Domenica 25 aprile 2010
4ª Domenica di Pasqua C

Omelie di Mons. Romero
Disegni di Cerezo Barredo; disegno per questa domenica




Gr 1,4-5.17-19: Ti ho consacrato nel ventre materno
Sal: 70
1Cor 12,31 -13,13: Il più grande è l'amore
Lc 4,21-30: Nessun profeta è ben accetto nella sua terra

Il testo di Geremia contiene due parti, la prima (vv.4-5) si riferisce alla sua vocazione e la seconda (vv.17-19) al suo mandato profetico. L'appello di Geremia è segnato fin dall'inizio dalla parola: "mi giunse una parola da Jahweh". Il profeta è chiamato dalla parola per essere parola di Dio in mezzo al suo popolo. La parola lo conosce da prima della sua nascita, il che significa un'intimità profonda di Dio con il profeta. La parola lo consacra, cioè, Dio lo riserva per sé, da prima della sua nascita. Conoscere e consacrare sono il sigillo per la missione di Geremia: essere profeta delle nazioni.

A partire dal v.17 Geremia si trasforma in parola di Dio ambulante. Deve dire in pubblico ciò che Dio gli comanda. Ma dire la verità è sempre stato problematico e pericoloso perché si toccano gli interessi di molte persone e delle strutture sociali. Perciò Dio si affretta a dirgli di non aver paura di affrontarli. Il timore non è lontano dalla vocazione profetica; l'importante è non abbandonare la vocazione perché allora potrebbe essere Dio a stancarsi di noi, cioè, a cessare di chiamarci, di eleggerci e di consacrarci, di fidarsi di noi, e quale paura peggiore potrebbe provare un profeta? La promessa di Dio non programma il suo intervento per risparmiare al profeta i tempi difficili, ma Lui, personalmente, lo rafforzerà interiormente come un "pilastro di ferro" e esteriormente lo consoliderà come un "muro di bronzo". La parola sarà la sua forza nella sua lotta contro le autorità (re, ministri, sacerdoti e proprietari) che hanno dimenticato l'alleanza di Jahweh, opprimendo ed emarginando il proprio popolo. Il profeta trova forza anche nell'obbedienza alla parola che riceve e annuncia. Questo gli assicura la compagnia permanente di Jahweh.

Seconda lettura

Questo bel canto all'amore, ha come contesto globale la discussione dei corinzi intorno ai carismi. Con il testo di oggi, Paolo afferma categoricamente che l'unico "carisma" assoluto è quello dell'amore. L'amore a cui si riferisce l'autore non è l'amore ellenico (eros), ma l'amore cristiano (agape), che è un amore che si riceve, si offre, si serve e per cui si arriva perfino a dare la vita per i fratelli. Senza amore, non ha senso nemmeno il migliore dei carismi, senza amore, la parola profetica resta nel vuoto, senza amore l'amore di Dio passa al largo dalle nostre vite.

Possiamo dividere il canto in tre parti. Nella prima parte (vv.1-3) si elencano una serie di carismi che non sono nulla se manca l'amore. Nella seconda parte (vv.4-7) si elencano 15 caratteristiche dell'amore cristiano. Sette si presentano in forma positiva e otto in forma negativa. Nella terza parte (vv.8-13) Paolo termina il suo canto riaffermando l'eternità dell'amore. L'amore, che può cambiare tutto, è l'unico che non cambierà, che sarà lo stesso per sempre. Tra la fede, la speranza e l'amore, quest'ultimo è maggiore, essendo chiara, per i corinzi e per i cristiani di tutti i tempi, la superiorità dell'amore su qualsiasi altro carisma.

Il Vangelo

Domenica scorsa, dopo la lettura che Gesù fece del profeta Isaia, il Vangelo terminava dicendo che "tutti i presenti tenevano fissi gli occhi su di Lui". Il Vangelo di oggi continua la scena, che ricordiamo si sviluppa nella sinagoga di Nazareth. Gesù dice che in Lui si compiono le parole d'Isaia, cioè, che è l'unto (Messia) per annunciare la Buona Notizia ai poveri e agli oppressi… e l'anno di grazia del Signore. I versetti 22-30 li possiamo dividere così: v.22, la reazione della gente; vv.23-27, la risposta di Gesù; vv.28-29, indignazione e intenzione di uccidere Gesù da parte dei nazaretani; v.30, Gesù continua il suo cammino.

E' interessante constatare il contrasto tra la reazione della gente nel v.22 e quella dei vv.28-29. Inizialmente quelli del suo popolo approvavano ed erano ammirati del loro paesano, ma non riuscivano a vedere in Gesù la gloria di Dio che usciva dalle sue labbra, né il profeta annunciato da Isaia, ma semplicemente il Gesù figlio di Giuseppe. Gesù percepisce che i suoi paesani non sono interessati alle sue parole ma ai suoi fatti, sono interessati soprattutto allo spettacolo miracoloso, che cura gli infermi del popolo e basta. Gesù gli risponde con un altro proverbio: "nessun profeta è bene accetto nella sua patria", mettendo in chiaro che a Nazareth non ci sarà nessun miracolo.

