Gr
1,4-5.17-19: Ti ho consacrato nel ventre
materno
Sal: 70
1Cor 12,31 -13,13: Il più grande
è l'amore
Lc 4,21-30: Nessun profeta è
ben accetto nella sua terra
Il
testo di Geremia contiene due parti,
la prima (vv.4-5) si riferisce alla
sua vocazione e la seconda (vv.17-19)
al suo mandato profetico. L'appello
di Geremia è segnato fin dall'inizio
dalla parola: "mi giunse una parola
da Jahweh". Il profeta è
chiamato dalla parola per essere parola
di Dio in mezzo al suo popolo. La parola
lo conosce da prima della sua nascita,
il che significa un'intimità
profonda di Dio con il profeta. La parola
lo consacra, cioè, Dio lo riserva
per sé, da prima della sua nascita.
Conoscere e consacrare sono il sigillo
per la missione di Geremia: essere profeta
delle nazioni.
A
partire dal v.17 Geremia si trasforma
in parola di Dio ambulante. Deve dire
in pubblico ciò che Dio gli comanda.
Ma dire la verità è sempre
stato problematico e pericoloso perché
si toccano gli interessi di molte persone
e delle strutture sociali. Perciò
Dio si affretta a dirgli di non aver
paura di affrontarli. Il timore non
è lontano dalla vocazione profetica;
l'importante è non abbandonare
la vocazione perché allora potrebbe
essere Dio a stancarsi di noi, cioè,
a cessare di chiamarci, di eleggerci
e di consacrarci, di fidarsi di noi,
e quale paura peggiore potrebbe provare
un profeta? La promessa di Dio non programma
il suo intervento per risparmiare al
profeta i tempi difficili, ma Lui, personalmente,
lo rafforzerà interiormente come
un "pilastro di ferro" e esteriormente
lo consoliderà come un "muro
di bronzo". La parola sarà
la sua forza nella sua lotta contro
le autorità (re, ministri, sacerdoti
e proprietari) che hanno dimenticato
l'alleanza di Jahweh, opprimendo ed
emarginando il proprio popolo. Il profeta
trova forza anche nell'obbedienza alla
parola che riceve e annuncia. Questo
gli assicura la compagnia permanente
di Jahweh.
Seconda
lettura
Questo
bel canto all'amore, ha come contesto
globale la discussione dei corinzi intorno
ai carismi. Con il testo di oggi, Paolo
afferma categoricamente che l'unico
"carisma" assoluto è
quello dell'amore. L'amore a cui si
riferisce l'autore non è l'amore
ellenico (eros), ma l'amore cristiano
(agape), che è un amore che si
riceve, si offre, si serve e per cui
si arriva perfino a dare la vita per
i fratelli. Senza amore, non ha senso
nemmeno il migliore dei carismi, senza
amore, la parola profetica resta nel
vuoto, senza amore l'amore di Dio passa
al largo dalle nostre vite.
Possiamo
dividere il canto in tre parti. Nella
prima parte (vv.1-3) si elencano una
serie di carismi che non sono nulla
se manca l'amore. Nella seconda parte
(vv.4-7) si elencano 15 caratteristiche
dell'amore cristiano. Sette si presentano
in forma positiva e otto in forma negativa.
Nella terza parte (vv.8-13) Paolo termina
il suo canto riaffermando l'eternità
dell'amore. L'amore, che può
cambiare tutto, è l'unico che
non cambierà, che sarà
lo stesso per sempre. Tra la fede, la
speranza e l'amore, quest'ultimo è
maggiore, essendo chiara, per i corinzi
e per i cristiani di tutti i tempi,
la superiorità dell'amore su
qualsiasi altro carisma.
Il
Vangelo
Domenica
scorsa, dopo la lettura che Gesù
fece del profeta Isaia, il Vangelo terminava
dicendo che "tutti i presenti tenevano
fissi gli occhi su di Lui". Il
Vangelo di oggi continua la scena, che
ricordiamo si sviluppa nella sinagoga
di Nazareth. Gesù dice che in
Lui si compiono le parole d'Isaia, cioè,
che è l'unto (Messia) per annunciare
la Buona Notizia ai poveri e agli oppressi
e l'anno di grazia del Signore. I versetti
22-30 li possiamo dividere così:
v.22, la reazione della gente; vv.23-27,
la risposta di Gesù; vv.28-29,
indignazione e intenzione di uccidere
Gesù da parte dei nazaretani;
v.30, Gesù continua il suo cammino.
E'
interessante constatare il contrasto
tra la reazione della gente nel v.22
e quella dei vv.28-29. Inizialmente
quelli del suo popolo approvavano ed
erano ammirati del loro paesano, ma
non riuscivano a vedere in Gesù
la gloria di Dio che usciva dalle sue
labbra, né il profeta annunciato
da Isaia, ma semplicemente il Gesù
figlio di Giuseppe. Gesù percepisce
che i suoi paesani non sono interessati
alle sue parole ma ai suoi fatti, sono
interessati soprattutto allo spettacolo
miracoloso, che cura gli infermi del
popolo e basta. Gesù gli risponde
con un altro proverbio: "nessun
profeta è bene accetto nella
sua patria", mettendo in chiaro
che a Nazareth non ci sarà nessun
miracolo.
