Domenica 4 aprile 2010
Domenica di Pasqua C

Omelie di Mons. Romero
Disegni di Cerezo Barredo; disegno per questa domenica




At 10,34.37-43: Abbiamo mangiato e bevuto con Lui dopo la sua resurrezione
Sal 27
Col 3,1-4: Cercate i beni di lassù
Gv 20,1-9: Egli doveva resuscitare dai morti

Ciò che non è la resurrezione di Gesù

In teologia si suole dire che la resurrezione di Gesù non è un fatto "storico": con ciò non si vuole dire che sia un fatto irreale, ma che la sua realtà sta al di la di ciò che è fisico. La resurrezione di Gesù non è un fatto registrabile nella storia; nessuno avrebbe potuto fotografare quella resurrezione. La resurrezione di Gesù oggetto della nostra fede è più che un fenomeno fisico. Di fatto, gli evangeli non ci narrano la resurrezione: nessuno la vide. Le testimonianze che ci offrono sono quelle di credenti che, dopo, "sentono vivo" il risorto, ma non sono testimonianze del fatto stesso della resurrezione.

La resurrezione di Gesù non ha alcuna similitudine con la "reviviscienza" di Lazzaro. Quella di Gesù non consistette in un ritorno a questa vita, ne nella rianimazione di un cadavere (di fatto, in teoria, non ripugnerebbe credere nella resurrezione di Gesù sebbene il suo cadavere fosse rimasto tra noi, perché il corpo resuscitato non è il cadavere). La resurrezione (tanto quella di Gesù come la nostra) non è un ritorno all'indietro, ma un passo avanti, un passo verso un'altra forma di vita, quella di Dio.

E' importante ricalcare questo aspetto per renderci conto che la nostra fede nella resurrezione non è l'adesione a un "mito", come avviene in tante religioni, che hanno miti di resurrezione. La nostra affermazione della resurrezione non ha per oggetto un fatto fisico, ma una verità di fede con un senso molto profondo, che è ciò che vogliamo approfondire.

La "Buona notizia" della resurrezione fu conflittuale

Una prima lettura degli atti degli apostoli suscita un certo stupore: perché la notizia della resurrezione suscitò l'ira e la persecuzione da parte dei giudei? Notizie di resurrezione erano, in quel mondo religioso, meno infrequenti e strane che nel nostro. Nessuno si sarebbe dovuto offendere, in linea di principio, dalla notizia che qualcun altro fosse stato resuscitato da Dio. Ciò nonostante, la resurrezione di Gesù fu recepita con un'aggressività estrema da parte delle autorità giudaiche. Fa pensare il forte contrasto con la situazione attuale: oggi nessuno si irrita nell'ascoltare questa notizia. La resurrezione di Gesù suscita ora indifferenza? Perché questa indifferenza? Sarà che non annunciamo la stessa resurrezione o che non annunciamo la stessa cosa nell'annuncio della resurrezione di Gesù?

Leggendo più attentamente gli atti degli apostoli ci si rende conto che l'annuncio fatto dagli apostoli aveva un tono polemico: annunciavano la resurrezione "di quel Gesù che voi avete crocefisso". Vale a dire, non annunciavano la resurrezione in astratto, come se la resurrezione di Gesù fosse semplicemente l'affermazione del prolungamento della vita umana dopo la morte. Nemmeno stavano annunciando la resurrezione di uno qualsiasi, come se ciò che importasse fosse semplicemente che un essere umano, chiunque esso fosse, avesse trapassato le porte della morte.

Il Crocefisso è il Risorto

Gli apostoli annunciavano una resurrezione particolare: quella dell'uomo chiamato Gesù, che le autorità civili e religiose avevano rifiutato, scomunicato e condannato.
Quando Gesù fu attaccato dalle autorità, si trovò da solo. I suoi discepoli lo abbandonarono e Dio stesso restò in silenzio, come se fosse d'accordo. Tutto sembrò finire con la crocifissione. Tutti si dispersero… Ma lì successe qualcosa. Un'esperienza nuova e potente gli si impose: sentirono che era vivo. L'invase una certezza strana: che Dio riscattava il volto di Gesù e si impegnava a rivendicare il suo nome e il suo onore. "Gesù è vivo, non poterono sprofondarlo nella morte. Dio lo ha risorto, lo ha fatto sedere alla sua destra, confermando la verità ed il valore della sua vita, della sua parola, della sua Causa. Gesù aveva ragione e quindi non l'avevano quelli che lo espulsero da questo mondo e disprezzarono la sua Causa. Dio sta dalla parte di Gesù, Dio spalleggia la Causa del Crocefisso. Il Crocefisso è risorto, vive! E ciò fu quello che veramente irritò le autorità giudaiche: Gesù le irritò da vivo e ugualmente le irritò essendo risorto. Ciò che le irritava non era il fatto fisico, in sé della resurrezione, che cioè un essere umano muoia o resusciti; ciò che non potevano tollerare era di pensare che la Causa di Gesù, il suo progetto, la sua utopia che avevano considerato tanto pericolosa nel corso della vita di Gesù e che ormai credevano sepolta, tornava a mettersi in piedi: era risorta. E non potevano accettare che Dio stesse riscattando quel crocefisso condannato e scomunicato. Loro credevano in un altro Dio.

