Ger
17,5-8: Esortazione a confidare nel
Signore
Sal 1
1Cor 15,12.16-20: Se Cristo non è
risorto è vana la nostra fede!
Lc 6,17.20-26: Beatitudini e maledizioni
Il testo di Geremia appartiene a un
piccolo blocco composto da tre oracoli
di stile sapienziale (17,5-8; 17,9-10;
17,11). Ger 17.5-8 parafrasa il Sal
1. Presenta il contrasto tra chi confida
e cerca appoggio in "un uomo"
o "nella carne" e colui che
confida o tiene il suo cuore nel Signore.
Allora, l'invito è quello di
non confidare nel nostro prossimo? No.
Qui s'intende uomo di carne, cioè
la debolezza e la caducità umana
manifestate nell'egoismo, la corruzione
Pertanto, l'invito di Geremia è
a non confidare nelle autorità
del suo tempo che si sono fatte deboli,
per non aver difeso la causa di Dio
che sono i deboli, ma la causa dei poveri
del suo tempo. In questo senso, chi
confida nella carne sarà sterile,
cioè, non produce, non contribuisce
alla crescita di niente. Perciò
è maledetto. In cambio colui
che sceglie per Dio, sarà sempre
una fonte di acqua viva che permette
di crescere, moltiplicare, condividere
e soprattutto non cessare mai di dare
il frutto.
Abbiamo
detto la settimana scorsa che tutto
il capitolo di questa seconda lettera
si riferisce alla resurrezione dei morti,
per i dubbi che erano sorti nella comunità
di Corinto sulla stessa resurrezione
di Cristo. Paolo, attraverso gli "assurdi"
- stile letterario tipico dei ragionamenti
rabbinici - illumina sull'impatto trascendentale
che deve avere la resurrezione di Cristo
nella vita del credente. Solo la fede
in Cristo risorto rafforza la nostra
speranza di resurrezione. A partire
da una negazione della resurrezione
Paolo elenca i suoi argomenti. Inizia
con una domanda che riflette la sua
indignazione: "se proclamiamo un
Messia risorto dai morti, come possono
dire alcuni che non esiste resurrezione
dei morti?".
Il
primo assurdo è quello di negare
la nostra resurrezione perché
negherebbe quella di Cristo. Il secondo
assurdo è che negando la resurrezione
di Cristo rigetteremmo la nostra fede
ed il processo di conversione e l'esperienza
cristiana vissuti fino al momento. Staremmo
in presenza di una fede virtuale. Il
terzo assurdo lascia senza speranza
i credenti che sono morti in Cristo
e coloro che credono che non moriranno
per sempre. Il v.20 cambia gli assurdi
con una certezza innegoziabile: Cristo
è risorto ed è primizia
di coloro che muoiono.
Le
beatitudini, con i poveri come protagonisti,
e le maledizioni (guai) con destinatari
i ricchi, continuano il piano programmatico
di Gesù del Vangelo di Luca.
Le
beatitudini sono una forma letteraria
conosciuta fin dall'antico Egitto, Mesopotamia,
Grecia
In Israele abbiamo diverse
testimonianze nella Bibbia, specialmente
nella letteratura sapienziale e profetica.
Nei salmi e nella letteratura sapienziale
in generale, si considera beata una
persona che compie fedelmente la legge:
"Beato l'uomo che non va alle riunioni
dei malvagi, né segue le vie
dei peccatori
ma si compiace della
legge del Signore e medita la sua legge
giorno e notte" (Sal 1,1); "Beati
coloro che senza deviare andranno per
la strada secondo la legge del Signore"
(119,1).
Le
maledizioni o "guai" sono
più comuni nei profeti, in momenti
in cui si vuole esprimere dolore, disperazione,
lutto o lamento per qualche situazione
che conduce alla morte: "guai a
coloro che nascondono i loro piani e
credono di potersi nascondere da Jahweh"
(Is 29,15)
anche per richiamare
l'attenzione di coloro che accumulano:
"guai a coloro che aggiungono casa
a casa, e campo a campo finché
non resta alcun posto per abitare sulla
terra!" (Is 5,8)
Le beatitudini
e le maledizioni di Gesù rispetto
a quelle dell'AT hanno delle differenze
fondamentali. Nella letteratura sapienziale
dell'Antico Testamento si insiste su
un comportamento concorde alla legge
per poter essere beati, nel Vangelo
al contrario, Gesù non esige
nessun comportamento etico determinato,
come condizione per essere dichiarato
beato. Semplicemente, i poveri (anawin),
coloro che piangono, i perseguitati
sono beati.
Comparando
le beatitudini di Luca con quelle di
Matteo troviamo alcuni dati interessanti.
Il luogo del discorso secondo Matteo
è la montagna, con l'intenzione
di rileggere la figura di Gesù
alla luce di quella di Mosè sul
Sinai. Secondo Luca è in pianura.
Molti differenziano i discorsi chiamandoli
"discorso della montagna"
e "discorso della pianura".
Nelle prime beatitudini Matteo ne ha
una in più: "beati i pazienti,
perché riceveranno in eredità
la terra" (Mt 5,5). In totale,
Luca ne ha quattro che sono equivalenti
alle nove di Matteo. In Matteo c'è
un inversione rispetto a Luca, poiché
appaiono gli "affamati" dietro
agli "afflitti". In Matteo
sono redatte in terza persona, mentre
in Luca sono tutte in seconda persona.
Matteo sottolinea gli atteggiamenti
interiori con cui si deve accogliere
il Regno, per esempio, la misericordia,
la giustizia, la purezza di cuore, al
contrario Luca si preoccupa di mostrare
la situazione reale e concreta di povertà,
fame, tristezza.
