At
5,12-16: Cresceva il numero dei credenti
Sal 117
Ap 1,9-13.17-19: Era morto ma ora vive
Gv 20,19-31: Apparizione dopo otto giorni
Nella
prima parte del libro degli Atti (cap.1-5)
abbiamo tre sommari o riassunti di Luca:
2,42-47/4,32-35/5,12-16. La liturgia
di questa domenica ci presenta solo
il terzo sommario, ma è necessario
comprenderlo alla luce dei due precedenti.
In questi testi troviamo un espediente
letterario tipico di Luca. Questi sommari
o riassunti sono utilizzati per generalizzare
fatti concreti e rappresentano una situazione
globale e permanente. Luca non può
con i pochi fatti che conosce ricostruire
la vita totale, quotidiana e permanente
della comunità di Gerusalemme
dei primi anni. Per ricostruirla deve
usare un altro genere letterario; non
il racconto di fatti particolari, ma
un sommario di fatti ripetuti e costitutivi.
Un sommario è un riassunto che
generalizza fatti concreti. I sommari
riportati in 1,12-14 (la comunità
di fronte alla Pentecoste)e 5,42 (che
è un sommario conclusivo di tutta
la sezione) hanno una funzione introduttiva.
I
tre sommari sulla vita della comunità
hanno come testo basilare la frase di
2,42-43 (che alcuni ritengono una fonte
precedente utilizzata da Luca): "Erano
perseveranti nel insegnamento degli
apostoli,la comunione, la frazione del
pane e le preghiere.
Il timore era su tutti, poiché
gli apostoli compivano molti segni e
prodigi".
Tutto
lo sviluppo dei tre sommari è
un'amplificazione di questa frase basilare.
Per questo vediamo qui i tre sommari
uniti. Ciò che ci viene raccontato
in questi sommari sono le attività
costitutive della comunità dopo
la Pentecoste; non sono fatti isolati,
ma azioni permanenti e fondanti. Vediamo
ciascuna di esse:
Erano
perseveranti nell'insegnamento degli
apostoli (2,42). Gli insegnamenti (in
greco "didaché") degli
apostoli, si riferiscono al Vangelo:
"a tutto ciò che Gesù
fece e insegnò fin dal principio
(1,1)". Gli apostoli si definiscono
come gli uomini che aiutarono il Signore
Gesù mentre egli visse con loro
e sono testimoni della sua resurrezione
(1,21-22). La comunità è
fondata su questi insegnamenti, che
sono la testimonianza diretta dei discepoli
di Gesù e che si chiamano "tradizione
apostolica". E' la "memoria
storica" di Gesù di Nazareth.
Questo è il primo elemento che
fonda e da identità alla comunità.
Erano
perseveranti nella comunione (2,42).
La comunione (in greco "koinonia")
è un modo di vivere nella comunità
che Luca sviluppa nei suoi tre sommari.
In forma schematica possiamo dire che
ha due dimensioni: una soggettiva e
l'altra oggettiva. La dimensione soggettiva
si esprime con la formula: "avevano
un cuor solo e un anima sola" (4,32),
cioè, costituivano un solo corpo,
con un solo cuore e una sola anima.
La dimensione obiettiva è più
complessa e la potremmo riassumere schematicamente
in tre realtà fondamentali:
Primo:
avevano tutto in comune, poiché
vendevano i loro possedimenti e i loro
beni (2,44-45); nessuno diceva suoi
i propri beni, poiché tutto era
in comune tra loro (4,32); tutti coloro
che avevano campi o case le vendevano
e potevano il ricavato ai piedi degli
apostoli (4,34.35). Nella comunità
c'erano credenti che avevano "possedimenti,
beni, campi e case", ma tutto era
loro comune, perché nessuno considerava
come proprio ciò che possedeva
o perché tutto vendevano. C'era
pertanto la comunità dei beni:
proprietà che non si vendevano,
ma che erano di tutti o il denaro delle
proprietà che si vendevano e
che veniva consegnato agli apostoli.
Secondo: si dava a ciascuno secondo
le proprie necessità (2,45 e
4,35). La conseguenza di ciò
era ovvia.
Terzo: non c'era nessun bisognoso tra
di loro (4,34)
Si è scritto molto su questa
pratica della Koinonia delle prime comunità.
E' impossibile ricostruire l'organizzazione
economica e amministrativa di questa
vita in comune, soprattutto se si considera
il numero della comunità. Da
prima 3000 (2,41), poi 5000 (4,4) e
finalmente "una moltitudine di
uomini e di donne (5,14). Ma la cosa
più importante non è conoscere
l'organizzazione concreta della Koinonia,
quanto lo spirito di questa organizzazione,
che è chiaro nel testo e che
potremmo riassumere con le stesse parole
così: ognuno dava secondo le
proprie possibilità, ognuno riceveva
secondo le proprie necessità,
non c'era nessun bisognoso tra loro.
