At
2,1-11: Furono tutti pieni di Spirito
Santo
Sal 103,1.24.29-31.34: Manda il tuo
Spirito e rinnova la faccia della terra
1Cor 12,3-7.12-13: Ci sono diversità
di carismi ma uno solo è lo Spirito
Gv 20,19-23: Ricevete lo Spirito Santo
Lo
Spirito è la vita stessa di Dio.
Nella Bibbia è sinonimo di vitalità,
di dinamismo e di novità. Lo
Spirito animò la missione di
Gesù e si trova anche alla radice
della missione della chiesa. L'evento
della Pentecoste ci porta il cuore stesso
dell'esperienza cristiana ed ecclesiale:
un esperienza di vita nuova con dimensioni
universali.
La
prima lettura è il racconto dell'evento
della Pentecoste. In essa si narra il
compimento della promessa fatta da Gesù
alla fine del Vangelo di Luca e all'inizio
del libro degli Atti (Lc 24,49: "da
parte mia, vi manderò il dono
promesso dal Padre
restate in
città fino a quando sarete rivestiti
della forza che viene dall'alto";
At 1,5.8: "sarete battezzati con
lo Spirito Santo entro pochi giorni
riceverete la forza dello Spirito Santo").
Con
questo racconto Luca approfondisce un
aspetto fondamentale del mistero pasquale:
Gesù risorto ha inviato lo Spirito
Santo alla nascente comunità,
rendendola capace di una missione con
orizzonti universali. Il racconto inizia
dando alcune indicazioni relative al
tempo, al luogo e alle persone implicate
nell'evento. Tutto avviene "il
giorno di Pentecoste" (At 2,1).
Pentecoste è una festa giudaica
conosciuta come "Festa delle settimane"
(Es 34,22; Nm 28,26; Dt 16,10.16) o
"festa del raccolto" (Es 23,16;
Nm 28,26), che si celebrava sette settimane
dopo la Pasqua.
Sembra
che in alcuni ambienti giudaici dell'epoca
tarda, in questa festa si celebrassero
le grandi alleanze di Dio con il suo
popolo, particolarmente quella del Sinai
che era direttamente relazionata con
il dono della legge. Sebbene Luca non
sviluppi questa tematica nel racconto
della Pentecoste, sicuramente conosceva
questa tradizione ed è probabile
che abbia voluto associare il dono dello
Spirito, inviato da Cristo risorto,
al dono della legge ricevuto sul Sinai.
Nella comunità di Qumran, contemporanea
a Gesù, Pentecoste era diventata
la festa della Nuova Alleanza che assicurava
l'effusione dello Spirito di Dio al
nuovo popolo purificato (Cfr. Ger 31,31-34;
Ez 36).
Il
testo degli Atti da un'altra indicazione:
"stavano tutti uniti nello stesso
luogo" (At 2,1). Con queste parole
si vuole suggerire che i presenti erano
uniti, non solo nello stesso luogo,
ma anche con il cuore. Sebbene non si
parli di una riunione cultuale, non
sarebbe strano che Luca immaginasse
i credenti in preghiera, aspettando
la venuta dello Spirito, allo stesso
modo con cui Gesù stava pregando
quando lo Spirito scese su di Lui nel
battesimo (Lc 3,21: "mentre Gesù
pregava... lo Spirito Santo scese su
di Lui"; At 1,14: "erano soliti
riunirsi di comune accordo per pregare
in compagnia di alcune donne, di Maria
la madre di Gesù e dei suoi fratelli").
Luca
utilizza anzitutto il simbolo del vento
per parlare del dono dello Spirito:
"improvvisamente venne dal cielo
un rombo, simile a una raffica di vento
impetuoso e riempi la casa dove si trovavano"
(At 2,2). Sebbene i discepoli stessero
aspettando il compimento della promessa
del Signore risorto, l'evento avviene
"improvvisamente" e pertanto
in forma imprevedibile. E' un modo per
dire che si tratta di una manifestazione
divina, giacché l'agire di Dio
non può essere calcolato ne previsto
dall'essere umano. Il rombo giunge "dal
cielo" cioè dal luogo della
trascendenza, da Dio. La sua origine
è divina. Ed è come il
rumore di una raffica di vento impetuoso.
L'evangelista
voleva descrivere la discesa dello Spirito
Santo come potere, potenza e dinamismo
e, pertanto, il vento era un elemento
cosmico adeguato per esprimerlo. Inoltre,
tanto in ebraico come in greco, spirito
e vento si esprimono con la stessa parola
(ebraico: ruah; greco: pneuma). Non
è strano, pertanto, che il vento
sia uno dei simboli biblici dello spirito.
