Sir
3,19-21.30-31: Fatti piccolo e otterrai
il favore di Dio
Sal 67: Hai preparato, o Dio, una casa
per i poveri
Eb 12,18-19.22-24: Vi siete avvicinati
al monte Sion, città del Dio
vivo
Lc 14,1.7-14: Chi s'innalza sarà
abbassato
Il
testo di oggi si colloca nella sezione
di Vangelo in cui Luca racconta gli
incidenti del cammino di Gesù
verso Gerusalemme.
Questa
sezione consta di tre parti: a) preambolo
del viaggio (9,51-10,24); b) parte centrale
(10,25-18,30); c) salita a Gerusalemme
(18,31-19,46). Il centro di tutta la
sezione si trova in 13,31-35, scena
nella quale Gesù piange per la
città e la denuncia per la sua
infedeltà.
Nel preambolo, Gesù nomina i
settanta discepoli, di origine samaritana,
che si costituiscono come un gruppo
alternativo a quello dei dodici; nella
parte centrale, Gesù istruisce
i discepoli e le moltitudini sulle caratteristiche
del Regno di Dio e li mette in guardia
contro i loro avversari, i farisei;
questa sezione è come un lungo
cammino - esodo, simile a quello d'Israele
nel deserto; la salita a Gerusalemme
inizia con la terza e ultima predizione
di Gesù sulla sua morte e resurrezione,
fatta ai dodici, e termina con l'entrata
di Gesù a Gerusalemme e la denuncia
del tempio come "covo di ladri".
Questa
denuncia del tempio provocherà
lo scontro finale di Gesù e la
sua morte, poiché al termine
della denuncia di Gesù contro
il tempio, l'evangelista commenta: "tutti
i giorni insegnava nel tempio. I sommi
sacerdoti e i dottori cercavano di metterlo
a morte, e lo stesso facevano gli anziani
del popolo, ma non sapevano come fare,
perché il popolo intero pendeva
dalle sue labbra".
La
sentenza pertanto è già
decisa, resta solo da eseguirla. Lo
scontro di Gesù culmina nella
sua morte; ma il suo esodo, questo viaggio
verso Gerusalemme, non finisce sulla
croce, quale prova del suo fallimento,
ma nella terra promessa della resurrezione,
il terzo giorno che evidenzia il trionfo
di Dio in Gesù. Questo cammino
di Gesù verso la morte è
il passo definitivo verso la vita, che
conferma che Dio sta con lui, riempiendo
di ragione la sua esistenza e negando
la mancanza di ragione dei leader del
sistema giudaico che avevano trasformato
il tempio in un covo di ladri (parole
che sono una citazione di Ger 7,11;
cfr. anche Is 56,7), luogo dove andavano
a cercare sicurezza e rifugio coloro
che conducevano una vita in disaccordo
con la vera volontà di Dio: il
servizio e l'offerta agli altri, per
amore. I capi del popolo si erano trasformati
nei loro oppressori.
E'
umano l'affanno dell'essere, del collocarsi,
dello stare sopra gli altri. Sembra
tanto naturale convivere con questo
desiderio, che il contrario si etichetta
nella nostra società come "idiozia".
Chi non aspira al di più, chi
non si colloca al di sopra degli altri,
chi non si sopravvaluta, è tacciato,
a volte, d'essere "tonto"
in questo mondo tanto competitivo. Nella
nostra società c'è un
complesso sistema di norme, di protocollo,
per il quale ciascuno si deve collocare
a secondo del proprio valore. Negli
atti pubblici, le autorità civili
o religiose, occupano un posto o l'altro,
osservando una rigorosa gerarchia dei
posti. Siamo talmente abituati a queste
regole, che sembra normale questo comportamento
gerarchizzato.
Gesù
la fa finita con questo tipo di protocollo,
invitando alla sensatezza e al buon
senso comune i suoi seguaci. E' meglio
quando si è invitati, non mettersi
al primo posto, ma all'ultimo, finché
venga il capo del cerimoniale e collochi
ciascuno al proprio posto. Il consiglio
di Gesù deve trasformarsi nella
pratica abituale del cristiano. Il luogo
del discepolo, del seguace di Gesù,
è per libera scelta l'ultimo
posto. Lezione magistrale del Vangelo
che non è solita essere messa
in pratica con frequenza. Non bisogna
darsi arie, devono essere gli altri
a darci la meritata importanza; il contrario
può portare cattive conseguenze.
Il cristiano non deve situarsi mai,
di propria volontà, nel luogo
preferito.
Non
solo non darsi importanza, ma agire
sempre disinteressatamente. Gesù
denuncia la pratica di quelli che invitano
quelli che a loro volta li invitano,
del "do ut des", del "ti
do perché tu mi dia" e incoraggia
ad invitare poveri, cechi e zoppi, gente
che nessuno invita quando si da un banchetto;
chi agisce così sarà beato,
perché non avrà ricompensa
umana, ma divina "quando resusciteranno
i giusti". Le parole di Gesù
sono un invito alla generosità
che non cerca di essere ricompensata,
al disinteresse a celebrare la festa
con chi nessuno la celebra e con quelli
che non possono sperare nulla. Il cristiano
deve sedersi alla loro mensa, o, che
è lo stesso, condividere la vita
con gli emarginati della società,
che non hanno un posto alla mensa della
vita: poveri, cechi
Chi agisce
così sentirà la vera beatitudine
di chi da senza sperare di ricevere.
