Domenica 6 giugno 2010
Festa del Corpo e del Sangue di Cristo C


Gn 14,18-20: Melchisedech offri pane e vino
Sal 109: Tu sei sacerdote in eterno secondo il rito di Melchisedech
1Cor 11,23-26:Spezzò il pane e lo diede loro
Lc 9,11d-17: Non abbiamo altro che cinque pani e due pesci

La prima lettura di oggi costituisce una specie di prefigurazione sacerdotale-eucaristica nella misteriosa persona di Melchisedech; la seconda lettura ci fa passare dall'immagine alla realtà, attraverso la catechesi eucaristica di Paolo alla comunità di Corinto; finalmente il Vangelo ci ricorda che l'eucarestia è e deve essere sempre espressione e fonte di carità: nasce dall'amore di Cristo e diventa fondamento dell'amore tra i fedeli riuniti intorno al pane donato da Gesù e distribuito dai suoi discepoli tra i fratelli.

L'Eucarestia sostiene tutta la vita della comunità credente. Mentre rendiamo presente l'amore fino all'estremo per il quale Gesù offri la sua vita sulla croce (passato), ci impegniamo a formare un solo corpo animato dalla fede e dalla carità solidale (presente), "mentre aspettiamo la sua venuta gloriosa" (1Cor 11,26) (futuro).

La prima lettura è un testo antico, forse originariamente di natura politico militare, nel quale il misterioso personaggio di Melchisedech, re di Salem, offre ad Abramo un po' di pane e di vino. Si tratta di un gesto di solidarietà: attraverso quell'alimento, Abramo e i suoi uomini possono riposarsi dopo essere tornati dalla battaglia contro i quattro re. Il passo, ciò nonostante, sembra contenere una scena di carattere religioso, essendo Melchisedech un sacerdote secondo la prassi teologica orientale.

Il gesto potrebbe contenere un aspetto di sacrificio o di rito di rendimento di grazie per la vittoria. Il v.19 infatti conserva le parole di una benedizione. Le parole di Melchisedech ed il suo gesto offrono una nuova luce sulla vita di Abramo: i suoi nemici sono stati sconfitti e il suo nome è esaltato da un re-sacerdote. Il capitolo 7 della lettera agli ebrei ha costruito una riflessione teologica intorno a Cristo sacerdote, alla luce di questo misterioso testo di Genesi, secondo la linea teologica già presente nelle parole che il Sal 110,4 rivolge al re-messia: "tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedech".

La seconda lettura appartiene alla catechesi che Paolo rivolge alla comunità di Corinto in relazione alla celebrazione delle assemblee cristiane, dove i più potenti e ricchi umiliavano e disprezzavano i più poveri. Paolo approfitta dell'opportunità per ricordare un'antica tradizione che ha ricevuto sulla cena eucaristica, giacché il disprezzo, l'umiliazione e la mancanza d'attenzione ai poveri nelle assemblee stavano distruggendo alla radice il senso più profondo della cena del Signore.

Si colloca così in sintonia con i profeti dell'Antico Testamento che avevano condannato con forza il culto ipocrita che non veniva accompagnato da una vita di carità e di giustizia (Am 5,21-25; Is 1,10-20), come anche fece Gesù (Mt 5,23-24; Mc7,9-13). L'Eucarestia, memoriale dell'offerta dell'amore di Gesù, deve essere vissuta dai credenti con lo stesso spirito di donazione e di carità con cui il Signore "offri" il suo corpo e il suo sangue sulla croce per "voi". La lettura paolina ci ricorda le parole di Gesù nell'ultima cena, con le quali il Signore interpretò la sua futura passione e morte come "alleanza sigillata con il suo sangue" e "corpo offerto per voi", mistero di amore che si attualizza e si rende presente "ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice". La formula del calice eucaristico, simile alla formula dell'ultima cena in Luca (Matteo e Marco riflettono una tradizione diversa), è centrata sul tema della nuova alleanza, che ricorda il celebre passo di Ger 31,31-33. Cristo stabilisce una vera alleanza che si realizza non attraverso il sangue degli animali sparso sul popolo (Es 24), ma con il proprio sangue, strumento perfetto di comunione tra Dio e gli uomini.

