Is
50,4-7: Il Signore mi aiuta, per questo
non resto confuso
Sal 21: Dio mio, Dio mio, perché
mi hai abbandonato?
Fil 2,6-11: Inno cristologico incorporato
da Paolo alla sua lettera.
Lc 22,14-23,56: Racconto della passione
Nel
ciclo C della liturgia leggiamo il racconto
della passione del Signore secondo Luca.
E' molto importante considerare le caratteristiche
teologiche che ci presenta questo racconto.
Come
si sa Luca è considerato l'evangelista
della misericordia o, che è lo
stesso, come l'evangelista che ha segnato
tutta la tradizione che ci consegna
il pensiero dell'amore infinito di Dio,
manifestatosi in Gesù Cristo.
Nessuno degli evangelisti ha percepito
come lui la sensibilità dell'amore
del Padre, che si avverte specialmente
tra i poveri, tra i sofferenti, tra
gli emarginati. Non è difficile
constatare nel Vangelo di Luca la preoccupazione
di Gesù per i deboli, per le
vedove, gli orfani, i peccatori, le
donne. Non è accidentale in questo
Vangelo il fatto che appaiano in esso
testi che non troviamo in altri vangeli,
come quello della parabola del padre
misericordioso o quella del buon samaritano.
Questo
stesso interesse si manifesta nella
narrazione degli avvenimenti della passione
del Signore. In primo luogo, perché
tutto questo racconto è sostenuto
da una conoscenza dell'animo di Gesù,
la cui intimità ci è svelata
dall'evangelista quando ci lascia intravedere
la sua stretta relazione con l'Abba
misericordioso, nei momenti di orazione
(Lc 22,42) o quando suo padre gli infonde
il coraggio nei momenti di sofferenza
(Lc 22,43).
In
secondo luogo, la croce appare in questo
racconto della passione come un vero
sacramento dell'amore divino: la rivelazione
della misericordia in mezzo alla sofferenza.
Luca non pone l'attenzione sugli aspetti
negativi e crudeli di questa situazione.
Nella sua narrazione si omettono ricordi
o riferimenti che appaiono negli altri
evangelisti, come la flagellazione o
la corona di spine, che servono per
incolpare coloro che portarono Gesù
alla morte. Luca ci vuol far scoprire
l'amore del Padre verso suo Figlio e
verso tutti gli uomini, anche in questa
situazione di dolore. Gesù non
appare abbandonato sul calvario (non
si cita Zac 13,6 sulla dispersione del
gregge): è accompagnato da amici
e conoscenti (Lc 23,49 in contrapposizione
a Mt 27,55-56 e Mc 15,40-41). E sostituisce
il grido del Salmo 21 (22) citato da
Matteo con la manifestazione illimitata
di fiducia del Salmo 30,6 (31,6): "Padre
nelle tue mani affido il mio spirito".
Alla
luce di tutto ciò è comprensibile
il ruolo che riveste in questo racconto
della passione l'atteggiamento di perdono,
spiegabile solo a partire dal mistero
della misericordia. In definitiva tutto
il mondo resta pulito e si insiste su
fatti positivi, spiegabili solo dal
valore riconciliatore della sofferenza
di Gesù o dal suo atteggiamento
di perdono: il caso di Pilato (Lc 23,4.13-15.20-22);
quello dell'aggressore a cui Pietro
tagliò un orecchio e che fu guarito
da Gesù (Lc 22,51); quello di
Pietro (Lc 22,61); quello di tutti i
giudei (Lc 23,34); quello del malfattore
buono (Lc 23,39-43); quello del centurione
(Lc 23,47); quello della riconciliazione
tra Erode e Pilato (Lc 23,6-12).
Gesù appare chiaramente come
l'innocente, un giusto perseguitato.
Anche nel processo dei romani, Pilato
proclama l'innocenza di Gesù.
Anche il centurione riconosce la sua
innocenza. Solo in Luca Gesù
si rivolge con parole di consolazione
alle donne che lo seguono da lontano.
Realmente, Luca è stato chiamato
il Vangelo delle donne e della misericordia
con i più poveri e ignorati,
e le donne facevano parte della classe
emarginata in Israele. Ma per Gesù,
in tutto il Vangelo di Luca le donne
fanno parte del discepolato e meritano
un trattamento di rispetto. Ora, nel
cammino del calvario, la fedeltà
delle donne al loro maestro è
riconosciuta dal Signore.