Nei i vv.25-27 Gesù fa riferimento
all'Antico Testamento per spiegare la
sua situazione. Il vero profeta non
si lascia afferrare né tanto
meno accetta pressioni per soddisfare
un uditorio interessato solo allo spettacolo
o a interessi individuali, sebbene siano
quelli della famiglia o del proprio
popolo. Il profeta è libero e
dipende solo dalla parola di Dio. La
storia di Elia ed Eliseo ricorda ai
nazaretani come questi dovettero andare
in terra pagana perché il loro
popolo non lì voleva ascoltare.
La caratteristica della donna di Zarepta
è la sua fiducia in Dio, affidando
la sua vita e quella del proprio figlio
ad uno straniero come Elia; e caratteristica
del siriano Naman è che depone
il suo orgoglio e la superbia nazionalista
di fronte alle parole di Eliseo. La
stessa chiesa riconoscerà in
questo testo la sua missione di annunciare
la Buona Notizia ai più lontani,
cioè, che la parola getta le
sue prime radici nelle persone e nelle
famiglie, ma questo non è il
suo destino finale; deve essere una
parola che cerca sempre la via dei più
lontani e bisognosi.
Le
parole finali di Gesù infuriarono
i presenti che cercarono di afferrare
Gesù per gettarlo dal burrone
appena fuori la città. E' curioso
come i poveri di Nazareth, soggetti
preferenziali dell'annuncio della buona
notizia, si trasformino in soggetti
di odio e di morte, disprezzando la
parola presente nella loro terra. Ma
la parola non può morire e Gesù
continua il suo cammino missionario
al servizio dei poveri, degli emarginati
e degli esclusi, con una parola di vita,
sebbene minacciata sempre di morte da
parte di coloro che fanno della loro
vita una cattiva notizia di egoismo
e di morte.
Casaldaliga
- Vigil, Espiritualidad de la liberacion,
ha un capitolo su "Cruz, conflictividad,
martirio" in http://servicioskoinonia.org/biblioteca.
Ed. italiana in Casaldaliga - Vigil,
Spiritualità della liberazione,
Cittadella Assisi.
Sul tema del conflitto, su un altro
piano, confronta anche Giulio Girardi,
Anor cristiano y luca de clases, in
http://servicioskoinonia.org/biblioteca.
Per
la revisione di vita
La
croce, nella sua forma di rifiuto dei
più, di conflitto con gli altri,
soprattutto con il potere
ci spaventa
e ci scoraggia
Sento che per paura
del conflitto, del rifiuto dei ben pensanti,
delle possibili rappresaglie dei potenti
o della società o delle istituzioni
o smesso d'impegnarmi nella lotta per
la giustizia e la trasformazione della
società? Mi sono mantenuto al
margine di certi temi per non turbare
la comodità o la "pace"
della mia vita? Ho paura dell'opzione
per i poveri
per non complicarmi
la vita?
Per
l'incontro di gruppo
-
La croce di Gesù, il rifiuto
che egli soffre, non è una croce
qualsiasi
Come potremmo caratterizzarla?
Chi rifiuta Gesù? Perché?
Per quale tipo d'interesse?
- Jon Sobrino è solito dire che
i martiri latinoamericani delle ultime
decadi sono "gesuani", in
quanto la loro persecuzione e la loro
morte hanno una grande somiglianza con
quelle di Gesù: per la stessa
causa, gli stessi persecutori
commentare.
- Chi sta soffrendo oggi lo stesso tipo
di persecuzione e rifiuto di Gesù?
Per
la preghiera dei fedeli
-
Perché i cristiani assumano con
gioia ed entusiasmo la Causa di Gesù
come la propria causa e missione
- Perché i cristiani che rivestono
incarichi pubblici siano realmente onesti
e incondizionati, dando al mondo la
testimonianza che il mondo può
essere cambiato con lo spirito delle
beatitudini
- Perché tutti siamo coerenti
con i nostri principi e la nostra vocazione,
senza timore delle pressioni sociali,
di quello che diranno o di vederci segnalati
- Perché anche oggi facciamo
nostra la missione di Gesù e
facciamo si che si compia ancora la
Scrittura
- Per tutte le religioni della terra,
perché convivano in fraternità,
dialogando con gesti concreti alla ricerca
del volto dell'unico Dio
Orazione
comunitaria
Dio,
Padre-Madre, che in Gesù ci hai
dato un esempio di coerenza e dedizione
alla verità senza timore delle
rappresaglie, del conflitto, della croce.
Aiutaci ad essere, come Lui, coerenti
con la nostra missione di annunciare
la Buona Notizia ai poveri e servire
la verità, con coraggio e coerenza
senza tentennamenti né retrocessioni
nello sperimentare il rifiuto e la croce
che anche Gesù sperimentò.
Te lo chiediamo per Lui, tuo figlio
e nostro fratello, per i secoli dei
secoli. Amen.