Domenica 29 agosto 2010
22ª Domenica per Annum C


Sir 3,19-21.30-31: Fatti piccolo e otterrai il favore di Dio
Sal 67: Hai preparato, o Dio, una casa per i poveri
Eb 12,18-19.22-24: Vi siete avvicinati al monte Sion, città del Dio vivo
Lc 14,1.7-14: Chi s'innalza sarà abbassato

Il testo di oggi si colloca nella sezione di Vangelo in cui Luca racconta gli incidenti del cammino di Gesù verso Gerusalemme.

Questa sezione consta di tre parti: a) preambolo del viaggio (9,51-10,24); b) parte centrale (10,25-18,30); c) salita a Gerusalemme (18,31-19,46). Il centro di tutta la sezione si trova in 13,31-35, scena nella quale Gesù piange per la città e la denuncia per la sua infedeltà.
Nel preambolo, Gesù nomina i settanta discepoli, di origine samaritana, che si costituiscono come un gruppo alternativo a quello dei dodici; nella parte centrale, Gesù istruisce i discepoli e le moltitudini sulle caratteristiche del Regno di Dio e li mette in guardia contro i loro avversari, i farisei; questa sezione è come un lungo cammino - esodo, simile a quello d'Israele nel deserto; la salita a Gerusalemme inizia con la terza e ultima predizione di Gesù sulla sua morte e resurrezione, fatta ai dodici, e termina con l'entrata di Gesù a Gerusalemme e la denuncia del tempio come "covo di ladri".

Questa denuncia del tempio provocherà lo scontro finale di Gesù e la sua morte, poiché al termine della denuncia di Gesù contro il tempio, l'evangelista commenta: "tutti i giorni insegnava nel tempio. I sommi sacerdoti e i dottori cercavano di metterlo a morte, e lo stesso facevano gli anziani del popolo, ma non sapevano come fare, perché il popolo intero pendeva dalle sue labbra".

La sentenza pertanto è già decisa, resta solo da eseguirla. Lo scontro di Gesù culmina nella sua morte; ma il suo esodo, questo viaggio verso Gerusalemme, non finisce sulla croce, quale prova del suo fallimento, ma nella terra promessa della resurrezione, il terzo giorno che evidenzia il trionfo di Dio in Gesù. Questo cammino di Gesù verso la morte è il passo definitivo verso la vita, che conferma che Dio sta con lui, riempiendo di ragione la sua esistenza e negando la mancanza di ragione dei leader del sistema giudaico che avevano trasformato il tempio in un covo di ladri (parole che sono una citazione di Ger 7,11; cfr. anche Is 56,7), luogo dove andavano a cercare sicurezza e rifugio coloro che conducevano una vita in disaccordo con la vera volontà di Dio: il servizio e l'offerta agli altri, per amore. I capi del popolo si erano trasformati nei loro oppressori.

E' umano l'affanno dell'essere, del collocarsi, dello stare sopra gli altri. Sembra tanto naturale convivere con questo desiderio, che il contrario si etichetta nella nostra società come "idiozia". Chi non aspira al di più, chi non si colloca al di sopra degli altri, chi non si sopravvaluta, è tacciato, a volte, d'essere "tonto" in questo mondo tanto competitivo. Nella nostra società c'è un complesso sistema di norme, di protocollo, per il quale ciascuno si deve collocare a secondo del proprio valore. Negli atti pubblici, le autorità civili o religiose, occupano un posto o l'altro, osservando una rigorosa gerarchia dei posti. Siamo talmente abituati a queste regole, che sembra normale questo comportamento gerarchizzato.

Gesù la fa finita con questo tipo di protocollo, invitando alla sensatezza e al buon senso comune i suoi seguaci. E' meglio quando si è invitati, non mettersi al primo posto, ma all'ultimo, finché venga il capo del cerimoniale e collochi ciascuno al proprio posto. Il consiglio di Gesù deve trasformarsi nella pratica abituale del cristiano. Il luogo del discepolo, del seguace di Gesù, è per libera scelta l'ultimo posto. Lezione magistrale del Vangelo che non è solita essere messa in pratica con frequenza. Non bisogna darsi arie, devono essere gli altri a darci la meritata importanza; il contrario può portare cattive conseguenze. Il cristiano non deve situarsi mai, di propria volontà, nel luogo preferito.

Non solo non darsi importanza, ma agire sempre disinteressatamente. Gesù denuncia la pratica di quelli che invitano quelli che a loro volta li invitano, del "do ut des", del "ti do perché tu mi dia" e incoraggia ad invitare poveri, cechi e zoppi, gente che nessuno invita quando si da un banchetto; chi agisce così sarà beato, perché non avrà ricompensa umana, ma divina "quando resusciteranno i giusti". Le parole di Gesù sono un invito alla generosità che non cerca di essere ricompensata, al disinteresse a celebrare la festa con chi nessuno la celebra e con quelli che non possono sperare nulla. Il cristiano deve sedersi alla loro mensa, o, che è lo stesso, condividere la vita con gli emarginati della società, che non hanno un posto alla mensa della vita: poveri, cechi… Chi agisce così sentirà la vera beatitudine di chi da senza sperare di ricevere.

