Opinione - 14 aprile 2009




EL SALVADOR - DEFINIZIONI DI FUTURO
Opinione

Quando arrivava al potere un governo di ARENA non c'erano troppe aspettative. Si supponeva che ci sarebbe stata una continuità delle politiche e dei modi di svilupparle. Ora, che entrerà al governo l'opposizione, le aspettative sono maggiori. Coloro che aspettavano tranquilli la nomina dei ministri per il 1 di giugno, s'interrogano ora con maggiore curiosità su quali saranno gli invitati a collaborare nell'esecutivo. Benché l'opinione pubblica tenda a pensare non che non ci saranno cambiamenti straordinari o eccessivamente rapidi, la curiosità e l'interesse continuano ad essere evidenti.

Maggiore preoccupazione c'è rispetto alla nomina dei magistrati della Corte Suprema. Egualmente non cessa di preoccupare su come risulterà la direzione dell'Assemblea o della Procura Generale. Ci sono stati già alcuni sintomi che possano continuare questo tipo di negoziazioni laterali che tanto disturbano la cittadinanza, e questo non ha niente a che vedere con il cambio che si annunciava nella propaganda.

Se sarà nominato magistrato della Corte qualcuno dei membri del Consiglio Nazionale di Giustizia che si sono autoproposti, trionferà di nuovo l'indecenza che con tanta frequenza ha scosso le fila dei deputati.

Su alcuni punti critici della campagna, come il tema delle imposte o quello della legge di amnistia, c'è già stato un esagerato avvicinamento tra le proposte di ARENA e dell'FMLN, come se al momento di scegliere i funzionari degli altri poteri dello stato, coincidessero ancora una volta le tattiche corrotte.

Il tempo passa, la crisi preme ed è tempo di individuare delle vie, dialogare pubblicamente su di esse e iniziare a dimostrare che l'idea di un governo di unità nazionale è qualcosa di più che semplici parole.

E' preoccupante che a questo punto, quando mancano appena 15 giorni alla scadenza dell'attuale assemblea, non ci sia un maggiore dibattito pubblico su temi come le intercettazioni telefoniche, la legge d'accesso all'informazione o la divisione tra le funzioni amministrative e quelle giurisdizionali dentro il Tribunale Supremo Elettorale.

Per non dire la questione dell'inclusione nella Costituzione della possibilità di Referendum, un deficit della nostra democrazia fin dal momento della promulgazione dell'attuale Costituzione. Rinviare a dopo questi temi o uscirsene con patti già stretti senza dibattito pubblico può abbattere l'entusiasmo che le promesse di cambiamento avevano generato in molte persone. E sebbene il cambiamento fondamentale si spera sia quello di governare con molta maggior coscienza sociale e con una opzione preferenziale per risolvere i problemi dei più poveri, anche il modo di farlo è importante.

Mentre il silenzio politico sembra essere la norma, il costo dell'elettricità è salito, gli autisti parlano di sciopero e sul tema dei sussidi, almeno per quanto se ne sa, non sembrano esserci proposte di discussione.

Se qualcosa ci si aspetta dal prossimo governo è che i temi nazionali vengano dibattuti maggiormente e con più apertura alla società civile; e che sui temi nazionali si inizino a vedere profilate delle azioni per affrontare la povertà. Sebbene i primi cento giorni di governo saranno fondamentali per conoscere la direzione dello stesso, non è male che le proposte e i passi di questi primi mesi, che supponiamo siano almeno preparate, inizino ad essere conosciute, commentate e dibattute pubblicamente.

In generale, quella di anticipare le misure non era la tattica di ARENA, ma sarebbe bene che essendoci un cambio di governo si cambino anche i modi di procedere. Se, per esempio, si continuasse con la famosa "partita confidenziale", come la chiama la gente, che è un modo legale di amministrare il denaro pubblico che fa a pugni tanto con la democrazia quanto con l'etica civica, in molti ci sentiremmo defraudati. Supponiamo però che l'apertura al controllo pubblico di questo tipo di conti sarà una delle prime misure del prossimo governo.

Certamente quanti hanno appoggiato sistematicamente il modo di fare di ARENA, più mediatico e verticale, non sono i più idonei a chiedere al governo che sia diverso. Ma indipendentemente da chi la chiede dal nuovo esecutivo ci si aspetta uno spirito d'inclusione nella partecipazione democratica molto maggiore.

E' indispensabile iniziare già a definire il futuro, i suoi passi concreti, le politiche dei primi cento giorni, le misure immediate per affrontare gli effetti della crisi nei settori più impoveriti della nostra popolazione. I paesi funzionano sulla base della fiducia nei propri governanti. E la governabilità aumenta quando la trasparenza è parte dell'azione giornaliera dell'esecutivo.

I tempi sono buoni per la democrazia e cattivi per l'economia. Per questo è necessario che ci sia una maggiore partecipazione della gente nel momento di cercare soluzioni. E la partecipazione si da solo quando s'inizia a dibattere pubblicamente quali siano le misure necessarie di un paese che ne necessita alcune per affrontare la crisi e molte di più per migliorare il suo stile democratico. (COLATINO/ José M. Tojeira)



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