Il
più importante è l'ultimo:
la mancanza di bisognosi o poveri tra
loro. Questo era in definitiva l'obiettivo
e lo spirito di tutta la pratica della
Koinonia, sebbene non conosciamo il
dettaglio della sua organizzazione concreta:
si condivideva tutto, perché
nessuno fosse bisognoso. Questo spirito
della prima comunità è
normativo per tutti i tempi, sebbene
la forma economica e amministrativa
concreta non la conosciamo, né
sappiamo nulla circa il suo successo
o fallimento successivo.
Erano
perseveranti nella frazione del pane
e nelle orazioni (2,42). La frazione
del pane è qui certamente l'Eucarestia.
Il testo aggiunge: "Spezzano il
pane a casa prendendo i pasti con letizia
e semplicità di cuore".
L'Eucarestia, nelle prime comunità,
si celebrava in casa, nel contesto di
un pasto (Lc 22,14-20/24,28-31/1Cor
10,16-17/1Cor 11,17-32). Era un pasto
con Gesù risorto, dove si partecipava
alla comunione con il corpo e il sangue
di Cristo e si celebrava la venuta del
Regno. Lo spazio della casa era lo spazio
della comunità cristiana, diverso
dallo spazio del tempio. L'Eucarestia
la presiedeva normalmente il capo della
casa, capo della comunità ecclesiale
che si riuniva nella sua casa.
La didaché, la Koinonia e l'Eucarestia
sono le tre attività fondanti
della comunità dopo Pentecoste,
nella quale perseveravano tutti i discepoli
di Gesù; sono tre attività
che hanno come contesto fondamentale
la casa, dove si vive la piccola comunità
e dove nasce la chiesa domestica. Nei
tre sommari si sottolinea inoltre l'attività
pubblica degli apostoli, il cui spazio
fondamentale è il tempio di Gerusalemme:
Molti
segni e prodigi avvenivano per opera
degli apostoli (2,43). Questo tema si
sviluppa nel secondo sommario: "gli
apostoli davano testimonianza della
resurrezione di Gesù con grande
potere" (4,33) e nel terzo sommario
(4,12a. 15-16). La comunità accompagna
gli apostoli e il contesto è
il tempio, dove si riunisce tutto il
popolo d'Israele. Gli apostoli continuano,
in Gerusalemme e dopo la resurrezione,
la pratica potente di Gesù. Dio
sta con loro, come stava con Gesù.
E' una pratica liberatrice, in funzione
della costruzione del Regno di Dio.
L'importante qui non è il carattere
miracoloso della pratica degli apostoli,
ma il potere di Cristo Risorto e dello
Spirito che si rivela nella pratica
degli apostoli. Anche questo aspetto
è fondante nella prima comunità
e normativo per la chiesa di tutti i
tempi. Se Cristo è risorto, la
pratica delle comunità cristiane
deve essere una pratica potente e liberatrice,
con segni e prodigi, nella costruzione
del Regno di Dio qui in terra.
Riflessione
pastorale sui tre sommari.
1)
Nel testo di Atti appare la tensione
tra la tendenza istituzionalizzante
(la ricostruzione dei dodici apostoli
per dare identità e continuità
al movimento di Gesù) e la "violenza"
dello Spirito (uragano e fuoco) che
spinge il movimento di Gesù come
movimento missionario verso tutte le
nazioni. Come viviamo oggi questa tensione?
L'istituzionalizzazione normalmente
è restrittiva (si vedano le condizioni
dettate da Pietro per scegliere il nuovo
apostolo), lo Spirito è universale
(tutte le nazioni, ogni carne: figli/figlie,
giovani/anziani, servi/serve e v.39:
per voi e per quelli che sono lontani).
Come viviamo oggi l'universalismo dello
Spirito?
2) La dimensione profetica della Pentecoste
consistette nel fatto che tutte le nazioni
della terra ascoltarono il vangelo nella
propria lingua. Oggi parliamo d'inculturazione
del vangelo o di evangelizzazione delle
culture. Come viviamo oggi nella chiesa
la dimensione profetica della Pentecoste
nell'inculturazione del Vangelo?
3) Pietro spiega ciò che è
successo a Pentecoste e nella resurrezione
di Gesù utilizzando tre testi
biblici. La citazione è una rilettura
e ricostruzione dei testi, che permette
di comprendere la realtà alla
luce della Bibbia e comprendere la Bibbia
alla luce della realtà. Come
viviamo noi oggi questa ermeneutica
apostolica?
4) Facciamo una riflessione sistematica
sulle quattro dimensioni costitutive
delle prime comunità dopo Pentecoste:
la Didaché (memoria storica di
Gesù), la Koinonia, l'Eucarestia
e le preghiere nelle case unite alla
pratica. Come viviamo queste dimensioni
oggi nelle singole comunità e
nella chiesa globale?