3ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO B



Gio 3,1-5.10: E quando vide Dio, si penti
Sal 24: Signore, indicami le tue vie
1Cor 7,29-31: La scena di questo mondo passa
Mc 1,14-20: Il tempo è compiuto, il Regno è vicino

Commento

Come è noto, nelle letture della liturgia domenicale, la prima e la terza sono sempre tematicamente unite, mentre la seconda segue un cammino indipendente. Oggi la coppia di letture principali riguarda la predicazione di Giona alla città di Ninive e la predicazione di Gesù all'inizio del suo ministero, esattamente "quando arrestarono Giovanni", ossia alla scomparsa del profeta.

La lettura di Giona presenta un contenuto positivo: il profeta compie il comandamento di Dio che lo invia a predicare: va, predica e la sua predicazione ha successo, perché la città si pente.

Il commento più semplice a questo testo può andare nella linea dell'importanza della predicazione profetica per la conversione di coloro che sono lontani da Dio. E' un tema conosciuto. E, come abbiamo sottolineato, fa un parallelismo con il testo del Vangelo: Gesù è un nuovo profeta, che s'innesta nella linea dei profeti classici, lanciandosi anche lui sulle strade per predicare un messaggio di conversione.

Per alcuni ascoltatori più critici, questa seconda lettura è preoccupante. Perché l'insieme di ciò che in essa si esprime appartiene ad un orizzonte di comprensione oggi insostenibile: un Dio sopra, immaginato come un gran re, che invia il suo messaggero per predicare un messaggio di conversione, messaggio che prima non aveva potuto avere effetto perché il profeta non aveva voluto andare a predicare, ma che ora è compiuto con obbedienza dai niniviti. "E Dio vide le loro opere, la loro conversione dalla cattiva condotta; si commosse e si penti della catastrofe con cui aveva minacciato Ninive, e non la realizzò". Quest'immagine di un Dio che sta sopra, che prende decisioni, invia messaggeri, che insiste, comunicando con gli uomini attraverso dei profeti e che "vedendo" le opere di penitenza "prova compassione e si pente…" è ovviamente umana, troppo umana. E' un "antropomorfismo". Dio non è un signore che se ne sta la sopra, né che invia messaggeri, né è qualcuno che possa minacciare per poi pentirsene… Oggi sappiamo che Dio non è così, che ciò che chiamiamo "Dio" è un mistero che non può essere ridotto ad una simile immagine antropomorfica.

Sarebbe bene, persino necessario, riferirsi a questo genere di antropomorfismo - presente in questa lettura, come in tantissime altre - senza tralasciare di spiegare agli ascoltatori che non li stiamo scambiando per bambini, ma che, semplicemente, stiamo utilizzando un testo composto più di duemila anni fa e che l'immagine di Dio che vi appare è oggi superata. è importante dirlo, senza darlo per scontato, perché possono esserci persone che - a ragione - siano infastidite nell'ascoltare questi discorsi, come se li stessi riportando al tempo della catechesi infantile. E' inoltre raccomandabile affrontare il tema delle immagini di Dio e spiegare alla gente che essendo persone di oggi non dobbiamo ricadere nel linguaggio classico su Dio, ma abbiamo il diritto di elaborare linguaggi nuovi, più critici ed appropriati.

La lettura della prima lettera di San Paolo apostolo ai corinzi può illuminarci sul Vangelo di Marco: di fronte al Regno di Dio, che è stato inaugurato dall'opera di Gesù - la sua predicazione, i suoi miracoli, le sue controversie, specialmente la sua morte e resurrezione - tutte le realtà umane acquisiscono un nuovo significato. Comperare, vendere, piangere, ridere, sposarsi o restare celibi, tutto è diverso e acquisisce un diverso significato. Ciò che è assolutamente definitivo è l'esercizio della volontà salvifica di Dio che Gesù è venuto ad avviare. Per questo Paolo può affermare che "la scena di questo mondo passa", vale a dire che Dio fa nuovo tutte le cose realizzando l'utopia del suo Regno, dove i poveri e tristi, i malati e i condannati, gli esclusi e gli offesi della terra, sono riscattati e accolti e dove i ricchi e i potenti sono urgentemente chiamati a conversione.

Dopo averci raccontato gli inizi del Vangelo con Giovanni Battista, con l'unzione messianica di Gesù nel fiume Giordano e con le sue tentazioni nel deserto, Marco ci racconta, in una frase molto condensata gli inizi dell'attività pubblica di Gesù: è l'umile carpentiere di Nazareth, che ora percorre la sua regione, la prospera ma malfamata Galilea, predicando nei villaggi e nelle città, agli incroci delle strade, nelle sinagoghe e nelle piazze. La sua voce arriva a chi vuole ascoltarlo, senza escludere nessuno, sena esigere niente in cambio. Una voce nuda e vibrante come quella degli antichi profeti. Marco riassume l'intero contenuto della predicazione di Gesù in questi due momenti: il Regno di Dio è iniziato - cioè è terminato il tempo dell'attesa - e di fronte al Regno di Dio c'è solo da convertirsi, accoglierlo, accettarlo con fede.

