Domenica 23 maggio 2010
Festa di Pentecoste C


At 2,1-11: Furono tutti pieni di Spirito Santo
Sal 103,1.24.29-31.34: Manda il tuo Spirito e rinnova la faccia della terra
1Cor 12,3-7.12-13: Ci sono diversità di carismi ma uno solo è lo Spirito
Gv 20,19-23: Ricevete lo Spirito Santo

Lo Spirito è la vita stessa di Dio. Nella Bibbia è sinonimo di vitalità, di dinamismo e di novità. Lo Spirito animò la missione di Gesù e si trova anche alla radice della missione della chiesa. L'evento della Pentecoste ci porta il cuore stesso dell'esperienza cristiana ed ecclesiale: un esperienza di vita nuova con dimensioni universali.

La prima lettura è il racconto dell'evento della Pentecoste. In essa si narra il compimento della promessa fatta da Gesù alla fine del Vangelo di Luca e all'inizio del libro degli Atti (Lc 24,49: "da parte mia, vi manderò il dono promesso dal Padre… restate in città fino a quando sarete rivestiti della forza che viene dall'alto"; At 1,5.8: "sarete battezzati con lo Spirito Santo entro pochi giorni… riceverete la forza dello Spirito Santo").

Con questo racconto Luca approfondisce un aspetto fondamentale del mistero pasquale: Gesù risorto ha inviato lo Spirito Santo alla nascente comunità, rendendola capace di una missione con orizzonti universali. Il racconto inizia dando alcune indicazioni relative al tempo, al luogo e alle persone implicate nell'evento. Tutto avviene "il giorno di Pentecoste" (At 2,1). Pentecoste è una festa giudaica conosciuta come "Festa delle settimane" (Es 34,22; Nm 28,26; Dt 16,10.16) o "festa del raccolto" (Es 23,16; Nm 28,26), che si celebrava sette settimane dopo la Pasqua.

Sembra che in alcuni ambienti giudaici dell'epoca tarda, in questa festa si celebrassero le grandi alleanze di Dio con il suo popolo, particolarmente quella del Sinai che era direttamente relazionata con il dono della legge. Sebbene Luca non sviluppi questa tematica nel racconto della Pentecoste, sicuramente conosceva questa tradizione ed è probabile che abbia voluto associare il dono dello Spirito, inviato da Cristo risorto, al dono della legge ricevuto sul Sinai. Nella comunità di Qumran, contemporanea a Gesù, Pentecoste era diventata la festa della Nuova Alleanza che assicurava l'effusione dello Spirito di Dio al nuovo popolo purificato (Cfr. Ger 31,31-34; Ez 36).

Il testo degli Atti da un'altra indicazione: "stavano tutti uniti nello stesso luogo" (At 2,1). Con queste parole si vuole suggerire che i presenti erano uniti, non solo nello stesso luogo, ma anche con il cuore. Sebbene non si parli di una riunione cultuale, non sarebbe strano che Luca immaginasse i credenti in preghiera, aspettando la venuta dello Spirito, allo stesso modo con cui Gesù stava pregando quando lo Spirito scese su di Lui nel battesimo (Lc 3,21: "mentre Gesù pregava... lo Spirito Santo scese su di Lui"; At 1,14: "erano soliti riunirsi di comune accordo per pregare in compagnia di alcune donne, di Maria la madre di Gesù e dei suoi fratelli").

Luca utilizza anzitutto il simbolo del vento per parlare del dono dello Spirito: "improvvisamente venne dal cielo un rombo, simile a una raffica di vento impetuoso e riempi la casa dove si trovavano" (At 2,2). Sebbene i discepoli stessero aspettando il compimento della promessa del Signore risorto, l'evento avviene "improvvisamente" e pertanto in forma imprevedibile. E' un modo per dire che si tratta di una manifestazione divina, giacché l'agire di Dio non può essere calcolato ne previsto dall'essere umano. Il rombo giunge "dal cielo" cioè dal luogo della trascendenza, da Dio. La sua origine è divina. Ed è come il rumore di una raffica di vento impetuoso.

