Domenica 7 febbraio 2010
5ª Domenica per Annum C


Is 6,1-8: La vocazione di Isaia
Sal 137
1Cor 15,1-11: Il Risorto apparve anche a me
Lc 5,1-11: La chiamata dei primi discepoli

L'autore della prima lettura colloca la scena in un tempo concreto, l'anno 740 a.C. che corrisponde all'anno della morte del re Osia. Il racconto si divide in due parti: la visione (vv.1-4) e la reazione del profeta (vv.5-8). Una terza parte è stata esclusa nel nostro testo (vv.9-13) che racconta la missione che riceve il profeta. In realtà tutto il capitolo 13 forma un'unità letteraria. Per la sua similitudine con i racconti di vocazione di Geremia ed Ezechiele, che hanno queste stesse tre parti, alcuni considerano questo racconto come un racconto di vocazione. Ciò nonostante, il contenuto ci porta a pensare ad un racconto di missione.

La scena inizia a svilupparsi, probabilmente, nel tempio di Gerusalemme, dove il profeta riceve la visione di una liturgia celeste. Il profeta vede Jahweh con i tratti di un re, che esercita il suo potere. Prevale un linguaggio di pienezza espresso in frasi come "il lembo del suo mantello riempiva il tempio", "la sua gloria riempie tutta la terra"… I serafini (serafin=ardente), esseri alati di fuoco, che non sono ancora gli angeli della tradizione posteriore, stanno al di sopra del re, in atteggiamento di servizio. I serafini intonano il canto del "santo, santo, santo". La santità di Dio si rende visibile attraverso la sua gloria, e la gloria di Dio si manifesta attraverso le sue opere nella creazione e nelle sue azioni liberatrici a favore del suo popolo.

Nei vv.5-7 ci viene mostrata la reazione di Isaia di fronte alla visione, che pone l'accento sull'impurità delle sue labbra e su quella del popolo. Si sente perso perché forse non aveva parlato nel momento in cui avrebbe dovuto farlo, ciò lo rende impuro e non legittimato per esercitare la sua vocazione di parlare nel nome di Jahweh. L'esclamazione angosciosa che esprime conversione è resa con un serafino che attraverso un carbone ardente tocca la sua bocca perché gli siano perdonati i peccati. Isaia è allora nuovamente abilitato come profeta, non solo per parlare ma anche per ascoltare la voce di Dio che cerca un profeta. Passando dall'angoscia del peccato alla sicurezza di essere accreditato per fare il profeta, risponde immediatamente "eccomi, manda me", manifestando così la sua disponibilità e appartenenza assoluta alla volontà del Signore.


Tutto il capitolo 15 di 1Cor ha come asse tematico la resurrezione di Gesù Cristo, messa in dubbio nel v.12: "come può dire qualcuno che non esiste resurrezione dei morti?". All'inizio del capitolo Paolo ricorda la Buona Notizia come il miglior regalo offerto alla comunità di Corinto, regalo che fu ricevuto e mantenuto con fedeltà alle parole annunciate. Appare chiaro che l'elemento comune ai cristiani di tutti i popoli, le culture e le tradizioni è la parola di Dio. Il contenuto della Buona Notizia, è descritto da Paolo citando un frammento del primo credo cristiano che ha come protagonista Cristo, come testimonianza di solidarietà, la sua morte per i nostri peccati, come punto di riferimento, le scritture, come risposta solidale umana, la sua sepoltura, come intervento diretto di Dio, la sua resurrezione, come testimoni della resurrezione, tutti quelli a cui apparve. Il Dio della vita e la vita del nostro popolo è la ragion d'essere di ogni vocazione cristiana, che è vocazione a difendere e a far crescere la vita "perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza".


Mentre in Marco Gesù sceglie i suoi primi discepoli prima d'iniziare la sua attività missionaria, Luca presenta prima il suo progetto missionario a Nazareth (4,14-30) e realizza i suoi primi segni (4,31-44) per scegliere solo nel Vangelo di oggi i suoi primi discepoli. Il Vangelo inizia relazionando il successo dell'attività missionaria di Gesù. La gente si accalcava per ascoltare la sua parola, mentre si trovava sulle rive del lago di Genezareth (che significa lago del giardino della ricchezza). Lo stesso lago è conosciuto anche con il nome di Mare di Tiberiade - per la città portuale che porta questo nome - e mare di Galilea. In realtà è un lago, sebbene per le sue dimensioni, i suoi venti, la sua ricchezza e la poca conoscenza che i Giudei avevano del mare, fin dall'antichità lo chiamavano mare. Il lago ha venti chilometri di larghezza per tredici in lunghezza. E' collocato a circa 207 metri sotto il livello del mare. Ai tempi di Gesù aveva attorno 9 città densamente popolate.

Gesù vide due barche vuote, perché i pescatori erano a terra a lavare le reti, e utilizza quella di Simone, a cui chiede di allontanarsi un poco dalla riva per utilizzarla come pulpito di predicazione. Simone dovette sorprendersi, perché dal racconto si deduce che lui e gli altri pescatori erano più preoccupati delle proprie reti che delle parole di Gesù.

