il Signore
o le cose?
- Come sta: attiva e pertanto vitale
la nostra speranza?
- Riconosciamo il Signore che viene
in ogni momento e soprattutto nei più
bisognosi?
Per
l'incontro di gruppo
-
Questa parola ascoltata, cosa dice d'importante
e a cosa ci incoraggia?
- Qual è l'intenzione di Luca
nell'insistere su questo tema escatologico?
Cosa significa "essere preparati"?
- "Preparati" perché,
come
?
Per
la preghiera dei fedeli
-
Illumina i nostri occhi perché
possiamo riconoscerti negli avvenimenti
e soprattutto nei bisognosi
- Rafforza la nostra speranza nel futuro
dell'umanità perché non
muoia la nostra fede e l'amore
- Perché la nostra vita si appoggi
sui valori permanenti e non sui beni
materiali
Orazione
comunitaria
Dio,
Padre nostro, donaci un cuore grande
e potente, capace di vedere con chiarezza
che al di là dei piaceri e delle
tentazioni della vita, i veri valori
sono quelli del tuo Regno e che dare
la vita per essi è ciò
che più può rallegrare
e pacificare il nostro cuore, così
come ci insegnò Gesù,
nostro fratello maggiore, che con Te
vive e fa vivere per i secoli dei secoli.