Ricordiamo il gesto di Gesù nel
Vangelo, quando "soffia" sui
discepoli e gli dice: "ricevete
lo Spirito Santo" (Gv 20,22), o
la visione degli scheletri calcinati
narrata in Ezechiele 37, dove il vento
- Spirito di Dio fa si che quelle ossa
si rivestano di tendini e di carne,
ricreando il nuovo popolo di Dio.
"Allora
apparirono lingue come di fuoco, che
si dividevano e si posavano su ciascuno
di loro" (At 2,3). Luca si serve
poi di un altro elemento cosmico che
veniva frequentemente usato per descrivere
le manifestazioni divine nell'Antico
Testamento: il fuoco, che è simbolo
di Dio come forza irresistibile e trascendente.
La Bibbia parla di Dio come di un "fuoco
divoratore" (Dt 4,24; Is 30,27;
33,14), "un fuoco perpetuo"
(Is 33,14). Tutto ciò che entra
in contatto con lui, come succede con
il fuoco, resta trasformato. Il fuoco
è anche espressione del mistero
della trascendenza divina. In effetti,
l'essere umano non può tenere
il fuoco nelle sue mani, gli scappa
sempre; e, ciò nonostante, il
fuoco lo investe con la sua luce e lo
conforta con il suo calore. Così
è lo Spirito: potente irresistibile,
trascendente.
L'evento
straordinario espresso simbolicamente
nei versetti 2 e 3 si spiega al versetto
4: "Tutti furono pieni di Spirito
Santo". Dio stesso riempie con
il suo potere tutti i presenti. Non
gli comunica un aiuto qualsiasi, ma
la pienezza del potere divino che si
identifica nella Bibbia con questa realtà
che si chiama: lo Spirito. Si tratta
di un evento unico che segna la venuta
dei tempi messianici e che resterà
per sempre nel cuore stesso della chiesa.
Da questo momento lo Spirito sarà
una presenza dinamica e visibile nella
vita e nella missione della comunità
cristiana.
La
forza interiore e trasformatrice dello
Spirito, descritta da prima con i simboli
del vento e del fuoco, si trasforma
ora in capacità di comunicazione
che inaugura l'eliminazione dell'antica
divisione tra gli uomini a causa della
confusione delle lingue a Babele (Gn
11). "E iniziarono a parlare in
lingue come lo Spirito Santo gli concedeva
di esprimersi" (V.4). In Gerusalemme,
non nella casa dove stanno i discepoli,
né nello spazio chiuso di pochi
eletti, ma nello spazio aperto dove
c'è gente di tutte le nazioni
(V.5), in piazza e per la strada, lo
Spirito ricostruisce l'unità
dell'umanità intera e inaugura
la missione universale della chiesa.
Il
peccato condannato nel racconto della
Torre di Babele è la preoccupazione
egoistica degli uomini che si chiudono
e non accettano l'esistenza di altri
gruppi o di altre società, ma
che desiderano restare uniti attorno
ad una grande città la cui torre
tocchi il cielo. Lo Spirito deve venire
continuamente per perdonare e rinnovare
gli uomini perché non si ripetano
più le tragedie causate dal razzismo,
la chiusura etnica e gli integralismi
religiosi.
Lo Spirito della Pentecoste inaugura
una nuova esistenza religiosa nella
storia dell'umanità: la missione
universale della chiesa. La parola di
Dio, grazie alla forza dello Spirito,
sarà pronunciata più volte
lungo la storia, in diverse lingue e
sarà incarnata in tutte le culture.
Il giorno di pentecoste, la gente venuta
da tutte le parti della terra "li
sente parlare nella propria lingua"
(At 2,6.8). Il dono dello Spirito che
riceve la chiesa, all'inizio della sua
missione, l'abilita a parlare in modo
comprensibile a tutti i popoli della
terra.
Nel
Vangelo si narra l'apparizione del Signore
risorto ai discepoli il giorno di Pasqua.
Tutto il racconto è determinato
da un'indicazione temporale (è
il primo giorno della settimana) e da
una indicazione spaziale (le porte del
luogo dove stavano i discepoli erano
chiuse).
