Is
61,1-2a.10-11: Riconciliarsi nel Signore
Lc 1,46-50.53-54: Esulto in Dio mio
salvatore
1Ts 5,16-24: La costanza nella preghiera
Gv 1,6-8.19-28: La testimonianza di
Giovanni il Battista
Commento
Il profeta Isaia invita tutto il popolo
che torna dall'esilio e che ha visto
che le promesse per le quali sperava
di trovare la sua terra non sono tanto
certe. Lo invita alla speranza. L'azione
di Dio è effettiva ed efficace.
La Gerusalemme che ora viene riunificata,
sarà un futuro centro di pellegrinaggi
a cui accorreranno tutte le nazioni
della terra. Per ora è una realtà
molto dura di povertà, tristezza
e prigionia. Perciò l'appello
del profeta è rivolto a queste
persone.
Si
sente incaricato da Dio per annunciare
"buone notizie" di speranza
agli emarginati del paese. Le cose sono
difficili ma si può andare avanti.
Il profeta sembra dire: Dio non ci abbandona.
Sebbene ci siano difficoltà per
il ritorno, il Signore ha rivestito
il popolo di salvezza, gli ha restituito
il dono della terra e fa germogliare
i frutti, la giustizia e la lode.
Il
salmo raccoglie oggi la preghiera di
Maria quando visita Elisabetta, che
la tradizione chiama "Magnificat"
la preghiera è basata sul cantico
di Anna che troviamo in 1Sam 2,1-10.
Si concentra su due grandi temi: da
una parte i poveri e gli umili sono
soccorsi contro i potenti e dall'altra
si sottolinea che Israele è oggetto
del favore di Dio per la promessa fatta
ad Abramo (Gn 15,1; 17,1). Maria canta
la grandezza del Dio salvatore che si
è concentrato sugli umili, specialmente
sulla piccolezza di Maria e ci mostra
che la logica di Dio non coincide con
quella dei potenti. Ha fatto una promessa
a un popolo piccolo, compiendo così
l'antica promessa di Abramo, si è
rivolto all'umiltà e alla piccolezza
di Maria, ha rovesciato i potenti dai
troni e ha innalzato gli umili. La logica
di Dio passa per il riconoscimento dei
più piccoli come soggetti preferenziali
della sua azione. In questo consiste
l'essere credenti. Questa è la
parola profetica che la tradizione mette
sulle labbra di Maria.
Nella
seconda lettura vediamo come l'apostolo
Paolo invita la comunità di Tessalonica
alla fedeltà. La vita della comunità
aveva delle difficoltà: problemi
con gli animatori della comunità,
scontri, scoraggiamenti, mancanza di
fede, fornicazione. E' una comunità
che si è convertita dal paganesimo
al cristianesimo, che ha lasciato gli
idoli per seguire il vero Dio, ma che
fatica ad abbandonare completamente
le sue antiche tradizioni, la sua tradizione
culturale. Sembra che l'esigenza della
vita della comunità non piacesse
molto e si sentivano delusi. E per questo
Paolo richiama la loro attenzione; riconosce
che si tratta di una comunità
che si è sforzata di seguire
Gesù, che possiede lo spirito
del risorto, ma che può dare
di più. La invita ad essere gioiosa,
a pregare costantemente, a non lasciarsi
scoraggiare. Non si tratta di rifiutare
tutto ciò che viene da fuori
solo perché potrebbe intralciare
la vita comunitaria, si tratta di esaminare
tutto e di tenere ciò che è
buono. La richiama alla fedeltà
e a continuare il cammino che hanno
intrapreso. Non bisogna lasciarsi scoraggiare
dai problemi, che sempre ci saranno:
si tratta di essere fedeli al cammino
intrapreso e di viverlo con gioia, perché
siamo convinti che sia il cammino migliore
verso la felicità.
Il
Vangelo di Giovanni ci presente la testimonianza
del Battista che approfondiremo durante
questa settimana liturgica. La lettura
ci introduce dicendo che questa è
la testimonianza del Battista e poi
ci racconta che da Gerusalemme i dirigenti
giudaici inviavano delegati per chiedergli
se fosse o no il Messia, oppure quell'Elia
che avrebbe preceduto la venuta del
Messia. La risposta di Giovanni è
complessa. Sebbene non si riconosca
come Messia, nemmeno si riconosce come
l'Elia che deve venire. Ciò nonostante
si riconosce come la "voce che
grida nel deserto", che prepara
la venuta del Messia. La risposta genera
allora una domanda da parte degli emissari:
se non sei il Messia, perché
battezzi? La sua risposta è simile
alla prima: il battesimo di acqua è
un battesimo di purificazione, potremmo
dire esterno; ma colui che viene porterà
un battesimo che purificherà
tutto l'essere umano e rispetto al quale
il battesimo di Giovanni è solo
un anticipo. E' chiaro che la figura
di Giovanni il Battista aveva una grande
importanza per le prime generazioni
cristiane. Oltre a paragonarlo al profeta
Elia, molti seguaci di Giovanni parteciparono
alle prime comunità cristiane.