La celebrazione eucaristica abbraccia e riempie tutta la storia dandole un senso nuovo: rende presente realmente Gesù nel suo mistero di amore e di donazione sulla croce (passato); la comunità, obbediente al mandato del Signore, dovrà ripetere il gesto della cena continuamente finché dura la storia "in memoria mia" (1Cor 11,24) (presente); e lo farà sempre nell'attesa del suo ritorno glorioso, "finché egli venga" (1Cor 11,26) (futuro). Il mistero dell'istituzione dell'Eucarestia nasce dall'amore di Cristo che si offre per noi e, pertanto, dovrà sempre essere vissuto e celebrato nell'amore e nell'offerta generosa, a immagine del Signore, senza divisioni né ipocrisie.

Il Vangelo racconta l'episodio della moltiplicazione dei pani, che appare con diverse sfumature anche negli altri Vangeli (due volte in Marco!), il che dimostra non solo che l'evento possiede un alto grado di storicità, ma che è anche fondamentale per comprendere la missione di Gesù.

Gesù è a Betsaida e ha di fronte una grande moltitudine di gente povera, ammalata, affamata. E' ha questo popolo emarginato e oppresso che Gesù si rivolge, "parlando del Regno di Dio e guarendo coloro che ne avevano bisogno". Di seguito Luca aggiunge un dato importante con il quale si introduce il dialogo tra Gesù e i dodici: inizia a farsi tardi. Il momento ricorda l'invito dei due pellegrini che camminavano verso Gerusalemme precisamente all'imbrunire: "resta con noi perché è tardi e già si fa notte" (Lc 24,29). Nei due episodi la benedizione del pane avviene al termine del giorno.

Il dialogo tra Gesù e i dodici mette in evidenza due prospettive. Da una parte gli apostoli che vogliono mandare la gente nei villaggi vicini perché si comprino da mangiare, propongono una soluzione "realista". In fondo pensano che sia bene offrire gratis la predicazione ma che ciascuno si preoccupi dell'aspetto materiale. La prospettiva di Gesù, al contrario rappresenta l'iniziativa dell'amore, la gratuità totale e la prova indiscutibile che l'annuncio del Regno riguarda anche la soluzione ai bisogni materiali della gente.

Alla fine del v.12 ci rendiamo conto che tutto sta avvenendo in luogo desertico. Ciò ricorda senza dubbio il cammino del popolo eletto attraverso il deserto, dall'Egitto alla terra promessa, epoca nella quale Israele sperimentò la misericordia di Dio attraverso grandi prodigi, come per esempio il dono della manna. L'atteggiamento dei discepoli ricorda le resistenze e l'incredulità d'Israele di fronte al potere di Dio che si concretizza attraverso opere salvifiche a favore del popolo (Es 16,3-4).

La risposta di Gesù: "dategli voi da mangiare" non solo è provocatoria data la poca quantità di cibo, ma soprattutto vuole manifestare la missione dei discepoli all'interno del gesto misericordioso che realizza Gesù. I discepoli, quella sera vicino a Betsaida e lungo tutta la storia della chiesa, sono chiamati a collaborare con Gesù preoccupandosi di procurare il pane per i loro fratelli. Dopo che i discepoli hanno fatto accomodare la gente, Gesù "prese cinque pani e due pesci levò gli occhi al cielo, pronunciò la benedizione, lo divise e lo diede ai discepoli perché lo distribuissero tra la gente".

Il gesto di "alzare gli occhi al cielo" mette in evidenza l'atteggiamento orante di Gesù che vive in permanente comunione con il Dio del Regno; la benedizione (la beraka ebraica) è una preghiera che esprime allo stesso tempo gratitudine e lode per dono che si è ricevuto o si sta per ricevere. E' degno di nota che Gesù non benedice gli alimenti, perché per lui "tutti gli alimenti sono puri" (Mc 7,19), ma benedice Dio per essi, riconoscendolo come la fonte di tutti i doni e di tutti i beni. Il gesto di spezzare il pane e di distribuirlo ricorda indiscutibilmente l'ultima cena di Gesù, dove il Signore riempie di nuovo senso il pane e il vino del pasto pasquale, rendendogli segno sacramentale della sua vita e della sua morte, come dinamismo d'amore fino all'estremo per i suoi.