Il riferimento al primo giorno della
settimana, cioè il giorno seguente
al sabato (la domenica), evoca le celebrazioni
domenicali della comunità primitiva
e la nostra esperienza pasquale che
si rinnova ogni domenica. L'indicazione
delle porte chiuse vuole ricordare la
paura dei discepoli che ancora non credono,
e allo stesso tempo vogliono essere
una testimonianza della nuova condizione
corporale di Gesù che si renderà
presente in quel luogo. Gesù
attraverserà entrambe le barriere:
le porte esteriori chiuse e la paura
interiore dei discepoli. Nonostante
tutto, sono uniti, riuniti: questa sembra
essere, nella narrazione, una condizione
necessaria per l'incontro con il Risorto;
difatti Tommaso potrà giungere
alla fede solo quando sarà con
il resto del gruppo.
Gesù
"si presentò in mezzo a
loro" (V.19). Il testo parla di
"Resurrezione" come venuta
del Signore. Cristo risorto non se ne
va, ma viene in modo nuovo e pieno ai
suoi (Cfr. Gv 14,28: "me ne vado
e tornerò a voi"; Gv 16,
16-17) e gli comunica quattro doni fondamentali:
la pace, la gioia, la missione e lo
Spirito Santo.
I
doni pasquali per eccellenza sono la
pace (lo Shalom biblico) e la gioia
(la Jaris biblica), che non sono dati
per il godimento egoista ed esclusivo,
ma perché si traducano in missione
universale. La missione che il Figlio
ha ricevuto dal Padre ora diventa missione
della chiesa: il perdono dei peccati
e la distruzione delle forze del male
che opprimono l'uomo. Perciò
Gesù dono lo Spirito ai discepoli.
nel testo, in effetti, emerge il tema
della nuova creazione: Gesù "soffiò
su di loro" come quando Jahweh
creò l'uomo in Gn 2,7 o come
quando Ezechiele invocò il vento
della vita sulle ossa secche (Ez 37).
Con
il dono dello Spirito, il Signore risorto
inizia un mondo nuovo e con l'inviò
dei discepoli inaugura un nuovo Israele
che crede in Cristo e testimonia la
verità della resurrezione. Come
"uomini nuovi", pieni del
soffio dello Spirito in virtù
della resurrezione di Gesù, dovranno
continuare la missione del "Agnello
che toglie il peccato del mondo":
la missione della chiesa che continua
l'opera di Cristo realizza il rinnovamento
dell'umanità come in una nuova
opera creatrice in virtù del
potere vivificante del Risorto.
Per
la revisione di vita
-
In quali aspetti concreti della mia
vita sto sperimentando lo Spirito Santo
come forza e luce?
- Sono docile ai sentieri dello Spirito
seguendo la parola del Vangelo e vivendo
aperto alla novità di Dio nella
mia vita, in costante discernimento?
- Come vivo nella mia esistenza cristiana
le inevitabili tensioni che esistono
tra carisma e istituzione, doni personali
e missione comunitaria, vita interiore
e impegno per la giustizia?
Per
l'incontro di gruppo
-
Con quali iniziative concrete potremmo
rinnovare la dimensione missionaria
della nostra comunità?
- La preghiera della nostra comunità
è un'esperienza sostenuta e illuminata
dallo Spirito che ci rende docili ai
sentieri di Dio e aperti al mondo in
atteggiamento di servizio?
Per
la preghiera dei fedeli
-
Cristo Gesù, che con l'invio
dello Spirito Santo hai compiuto la
promessa del Padre, rinnova con questo
stesso Spirito la storia dell'umanità,
e donaci la pace
- Cristo Gesù, che con il dono
dello Spirito Santo hai dato inizio
alla missione universale della tua chiesa,
fa che la comunità cristiana
sia sempre nel mondo segno di liberazione,
di dialogo e di riconciliazione tra
gli uomini
- Cristo Gesù, che con l'invio
dello Spirito Santo hai rafforzato i
tuoi discepoli perché ti fossero
testimoni fino ai confini del mondo,
fortifica con questo stesso spirito
i missionari e le missionarie che annunciano
il tuo Vangelo di pace e di salvezza
Orazione
comunitaria
Signore
Dio, nostro Padre, che hai rinnovato
il mondo attraverso la Pasqua del tuo
Figlio e con l'invio dello Spirito Santo
sui discepoli, rendici aperti all'azione
dello Spirito e docili ai suoi sentieri,
per annunciare con la nostra vita il
Vangelo del Regno a tutti i popoli e
per impegnarci a costruire un mondo
nuovo dove regni la giustizia e la pace.
Per Cristo nostro Signore.