Credere con la fede di Gesù

Ma i discepoli, che riscoprirono in Gesù il volto di Dio (come Dio di Gesù) compresero che Gesù era il Figlio, il Signore, la Verità, la Via, la Vita, l'Alfa e l'Omega. La morte non aveva nessun potere su di Lui. Era vivo. Era risorto. E non potevano se non confessarlo e "seguirlo", "perseguendo la sua Causa", obbedendo a Dio piuttosto che agli uomini, anche a costo della morte.

Credere nella resurrezione non era dunque per loro l'affermazione di un fatto fisico - storico, che successe o no, ne una verità teorica astratta (la vita dopo la morte), ma l'affermazione contundente della validità suprema della Causa di Gesù, all'altezza stessa di Dio (alla destra del Padre) per la quale è necessario vivere e lottare fino a dare la vita. Credere nella resurrezione di Gesù è credere che la sua parola, il suo progetto e la sua Causa (il Regno!) esprimono il valore fondamentale della nostra vita.
E se la nostra fede riproduce realmente la fede di Gesù (la sua visione della vita, la sua scelta davanti alla storia, il suo atteggiamento di fronte ai poveri e ai potenti…) sarà tanto conflittuale come lo fu nella predicazione degli apostoli e nella vita stessa di Gesù.
Al contrario, se la resurrezione di Gesù la riduciamo a un simbolo universale di vita dopo la morte, o a una semplice affermazione della vita sulla morte, o a un fatto fisico-storico che avvenne venti secoli fa… Allora questa resurrezione rimane svuotata del contenuto che ebbe in Gesù e ora non dice niente a nessuno, ne irrita i potenti di questo mondo, o persino immobilizza sulla via della Causa di Gesù.

L'importante non è credere in Gesù, ma credere come Gesù. Non è avere fede in Gesù, ma avere la fede di Gesù. Il suo atteggiamento di fronte alla storia, la sua opzione per i poveri, la sua proposta, la sua lotta decisa, la sua causa…

Credere lucidamente in Gesù in questa America Latina o in questo occidente cosiddetto "cristiano", dove la notizia della sua resurrezione ora non irrita tanti che invocano il suo nome per giustificare persino gli atteggiamenti contrari a quelli che ebbe Lui, implica il tornare a scoprire il Gesù storico e il senso della fede nella sua resurrezione.

Credendo con la fede di Gesù, le "cose di lassù" e quelle della terra non vanno in direzioni opposte e forse nemmeno diverse. Le "cose di Lassù" sono la Terra Nuova che è già innestata qui sotto. Bisogna farla nascere nel doloroso parto della storia, sapendo che non sarà mai un frutto adeguato della nostra pianificazione ma un dono gratuito di Colui che viene. Cercare "le cose di lassù" non significa aspettare passivamente che suoni l'ora escatologica (che è già suonata nella resurrezione di Gesù) ma realizzare nel nostro mondo il Regno del Risorto: Regno di Vita, di Giustizia, di Amore e di Pace.

Per la revisione di vita

- Ho vissuto questa settimana Santa come il cammino verso la resurrezione e la vita eterna?
- Ho apostatato dalla Vita, nella mia vita?

Per l'incontro di gruppo

- Il battesimo ci associa a Cristo morto e risorto. Come viviamo il battesimo, come un rito magico o come il gesto che ci da una nuova vita? E la nostra vita posteriore, è coerente con questa nuova vita ricevuta nel battesimo?
- Gesù è risorto: questo è un articolo del credo, un enunciato che devo accettare… o è un esperienza, un sentimento nel mio cuore e nella mia vita, uguale a ciò che sperimento e sento - per esempio - nell'amore e affetto degli amici e famigliari? Credo sinceramente nella resurrezione di Cristo, nella resurrezione dei morti e nella vita eterna?

Preghiera dei fedeli

- Perché la chiesa dia testimonianza della resurrezione lavorando sempre a favore della vita e di una vita degna e giusta…
- Perché tutti i popoli avanzino nel cammino della libertà, della giustizia e della pace…
- Perché lo sforzo personale e collettivo di tutti coloro che cercano una persona più umana ed una società più giusta e fraterna non risulti sterile…
- Perché tutti coloro che soffrono le conseguenze dell'oppressione, della violenza e dell'ingiustizia, trovino più appoggio in noi per uscire dalla loro situazione…
- Perché la nostra fede nella resurrezione ci faccia perdere ogni paura di fronte alla morte e alle sue conseguenze…
- Perché la gioia della resurrezione di Cristo ci rafforzi nel nostro impegno con il Regno di Dio e la sua giustizia…

Orazione comunitaria

Dio, Padre nostro, che ci riempi di gioia nell'aprire per tutti in questo giorno le porte della Vita, per mezzo del tuo Figlio, vincitore della morte; proteggici e aiutaci perché, rinnovati da questa grande gioia pasquale, lavoriamo sempre per vincere la morte e fare crescere il tuo Regno, finché lo sperimenteremo nella sua piena realizzazione. Per Cristo nostro Signore.