Notizia - 1 settembre 2009




HONDURAS - PADRE TAMAYO
La dittatura honduregna minaccia di espellere il sacerdote Andres Tamayo

La dittatura honduregna ha minacciato di espellere dal paese il sacerdote cattolico Andres Tamayo perché appoggia il ritorno del legittimo presidente, Manuel Zelaya, che fu rovesciato da un colpo di stato lo scorso 28 giugno.

Oscar Raul Matute, incaricato di giustizia a nome del dittatore Roberto Micheletti ha dichiarato che "se il religioso non osserva il rispetto delle leggi honduregne non si scarta questa possibilità".

La minaccia di espellere Tamayo è stata presa dopo indagini da parte del governo di fatto sulla presunta implicazione del religioso in atti delittuosi durante le marce a favore di "Mel" Zelaya.

Dopo il colpo di stato contro il presidente costituzionale, Manuel Zelaya, il padre Tamayo si è unito al Fronte della Resistenza e ha dichiarato apertamente il proprio rifiuto al regime installato a Tegucigalpa.

"Ciò che vedo è che semplicemente il potere a usato di tutto, persino la coscienza del popolo… è esso ad avere il comando totale, tutte le decisioni; uno non libero in nessun momento… è questo che hanno fatto attraverso la radio, i loro giornalisti e analisti; hanno rubato la coscienza alla gente, non gli permettono di parlare, trasmettono solo quello che vogliono; ogni giorno cresce la violenza: i militari cercano di intimidire il popolo perché non esca per le strade; cercano di appostarsi fuori dalle case perché la gente non esca" ha dichiarato il sacerdote agli inizi di luglio dalla clandestinità".

Tamayo, originario di El Salvador, ha rinunciato alla propria nazionalità per ottenere quella honduregna, poiché desiderava lottare per la preservazione delle risorse naturali del paese centroamericano.

Sulla dichiarazione del funzionario di fatto, Tamayo ha dichiarato che "è una persecuzione politica contro la mia persona e voglio dire al governo che se è un delitto accompagnare un popolo, mi sento sicuro di ciò che faccio, mi sento fermo, non zoppico, non torno indietro; nemmeno queste minacce mi indeboliscono (…) anzi mi rendono più forte".

Da quando ha preso il potere con la forza, il governo di fatto ha emesso diversi ordini per espellere personalità internazionali che si oppongono al colpo di stato.

Un esempio di questo fu l'ordine di espellere i diplomatici venezuelani e argentini e le minacce ricevute da gruppi di giornalisti di Telesur e della Televisione Venezuelana Statale (VTV) perché abbandonassero il paese.

Il 12 luglio, funzionari del governo di fatto dell'Honduras arrestarono alcuni giornalisti di Telesur e VTV, dicendogli di non tornare all'Hotel dove alloggiavano e che andassero direttamente all'aeroporto, perché in questo paese "non c'è nulla di cui informare", aggiungendo, in tono minaccioso che questi scompigli erano responsabilità del presidente del Venezuela Hugo Chavez.

Da parte sua, la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) nella sua ultima visita, ha ricevuto diverse denuncie da parte dei movimenti sociali e di centinaia di persone che gli hanno presentato prove che evidenziavano diverse violazioni ai diritti fondamentali da parte degli organismi militari e di polizia al servizio del governo di fatto.

Nel suo rapporto preliminare, questo organismo ascritto all'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) ha insistito con l'esecutivo di fatto di Micheletti perché si "investighino giudichino e condannino i responsabili delle violazioni dei diritti umani" e ha denunciato, tra l'altro, "un uso sproporzionato della forza pubblica, detenzioni arbitrarie e il controllo dell'informazione rivolto a limitare la partecipazione politica di un settore della cittadinanza", che ha manifestato contro l'installazione di un governo di fatto.

La missione dell'organismo ha aggiunto che il governo illegale di Roberto Micheletti ha applicato arbitrariamente il coprifuoco, ha arrestato migliaia di persone e praticato "trattamenti crudeli, inumani, degradanti e cattive condizioni di detenzione".

La settimana scorsa furono arrestate 24 persone dopo essere state brutalmente colpite e ferite gravemente, essendo state accusate di manifestazioni violente (nonostante che molte di esse non avessero partecipato ad alcuna protesta) e si sono così trasformate nei primi prigionieri politici del governo incostituzionale.

Così pure una nota del Fronte Nazionale Contro il Colpo di Stato in Honduras, pubblicata giovedì scorso, ha comunicato che il governo di fatto ha operato interrogatori illegittimi, arresti preventivi, misure sostitutive e arresti domiciliari. (TELESUR, Tegucigalpa)