Domenica 22 agosto 2010
21ª Domenica per Annum C


Is 66,18-21: Da tutti i paesi riporteranno i vostri fratelli
Sal 116
Eb 12,5-7.11-13: Il Signore riprende quelli che ama
Lc 13,22-30: Verranno da oriente e occidente e sederanno a mensa nel Regno di Dio

Gesù continua il suo viaggio a Gerusalemme, verso la croce, passando per villaggi nei quali insegnava. In questo contesto, uno domanda al Signore: Signore sono pochi quelli che si salveranno? Come si vede, la domanda punta al numero: quanti ci salveremo, pochi o molti? La risposta di Gesù sposta l'attenzione dal "quanti" al "come" salvarci.

E' lo stesso atteggiamento che notiamo a proposito della parusia: "i discepoli domandano
"quando" si realizzerà il ritorno del Figlio dell'Uomo e Gesù risponde indicando "come" prepararsi per questo ritorno, che fare durante l'attesa (Mt 24,3-4). Questa forma di agire da parte di Gesù non strana né poco cortese; è il modo di agire di chi vuole educare i discepoli a passare dal piano della curiosità a quello della sapienza, dalle domande oziose che appassionano la gente ai veri problemi che servono per il Regno. Allora Gesù approfitta di questa occasione per istruire i discepoli sui requisiti della salvezza.

Naturalmente la cosa interessa molto anche a noi discepoli di oggi che siamo di fronte allo stesso problema. Quindi, cosa dice Gesù rispetto al modo di salvarci? Due cose: una negativa e una positiva; primo, ciò che non serve e non basta, poi ciò che serve per salvarsi. Non serve, o in tutti i casi non basta per salvarsi il fatto di appartenere a un determinato popolo, una determinata razza o tradizione, istituzione, sebbene sia pure il popolo eletto da cui proviene il salvatore: "abbiamo mangiato e bevuto con te e tu hai insegnato nelle nostre piazze… non so di dove siete". Nel racconto di Luca è evidente che coloro che parlano e rivendicano privilegi sono giudei; nel racconto di Matteo, il panorama si amplia: siamo ora in un contesto di chiesa; sentiamo qui cristiani che presentano lo stesso tipo di pretesa: "abbiamo profetizzato nel tuo nome (ossia nel nome di Gesù) abbiamo fatto miracoli… ma la risposta del Signore è la stessa: non vi conosco, allontanatevi da me" (Cfr. Mt 7,22-23). Pertanto per salvarsi non basta nemmeno il semplice fatto di aver conosciuto Gesù e appartenere alla chiesa; serve dell'altro.

Giustamente "quest'altra cosa" è quella che Gesù vuole rivelare con le parole sulla "porta stretta". Siamo nella risposta positiva, in ciò che veramente assicura la salvezza. Ciò che mette in cammino la salvezza non è un titolo di proprietà (non ci sono titoli di proprietà per un dono di salvezza), ma una decisione personale. Questo è chiaro anche nel testo di Matteo che contrappone due cammini e due porte - una stretta e un'altra larga - che conducono rispettivamente alla vita e alla morte: quest'immagine di due cammini Gesù la prende da Dt 30,15ss e dai Profeti (Ger 21,8); fu per i primi cristiani una specie di codice morale. Ci sono due cammini - leggiamo nella Didaché - uno della vita e l'altro della morte; e la differenza tra i due è grande. Al cammino della vita corrisponde l'amore a Dio e al prossimo, il benedire chi maledice, il tenersi lontani dai desideri della carne, perdonare chi ti offende, essere sincero, povero; insomma, i comandamenti di Dio e le beatitudini di Gesù. Al cammino della morte corrispondono, al contrario, la violenza, l'ipocrisia, l'oppressione del povero, la menzogna; in altre parole l'opposto, ai comandamenti e alle beatitudini.

L'insegnamento sul cammino stretto trova lo sviluppo molto pertinente nella seconda lettura di oggi: "il Signore corregge quelli che ama…" il cammino stretto non è stretto per qualche motivo incomprensibile o per un capriccio di Dio che si diverte a farlo così, ma è diventato così a causa del peccato, perché c'è stata una ribellione, siamo usciti da una porta... Il conflitto della croce è il mezzo predicato da Gesù e inaugurato da Lui stesso per rimontare questo pendio, invertire questa ribellione e "tornare ad entrare".

Ma perché via "larga" e via "stretta"? Forse che la via del male è sempre facile e gradevole da percorrere mentre al via del bene è sempre dura e stancante? E' importante operare qui un discernimento per non cadere nella stessa tentazione dell'autore del Salmo 73. Anche a questo credente dell'Antico Testamento era sembrato che non ci fosse sofferenza per gli empi, che il loro corpo sia sempre sano e soddisfatto, che non vengano colpiti dagli altri uomini, ma che stiano sempre tranquilli ammassando ricchezze, come Dio avesse una preferenza per loro; il salmista si scandalizzò di questo, al punto di sentirsi tentato di abbandonare il suo cammino per fare come gli altri. In questo stato di agitazione, entrò nel tempio e si mise a pregare, e vide con chiarezza; comprese "qual è la loro fine" ossia la fine degli empi, iniziò a lodare Dio e a rendergli grazie con gioia perché ancora stava con lui. Di conseguenza, la luce gli venne pregando e considerando le cose dalla fine ossia dal loro scioglimento.