La
beatitudine chiave è quella dei
poveri, giacché le altre vanno
intese in relazione a questa. Sono i
poveri quelli che hanno fame, quelli
che piangono o sono perseguitati. Luca
ricorda la promessa dell'AT di un Dio
che sarebbe venuto ad operare in favore
degli oppressi (Is 49,9.13), coloro
che hanno Dio come unico difensore (Is
58,6-7) che chiamano costantemente Dio
(Sal 72; 107,41 113,7-8). Tutte queste
promesse sono compiute in Gesù,
che ha definito dal principio il suo
programma missionario a favore dei poveri
e degli oppressi (Lc 4,16-21. Cfr. Is
61,1-3).
L'ultima
beatitudine (vv 22-23) ha come destinatari
i cristiani che sono perseguitati ed
emarginati a causa della loro fede.
La loro felicità non consiste
nel soffrire ma nella coscienza di essere
chiamati a possedere una "ricompensa
grande nei cieli". Dio, allora,
ci vuole poveri? Che tipo di poveri?
I poveri non sono beati per il fatto
di essere poveri, ma perché assumendo
tale condizione, per necessità
o solidarietà, cercano di non
esserlo.
La
povertà cristiana va legata alla
promessa del Regno di Dio, cioè
all'aver Dio come re. Questo Regno si
trasforma nella maggior ricchezza, perché
significa avere Dio al nostro fianco,
avere la certezza che Dio stia qui,
in questa terra d'ingiustizie e disuguaglianze,
incarnato nel volto di ogni povero,
e invitandoci ad assumere la sua causa.
La causa è anche la causa del
Regno. E godremo il Regno non quando
ci saranno impoveriti mancanti dei loro
bisogni basilari, ma quando ci sono
"poveri nel Signore" che siamo
tutti noi quando abbiamo la ricchezza
di un popolo basata sull'amore, la giustizia,
la fraternità e la pace. In altre
parole, i poveri non sono i miserabili
ma coloro che rinunciano liberamente
a considerare il denaro come valore
supremo - idolo - e optano per costruire
una società giusta, eliminando
la causa dell'ingiustizia, cioè
la ricchezza. Sono coloro che si rendono
conto che quello che consideravano un
valore - successo, denaro, efficacia,
posizione sociale, potere - di fatto
è contrario all'essere umano.
Il Regno di Dio è la società
alternativa che Gesù si propone
di portare a termine. La proclamazione
del Regno non si effettua dalla cima
del monte, ma in pianura, nella stessa
pianura in cui si installa la società
costruita a partire dai falsi valori
della ricchezza e del potere.
In
Luca le beatitudini sono seguite da
quattro "guai" o maledizioni
contro i ricchi. Le due prime vanno
direttamente contro i ricchi ed i soddisfatti
per la loro indifferenza di fronte alla
situazione dei poveri. Le altre due
sono dirette a coloro che ridono e a
quelli che hanno una buona fama. La
contrapposizione tra poveri e ricchi
è chiaramente fondata nel Magnificat:
"ha ricolmato di beni gli affamati
e ha rimandato i ricchi a mani vuote"
(Lc 1,53). E nella parabola del povero
Lazzaro (Lc 16,19-31). E' dunque chiaro
per Luca che ogni fiducia posta nella
ricchezza è ingannevole (Lc 12,19).
Per
la revisione di vita
Ripassare,
con il Vangelo in mano, le beatitudini,
una per una, lasciandole calare nel
cuore, e lasciando che il nostro cuore
ci "reclami" ed esiga da noi
un comportamento conseguente: magari
ci conforterà e ci farà
assaporare il significato della parola
di Gesù.
Per
l'incontro di gruppo
-
Dialogare in gruppo sulle beatitudini:
natura, senso, applicazione alla vita
E' importante non trascurare la considerazione
delle maledizioni e la loro complementarietà
con le beatitudini.
- Si può anche focalizzare il
tema della prima beatitudine che presenta
una curiosa differenza con la versione
di Matteo: "poveri" senza
alcuna specificazione / "poveri
di spirito". Oggi gli esegeti sono
concordi nel dire che Luca ci presenta
la versione più originale, mentre
Matteo le ha applicato un concetto pensando
ai suoi destinatari. Ci chiediamo: chi
ha ragione, Matteo o Luca? Entrambi?
Come intendere "poveri di spirito"?
Ricordare a questo riguardo l'interpretazione
comune ("disprezzo delle ricchezze"),
quella della "infanzia spirituale"
e quella di Ellacuría ("poveri
con spirito")
- Alonso Schockel e Juan Mateos traducono
la beatitudine di Matteo così:
"beati coloro che scelgono di essere
poveri".
Per
la preghiera dei fedeli
Rispondiamo
"Te lo/la esprimiamo, Signore"
- La nostra gratitudine per questo bello
specchio delle beatitudini, in cui guardarci
ogni giorno
- Il nostro desiderio di avvicinarci
ogni giorno di più all'ideale
che lì ci proponi
- La nostra preoccupazione per tutti
coloro che vivono nella povertà
ingiusta, in una miseria che è
prodotto di strutture sociali egoiste,
che potrebbero e dovrebbero essere trasformate
- La nostra preoccupazione per gli ammalati,
coloro che soffrono e tutti quelli che
non si sentono "beati"
- Il nostro dolore per il fatto che
ancora oggi la persecuzione a coloro
che lottano per la giustizia è
una triste realtà
Orazione
comunitaria
Dio
nostro, che in Gesù ci comunichi
uno spirito nuovo, mostrato nelle beatitudini.
Vogliamo seguire questo modello come
un cammino di ecumenismo universale
verso una nuova umanità, riconciliata
nell'amore, nella giustizia e nella
pace. Te lo esprimiamo, per Cristo nostro
Signore.