Domenica 11 aprile 2010
2ª Domenica di Pasqua C


At 5,12-16: Cresceva il numero dei credenti
Sal 117
Ap 1,9-13.17-19: Era morto ma ora vive
Gv 20,19-31: Apparizione dopo otto giorni

Nella prima parte del libro degli Atti (cap.1-5) abbiamo tre sommari o riassunti di Luca: 2,42-47/4,32-35/5,12-16. La liturgia di questa domenica ci presenta solo il terzo sommario, ma è necessario comprenderlo alla luce dei due precedenti. In questi testi troviamo un espediente letterario tipico di Luca. Questi sommari o riassunti sono utilizzati per generalizzare fatti concreti e rappresentano una situazione globale e permanente. Luca non può con i pochi fatti che conosce ricostruire la vita totale, quotidiana e permanente della comunità di Gerusalemme dei primi anni. Per ricostruirla deve usare un altro genere letterario; non il racconto di fatti particolari, ma un sommario di fatti ripetuti e costitutivi. Un sommario è un riassunto che generalizza fatti concreti. I sommari riportati in 1,12-14 (la comunità di fronte alla Pentecoste)e 5,42 (che è un sommario conclusivo di tutta la sezione) hanno una funzione introduttiva.

I tre sommari sulla vita della comunità hanno come testo basilare la frase di 2,42-43 (che alcuni ritengono una fonte precedente utilizzata da Luca): "Erano perseveranti nel insegnamento degli apostoli,la comunione, la frazione del pane e le preghiere.
Il timore era su tutti, poiché gli apostoli compivano molti segni e prodigi".

Tutto lo sviluppo dei tre sommari è un'amplificazione di questa frase basilare. Per questo vediamo qui i tre sommari uniti. Ciò che ci viene raccontato in questi sommari sono le attività costitutive della comunità dopo la Pentecoste; non sono fatti isolati, ma azioni permanenti e fondanti. Vediamo ciascuna di esse:

Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli (2,42). Gli insegnamenti (in greco "didaché") degli apostoli, si riferiscono al Vangelo: "a tutto ciò che Gesù fece e insegnò fin dal principio… (1,1)". Gli apostoli si definiscono come gli uomini che aiutarono il Signore Gesù mentre egli visse con loro e sono testimoni della sua resurrezione (1,21-22). La comunità è fondata su questi insegnamenti, che sono la testimonianza diretta dei discepoli di Gesù e che si chiamano "tradizione apostolica". E' la "memoria storica" di Gesù di Nazareth. Questo è il primo elemento che fonda e da identità alla comunità.

Erano perseveranti nella comunione (2,42). La comunione (in greco "koinonia") è un modo di vivere nella comunità che Luca sviluppa nei suoi tre sommari. In forma schematica possiamo dire che ha due dimensioni: una soggettiva e l'altra oggettiva. La dimensione soggettiva si esprime con la formula: "avevano un cuor solo e un anima sola" (4,32), cioè, costituivano un solo corpo, con un solo cuore e una sola anima. La dimensione obiettiva è più complessa e la potremmo riassumere schematicamente in tre realtà fondamentali:

Primo: avevano tutto in comune, poiché vendevano i loro possedimenti e i loro beni (2,44-45); nessuno diceva suoi i propri beni, poiché tutto era in comune tra loro (4,32); tutti coloro che avevano campi o case le vendevano e potevano il ricavato ai piedi degli apostoli (4,34.35). Nella comunità c'erano credenti che avevano "possedimenti, beni, campi e case", ma tutto era loro comune, perché nessuno considerava come proprio ciò che possedeva o perché tutto vendevano. C'era pertanto la comunità dei beni: proprietà che non si vendevano, ma che erano di tutti o il denaro delle proprietà che si vendevano e che veniva consegnato agli apostoli.
Secondo: si dava a ciascuno secondo le proprie necessità (2,45 e 4,35). La conseguenza di ciò era ovvia.
Terzo: non c'era nessun bisognoso tra di loro (4,34)
Si è scritto molto su questa pratica della Koinonia delle prime comunità. E' impossibile ricostruire l'organizzazione economica e amministrativa di questa vita in comune, soprattutto se si considera il numero della comunità. Da prima 3000 (2,41), poi 5000 (4,4) e finalmente "una moltitudine di uomini e di donne (5,14). Ma la cosa più importante non è conoscere l'organizzazione concreta della Koinonia, quanto lo spirito di questa organizzazione, che è chiaro nel testo e che potremmo riassumere con le stesse parole così: ognuno dava secondo le proprie possibilità, ognuno riceveva secondo le proprie necessità, non c'era nessun bisognoso tra loro.

