Dt
18,5-20: Vi susciterò un profeta
in mezzo al popolo
Sal 94: Ascoltate la voce del Signore
1Cor 7,32-35: La nubile si preoccupa
delle cose del Signore
Mc 1,21-28: Gesù insegnava con
autorità
Commento
La parola Deuteronomio deriva da deuteros=secondo
e nomos=legge. E' la seconda versione
della legislazione mosaica. La prima
parte è distribuita nei primi
quattro libri del Pentateuco, specialmente
in Esodo, Levitico e Numeri.
Il
Deuteronomio fu elaborato a partire
da piccoli frammenti compilati dagli
autori lungo un periodo superiore ai
seicento anni. Il materiale che conosciamo
ebbe origini molto diverse. Una parte
appartiene alla grande tradizione orale,
che la confederazione delle tribù
utilizzò per regolare l'applicazione
della giustizia all'interno della comunità
e tra le tribù al tempo dei Giudici.
Un'altra parte proviene dalle tradizioni
del Regno del nord, elaborata da gruppi
che si opponevano alla monarchia e proponevano
legislazioni alternative per cercare
di cambiare il governo dispotico installato
in Samaria. Un'altra parte è
composta da tradizioni orali del Regno
del sud, del tempo del re Giosia. Questa
diversità fu rielaborata dopo
l'esilio dai sacerdoti e dai saggi,
fino a raggiungere la forma che oggi
conosciamo.
Questo
documento ebbe varie edizioni, nelle
quali fu successivamente ampliato. Insiste
sulla necessità di vivere relazioni
interumane giuste. In questo documento,
la legge non è una farragine
di decreti isolati. Ciascun precetto
è in funzione della difesa della
vita e della dignità di ciascuna
persona nella comunità. La legge
esprime la vita intima della comunità,
la necessità che ciascuno abbia
il minimo necessario per sopravvivere
e nessuno viva in una situazione obbrobriosa
e miserabile. In questo modo, la legge
cessa di essere un abominevole obbligo
e diventa un dono che Dio offre a tutto
il popolo. Questo dono o alleanza si
fonda sul diritto di ciascuna famiglia
di possedere il minimo necessario, cioè
un pezzo di terra da coltivare e dove
possa vivere senza essere un peso per
gli altri: "siccome Jahweh ha fatto
dono di questo paese al tuo popolo,
nessuno può appropriarsi della
terra (Dt 15,4)".
Per
questo autore, l'alleanza, la legge
o "dono" deve essere interiorizzata.
La convivenza nel paese che Dio ha dato
al popolo pellegrino esige un cambiamento
di mentalità che si traduce in
una organizzazione sociale dove il diritto
divino prevale su tutte le istituzioni.
L'aspetto centrale di questo diritto
è la giustizia intraumana, intesa
come fondamento della convivenza sociale.
"Il re deve essere fratello e rifuggire
da vantaggi e interessi personali. Questo
aprirsi generosamente agli altri è
ciò che dimostra l'appartenenza
a Jahweh e ciò che permette l'appartenenza
a questo popolo".
Su
questa stessa linea, si colloca la promessa
sul profeta che deve venire. Questo
profeta è paragonato a Mosé
in quanto, è portatore della
parola di Dio. Non viene a ricordare
al popolo una cosa o l'altra. Viene
per indicare quale sia la direzione
che il popolo deve seguire. Il profeta
si preoccuperà di mantenere vivo
lo spirito della legge, sul quale insiste
il Deuteronomio, in modo che non si
trasformi in una mera formalità,
ma che esprima le necessità vitali
della comunità e di ciascun essere
umano.
Il
Deuteronomio da inizio ad una tendenza
che Gesù porterà a perfezione.
Per Gesù e in generale per tutti
i profeti, l'aspetto fondamentale della
legge è preservare la dignità,
l'intimità ed il valore di ciascun
essere umano, il diritto a vivere in
una comunità di si è valorizzato
per quello che è e non per quello
che ha. In questo modo, la legislazione
cessa di essere un precetto che dirige
una cosa in particolare e si trasforma
in espressione delle necessità
vitali dell'uomo. La Bibbia chiama questo
"portare la legge nel cuore".
Questo
nuovo modo di vedere la legge è
quello che Paolo applica alla lettera
ai Corinzi. Egli consiglia, suggerisce,
da delle opinioni, esorta e ammonisce
tendo in considerazione la situazione
della comunità, nel contesto
sociale e la situazione personale nel
contesto comunitario. Non impone criteri
rigidi che affliggano la coscienza delle
persone, ma cerca che ciascuna persona
stia bene nella propria situazione.
La
comunità, preoccupata da opinioni
contrarie al matrimonio, chiede all'apostolo
Paolo: sarebbe meglio non sposarsi?
Per Paolo l'importante è che
ciascuna persona della comunità
cristiana si senta bene e motivata a
servire. Per questo il suo messaggio
non da orientamenti a quelli che sono
sposati, ma si preoccupa dei giudei
e degli schiavi. I giudei perché
non rinneghino la propria cultura e
tradizione, ma perché nemmeno
la impongano agli altri. Gli schiavi
lì incoraggia a non abbattersi
per la propria condizione e a cercare
un'opportunità per liberarsi.
In questo modo, nessuno può sentirsi
inferiore o superiore agli altri. Tutti
sono uguali perché all'interno
della comunità si rispetta la
differenza. Questo è il principio
dell'uguaglianza.
