Domenica 2 maggio 2010
5ª Domenica di Pasqua C


At 14,21b-27: Raccontarono ciò che Dio aveva compiuto per mezzo loro
Sal 144: Benedirò il tuo nome per sempre
Ap 21,1-5a: Dio asciugherà le lacrime dai loro occhi
Gv 13,31-33a. 34-35: Amatevi gli uni e gli altri

Il libro degli Atti continua a presentarci il successo missionario di Paolo e Barnaba tra i gentili, poiché "Dio aveva aperto la porta ai non giudei perché anche loro potessero credere" (v.27). Il loro zelo missionario sarebbe fonte di questa diffusione del Vangelo che, estendendosi ai gentili, sarebbe arrivato fino a noi.

Da parte sua Giovanni, il veggente di Patmos, alimenta la nostra speranza con la sua magnifica visione di "un cielo nuovo e una terra nuova" quale grande meta dei nostri sforzi per trasformare le realtà di morte che ci circondano e redimere il mondo con la forza vitale e trascinante del Risorto. Una nuova realtà di giustizia, pace e amore fraterno porterà la "nuova Gerusalemme che discenderà dal cielo, da Dio, ingioiellata come una sposa. E' la speranza meravigliosa che possiamo innalzare di fronte alle catastrofi che ci minacciano con una distruzione inesorabile del mondo, sulla base di supposte profezie che in nulla coincidono con le promesse della Nuova Alleanza che Cristo ha sigillato con la sua passione e il suo trionfo sulla morte.

Il Vangelo ci presenta alcuni versetti del grande discorso di congedo di Gesù nella notte della cena, quando il maestro consegna il suo testamento spirituale ai discepoli. Il grande comandamento dell'amore come segno visibile dell'adesione dei discepoli a lui e dell'esperienza reale e affettiva della fraternità. Il mondo potrà identificare di quale tipo di comunità si tratti se i discepoli conserveranno tra loro questo comandamento di amore. Gesù lì riscatta dalla legge ma gli da come compito l'amore: chi ama dimostra di compiere tutti gli altri precetti della legge. E' possibile che nella comunità primitiva si fosse discusso su quale dovesse essere il loro distintivo proprio e inequivocabile. Per questo si rifanno alle parole stesse di Gesù. In un mondo carico di egoismo, di invidie, rancori e odio, la comunità è chiamata a dare testimonianza di un'altra realtà completamente nuova e diversa: la testimonianza dell'amore.

Una delle principali cause per cui tanti cristiani abbandonano la Chiesa si radica giustamente nella mancanza di una testimonianza molto più aperta e decisa riguardo all'amore. Molto frequentemente le nostre comunità sono veri campi di battaglia dove ci scontriamo gli uni con gli altri; dove non riconosciamo nell'altro l'immagine di Dio. E questo colpisce la fede e la buona volontà di molti credenti. Certamente non significa che le nostre comunità e associazioni possano essere totalmente aliene dal conflitto: in una certa misura, il conflitto è necessario perché a partire da questo si possa creare un ambiente di discernimento, di purificazione della fede e delle convinzioni più profonde rispetto al Vangelo; nel conflitto - condotto nei termini del reciproco rispetto e amore cristiano - impariamo il valore della tolleranza, del rispetto della diversità e del miglioramento del nostro modo d'intendere e praticare l'amore. Così inteso, è possibile fare del conflitto uno spazio per costruire e crescere. Per questo però servono la fede, l'apertura al cambiamento e soprattutto la disposizione a lasciarsi riempire dalla forza viva di Gesù. Solo in questa misura la nostra vita umana e cristiana acquisisce sempre più senso e si trasforma in testimonianza autentica di evangelizzazione.

Per la revisione di vita

- Questo è il mio comandamento: ho posto al centro della mia vita l'amore?
- Come io vi ho amato: tengo Gesù come modello e misura per valutare il mio progresso nell'amore?

Per l'incontro di gruppo

- Nella visione di Giovanni che oggi leggiamo come seconda lettura, la città santa, la nuova Gerusalemme, "discende dal cielo". Il cielo nuovo e la terra nuova, sono un dono gratuito e immeritato di Dio, un frutto della nostra responsabilità, o le due cose? Come relazionare correttamente queste due dimensioni?
- "Cielo nuovo e terra nuova": cielo "nuovo"? Nuovo rispetto a quale, che sarebbe vecchio? Basta un cielo nuovo, o manca anche una terra nuova? Perché una terra nuova? Che relazione avrebbe un cielo nuovo con una terra nuova?
- "Da questo sapranno che sono miei discepoli", si presta a una riflessione sull'identità cristiana: se l'amore è il segnale dei cristiani, ed è al tempo stesso qualcosa di essenzialmente umano, che statuto proprio ha l'identità cristiana? E' qualcosa che realmente "ci differenzia"? L'identità cristiana è un identità per o da approfondire? Segnala una differenza specifica o semplicemente approfondisce la nostra identità "naturale" (creata da Dio)? La rivelazione del comandamento dell'amore, ci differenzia dalle altre religioni?

Per la preghiera dei fedeli

- Perché il comandamento dell'amore sia effettivamente legge universale nella chiesa, al di sopra di tutti i canoni, regolamenti o tradizioni. Preghiamo.
- Perché l'amore fraterno, l'accoglienza, la tolleranza, e molte altre forme di amore siano oggi il "segnale perché riconoscano che siamo discepoli" di Gesù. Preghiamo.
- Perché "il cielo nuovo e la terra nuova" continuino ad essere l'ideale e l'utopia del nostro impegno cristiano. Preghiamo.
- Perché non cessi di esserci la mistica e l'utopia nelle nostre società, e perché i cristiani apportino il meglio della loro mistica, l'utopia del regno che annunciò Gesù. Preghiamo.
- Perché si estenda nella chiesa, sempre più, una coscienza ecumenica e aperta a tutti i popoli, culture e religioni, in modo che i cristiani collaborino umilmente. Preghiamo.

Orazione comunitaria

Dio Padre nostro che, per mezzo di Gesù, hai dato per legge al tuo popolo il comandamento di amare come Cristo ci ha amato; fa di noi cristiani testimoni vivi di questo stesso amore, perché lo diffondiamo a tutto l'universo. Per Cristo nostro Signore.