Domenica 28 marzo 2010
Domenica delle Palme C


Is 50,4-7: Il Signore mi aiuta, per questo non resto confuso
Sal 21: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Fil 2,6-11: Inno cristologico incorporato da Paolo alla sua lettera.
Lc 22,14-23,56: Racconto della passione

Nel ciclo C della liturgia leggiamo il racconto della passione del Signore secondo Luca. E' molto importante considerare le caratteristiche teologiche che ci presenta questo racconto.

Come si sa Luca è considerato l'evangelista della misericordia o, che è lo stesso, come l'evangelista che ha segnato tutta la tradizione che ci consegna il pensiero dell'amore infinito di Dio, manifestatosi in Gesù Cristo. Nessuno degli evangelisti ha percepito come lui la sensibilità dell'amore del Padre, che si avverte specialmente tra i poveri, tra i sofferenti, tra gli emarginati. Non è difficile constatare nel Vangelo di Luca la preoccupazione di Gesù per i deboli, per le vedove, gli orfani, i peccatori, le donne. Non è accidentale in questo Vangelo il fatto che appaiano in esso testi che non troviamo in altri vangeli, come quello della parabola del padre misericordioso o quella del buon samaritano.

Questo stesso interesse si manifesta nella narrazione degli avvenimenti della passione del Signore. In primo luogo, perché tutto questo racconto è sostenuto da una conoscenza dell'animo di Gesù, la cui intimità ci è svelata dall'evangelista quando ci lascia intravedere la sua stretta relazione con l'Abba misericordioso, nei momenti di orazione (Lc 22,42) o quando suo padre gli infonde il coraggio nei momenti di sofferenza (Lc 22,43).

In secondo luogo, la croce appare in questo racconto della passione come un vero sacramento dell'amore divino: la rivelazione della misericordia in mezzo alla sofferenza. Luca non pone l'attenzione sugli aspetti negativi e crudeli di questa situazione. Nella sua narrazione si omettono ricordi o riferimenti che appaiono negli altri evangelisti, come la flagellazione o la corona di spine, che servono per incolpare coloro che portarono Gesù alla morte. Luca ci vuol far scoprire l'amore del Padre verso suo Figlio e verso tutti gli uomini, anche in questa situazione di dolore. Gesù non appare abbandonato sul calvario (non si cita Zac 13,6 sulla dispersione del gregge): è accompagnato da amici e conoscenti (Lc 23,49 in contrapposizione a Mt 27,55-56 e Mc 15,40-41). E sostituisce il grido del Salmo 21 (22) citato da Matteo con la manifestazione illimitata di fiducia del Salmo 30,6 (31,6): "Padre nelle tue mani affido il mio spirito".

Alla luce di tutto ciò è comprensibile il ruolo che riveste in questo racconto della passione l'atteggiamento di perdono, spiegabile solo a partire dal mistero della misericordia. In definitiva tutto il mondo resta pulito e si insiste su fatti positivi, spiegabili solo dal valore riconciliatore della sofferenza di Gesù o dal suo atteggiamento di perdono: il caso di Pilato (Lc 23,4.13-15.20-22); quello dell'aggressore a cui Pietro tagliò un orecchio e che fu guarito da Gesù (Lc 22,51); quello di Pietro (Lc 22,61); quello di tutti i giudei (Lc 23,34); quello del malfattore buono (Lc 23,39-43); quello del centurione (Lc 23,47); quello della riconciliazione tra Erode e Pilato (Lc 23,6-12).
Gesù appare chiaramente come l'innocente, un giusto perseguitato. Anche nel processo dei romani, Pilato proclama l'innocenza di Gesù. Anche il centurione riconosce la sua innocenza. Solo in Luca Gesù si rivolge con parole di consolazione alle donne che lo seguono da lontano. Realmente, Luca è stato chiamato il Vangelo delle donne e della misericordia con i più poveri e ignorati, e le donne facevano parte della classe emarginata in Israele. Ma per Gesù, in tutto il Vangelo di Luca le donne fanno parte del discepolato e meritano un trattamento di rispetto. Ora, nel cammino del calvario, la fedeltà delle donne al loro maestro è riconosciuta dal Signore.

