Gs
5,9-12: Il popolo di Dio celebra la
Pasqua entrando nella terra promessa
Sal 33
2Cor 5,17-21: Dio ci ha riconciliato
a se in Cristo
Lc 15,1-3.11-32: Parabola del padre
misericordioso
Nella
nostra vita religiosa siamo soliti muoverci
con caricature di Dio; sia per ciò
che crediamo, per ciò che mostriamo
o per ciò che ci insegnarono.
Sia un Dio bonaccione, un collerico
eterno che aspetta un nostro errore
per spezzarci, un distratto e dimentico
delle cose degli uomini che creò
"tanto tempo fa", un "Padre"
autoritario e capriccioso che decide
arbitrariamente e non permette discussioni
nella realizzazione della sua volontà
Come è il nostro Dio?
E'
importante sapere come è il Dio
in cui crediamo, ma più importante
è sapere com'è il Dio
in cui credette Gesù, com'è
il Dio che egli ci rivelò. Come
sempre, Gesù ci parla di Dio
non solo con parole, ma anche con quello
che fa.
Facendo, Gesù ci mostra il Dio
Padre, il veritiero! Oggi Gesù
ci racconta una parabola, una parabola
che ci parla di Dio, ma una parabola
che nasce da un atteggiamento di Gesù,
e ci dice che di fronte ai fratelli
disprezzati, possiamo agire in due diverse
maniere, come Dio - che è anche
come opera Gesù - o come giudei
religiosi, i "separati" dal
resto, i puri.
Il
peccato è il non-amore-dato,
e l'amore-non-dato, e per questo ci
allontana da Dio, che è amore;
ci separa dalla sua casa paterna. Ma
con il suo amore, che continua ad essere
effuso, in modo particolare per i peccatori,
Dio continua ad tendere la sua mano
amica, in attesa del ritorno dei figli.
Noi, in una frequente caricatura di
Dio, siamo soliti rifiutare, giudicare
e condannare quelli che crediamo peccatori.
Anche noi, così come Gesù,
mostriamo il Dio in cui crediamo; ma,
a differenza di Gesù, mostriamo
un Dio che per nulla assomiglia all'Eterno
Cercatore dei figli persi.
Il
Gesù che ama e preferisce i peccatori
e mangia con loro non fa altro che riconoscere
la volontà del Padre e realizzarla
concretamente, le sue mense condivise
ci parlano di Dio, chiaramente! Nel
comportamento di Gesù si manifesta
il comportamento di Dio, Gesù
stesso è parola vivente di Dio:
la sua azione è allora una rivelazione.
Quale Dio, quale chiesa, quale uomo
riveliamo con la nostra vita? Frequentemente,
come fratelli maggiori, siamo tanto
orgogliosi per non aver lasciato la
casa del Padre, che crediamo di saperne
più di Lui: "Dio è
ingiusto" secondo il nostro concetto
di giustizia; Dio è "di
poco carattere" per la nostra immensa
sapienza. Forse, Dio è troppo
vecchio per dedicarsi al suo compito
e dovrebbe pensionarsi, lasciando fare
a noi
Di fronte a tanta gente
che rifiuta la chiesa ("credo in
Dio ma non nella chiesa"), a volte
diciamo "ma Dio vuole la chiesa".
Non dovremmo però chiederci costantemente
qual è la chiesa che Dio vuole?
Non dovremmo chiederci, quale chiesa
mostriamo con i nostri atteggiamenti?
Questa chiesa, quella che io - noi mostriamo,
è come Dio la vuole? Gesù,
con la sua vita, e persino con i suoi
pasti mostra il volto del vero Dio,
mostra la comunità della mensa
a cui partecipa; perfino mangiando rivela
il vero Dio. Forse dovremmo, una buona
volta, abbandonare il nostro atteggiamento
da figlio maggiore, e giacché
ci viene tanto male il ruolo di dio,
dovremmo assumere il ruolo del figlio
minore, dovremmo tornare a Dio per riempirlo
di allegria, per partecipare alla sua
festa, e, partecipando alla sua gioia
inizieremmo a mostrare il volto della
misericordia di questo Dio dalle porte
aperte.
