Ap
11, 19a; 12, 1-6a. 10ab
Sal 44
1 Cor 15, 20-27a
Lc 1,39-56
La
liturgia che celebra Maria di Nazareth,
assunta al cielo, ci vede oggi, piccolo
gregge di credenti, nella città
semivuota, deserta.
Ciò
non toglie che ognuno di noi, facendone
memoria, provi un sussulto, un trasalimento
come Elisabetta, l'anziana cugina incinta,
alla voce di Maria, che portava in grembo
il Salvatore.
Ci
hanno introdotto nel mistero testi sacri
nel genere letterario della visione-svelamento,
l'Apocalisse o del canto-profezia, il
Magnificat, della professione di fede,
la lettera dell'apostolo Paolo, che
mette il sigillo con la sua parola conclusiva
a questa fede: "l'ultimo nemico
ad essere annientato sarà la
morte".
Sembrava
vincente in Maria, come su quel suo
Figlio, è stata annientata.
La
tomba vuota di Maria, di cui parlano
i vangeli apocrifi, come la tomba vuota
del suo Figlio, diventano il luogo dello
svelamento, lo svelamento di un disegno
nascosto che attraverso tutta la storia.
Fissa
il sudario in cui fu avvolta, dice un
poeta, Rainer Maria Rilke, volgi lo
sguardo, Tommaso, che ancora una volta
sei arrivato troppo tardi. Fissa il
sudario:
"questa luce da questo puro corpo
l'ha reso più chiaro del bagliore
del sole".
C'è
luce in questa tomba vuota, la tomba
di Maria, una luce che svela il disegno,
il disegno di Dio, attraversa la storia.
Nella
storia -ecco l'interpretazione contenuta
nel libro dell'Apocalisse, che significa
appunto "svelamento"- nella
storia noi assistiamo dai primi giorni
agli ultimi al grande conflitto, un
conflitto che ti arriva come un brivido
al cuore, tanta è la sproporzione,
la sproporzione segnalata con immagini
agghiaccianti nel testo dell'Apocalisse.
Una
donna incinta, che grida per le doglie
e il travaglio del parto, da un lato.
E dall'altro l'enorme drago rosso del
quale -a sottolineare la sproporzione-
è detto che "aveva sette
teste e dieci corna e sulle teste sette
diademi e con la sua coda trascinava
giù un terzo delle stelle del
cielo, le precipitava sulla terra.
La
sproporzione del conflitto che ancora
oggi attraversa la terra e Ci dice:
"il grande mangia il piccolo".
E
dov'è Dio in questo grande conflitto
in cui i grandi sembrano allargare il
loro potere non solo sulla terra ma
anche nei cieli, e sembrano inghiottire
il piccolo, l'indifeso, l'umile, il
povero, quel piccolo cucciolo di uomo
appena nato, appena nato nei suoi sogni?
Dov'è
Dio?
Il
libro, il libro dello svelamento, viene
a dirci: la promessa tiene, tiene la
promessa di Dio, quella dell'inizio,
che suonava come minaccia al serpente
antico: la stirpe di una donna ti schiaccerà
il capo.
Il
bambino -dice il libro- che stava per
essere divorato, fu sottratto all'enorme
drago che sembrava vincente.
Il
popolo di Israele, che stava per essere
divorato dal Faraone, fu sottratto.
Gesù di Nazaret, il Messia, morto
di croce, fu sottratto alla Morte. l'umile
donna di Nazaret fu sottratta alla devastazione
della morte, fu rapita in cielo.
Légati,
légati come una cintura a Dio,
alla sua promessa. Sta forte con la
tua fede, nonostante tutto. Légati
al Dio della promessa, come una cintura
aderisce ai fianchi, così tu
a Dio.
Perché
l'immagine della cintura?
Mi
è ritornato alla mente il racconto
di un vangelo apocrifo. Il racconto
dice che, dopo avere deposto il corpo
di Maria nella tomba, giunse anche Tommaso
nella valle del Cedron. Pietro gli disse:
"È proprio vero che tu sei
sempre lo stesso. A motivo della tua
incredulità Dio preferì
che tu non fossi con noi alla sepoltura
della Madre del Salvatore". Ma
Tommaso, che era ancora rivestito dei
paramenti sacerdotali, riferì
che, mentre stava celebrando la liturgia
in India, senza che se ne avvedesse,
si sentì trasportato sul monte
Oliveto nel momento in cui Maria veniva
assunta in cielo con il corpo. La Madonna
vide Tommaso e gli donò la cintura
del suo abito. Gli apostoli riconobbero
la cintura. Insieme tolsero la pietra
e trovarono la tomba vuota.
Ebbene,
nel racconto del vangelo apocrifo la
cintura non è un particolare
irrilevante. La Madonna sembra lasciare
in quella cintura il suo ultimo messaggio.
Aderisci
a Dio, légati a lui, come una
cintura ai fianchi. Sta qui la vera
beatitudine della vita: "Beata
colei che ha creduto nell'adempimento
della parola del Signore".
Legato
a Dio, alla sua parola, alla sua promessa,
dentro il grande conflitto della storia,
diventerai, a tua volta, una benedizione,
come fu benedizione l'ingresso di Maria
nella casa di Zaccaria, la casa sui
monti di Giuda.
Per
la revisione di vita
-
Quali le "piccolezze" su cui
oggi chinare lo sguardo? E come fare?
-
Quali le "grandezze" da cui
distogliere lo sguardo? E come fare?