D'altra parte fu critico nei confronti
del potere dominante dei romani e di
Erode, e ciò gli costò
la vita. Fu un uomo che seppe darsi
totalmente per la sua missione e vedere
nel futuro che si avvicinava i tempi
sperati.
Per
la revisione di vita
La missione di Giovanni Battista può
essere presa come simbolo della missione
di ogni cristiano: non sostituirsi a
Gesù, ma spendere la vita per
aprirgli la strada, aprendo la strada
alla sua causa: il Regno! Sono un buon
precursore del Regno annunciato da Gesù?
Spiano i monti, riempio le valli, apro
le strade?
Per
l'incontro di gruppo
- Il testo di Is 61,1-2 è molto
importante. Esprime la missione del
Messia così come fu intravista
con secoli di anticipo dai profeti.
Se il Messia avesse avuto una missione
sarebbe stata quella d'essere una "Buona
Notizia" per i poveri
Gesù
dovette leggere e meditare questo testo
molte volte, tanto da farlo proprio
e sentire che si "compiva"
nella sua vita, che in essa arrivava
al suo massimo compimento (Lc 4,16).
Luca, perciò, riporta un commento
che Gesù fece al testo, nella
sinagoga del suo paese, come un testo
iniziale che avrebbe dato senso a tutta
la vita di Gesù e alla sua missione.
E dice (in Lc7,18ss) che Gesù
stesso si appellò a questo testo
come prova della sua messianicità
di fronte alla commissione ufficiale
che andò a chiedergli se lui
era il Messia. Chiediamoci:
- Davvero: siamo convinti che il segno
principale della messianicità
di Gesù è l'essere una
"Buona Notizia per i poveri"?
A quali altre cose, classicamente, abbiamo
dato più importanza nella vita
di Gesù?
- Cos'è una Buona Notizia per
il poveri? Il suo senso è reale
o figurato? Il catechismo, la dottrina
cristiana, il messaggio della Chiesa,
è una Buona Notizia?
- Sarà forse che anche per la
Chiesa il principale segno della sua
"messianicità" sarebbe
quello d'essere una Buona Notizia per
i poveri?
- Come spiegare che oggi Gesù
può ancora essere una Buona Notizia
per i poveri e per l'umanità,
nel mondo globalizzato attuale?
Per
la preghiera dei fedeli
- Perché in questo avvento alimentiamo
la nostra speranza, approfondendola
e condividendola
- Per tutti quelli che in questi giorni
vicini a Natale si sentono tristi o
nostalgici, lontani dalle proprie famiglie
o soli
- Perché la potenza del suo amore
superi tutte le distanze e lì
faccia sentire in comunione universale
- Perché ci prepariamo a celebrare
il Natale con realismo, cercando di
far si che intorno a noi effettivamente
"nasca Gesù"
- Perché la lontananza in cui
oggi si trova l'utopia che tutti i sognatori
cercano, non ci conduca alla rassegnazione
o al fatalismo, ma sia superata nella
costanza, nella fede, nella resistenza
e nello sforzo di avvicinarsi sempre
più all'utopia del Regno
- Perché in questa vigilia del
Natale l'austerità del Battista,
il precursore, ci ricordi la sobrietà,
motivata dal desiderio di condividere
con i più bisognosi
- Perché a Natale e in tutti
i tempi la Chiesa sia, come Gesù,
Buona Notizia per i poveri, per tutti
gli uomini e le donne bisognosi di amore
e di giustizia
Orazione
comunitaria
Dio nostro, Tu che vuoi che lavoriamo
in modo che, cooperando gli uni con
gli altri, realizziamo su questa terra
il tuo Regno, aiutaci ad assumere, nel
bel mezzo dei nostri lavori quotidiani,
la nostra condizione di tuoi figli e
fratelli di tutti. Per Cristo nostro
Signore e fratello. Amen.