Is
66,18-21: Da tutti i paesi riporteranno
i vostri fratelli
Sal 116
Eb 12,5-7.11-13: Il Signore riprende
quelli che ama
Lc 13,22-30: Verranno da oriente e occidente
e sederanno a mensa nel Regno di Dio
Gesù
continua il suo viaggio a Gerusalemme,
verso la croce, passando per villaggi
nei quali insegnava. In questo contesto,
uno domanda al Signore: Signore sono
pochi quelli che si salveranno? Come
si vede, la domanda punta al numero:
quanti ci salveremo, pochi o molti?
La risposta di Gesù sposta l'attenzione
dal "quanti" al "come"
salvarci.
E'
lo stesso atteggiamento che notiamo
a proposito della parusia: "i discepoli
domandano
"quando" si realizzerà
il ritorno del Figlio dell'Uomo e Gesù
risponde indicando "come"
prepararsi per questo ritorno, che fare
durante l'attesa (Mt 24,3-4). Questa
forma di agire da parte di Gesù
non strana né poco cortese; è
il modo di agire di chi vuole educare
i discepoli a passare dal piano della
curiosità a quello della sapienza,
dalle domande oziose che appassionano
la gente ai veri problemi che servono
per il Regno. Allora Gesù approfitta
di questa occasione per istruire i discepoli
sui requisiti della salvezza.
Naturalmente
la cosa interessa molto anche a noi
discepoli di oggi che siamo di fronte
allo stesso problema. Quindi, cosa dice
Gesù rispetto al modo di salvarci?
Due cose: una negativa e una positiva;
primo, ciò che non serve e non
basta, poi ciò che serve per
salvarsi. Non serve, o in tutti i casi
non basta per salvarsi il fatto di appartenere
a un determinato popolo, una determinata
razza o tradizione, istituzione, sebbene
sia pure il popolo eletto da cui proviene
il salvatore: "abbiamo mangiato
e bevuto con te e tu hai insegnato nelle
nostre piazze
non so di dove siete".
Nel racconto di Luca è evidente
che coloro che parlano e rivendicano
privilegi sono giudei; nel racconto
di Matteo, il panorama si amplia: siamo
ora in un contesto di chiesa; sentiamo
qui cristiani che presentano lo stesso
tipo di pretesa: "abbiamo profetizzato
nel tuo nome (ossia nel nome di Gesù)
abbiamo fatto miracoli
ma la risposta
del Signore è la stessa: non
vi conosco, allontanatevi da me"
(Cfr. Mt 7,22-23). Pertanto per salvarsi
non basta nemmeno il semplice fatto
di aver conosciuto Gesù e appartenere
alla chiesa; serve dell'altro.
Giustamente
"quest'altra cosa" è
quella che Gesù vuole rivelare
con le parole sulla "porta stretta".
Siamo nella risposta positiva, in ciò
che veramente assicura la salvezza.
Ciò che mette in cammino la salvezza
non è un titolo di proprietà
(non ci sono titoli di proprietà
per un dono di salvezza), ma una decisione
personale. Questo è chiaro anche
nel testo di Matteo che contrappone
due cammini e due porte - una stretta
e un'altra larga - che conducono rispettivamente
alla vita e alla morte: quest'immagine
di due cammini Gesù la prende
da Dt 30,15ss e dai Profeti (Ger 21,8);
fu per i primi cristiani una specie
di codice morale. Ci sono due cammini
- leggiamo nella Didaché - uno
della vita e l'altro della morte; e
la differenza tra i due è grande.
Al cammino della vita corrisponde l'amore
a Dio e al prossimo, il benedire chi
maledice, il tenersi lontani dai desideri
della carne, perdonare chi ti offende,
essere sincero, povero; insomma, i comandamenti
di Dio e le beatitudini di Gesù.
Al cammino della morte corrispondono,
al contrario, la violenza, l'ipocrisia,
l'oppressione del povero, la menzogna;
in altre parole l'opposto, ai comandamenti
e alle beatitudini.
L'insegnamento
sul cammino stretto trova lo sviluppo
molto pertinente nella seconda lettura
di oggi: "il Signore corregge quelli
che ama
" il cammino stretto
non è stretto per qualche motivo
incomprensibile o per un capriccio di
Dio che si diverte a farlo così,
ma è diventato così a
causa del peccato, perché c'è
stata una ribellione, siamo usciti da
una porta... Il conflitto della croce
è il mezzo predicato da Gesù
e inaugurato da Lui stesso per rimontare
questo pendio, invertire questa ribellione
e "tornare ad entrare".
Ma
perché via "larga"
e via "stretta"? Forse che
la via del male è sempre facile
e gradevole da percorrere mentre al
via del bene è sempre dura e
stancante? E' importante operare qui
un discernimento per non cadere nella
stessa tentazione dell'autore del Salmo
73. Anche a questo credente dell'Antico
Testamento era sembrato che non ci fosse
sofferenza per gli empi, che il loro
corpo sia sempre sano e soddisfatto,
che non vengano colpiti dagli altri
uomini, ma che stiano sempre tranquilli
ammassando ricchezze, come Dio avesse
una preferenza per loro; il salmista
si scandalizzò di questo, al
punto di sentirsi tentato di abbandonare
il suo cammino per fare come gli altri.