Le parole di Gesù nel Vangelo di oggi mostrano le regole d'oro del protocollo cristiano: rinunciare a darsi importanza, invitare chi non può corrispondere, dare la preferenza agli altri, far sedere alla mensa della vita coloro che abbiamo tenuto lontano dalla società.
Chi fa questo, merita una beatitudine che viene a sommarsi al catalogo delle otto del Discorso della montagna: "beato tu, perché non possono contraccambiarti; ti pagheranno quando resusciteranno i giusti".

Per Gesù acquisisce il vero onore chi non esalta se stesso sopra gli altri, ma si abbassa volontariamente. Paradossalmente, si acquisisce il vero onore non esaltandosi, ma mettendosi all'ultimo posto e al servizio di tutti. La generosità si deve condividere con i "poveri" che non possono ripagare con la stessa moneta, perché non possiedono nulla. Onore e vergogna acquisiscono in bocca a Gesù un contenuto diverso: l'onore consiste nel servire occupando gli ultimi posti e ciò non è motivo di vergogna ma un segnale veritiero che si sta già nel gruppo dei veri seguaci di quel Gesù che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita per tutti.

Le restanti letture di questa domenica vanno nella stessa linea del Vangelo; nella prima, del libro del Siracide si danno consigli di senso comune: la convenienza di procedere sempre con umiltà, di farsi piccolo nelle grandezze umane, di non attribuirsi un esagerata importanza, tanto nella linea del comportamento e dei consigli di Gesù che si è reso accessibile, meno solenne, e non si manifesta come il Dio dell'Antico Testamento, con segnali di fuoco, terremoti, tormente, ma come mediatore della Nuova Alleanza, come ponte tra la comunità e Dio. Per giungere a Dio, i cristiani devono passare attraverso Gesù, vero cammino verso il padre e l'unico sentiero che deve percorrere la comunità cristiana.

Egli si è definito nel Vangelo di Giovanni come via, verità e vita, o come cammino che porta alla verità che è e conduce alla vita. E la vita fiorisce in pienezza quando è impregnata di amore senza paure né desideri di protagonismo, quando si sa occupare l'unico posto di libera scelta del cristiano: l'ultimo, perché non ci siano ultimi, perché non ci sia chi stia sopra e chi sotto, come Gesù si propose. Meravigliosa utopia che ci spinge a conseguire quanto prima l'unica aspirazione o meta che deve porsi il cristiano: quella di fare un mondo di fratelli, resi uguali dal mutuo servizio.

Per la revisione di vita

- Quale maniera, cosciente o incosciente ha il mio cuore per portarmi a cercare "i primi posti"? Quando invito, lo faccio pensando - coscientemente o incoscientemente - alla ricompensa che mi potranno restituire?
- In definitiva: sono umile e gratuito? La mia speranza è posta nella "resurrezione dei giusti" come dice Gesù?

Per l'incontro di gruppo

- I due temi che la parola di Dio offre oggi per l'incontro di gruppo potrebbero essere l'umiltà e la gratuità:
- L'umiltà: cos'è realmente? Differenziarla dall'abbattimento, dal complesso d'inferiorità, dalla timidezza, dalla mancanza di autostima… come coniugarla con la verità, con la legittima aspirazione ad essere di più, con la sana ribellione?
- La gratuità: significa un salto qualitativo dell'uomo sull'egocentrismo inscritto nei nostri istinti animali. Ed il Vangelo lo potenzia al massimo. L'amore è vero solo nella misura in cui è gratuito. Ogni "commercializzazione" o ricerca di ricompensa nell'amore è la sua distruzione. Come viverla in un tempo dove tutto si compra e si vende, dove la rendita è un valore centrale, e dove la beneficenza o la donazione sono considerate come negative per lo sviluppo…?

Per la preghiera dei fedeli

- Perché la vita interna della chiesa sia testimonianza della ricerca del maggior servizio e non del maggior onore o potere…
- Perché la "ger-archia" (potere sacro) sia intesa in senso cristiano piuttosto come "gero-dulia" (servizio sacro)…
- Perché siamo capaci di porre il nostro cuore e il nostro tesoro nei veri valori, che resistono fino alla "resurrezione dei giusti" fino alla vittoria della giustizia…
- Perché il Vangelo sfidi in noi l'ideologia neoliberale che tutto compra e vende, senza lasciare spazio alla gratuità e all'amore generoso…
- Perché educhiamo il nostro sguardo e il nostro cuore, in modo che siamo capaci di godere nei valori gratuiti, lì dove altri possono vedere solo una perdita di occasioni di lucro…

Orazione comunitaria

Dio Padre e Madre, che per puro amore gratuito ci hai creato e ci hai regalato gratuitamente la vita, donaci un cuore grande per amare, forte per lottare e generoso per offrire noi stessi come regalo alla tua famiglia umana. Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo figlio, che offri generosamente la sua vita per noi, come il cammino che dobbiamo seguire per giungere fino a Te, che vivi e regni per i secoli dei secoli.