La
passione e la morte di Gesù sono
una vera rivelazione: la manifestazione
della misericordia del Padre. Solo chi
ha compreso un atteggiamento tanto commovente,
come quello che ci offre questo Vangelo
nella parabola del Padre misericordioso,
potrà comprendere perché
l'evangelista ha guardato così
il mistero della sofferenza e della
morte di Gesù. Luca concepì
il racconto della passione come contemplazione
di Gesù. Perciò questo
racconto è un invito al lettore
- ascoltatore ad avvicinarsi al Signore,
a seguirlo, a portare con Lui la croce
di ogni giorno (9,23). Nella parola
che rivolge sulla croce al malfattore
pentito, questo "oggi" ci
riporta a Lc 4,21 quando, nella sinagoga
di Nazareth Gesù dichiara che
"oggi si è compiuto"
il passo di Is 61,1-2, che aveva appena
letto. Il tempo si è compiuto
e Lui, che è "venuto per
annunciare la libertà ai prigionieri
e la vista ai ciechi, per liberare gli
oppressi e per proclamare l'anno di
grazia del Signore" ha compiuto
la sua missione, perché va a
morire caricato della croce, ma continuerà
a vivere in mezzo a noi.
Per
la revisione di vita
Gesù
fu, prima di tutto, storicamente parlando,
un Messia, il Messia. E questo Messia
storico è quello che confessiamo
Figlio e rivelatore di Dio. Il Gesù
della mia fede è Messia? La mia
sequela di Gesù è "messianica"?
Prolungo il messianismo di Gesù
qui e ora?
Per
l'incontro di gruppo
-
Il nostro Cristo, che noi preghiamo
e seguiamo è in verità
Messia o lo abbiamo desmessianizzato?
- E' forse un Cristo senza Regno? La
devozione personale a Gesù, la
concentrazione sulla sua persona, porta
a volte molti cristiani alla dimenticanza
della Causa di Gesù, il Regno.
Fare esempi di questa situazione. E'
il nostro caso?
- In tutto questo influisce il luogo
geografico del mondo in cui viviamo,
o/e il "luogo sociale" in
cui stiamo?
Per
la preghiera dei fedeli
Rispondiamo:
Ti amiamo Signore, crediamo in Te.
-
Contemplando una volta di più
la tua passione e morte, ci sentiamo
chiamati, Gesù, a fare nostra
la tua Causa, la tua speranza, il tuo
lavoro di Messia venuto per tutti coloro
che hanno speranza. Per questo ti diciamo
- Osservando anche la tua passione morte
di oggi, negli uomini e nelle donne
che soffrono qualsiasi situazione d'ingiustizia,
oppressione o esclusione, ci sentiamo
interpellati ad intervenire in queste
situazioni e a consacrare la nostra
vita al compito di essere e dare speranza
per gli altri. Per questo ti diciamo
- Entrando nella "Settimana Santa"
ci sentiamo uniti a tutti gli uomini
e le donne che credono in Cristo, sperando
e desiderando che giunga il giorno in
cui, al di la di qualsiasi frontiera
di separazione religiosa, potremo dirti
tutti uniti
- Sapendo da Gesù che l'amore
è il criterio supremo sul quale
saranno giudicate tutte le nazioni,
sogniamo che venga il giorno in cui
gli uomini e le donne di tutti i popoli
e le religioni invocheranno il "Dio
amore di tutti i nomi" e gli diremo
a una sola voce
- Iniziando una settimana che per molti
è anche di riposo, d'interruzione
del ritmo settimanale ordinario, di
vacanza o persino di turismo, vogliamo
sentirci uniti a tutti coloro che in
mezzo a queste attività "profane"
non cessano di sapersi incontrare con
se stessi e con il divino che portano
dentro, attraverso altre forme da quelle
abituali; e con loro vogliamo dirti
Orazione
comunitaria
Dio,
che in molti modi e in maniera costante
lungo la storia, hai fatto sorgere Messia
per venire incontro alle speranze dell'umanità
in ogni tempo e in ogni religione; fa
che noi che crediamo nel Messia Gesù
ammiriamo di conseguenza il suo spirito
messianico di umiltà e servizio,
perché fuggendo da ogni imposizione
o arroganza, mettiamo sempre al centro
e al di sopra di tutto, come Lui, la
speranza di un "cielo nuovo e terra
nuova in cui abiti la giustizia".
Te lo vogliamo esprimere con la stessa
speranza di tutte le persone e popoli
che oggi ancora stanno aspettando un
salvatore. Lo chiediamo a Te che vivi
e fai vivere per i secoli dei secoli.
Amen.