Alla fine tutti restano sazi e avanzano dodici ceste. Il tema della "sazietà" è tipico del tempo messianico. La sazietà è la conseguenza dell'azione potente di Dio nel tempo messianico (Es 16,12; Sal 22,27; 78,29; Ger 31,14). Gesù è il grande profeta degli ultimi tempi, che ricapitola in se le grandi azioni di Dio che alimentò il suo popolo nel passato. Le dodici ceste che avanzano non solo sottolineano l'eccesso del dono, ma evidenziano anche il ruolo dei "dodici" come mediatori nell'opera della salvezza. I dodici rappresentano il fondamento della chiesa, sono come la sintesi e anche la radice della comunità cristiana, chiamata a collaborare attivamente affinché il dono di Gesù possa raggiungere tutti gli uomini.

Nel testo, come abbiamo visto, si sovrappongono diversi livelli di significato. Il miracolo realizzato da Gesù lo presenta come il Messia degli ultimi tempi. Allo stesso tempo l'evento anticipa il gesto compiuto da Gesù nell'ultima cena, quando il Signore dona alla comunità, nel pane e nel vino, il segno sacramentale della sua presenza.
D'altra parte, il dono del pane nel deserto inaugura il tempo nuovo della fraternità, che prefigura la pienezza della comunione escatologica piena. Si evidenzia inoltre il ruolo essenziale dei discepoli di Gesù come mediatori del Regno. Attraverso coloro che credono nel Signore dovrebbero arrivare a tutti gli uomini il pane del benessere materiale che permette una vita degna da figli di Dio, il pane della speranza e della gratuità dell'amore, e soprattutto il pane della Parola e dell'Eucarestia, sacramento della presenza di Gesù e del suo amore misericordioso in favore di tutti gli uomini.

Per la revisione di vita

- Nella mia vita cristiana il mistero eucaristico si manifesta come fonte di unità e di carità?
- Come potrei impegnarmi concretamente a favore delle persone che vivono in povertà e soffrono la fame del pane e della giustizia?

Per l'incontro di gruppo

- Nelle nostre comunità la celebrazione eucaristica genera maggior amore e impegno a favore dei più poveri o si limita ad essere un semplice rito religioso?
- Con quali iniziative concrete potremmo far si che la nostra partecipazione comunitaria all'Eucarestia sia più attiva e dinamica?
- Come potremmo, come comunità, impegnarci di più per portare agli altri il pane del benessere materiale, il pane dell'amore e della speranza ed il pane del Vangelo del Regno?

Per la preghiera dei fedeli

- Signore Gesù che nel mistero eucaristico ci hai lasciato un memoriale vivo della tua vita, morte e resurrezione, fa che partecipando con fede del tuo corpo e sangue siamo testimoni fedeli del Vangelo della rivelazione in mezzo al mondo…
- Signore Gesù che riunisci la tua chiesa intorno al mistero del tuo corpo e sangue, fa che la nostra comunità viva il mistero della comunione nella diversità, superando l'intolleranza ed il settarismo, e sia così segno strumento del tuo Regno…
- Signore Gesù che nutristi la moltitudine nel deserto con il pane materiale e il pane della Parola, fa che la comunità cristiana sia sempre attenta ai segni dei tempi, attraverso una missione di evangelizzazione liberatrice integrale, portando a tutti l'annuncio del Regno e impegnandosi attivamente nella promozione umana…

Orazione comunitaria

Signore Gesù, pane vivo di speranza e amore, concedi a quanti partecipiamo alla cena eucaristica, di vivere il mistero della comunione nell'amore e di essere testimoni del tuo Regno nel mondo. Per Cristo nostro Signore.