Il più importante è l'ultimo: la mancanza di bisognosi o poveri tra loro. Questo era in definitiva l'obiettivo e lo spirito di tutta la pratica della Koinonia, sebbene non conosciamo il dettaglio della sua organizzazione concreta: si condivideva tutto, perché nessuno fosse bisognoso. Questo spirito della prima comunità è normativo per tutti i tempi, sebbene la forma economica e amministrativa concreta non la conosciamo, né sappiamo nulla circa il suo successo o fallimento successivo.

Erano perseveranti nella frazione del pane e nelle orazioni (2,42). La frazione del pane è qui certamente l'Eucarestia. Il testo aggiunge: "Spezzano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore". L'Eucarestia, nelle prime comunità, si celebrava in casa, nel contesto di un pasto (Lc 22,14-20/24,28-31/1Cor 10,16-17/1Cor 11,17-32). Era un pasto con Gesù risorto, dove si partecipava alla comunione con il corpo e il sangue di Cristo e si celebrava la venuta del Regno. Lo spazio della casa era lo spazio della comunità cristiana, diverso dallo spazio del tempio. L'Eucarestia la presiedeva normalmente il capo della casa, capo della comunità ecclesiale che si riuniva nella sua casa.
La didaché, la Koinonia e l'Eucarestia sono le tre attività fondanti della comunità dopo Pentecoste, nella quale perseveravano tutti i discepoli di Gesù; sono tre attività che hanno come contesto fondamentale la casa, dove si vive la piccola comunità e dove nasce la chiesa domestica. Nei tre sommari si sottolinea inoltre l'attività pubblica degli apostoli, il cui spazio fondamentale è il tempio di Gerusalemme:

Molti segni e prodigi avvenivano per opera degli apostoli (2,43). Questo tema si sviluppa nel secondo sommario: "gli apostoli davano testimonianza della resurrezione di Gesù con grande potere" (4,33) e nel terzo sommario (4,12a. 15-16). La comunità accompagna gli apostoli e il contesto è il tempio, dove si riunisce tutto il popolo d'Israele. Gli apostoli continuano, in Gerusalemme e dopo la resurrezione, la pratica potente di Gesù. Dio sta con loro, come stava con Gesù. E' una pratica liberatrice, in funzione della costruzione del Regno di Dio. L'importante qui non è il carattere miracoloso della pratica degli apostoli, ma il potere di Cristo Risorto e dello Spirito che si rivela nella pratica degli apostoli. Anche questo aspetto è fondante nella prima comunità e normativo per la chiesa di tutti i tempi. Se Cristo è risorto, la pratica delle comunità cristiane deve essere una pratica potente e liberatrice, con segni e prodigi, nella costruzione del Regno di Dio qui in terra.

Riflessione pastorale sui tre sommari.

1) Nel testo di Atti appare la tensione tra la tendenza istituzionalizzante (la ricostruzione dei dodici apostoli per dare identità e continuità al movimento di Gesù) e la "violenza" dello Spirito (uragano e fuoco) che spinge il movimento di Gesù come movimento missionario verso tutte le nazioni. Come viviamo oggi questa tensione? L'istituzionalizzazione normalmente è restrittiva (si vedano le condizioni dettate da Pietro per scegliere il nuovo apostolo), lo Spirito è universale (tutte le nazioni, ogni carne: figli/figlie, giovani/anziani, servi/serve e v.39: per voi e per quelli che sono lontani). Come viviamo oggi l'universalismo dello Spirito?
2) La dimensione profetica della Pentecoste consistette nel fatto che tutte le nazioni della terra ascoltarono il vangelo nella propria lingua. Oggi parliamo d'inculturazione del vangelo o di evangelizzazione delle culture. Come viviamo oggi nella chiesa la dimensione profetica della Pentecoste nell'inculturazione del Vangelo?
3) Pietro spiega ciò che è successo a Pentecoste e nella resurrezione di Gesù utilizzando tre testi biblici. La citazione è una rilettura e ricostruzione dei testi, che permette di comprendere la realtà alla luce della Bibbia e comprendere la Bibbia alla luce della realtà. Come viviamo noi oggi questa ermeneutica apostolica?
4) Facciamo una riflessione sistematica sulle quattro dimensioni costitutive delle prime comunità dopo Pentecoste: la Didaché (memoria storica di Gesù), la Koinonia, l'Eucarestia e le preghiere nelle case unite alla pratica. Come viviamo queste dimensioni oggi nelle singole comunità e nella chiesa globale?