La passione e la morte di Gesù sono una vera rivelazione: la manifestazione della misericordia del Padre. Solo chi ha compreso un atteggiamento tanto commovente, come quello che ci offre questo Vangelo nella parabola del Padre misericordioso, potrà comprendere perché l'evangelista ha guardato così il mistero della sofferenza e della morte di Gesù. Luca concepì il racconto della passione come contemplazione di Gesù. Perciò questo racconto è un invito al lettore - ascoltatore ad avvicinarsi al Signore, a seguirlo, a portare con Lui la croce di ogni giorno (9,23). Nella parola che rivolge sulla croce al malfattore pentito, questo "oggi" ci riporta a Lc 4,21 quando, nella sinagoga di Nazareth Gesù dichiara che "oggi si è compiuto" il passo di Is 61,1-2, che aveva appena letto. Il tempo si è compiuto e Lui, che è "venuto per annunciare la libertà ai prigionieri e la vista ai ciechi, per liberare gli oppressi e per proclamare l'anno di grazia del Signore" ha compiuto la sua missione, perché va a morire caricato della croce, ma continuerà a vivere in mezzo a noi.

Per la revisione di vita

Gesù fu, prima di tutto, storicamente parlando, un Messia, il Messia. E questo Messia storico è quello che confessiamo Figlio e rivelatore di Dio. Il Gesù della mia fede è Messia? La mia sequela di Gesù è "messianica"? Prolungo il messianismo di Gesù qui e ora?

Per l'incontro di gruppo

- Il nostro Cristo, che noi preghiamo e seguiamo è in verità Messia o lo abbiamo desmessianizzato?
- E' forse un Cristo senza Regno? La devozione personale a Gesù, la concentrazione sulla sua persona, porta a volte molti cristiani alla dimenticanza della Causa di Gesù, il Regno. Fare esempi di questa situazione. E' il nostro caso?
- In tutto questo influisce il luogo geografico del mondo in cui viviamo, o/e il "luogo sociale" in cui stiamo?

Per la preghiera dei fedeli

Rispondiamo: Ti amiamo Signore, crediamo in Te.

- Contemplando una volta di più la tua passione e morte, ci sentiamo chiamati, Gesù, a fare nostra la tua Causa, la tua speranza, il tuo lavoro di Messia venuto per tutti coloro che hanno speranza. Per questo ti diciamo…
- Osservando anche la tua passione morte di oggi, negli uomini e nelle donne che soffrono qualsiasi situazione d'ingiustizia, oppressione o esclusione, ci sentiamo interpellati ad intervenire in queste situazioni e a consacrare la nostra vita al compito di essere e dare speranza per gli altri. Per questo ti diciamo…
- Entrando nella "Settimana Santa" ci sentiamo uniti a tutti gli uomini e le donne che credono in Cristo, sperando e desiderando che giunga il giorno in cui, al di la di qualsiasi frontiera di separazione religiosa, potremo dirti tutti uniti…
- Sapendo da Gesù che l'amore è il criterio supremo sul quale saranno giudicate tutte le nazioni, sogniamo che venga il giorno in cui gli uomini e le donne di tutti i popoli e le religioni invocheranno il "Dio amore di tutti i nomi" e gli diremo a una sola voce…
- Iniziando una settimana che per molti è anche di riposo, d'interruzione del ritmo settimanale ordinario, di vacanza o persino di turismo, vogliamo sentirci uniti a tutti coloro che in mezzo a queste attività "profane" non cessano di sapersi incontrare con se stessi e con il divino che portano dentro, attraverso altre forme da quelle abituali; e con loro vogliamo dirti…

Orazione comunitaria

Dio, che in molti modi e in maniera costante lungo la storia, hai fatto sorgere Messia per venire incontro alle speranze dell'umanità in ogni tempo e in ogni religione; fa che noi che crediamo nel Messia Gesù ammiriamo di conseguenza il suo spirito messianico di umiltà e servizio, perché fuggendo da ogni imposizione o arroganza, mettiamo sempre al centro e al di sopra di tutto, come Lui, la speranza di un "cielo nuovo e terra nuova in cui abiti la giustizia". Te lo vogliamo esprimere con la stessa speranza di tutte le persone e popoli che oggi ancora stanno aspettando un salvatore. Lo chiediamo a Te che vivi e fai vivere per i secoli dei secoli. Amen.