Le
parole di Gesù nel Vangelo di
oggi mostrano le regole d'oro del protocollo
cristiano: rinunciare a darsi importanza,
invitare chi non può corrispondere,
dare la preferenza agli altri, far sedere
alla mensa della vita coloro che abbiamo
tenuto lontano dalla società.
Chi fa questo, merita una beatitudine
che viene a sommarsi al catalogo delle
otto del Discorso della montagna: "beato
tu, perché non possono contraccambiarti;
ti pagheranno quando resusciteranno
i giusti".
Per
Gesù acquisisce il vero onore
chi non esalta se stesso sopra gli altri,
ma si abbassa volontariamente. Paradossalmente,
si acquisisce il vero onore non esaltandosi,
ma mettendosi all'ultimo posto e al
servizio di tutti. La generosità
si deve condividere con i "poveri"
che non possono ripagare con la stessa
moneta, perché non possiedono
nulla. Onore e vergogna acquisiscono
in bocca a Gesù un contenuto
diverso: l'onore consiste nel servire
occupando gli ultimi posti e ciò
non è motivo di vergogna ma un
segnale veritiero che si sta già
nel gruppo dei veri seguaci di quel
Gesù che non è venuto
per essere servito, ma per servire e
dare la vita per tutti.
Le
restanti letture di questa domenica
vanno nella stessa linea del Vangelo;
nella prima, del libro del Siracide
si danno consigli di senso comune: la
convenienza di procedere sempre con
umiltà, di farsi piccolo nelle
grandezze umane, di non attribuirsi
un esagerata importanza, tanto nella
linea del comportamento e dei consigli
di Gesù che si è reso
accessibile, meno solenne, e non si
manifesta come il Dio dell'Antico Testamento,
con segnali di fuoco, terremoti, tormente,
ma come mediatore della Nuova Alleanza,
come ponte tra la comunità e
Dio. Per giungere a Dio, i cristiani
devono passare attraverso Gesù,
vero cammino verso il padre e l'unico
sentiero che deve percorrere la comunità
cristiana.
Egli
si è definito nel Vangelo di
Giovanni come via, verità e vita,
o come cammino che porta alla verità
che è e conduce alla vita. E
la vita fiorisce in pienezza quando
è impregnata di amore senza paure
né desideri di protagonismo,
quando si sa occupare l'unico posto
di libera scelta del cristiano: l'ultimo,
perché non ci siano ultimi, perché
non ci sia chi stia sopra e chi sotto,
come Gesù si propose. Meravigliosa
utopia che ci spinge a conseguire quanto
prima l'unica aspirazione o meta che
deve porsi il cristiano: quella di fare
un mondo di fratelli, resi uguali dal
mutuo servizio.
Per
la revisione di vita
-
Quale maniera, cosciente o incosciente
ha il mio cuore per portarmi a cercare
"i primi posti"? Quando invito,
lo faccio pensando - coscientemente
o incoscientemente - alla ricompensa
che mi potranno restituire?
- In definitiva: sono umile e gratuito?
La mia speranza è posta nella
"resurrezione dei giusti"
come dice Gesù?
Per
l'incontro di gruppo
-
I due temi che la parola di Dio offre
oggi per l'incontro di gruppo potrebbero
essere l'umiltà e la gratuità:
- L'umiltà: cos'è realmente?
Differenziarla dall'abbattimento, dal
complesso d'inferiorità, dalla
timidezza, dalla mancanza di autostima
come coniugarla con la verità,
con la legittima aspirazione ad essere
di più, con la sana ribellione?
- La gratuità: significa un salto
qualitativo dell'uomo sull'egocentrismo
inscritto nei nostri istinti animali.
Ed il Vangelo lo potenzia al massimo.
L'amore è vero solo nella misura
in cui è gratuito. Ogni "commercializzazione"
o ricerca di ricompensa nell'amore è
la sua distruzione. Come viverla in
un tempo dove tutto si compra e si vende,
dove la rendita è un valore centrale,
e dove la beneficenza o la donazione
sono considerate come negative per lo
sviluppo
?
Per
la preghiera dei fedeli
-
Perché la vita interna della
chiesa sia testimonianza della ricerca
del maggior servizio e non del maggior
onore o potere
- Perché la "ger-archia"
(potere sacro) sia intesa in senso cristiano
piuttosto come "gero-dulia"
(servizio sacro)
- Perché siamo capaci di porre
il nostro cuore e il nostro tesoro nei
veri valori, che resistono fino alla
"resurrezione dei giusti"
fino alla vittoria della giustizia
- Perché il Vangelo sfidi in
noi l'ideologia neoliberale che tutto
compra e vende, senza lasciare spazio
alla gratuità e all'amore generoso
- Perché educhiamo il nostro
sguardo e il nostro cuore, in modo che
siamo capaci di godere nei valori gratuiti,
lì dove altri possono vedere
solo una perdita di occasioni di lucro
Orazione
comunitaria
Dio
Padre e Madre, che per puro amore gratuito
ci hai creato e ci hai regalato gratuitamente
la vita, donaci un cuore grande per
amare, forte per lottare e generoso
per offrire noi stessi come regalo alla
tua famiglia umana. Per il nostro Signore
Gesù Cristo tuo figlio, che offri
generosamente la sua vita per noi, come
il cammino che dobbiamo seguire per
giungere fino a Te, che vivi e regni
per i secoli dei secoli.