L'evangelista voleva descrivere la discesa dello Spirito Santo come potere, potenza e dinamismo e, pertanto, il vento era un elemento cosmico adeguato per esprimerlo. Inoltre, tanto in ebraico come in greco, spirito e vento si esprimono con la stessa parola (ebraico: ruah; greco: pneuma). Non è strano, pertanto, che il vento sia uno dei simboli biblici dello spirito. Ricordiamo il gesto di Gesù nel Vangelo, quando "soffia" sui discepoli e gli dice: "ricevete lo Spirito Santo" (Gv 20,22), o la visione degli scheletri calcinati narrata in Ezechiele 37, dove il vento - Spirito di Dio fa si che quelle ossa si rivestano di tendini e di carne, ricreando il nuovo popolo di Dio.

"Allora apparirono lingue come di fuoco, che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro" (At 2,3). Luca si serve poi di un altro elemento cosmico che veniva frequentemente usato per descrivere le manifestazioni divine nell'Antico Testamento: il fuoco, che è simbolo di Dio come forza irresistibile e trascendente. La Bibbia parla di Dio come di un "fuoco divoratore" (Dt 4,24; Is 30,27; 33,14), "un fuoco perpetuo" (Is 33,14). Tutto ciò che entra in contatto con lui, come succede con il fuoco, resta trasformato. Il fuoco è anche espressione del mistero della trascendenza divina. In effetti, l'essere umano non può tenere il fuoco nelle sue mani, gli scappa sempre; e, ciò nonostante, il fuoco lo investe con la sua luce e lo conforta con il suo calore. Così è lo Spirito: potente irresistibile, trascendente.

L'evento straordinario espresso simbolicamente nei versetti 2 e 3 si spiega al versetto 4: "Tutti furono pieni di Spirito Santo". Dio stesso riempie con il suo potere tutti i presenti. Non gli comunica un aiuto qualsiasi, ma la pienezza del potere divino che si identifica nella Bibbia con questa realtà che si chiama: lo Spirito. Si tratta di un evento unico che segna la venuta dei tempi messianici e che resterà per sempre nel cuore stesso della chiesa. Da questo momento lo Spirito sarà una presenza dinamica e visibile nella vita e nella missione della comunità cristiana.

La forza interiore e trasformatrice dello Spirito, descritta da prima con i simboli del vento e del fuoco, si trasforma ora in capacità di comunicazione che inaugura l'eliminazione dell'antica divisione tra gli uomini a causa della confusione delle lingue a Babele (Gn 11). "E iniziarono a parlare in lingue come lo Spirito Santo gli concedeva di esprimersi" (V.4). In Gerusalemme, non nella casa dove stanno i discepoli, né nello spazio chiuso di pochi eletti, ma nello spazio aperto dove c'è gente di tutte le nazioni (V.5), in piazza e per la strada, lo Spirito ricostruisce l'unità dell'umanità intera e inaugura la missione universale della chiesa.

Il peccato condannato nel racconto della Torre di Babele è la preoccupazione egoistica degli uomini che si chiudono e non accettano l'esistenza di altri gruppi o di altre società, ma che desiderano restare uniti attorno ad una grande città la cui torre tocchi il cielo. Lo Spirito deve venire continuamente per perdonare e rinnovare gli uomini perché non si ripetano più le tragedie causate dal razzismo, la chiusura etnica e gli integralismi religiosi.
Lo Spirito della Pentecoste inaugura una nuova esistenza religiosa nella storia dell'umanità: la missione universale della chiesa. La parola di Dio, grazie alla forza dello Spirito, sarà pronunciata più volte lungo la storia, in diverse lingue e sarà incarnata in tutte le culture. Il giorno di pentecoste, la gente venuta da tutte le parti della terra "li sente parlare nella propria lingua" (At 2,6.8). Il dono dello Spirito che riceve la chiesa, all'inizio della sua missione, l'abilita a parlare in modo comprensibile a tutti i popoli della terra.

