Notizia - 1 marzo 2009




CHIAPAS - MIGRAZIONI
Le migrazioni e il VII Congresso Centroamericano di Antropologia in Chiapas (Messico)

La settimana scorsa, ha San Cristobal de Las Casas in Chiapas, si è realizzato l'evento più atteso dagli antropologi in Centroamerica e nel sud del Messico. In questa occasione non solo ci siamo riuniti per presentare i risultati delle nostre ricerche e per vedere come si insegna questa scienza nelle università, ma anche per riflettere sui fenomeni che più attanagliano le nostre fragili società e culture.

Le migrazioni, avevano tre tavoli di discussione - uno dei quali dal titolo "migrazioni in Centroamerica e Messico: cause ed effetti socioculturali", che ho coordinato con il collega Mario Mata, entrambi della scuola di antropologia della UTEC -. E' significativo che i temi più dibattuti nel conclave furono: l'educazione, la salute e le migrazioni e ciò riconferma una volta in più che dall'accademia e concretamente dalle scienze antropologiche sono questi i temi che devono essere continuamente affrontati, essendo vitali per la piena realizzazione dei centroamericani. Siamo immersi in società in cui i governi di turno hanno lasciato da parte ciò che è più importante, che è lo sviluppo umano, preoccuparsi di demagogie che anziché favorire i popoli li hanno emarginati ed espulsi dai loro luoghi di origine.

Viviamo in società non solo con carenze di educazione e salute, ma che sono emarginate da ogni punto di vista. E' importante segnalare che a questo evento importantissimo era presente una delegazione dell'FMLN, rappresentata da Dinorah Aldana della Commissione delle Relazioni Estere Integrazione Centroamericana e Salvadoregna all'Estero, che di fronte ad una sala partecipativa ha offerto una lezione magistrale dal titolo "Proposte di politica pubblica per la cura e la protezione dei diritti dei migranti salvadoregni e delle loro famiglie".

E' stato molto interessante ascoltare questo tipo di approccio, soprattutto in circoli accademici dove non solo si ascoltano i discorsi, ma si presentano proposte. Ciò dimostra l'interesse e la serietà con cui questo partito politico ha affrontato questa realtà che riguarda tutta la nostra società. Al tavolo che ho coordinato sono stati affrontati aspetti riguardanti gli effetti della ricomposizione delle relazioni sociali, culturali, economiche e politiche, sia nell'ambito nazionale che internazionale. Inoltre, tali effetti sono stati trattati nel contesto della globalizzazione, i quali si rendono evidenti specialmente nella popolazione economica attiva, nelle classi medie nella gran massa della popolazione povera: operai, contadini e indigeni.

Si è riflettuto sulla leadership femminile, chiaramente visibile nelle migrazioni, che hanno acquisito una nuova tendenza nella formazione di famiglie transnazionali, che porta a riprogettare le tradizionali strutture famigliari che per secoli ci hanno caratterizzato. Inoltre, si è discusso sul costante incremento della fuga di capitale umano (lavoratori qualificati, persone con livelli educativi medi o superiori, capi famiglia, studenti di livello medio superiore…). Si è trattato del come, per anni, l'incremento delle rimesse ha permesso di generare dei palliativi di fronte agli acresciuti livelli di povertà di quanti rimangono nei paesi di origine, ma che ora si rivelano insufficienti a generare sviluppo.

I governi dei paesi di questa fuga non hanno saputo canalizzare le rimesse, che anziché contribuire allo sviluppo del paese sono trappole che non solo asfissiano la società, ma che la deformano socialmente e culturalmente, con tutte le conseguenze del caso. Si è parlato di drammi umani nei quali le famiglie e le società disintegrate sono una realtà e della catena di vizi che caratterizzano i nostri popoli. Di fronte a questo panorama, si sommano anche gli effetti della recente crisi economica internazionale, di cui risentono anche le rimesse e i migranti vedono abbassate le proprie condizioni di vita, adesso che sono lontani dai loro paesi.

E' risultato chiaro che le politiche dei controlli dei flussi, così come la rappresentazione mediatica dell'emigrazione nei paesi di destino tende a segnalare l'emigrazione come causa di conflitti sociali e l'opinione pubblica dei paesi ricettori tende a considerarla un "problema" prodotto esclusivamente dalle condizioni socioeconomiche dei paesi di origine, sottostimando le condizioni di attrazione generate dalla crescente necessità di mano d'opera straniera in determinate nicchie lavorative delle economie sviluppate.

La complessità dell'emigrazione recente è praticamente non percepita nel discorso pubblico, che tende a basare la propria rappresentazione mediatica nel quadro legale politico. Questo lo vediamo nei nostri paesi nel senso di ciò che i politici credono - o fanno credere - che il problema si risolva incitando la gente perché si iscriva al tanto pubblicizzato Status di Protezione Temporale (TPS, per la sigla in inglese).

Ciò che è certo, e a volte drammatico, è che la base della nostra società, la famiglia, si trova ora riconfigurata nella spazialità transnazionale. Centinaia di migliaia di donne centroamericane vivono lontane dai propri figli, che vengono lasciati alle nonne o ad altri membri della catena dei cittadini per occuparsi esse stesse della cura dei figli di altre donne che nei paesi sviluppati affrontano giornate lavorative sempre meno compatibili con la maternità. Donne, bambini, adolescenti, giovani, anziani… Molti uomini sono ora responsabili - quando lo sono - di due case: quella che hanno lasciato e quella che si sono formati nel paese di destino. Ma la realtà è queste migranti ormai non sono né di qua né, molto meno di là.

Tutto ciò si ripercuote sull'individuo, sulla società e la cultura dei paesi che hanno lasciato e di quelli che li hanno ricevuti, e il fenomeno raggiungerà dimensioni ancora impreviste. Ma la realtà ci dimostra che fino ad oggi non esiste alcun paese né alcuna città centroamericana che non faccia parte del processo migratorio, per essere un paese produttore o ricettore dei migranti. In molti casi, entrambe le condizioni allo stesso tempo. I soldi e le relazioni famigliari si negoziano nell'ambito transnazionale.

Il Centroamerica esiste aldilà delle frontiere regionali, in altre aree geografiche, dove le condizioni economiche, politiche o sociali sono attraenti per conseguire progetti di vita individuali o famigliari, temporali o permanenti. Questa è la nostra realtà ed è la realtà di molti altri paesi nel mondo. Noi antropologi avremo molto da fare in futuro. (COLATINO/ Ramon D. Rivas)



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