Torniamo al filo del discorso; Gesù rompe lo schema e porta il tema sul piano personale e qualitativo non solo è necessario appartenere a una determinata "comunità" legata a una serie di pratiche religiose che ci danno la garanzia della salvezza. L'importante è attraversare la porta stretta vale a dire l'impegno serio e personale per la ricerca del Regno di Dio, questa è l'unica garanzia che ci da la certezza che si sta nel cammino che ci conduce alla luce della salvezza. Gesù a ripetuto molte volte questo concetto "non tutti quelli che mi dicono Signore, Signore, entreranno nel Regno dei cieli, ma quelli che fanno la volontà del Padre mio che sta nei cieli". Mangiare e bere il corpo e il sangue del Signore, ascoltare la sua parola, moltiplicare le preghiere è importante ma non è sufficiente per raggiungere la salvezza, perché come afferma Dio per bocca del profeta Isaia: non posso sopportare falsità e solennità" (1,13), al rito deve unirsi la vita, la religione deve impregnare tutta la vita, la preghiera deve orientarsi alla pratica della carità, la liturgia deve aprirsi alla giustizia e al bene della salvezza.

L'immagine che Gesù usa inizialmente è quella della porta stretta, che rappresenta molto bene l'impegno che è necessario per raggiungere la meta della salvezza, il verbo greco usato da Luca "agonizesthe è tradotto con sforzarsi" indica una lotta, una specie di "agonia", include fatica e sofferenza, che coinvolge tutta la persona nel cammino di fedeltà a Dio.
La vita cristiana è una vita di lotta quotidiana per elevarsi a un livello spirituale superiore; è sbagliato incrociare le braccia e rilassarsi dopo aver preso un impegno personale con Cristo. Non possiamo restare stanchi nella nostra fedeltà al Regno di Dio.

Credere è una cosa seria e radicale e non si riduce solo a certi atti di devozione: questi possono essere solo segni di una adesione radicale. Al Regno di Dio sono ammessi tutti i giusti della terra che hanno amato e lottato, che si sono sforzati per la loro fede con sincerità di cuore, questo significa che il cristianesimo si apre a tutte le razze, a tutte le culture, a tutte le espressioni sociali e personali senza nessuna restrizione.

Per la revisione di vita

- "Alla fine, colui che si salva sa e chi non si salva non sa niente", diceva l'adagio classico. Le verità eterne possono richiedere molte riletture e attualizzazioni, ma nella loro sostanza continuano ad essere vere. Come sto camminando verso il di là da questa vita? Ascoltare nel mio cuore la presenza della salvezza.
- A che serve all'uomo guadagnare il mondo intero se alla fine perde se stesso?

Per l'incontro di gruppo

- Il tema della "salvezza eterna" fu in altri tempi il tema chiave della vita cristiana. Qual è oggi il ruolo di questo tema tra noi: strano, ossessionante, fecondo, trascurato, magico…?
- Abbiamo domande "curiose" sulla salvezza, o le nostre sono domande vive ed esistenziali?
- "Il cammino ordinario (per la maggioranza) della salvezza sono le religioni non cristiane", diceva Karl Rahner. Commentare e dibattere.

Per la preghiera dei fedeli

- Perché il Signore ci dia una visione fiduciosa e ottimista per il trionfo della salvezza nel mondo, al di là di ogni frontiera religiosa o ecclesiastica…
- Per tutti i teologi delle diverse religioni, perché aiutino le comunità religiose e universali a dialogare e ad avvicinarsi, sapendo che il "Dio di tutti noi" ci amò per primo e senza divisioni…
- Perché l'ecumenismo si realizzi non solo nelle cupole teologiche e gerarchiche, ma nel "dialogo della vita" tra le comunità religiose…
- Per tutti coloro che impostano la loro vita pensando semplicemente al mondo presente, prima della morte personale, perché non tralascino di ascoltare la voce di Dio che li chiama dal profondo del loro cuore a vivere in pienezza di vita e nel rispetto di vita…
- Perché ciascuno di noi ricordi che è più importante non perdere se stesso, che conquistare tutto il mondo…

Orazione comunitaria

Dio che vuoi che tutti gli uomini e le donne si salvino e arrivino alla conoscenza della verità, ispiraci la convinzione che la tua verità è più grande della nostra, e insegnaci la tua pazienza pedagogica, perché la nostra testimonianza di Te sia sempre amorosa, paziente, dialogante e disposta ad ascoltare e ad apprendere. Per Cristo nostro Signore.