Nei i vv.25-27 Gesù fa riferimento all'Antico Testamento per spiegare la sua situazione. Il vero profeta non si lascia afferrare né tanto meno accetta pressioni per soddisfare un uditorio interessato solo allo spettacolo o a interessi individuali, sebbene siano quelli della famiglia o del proprio popolo. Il profeta è libero e dipende solo dalla parola di Dio. La storia di Elia ed Eliseo ricorda ai nazaretani come questi dovettero andare in terra pagana perché il loro popolo non lì voleva ascoltare. La caratteristica della donna di Zarepta è la sua fiducia in Dio, affidando la sua vita e quella del proprio figlio ad uno straniero come Elia; e caratteristica del siriano Naman è che depone il suo orgoglio e la superbia nazionalista di fronte alle parole di Eliseo. La stessa chiesa riconoscerà in questo testo la sua missione di annunciare la Buona Notizia ai più lontani, cioè, che la parola getta le sue prime radici nelle persone e nelle famiglie, ma questo non è il suo destino finale; deve essere una parola che cerca sempre la via dei più lontani e bisognosi.

Le parole finali di Gesù infuriarono i presenti che cercarono di afferrare Gesù per gettarlo dal burrone appena fuori la città. E' curioso come i poveri di Nazareth, soggetti preferenziali dell'annuncio della buona notizia, si trasformino in soggetti di odio e di morte, disprezzando la parola presente nella loro terra. Ma la parola non può morire e Gesù continua il suo cammino missionario al servizio dei poveri, degli emarginati e degli esclusi, con una parola di vita, sebbene minacciata sempre di morte da parte di coloro che fanno della loro vita una cattiva notizia di egoismo e di morte.

Casaldaliga - Vigil, Espiritualidad de la liberacion, ha un capitolo su "Cruz, conflictividad, martirio" in http://servicioskoinonia.org/biblioteca. Ed. italiana in Casaldaliga - Vigil, Spiritualità della liberazione, Cittadella Assisi.
Sul tema del conflitto, su un altro piano, confronta anche Giulio Girardi, Anor cristiano y luca de clases, in http://servicioskoinonia.org/biblioteca.

Per la revisione di vita

La croce, nella sua forma di rifiuto dei più, di conflitto con gli altri, soprattutto con il potere… ci spaventa e ci scoraggia… Sento che per paura del conflitto, del rifiuto dei ben pensanti, delle possibili rappresaglie dei potenti o della società o delle istituzioni… o smesso d'impegnarmi nella lotta per la giustizia e la trasformazione della società? Mi sono mantenuto al margine di certi temi per non turbare la comodità o la "pace" della mia vita? Ho paura dell'opzione per i poveri… per non complicarmi la vita?

Per l'incontro di gruppo

- La croce di Gesù, il rifiuto che egli soffre, non è una croce qualsiasi… Come potremmo caratterizzarla? Chi rifiuta Gesù? Perché? Per quale tipo d'interesse?
- Jon Sobrino è solito dire che i martiri latinoamericani delle ultime decadi sono "gesuani", in quanto la loro persecuzione e la loro morte hanno una grande somiglianza con quelle di Gesù: per la stessa causa, gli stessi persecutori… commentare.
- Chi sta soffrendo oggi lo stesso tipo di persecuzione e rifiuto di Gesù?

Per la preghiera dei fedeli

- Perché i cristiani assumano con gioia ed entusiasmo la Causa di Gesù come la propria causa e missione…
- Perché i cristiani che rivestono incarichi pubblici siano realmente onesti e incondizionati, dando al mondo la testimonianza che il mondo può essere cambiato con lo spirito delle beatitudini…
- Perché tutti siamo coerenti con i nostri principi e la nostra vocazione, senza timore delle pressioni sociali, di quello che diranno o di vederci segnalati…
- Perché anche oggi facciamo nostra la missione di Gesù e facciamo si che si compia ancora la Scrittura…
- Per tutte le religioni della terra, perché convivano in fraternità, dialogando con gesti concreti alla ricerca del volto dell'unico Dio…

Orazione comunitaria

Dio, Padre-Madre, che in Gesù ci hai dato un esempio di coerenza e dedizione alla verità senza timore delle rappresaglie, del conflitto, della croce. Aiutaci ad essere, come Lui, coerenti con la nostra missione di annunciare la Buona Notizia ai poveri e servire la verità, con coraggio e coerenza senza tentennamenti né retrocessioni nello sperimentare il rifiuto e la croce che anche Gesù sperimentò. Te lo chiediamo per Lui, tuo figlio e nostro fratello, per i secoli dei secoli. Amen.