Nel Vangelo si narra l'apparizione del Signore risorto ai discepoli il giorno di Pasqua. Tutto il racconto è determinato da un'indicazione temporale (è il primo giorno della settimana) e da una indicazione spaziale (le porte del luogo dove stavano i discepoli erano chiuse).
Il riferimento al primo giorno della settimana, cioè il giorno seguente al sabato (la domenica), evoca le celebrazioni domenicali della comunità primitiva e la nostra esperienza pasquale che si rinnova ogni domenica. L'indicazione delle porte chiuse vuole ricordare la paura dei discepoli che ancora non credono, e allo stesso tempo vogliono essere una testimonianza della nuova condizione corporale di Gesù che si renderà presente in quel luogo. Gesù attraverserà entrambe le barriere: le porte esteriori chiuse e la paura interiore dei discepoli. Nonostante tutto, sono uniti, riuniti: questa sembra essere, nella narrazione, una condizione necessaria per l'incontro con il Risorto; difatti Tommaso potrà giungere alla fede solo quando sarà con il resto del gruppo.

Gesù "si presentò in mezzo a loro" (V.19). Il testo parla di "Resurrezione" come venuta del Signore. Cristo risorto non se ne va, ma viene in modo nuovo e pieno ai suoi (Cfr. Gv 14,28: "me ne vado e tornerò a voi"; Gv 16, 16-17) e gli comunica quattro doni fondamentali: la pace, la gioia, la missione e lo Spirito Santo.

I doni pasquali per eccellenza sono la pace (lo Shalom biblico) e la gioia (la Jaris biblica), che non sono dati per il godimento egoista ed esclusivo, ma perché si traducano in missione universale. La missione che il Figlio ha ricevuto dal Padre ora diventa missione della chiesa: il perdono dei peccati e la distruzione delle forze del male che opprimono l'uomo. Perciò Gesù dono lo Spirito ai discepoli. nel testo, in effetti, emerge il tema della nuova creazione: Gesù "soffiò su di loro" come quando Jahweh creò l'uomo in Gn 2,7 o come quando Ezechiele invocò il vento della vita sulle ossa secche (Ez 37).

Con il dono dello Spirito, il Signore risorto inizia un mondo nuovo e con l'inviò dei discepoli inaugura un nuovo Israele che crede in Cristo e testimonia la verità della resurrezione. Come "uomini nuovi", pieni del soffio dello Spirito in virtù della resurrezione di Gesù, dovranno continuare la missione del "Agnello che toglie il peccato del mondo": la missione della chiesa che continua l'opera di Cristo realizza il rinnovamento dell'umanità come in una nuova opera creatrice in virtù del potere vivificante del Risorto.

Per la revisione di vita

- In quali aspetti concreti della mia vita sto sperimentando lo Spirito Santo come forza e luce?
- Sono docile ai sentieri dello Spirito seguendo la parola del Vangelo e vivendo aperto alla novità di Dio nella mia vita, in costante discernimento?
- Come vivo nella mia esistenza cristiana le inevitabili tensioni che esistono tra carisma e istituzione, doni personali e missione comunitaria, vita interiore e impegno per la giustizia?

Per l'incontro di gruppo

- Con quali iniziative concrete potremmo rinnovare la dimensione missionaria della nostra comunità?
- La preghiera della nostra comunità è un'esperienza sostenuta e illuminata dallo Spirito che ci rende docili ai sentieri di Dio e aperti al mondo in atteggiamento di servizio?

Per la preghiera dei fedeli

- Cristo Gesù, che con l'invio dello Spirito Santo hai compiuto la promessa del Padre, rinnova con questo stesso Spirito la storia dell'umanità, e donaci la pace…
- Cristo Gesù, che con il dono dello Spirito Santo hai dato inizio alla missione universale della tua chiesa, fa che la comunità cristiana sia sempre nel mondo segno di liberazione, di dialogo e di riconciliazione tra gli uomini…
- Cristo Gesù, che con l'invio dello Spirito Santo hai rafforzato i tuoi discepoli perché ti fossero testimoni fino ai confini del mondo, fortifica con questo stesso spirito i missionari e le missionarie che annunciano il tuo Vangelo di pace e di salvezza…

Orazione comunitaria

Signore Dio, nostro Padre, che hai rinnovato il mondo attraverso la Pasqua del tuo Figlio e con l'invio dello Spirito Santo sui discepoli, rendici aperti all'azione dello Spirito e docili ai suoi sentieri, per annunciare con la nostra vita il Vangelo del Regno a tutti i popoli e per impegnarci a costruire un mondo nuovo dove regni la giustizia e la pace. Per Cristo nostro Signore.