La
stessa cena Eucaristica è espressione
dell'universalità dell'amore
di Dio: è cibo per il perdono
dei peccati. Il Dio della misericordia,
non vuole escludere nessuno dalla sua
mensa; di più, vuole invitare
specialmente tutti quelli che sono esclusi
dalle mense degli uomini per la loro
situazione sociale, per la loro povertà,
per il sesso o qualsiasi altro motivo;
e va oltre, non vede di buon occhio
che pensino di partecipare alla sua
cena quelli che non aspettano i fratelli
esclusi perché poveri. Il Dio
che non fa distinzione di persone, ama
particolarmente i meno amati. Ciò
nonostante, molte volte assumiamo l'atteggiamento
del fratello maggiore. Quando si sederemo
alla mensa dei poveri e abbandoneremo
la nostra tradizionale posizione superba
e settaria di "buoni cristiani"?
Quando ci decideremo a partecipare alla
festa di Dio riconoscendoci fratelli
dei rifiutati e disprezzati? Gesù
ci invita al suo pranzo, un pranzo in
cui mostreremo - come in una parabola
- com'è il Dio, com'è
la fraternità, in cui crediamo.
E ci mostreremo per quello che siamo,
fratelli, figli, nella misura in cui
parteciperemo alla gioia del Padre e
al re-incontro dei fratelli.
Per
la revisione di vita
Cosa
c'è nel mio cuore del figliol
prodigo
fuggitivo rispetto al
Padre, dilapidatore dell'eredità
gratuitamente ricevuta? Cosa c'è
in me del figlio maggiore che si crede
migliore, con più diritti, irreprensibile,
sprezzante rispetto agli altri fratelli?
Cosa c'è in me che invoca la
misericordia paziente e matura del Padre?
Per
l'incontro di gruppo
-
Vedere chi sono gli attori della parabola
e ordinarli dal maggiore al minor protagonista.
- Questa parabola del Vangelo di oggi
era conosciuta fino a poco tempo fa
come "del figliol prodigo";
il nostro commento la chiama diversamente
cosa pensare di questo cambio?
- Qualificare il significato di ciascun
attore. Quali atteggiamenti attuali
potrebbero rappresentare questi attori?
Per
la preghiera dei fedeli
-
Per tutti coloro che soffrono la fame
in questo mondo nel quale, ciò
nonostante, il problema non è
di produzione ma di distribuzione; perché
siamo capaci di mettere in pratica la
confessione teorica secondo cui siamo
fratelli in quanto figli di Dio
- Per le relazioni famigliari tra genitori
e figli, perché siano caratterizzate
dalle "viscere di misericordia"
che Dio a per tutti noi
- Perché consideriamo che Dio
sia tanto Padre quanto Madre; perché
poco a poco cresca nella nostra chiesa
una coscienza critica rispetto al maschilismo
che abbiamo costruito sopra l'immagine
di Dio
- Perché abbiamo un cuore grande
che si rallegri per il bene degli altri
e mai sia geloso delle gioie altrui
- Perché "ci lasciamo riconciliare
con Dio" che in tante e tanto soavi
maniere ci chiama a conversione in questo
tempo quaresimale
Orazione
comunitaria
Dio
nostro, che veramente possiamo chiamare
Padre e Madre, piene di viscere di misericordia,
sempre disposto all'accoglienza e al
perdono, nonostante la nostra ingratitudine
o infedeltà; donaci di imitarti
in questo tuo amore, perché possiamo
chiamarci veramente ed essere "tuoi
figli" e "fratelli gli uni
degli altri". Te lo chiediamo in
nome di Gesù, tuo figlio e nostro
fratello. Amen.