In questo stato di agitazione, entrò
nel tempio e si mise a pregare, e vide
con chiarezza; comprese "qual è
la loro fine" ossia la fine degli
empi, iniziò a lodare Dio e a
rendergli grazie con gioia perché
ancora stava con lui. Di conseguenza,
la luce gli venne pregando e considerando
le cose dalla fine ossia dal loro scioglimento.
Torniamo
al filo del discorso; Gesù rompe
lo schema e porta il tema sul piano
personale e qualitativo non solo è
necessario appartenere a una determinata
"comunità" legata a
una serie di pratiche religiose che
ci danno la garanzia della salvezza.
L'importante è attraversare la
porta stretta vale a dire l'impegno
serio e personale per la ricerca del
Regno di Dio, questa è l'unica
garanzia che ci da la certezza che si
sta nel cammino che ci conduce alla
luce della salvezza. Gesù a ripetuto
molte volte questo concetto "non
tutti quelli che mi dicono Signore,
Signore, entreranno nel Regno dei cieli,
ma quelli che fanno la volontà
del Padre mio che sta nei cieli".
Mangiare e bere il corpo e il sangue
del Signore, ascoltare la sua parola,
moltiplicare le preghiere è importante
ma non è sufficiente per raggiungere
la salvezza, perché come afferma
Dio per bocca del profeta Isaia: non
posso sopportare falsità e solennità"
(1,13), al rito deve unirsi la vita,
la religione deve impregnare tutta la
vita, la preghiera deve orientarsi alla
pratica della carità, la liturgia
deve aprirsi alla giustizia e al bene
della salvezza.
L'immagine
che Gesù usa inizialmente è
quella della porta stretta, che rappresenta
molto bene l'impegno che è necessario
per raggiungere la meta della salvezza,
il verbo greco usato da Luca "agonizesthe
è tradotto con sforzarsi"
indica una lotta, una specie di "agonia",
include fatica e sofferenza, che coinvolge
tutta la persona nel cammino di fedeltà
a Dio.
La vita cristiana è una vita
di lotta quotidiana per elevarsi a un
livello spirituale superiore; è
sbagliato incrociare le braccia e rilassarsi
dopo aver preso un impegno personale
con Cristo. Non possiamo restare stanchi
nella nostra fedeltà al Regno
di Dio.
Credere
è una cosa seria e radicale e
non si riduce solo a certi atti di devozione:
questi possono essere solo segni di
una adesione radicale. Al Regno di Dio
sono ammessi tutti i giusti della terra
che hanno amato e lottato, che si sono
sforzati per la loro fede con sincerità
di cuore, questo significa che il cristianesimo
si apre a tutte le razze, a tutte le
culture, a tutte le espressioni sociali
e personali senza nessuna restrizione.
Per
la revisione di vita
-
"Alla fine, colui che si salva
sa e chi non si salva non sa niente",
diceva l'adagio classico. Le verità
eterne possono richiedere molte riletture
e attualizzazioni, ma nella loro sostanza
continuano ad essere vere. Come sto
camminando verso il di là da
questa vita? Ascoltare nel mio cuore
la presenza della salvezza.
- A che serve all'uomo guadagnare il
mondo intero se alla fine perde se stesso?
Per
l'incontro di gruppo
-
Il tema della "salvezza eterna"
fu in altri tempi il tema chiave della
vita cristiana. Qual è oggi il
ruolo di questo tema tra noi: strano,
ossessionante, fecondo, trascurato,
magico
?
- Abbiamo domande "curiose"
sulla salvezza, o le nostre sono domande
vive ed esistenziali?
- "Il cammino ordinario (per la
maggioranza) della salvezza sono le
religioni non cristiane", diceva
Karl Rahner. Commentare e dibattere.
Per
la preghiera dei fedeli
-
Perché il Signore ci dia una
visione fiduciosa e ottimista per il
trionfo della salvezza nel mondo, al
di là di ogni frontiera religiosa
o ecclesiastica
- Per tutti i teologi delle diverse
religioni, perché aiutino le
comunità religiose e universali
a dialogare e ad avvicinarsi, sapendo
che il "Dio di tutti noi"
ci amò per primo e senza divisioni
- Perché l'ecumenismo si realizzi
non solo nelle cupole teologiche e gerarchiche,
ma nel "dialogo della vita"
tra le comunità religiose
- Per tutti coloro che impostano la
loro vita pensando semplicemente al
mondo presente, prima della morte personale,
perché non tralascino di ascoltare
la voce di Dio che li chiama dal profondo
del loro cuore a vivere in pienezza
di vita e nel rispetto di vita
- Perché ciascuno di noi ricordi
che è più importante non
perdere se stesso, che conquistare tutto
il mondo
Orazione
comunitaria
Dio
che vuoi che tutti gli uomini e le donne
si salvino e arrivino alla conoscenza
della verità, ispiraci la convinzione
che la tua verità è più
grande della nostra, e insegnaci la
tua pazienza pedagogica, perché
la nostra testimonianza di Te sia sempre
amorosa, paziente, dialogante e disposta
ad ascoltare e ad apprendere. Per Cristo
nostro Signore.