Nel v.4 Gesù ha terminato la sua predicazione alla gente e sembra concentrare ora la sua attenzione sui pescatori. Chiede a Simone che riprenda il mare e getti le reti. L'uso del verbo gettare al plurale indica che la richiesta non è solo per Simone, sebbene egli sia il suo diretto interlocutore. Per le comunità cristiane "prendere il largo" significa la necessità di rischiare per uscire ad annunciare la parola di Dio agli altri popoli. E gettare le reti simbolizza l'attività missionaria che permette di "pescare" uomini e donne per la causa del Regno. L'autorità di Gesù deve essere riconosciuta da Pietro perché non oppone alcuna obiezione ai suoi ordini. Ciò nonostante, la richiesta di gettare le reti contrasta con il buon senso. Credere nella parola di un uomo che conoscono da poco, o nella loro parola di pescatori che sanno per esperienza che di giorno non si pesca, e men che meno, quando la notte precedente lo si è tentato inutilmente?

Simone, chiamandolo capo (alcuni traducono sbagliandosi maestro) si decide per le parole di Gesù. Gettano le reti e la pesca risulta abbondante. Questo significa per le comunità cristiane la necessità missionaria di annunciare la parola per pescare persone. L'importante è che mentre confidiamo in Gesù qualsiasi ora è buona per la pesca. Allora chiamò i suoi compagni perché lo aiutassero. La missione è sempre un compito comunitario. Solo insieme potremo riempire questo mondo della parola liberatrice di Dio. Simon Pietro vedendo questo reagisce chiamando Gesù col titolo di Signore, dopo averlo chiamato capo, titolo proprio delle primitive comunità cristiane per indicare Gesù Risorto e riconoscendo di essere peccatore, il che significa che fino ad ora confidava in Gesù come in qualcuno che ha un autorità, ma non che agiva in nome di Dio.

Tanto Simone come i suoi compagni (Giacomo e Giovanni) restarono senza parole di fronte a questo avvenimento. Gesù dice a Simone, in rappresentanza di tutti i discepoli, di non avere paura, perché da lì in poi saranno parlatori o predicatori o pescatori di persone. I tre pescatori lasciarono tutto per seguire Gesù. Questo invita alla libertà che deve avere ogni seguace di Gesù e che deve trasformarsi nel distintivo di tutta la comunità cristiana. Vedendo il racconto nel suo insieme troviamo nella Parola una delle chiavi centrali del racconto. All'inizio la moltitudine si affolla per ascoltare la Parola (v.1). Al centro del racconto, Pietro decide di buttare le reti solo per la parola di Gesù (v.5). Alla fine Pietro rimane senza parole (v.9), ma Gesù lo riscatta per farlo missionario della su parola (vv.10-11). All'inizio la Parola convocava la moltitudine. Al centro la Parola è forza e fiducia per realizzare una pesca straordinaria. Alla fine la Parola è vocazione e missione.

Per la revisione di vita

Probabilmente nella mia giovinezza ho avuto un'esperienza fervorosa della vocazione. Mi sentii chiamato/a. Come sono le braci di questa esperienza ardente? Come una cenere spenta o una brace viva? Necessito di ravvivare questa esperienza, o per lo meno ripensarla, per riprendere coscienza della chiamata che Dio mi rivolge?

Per l'incontro di gruppo

- Cos'è la vocazione: qualcosa che ha un fondamento fuori da noi stessi, qualcosa che risiede nei nostri cuori o nelle nostre decisioni?
- Si può essere cristiani senza decidere con discernimento davanti a Dio cosa fare nella vita, intesa nella sua totalità?

Per la preghiera dei fedeli

Rispondiamo insieme: "te lo/a esprimiamo, Signore"
- La nostra gioia per essere stati chiamati all'esistenza, alla vita e all'amore…
- Il nostro ringraziamento per tutti coloro che hanno reso possibile la nostra vita, la nostra crescita e la nostra felicità…
- Il nostro desiderio di essere riconoscenti e di offrire gratuitamente agli altri ciò che gratuitamente abbiamo ricevuto...
- La nostra decisa volontà che, nella nostra famiglia e nella nostra comunità, si crei un ambiente d'amore e d'accoglienza della chiamata di Dio…
- La nostra volontà d'impegnarci ogni giorno ha costruire un mondo più degno di Te e dei tuoi figli e figlie…

Orazione comunitaria

Dio, Padre e Madre, che misteriosamente ci chiami all'esistenza e ci rendi capaci di scegliere, di fare, di amare e costruire… Vogliamo esprimerti il nostro desiderio di essere sempre più coscienti del valore della vita che ci hai donato, e la gioia di sapere che possiamo fare di essa, davanti a Te e alla storia, un'avventura personale, irripetibile, di amore e felicità. A Te che sei amore e felicità per i secoli dei secoli. Amen.