I giudei che ascoltavano Gesù ricordavano molti regni: il più recente era quello di Erode il grande, sanguinario e ambizioso; il regno degli Asmonei, discendenti dei liberatori Maccabei, re che avevano esercitato simultaneamente il sommo sacerdozio e avevano oppresso il popolo, tanto o più degli occupanti greci, i seleucidi. Ricordavano anche vecchi re del passato remoto, trasformatisi in figure leggendarie: Davide e suo figlio Salomone e la lunga lista dei loro discendenti che per quasi cinquecento anni avevano esercitato sul popolo un potere totalitario, quasi sempre tirannico e sfruttatore. Di quale re parlava ora Gesù? Di quello annunciato dai profeti e atteso dai giusti. Un re divino che avrebbe garantito ai poveri e agli umili la giustizia e il diritto e avrebbe escluso dalla sua vista i violenti e gli oppressori. Un re universale che avrebbe annullato le frontiere tra i popoli e avrebbe fatto confluire sul suo monte santo tutte le nazioni, comprese quelle più barbare e sanguinarie, per istaurare nel mondo un'era di pace e di fraternità, paragonabile solo all'era paradisiaca anteriore al peccato.

Questo Regno di Dio che Gesù annunciava 2000 anni fa in Galilea, continua ad essere la speranza di tutti i poveri della terra. Questo Regno che è già avviato da quando Gesù lo annunciava, è il Regno che proclama la Chiesa e che tutti i cristiani del mondo si affannano a costruire in mille modi: curando gli infermi, sfamando gli affamati, dissetando gli assetati, istruendo coloro che non sanno, perdonando ai peccatori e accogliendoli alla mensa fraterna; denunciando, con parole e azioni, i violenti, gli oppressori e gli ingiusti. Tutto ciò quale riflesso della volontà amorosa di Dio.

A noi spetta, come a Giona, a Paolo e allo stesso Gesù, di riprendere le bandiere del Regno di Dio e annunciarlo ai nostri giorni e nei nostri paesi, a tutti: ai poveri che soffrono e ai ricchi che devono convertirsi, finché la volontà amorosa di Dio si compia per tutti gli esseri dell'universo.

Per la revisione di vita

Frequentemente pensiamo che essere cristiani consista nel ratificare il credo in tutti i suoi articoli e accettare senza riserve nella nostra mente tutti i dogmi e le proposizioni che la Chiesa ci rivolte; dimentichiamo che l'essenziale non sta nella mente ma nel cuore e nella vita, che l'essenziale è l'incontro personale con il progetto di Dio, la sua proposta nella Causa di Gesù. La mia fede è una semplice amicizia con Gesù, un'appassionata opzione vitale per la sua Causa (il progetto di Dio, il Regno)?

Per l'incontro di gruppo

- Anticamente la parola "conversione" si applicava solo all'adozione iniziale di una religione, o al cambiamento da una religione all'altra. Il Concilio Vaticano II diffuse un uso più "ordinario" del concetto di conversione: tutti necessitiamo di conversione, che significa "tornare con tutto ciò che siamo ("con-versione") verso Dio e il suo progetto. Ma quando si tratta di predicare il Vangelo a chi non è cristiano, la conversione non sembra consistere in un cambiamento di religione e accettazione del cristianesimo? E' necessario ripensare questo concetto? Le letture di oggi possono illuminarci?
- Il Vangelo di oggi è per così dire "il primo sermone di Gesù". E Marco lo pone all'inizio del suo Vangelo, come un manifesto programmatico. Contiene tutti gli elementi centrali di quella che sarà la predicazione stessa di Gesù. Commentare.
- Il Vangelo di oggi mette in risalto l'importanza centrale del Regno di Dio nella missione di Gesù: non un elemento in più, ma quello centrale. Cos'è il "Regnocentrismo"? Cosa significa questa parola? A cosa si oppone? (Vedi il testo di Casaldaliga - Vigil "Spiritualità della liberazione", Cittadella editrice).

Per la preghiera dei fedeli

- Perché la Chiesa continui ad annunciare a se stessa e a tutti il Regno e la necessità di convertirsi ad esso, accogliendo la Buona Notizia…
- Per tutti i cristiani tiepidi nel momento di vivere concretamente la fede, perché trovino in Gesù di Nazareth la forza necessaria per non temere niente e nessuno…
- Perché la Buona Notizia dell'amore di Dio raggiunga e sia accolta da tutti i popoli…
- Perché sappiamo vivere in continua conversione, sapendo che questo ci renderà più umani…

Orazione comunitaria

Dio, Padre nostro, aiutaci a convertirci a Te ogni giorno, così da condurre sempre una vita che realizza il tuo progetto e dia frutti abbondanti di giustizia e di pace. Tu che vivi e dai vita per i secoli dei secoli.