In
tutti i casi, situazioni, stati civili,
posizioni sociali
Paolo insiste
sull'urgenza di cercare un cammino per
vivere la libertà che ci lasciò
Cristo e, essendo liberi, preparare
l'irruzione del Regno. Il Signore torna
quando la comunità, libera da
costrizioni sociali, culturali o ideologici,
da testimonianza di un modo di vivere
alternativo e liberatore.
Questa
capacità di discernere ciascuna
situazione nel particolare, fu una delle
cose che la folla ammirò maggiormente
in Gesù. Mentre altri maestri
e leader rispondevano con spiegazioni
esaustive e citando codici, precetti
e dottrine, Gesù rispondeva con
la verità semplice e chiara.
Gesù
era interessato alla situazione particolare
di ciascun essere umano: alle sue sofferenze,
alle idee che lo tormentano, a quelle
cose che impediscono di vivere liberamente
e spontaneamente. Questo interesse non
obbediva ad un interesse politico nascosto,
ma ad una genuina valorizzazione di
ciascuna persona che incontrava nel
cammino. Molti movimenti e gruppi mostrano
interesse per gli individui perché
questi servono ai propri interessi di
proselitismo, mentre poi quando sono
diventati propri adepti si disinteressano
di loro, lì ignorano o persino
lì emarginano. Gesù si
manifestò apertamente contro
questo modo di agire e lo dichiarò
pubblicamente: il sabato - ossia la
legge - i costumi, tutto ciò
che è prescritto sta al servizio
di ciascun uomo e non vale il contrario.
In
particolare la sua lotta contro i demoni
fu una lotta contro le ideologie delle
sinagoghe che cercavano un Messia glorioso,
un militare implacabile, un riformatore
religioso. Gesù non si identificò
mai con questi propositi. Per questa
ragione, comanda agli "spiriti
immondi" o ideologie oppressive
di restare in silenzio e non cercare
di sedurlo con false acclamazioni e
riconoscimenti.
Il
popolo semplice riconosceva questa lotta
contro il formalismo della legge e l'ideologia
che la sosteneva. La proposta di Gesù
lì liberava dal pesante carico
morale, economico e culturale che supponeva
il compimento dei più di 6000
precetti che erano vigenti per regolare
tutti gli aspetti della vita personale
e comunitaria. Molta gente si domandava:
non sarà quest'uomo il nuovo
legislatore? Non sarà l'uomo
promesso come sostituto del profeta
Mosé? Non sarà la proposta
di Gesù, il Regno di Dio, la
"nuova legge"? Perché
le sue azioni liberatrici e la sua lotta
contro il male sono tanto efficaci?
Oggi
dobbiamo chiederci: abbiamo seguito
la proposta di Gesù secondo cui
ciascun essere umano ha un valore infinito?
Crediamo che il nostro compito, come
annunciatori della Buona Notizia, è
quello di aiutare tutti gli uomini a
liberarsi dai vincoli che non gli permettono
di crescere con libertà e spontaneità?
Ha carattere normativo la Buona Notizia
di Gesù o la prendiamo alla leggera,
come le notizie di ogni giorno?
Per
la revisione di vita
La parola di Gesù fu sempre autorevole,
piena di verità e di vita; per
questo scacciava i demoni e liberava
gli oppressi dal male. Siamo veri discepoli
di questo maestro? La nostra parola
è come la sua autorevole ed efficace;
genera libertà, giustizia, pace,
speranza, amore e vita ai fratelli più
bisognosi?
Per
l'incontro di gruppo
- Una costante tentazione della gente
religiosa è quella di pretendere
di forzare e manipolare la divinità.
Nella mia vita cerco un Dio domestico
e addomesticato, fatto a mia immagine
e somiglianza, secondo le mie convenienze
personali, ideologiche e sociali o lo
accetto tale e quale come si fa conoscere?
- Tutti e ciascuno i membri della comunità
dobbiamo realizzare la missione che
il Signore ci affida; sposati o no,
l'importante è rispondere alla
sua chiamata e non utilizzare questa
condizione per stabilire categorie tra
di noi. Come collaboro io all'edificazione
del Regno?
- Gesù agiva in modo tale che
nessuno restava indifferente davanti
a lui: alcuni lo ammiravano, altri non
potevano sopportare la sua libertà
e vicinanza a Dio. Il mio agire, quello
della mia comunità, interpella
la gente che ci vede e ci circonda,
fa riflettere, libera provoca o lascia
indifferenti?
Per
la preghiera dei fedeli
- Perché la Chiesa abbia sempre
una parola credibile, basata sull'impegno
reale ed efficace con i poveri
- Perché i poveri e tutti gli
emarginati ascoltino la Buona Notizia
della loro liberazione in parole ed
opere
- Perché i governanti sappiano
lavorare efficacemente per il bene comune,
preoccupati soprattutto dei poveri
- Perché tutti sappiamo fare
della nostra fede, della nostra vita
una testimonianza credibile di Gesù
morto e risorto
Orazione
comunitaria
Dio, Padre nostro, Tu che ci ami fino
all'estremo, insegnaci ad amare gli
altri con tutte le forze, perché
il nostro amore non si esaurisca nelle
buone parole ma si traduca in opere
di giustizia, amore e servizio a favore
di tutti. Per Cristo nostro Signore.