Notizia - 4 ottobre 2009



EL SALVADOR - HONDURAS
Insurrezione e potere in Honduras

L'Honduras è il paese geo-politicamente più importante per El Salvador, poiché i suoi avvenimenti influiscono, in maniera quasi determinante sul nostro paese, ed è una relazione asimmetrica, poiché l'influenza ha quasi sempre una doppia via.

In questa logica, il colpo di stato contro il presidente Zelaya è stato ed è appoggiato dalla destra salvadoregna, tanto quella classista quanto in quella partitaria e in tutto lo scenario di preparazione, sviluppo e esito della crisi ha funzionato un intenso vincolo di forze politiche, interessi e poteri tra i due stati vicini.

La crisi in Honduras ha tre momenti: la genesi della crisi, il colpo di stato e l'arrivo del presidente Zelaya a Tegucigalpa. In questi tre spazi storici c'è un filo conduttore determinato dalle contraddizioni molteplici che attraversano la società honduregna e sono, in primo luogo, lo scontro tra gli interessi del popolo honduregno (la maggioranza della popolazione e dei sudditi) e l'oligarchia dominante honduregna; poi viene la contraddizione tra l'oligarchia tradizionale che controlla il potere politico e i settori borghesi non tradizionali, che cercano regole democratiche borghesi per assicurare le regole del gioco; infine viene la contraddizione tra l'autonomia delle forze armate honduregne e la necessità di democratizzare la democrazia oligarchica honduregna; bisogna inoltre aggiungere al contraddizione tra gli interessi strategici degli Stati Uniti in Honduras come base militare e gli interessi del paese, dello stato e di questo governo honduregno.

Il colpo di stato è stato realizzato per impedire la riforma costituzionale che deve cambiare le regole con cui in Honduras si conduce il gioco del potere e dell'economia; ma i golpisti, che sono tutta l'istituzionalità e l'oligarchia, non avevano considerato che il popolo honduregno è il più organizzato del Centroamerica, né che il ruolo dei governi di sinistra e di destra, presenti nel continente, che non hanno bisogno delle forze armate per sviluppare le proprie politiche e nemmeno vogliono il ritorno del ruolo dominante degli Stati Uniti nella regione.

L'isolamento internazionale e nazionale del governo di fatto ha il fattore determinante nell'eroica resistenza del popolo honduregno, così che l'équipe di governo dei golpisti non ha potuto applicare nessuna politica, né filosofia, né ideologia che permetta di parlare di un nuovo regime in questo paese. L'Honduras è praticamente paralizzato, il popolo è mobilitato contro i golpisti e il presidente Zelaya continua a ricevere l'appoggio mondiale.

I golpisti hanno rifiutato la proposta del presidente Arias del Costa Rica, che ristabiliva nella presidenza Zelaya, ma non conosceva il programma del popolo e di Mel, che inizia con la riforma della costituzione; i golpisti hanno imposto in Honduras il regime di silenzio radio, televisione e stampa, perché non informino e intanto il governo statunitense aumentava la pressione diplomatica fino a revocare il permesso d'ingresso negli Stati Uniti allo stesso presidente Micheletti.

Dopo diversi annunci e tentativi di entrare in Honduras, il presidente Zelaya è apparso a Tegucigalpa e si è aperto così un terzo momento, in cui la capitale si è trasformata nello scenario di un prevedibile finale. Certamente il processo honduregno ha un corso inarrestabile verso la sua radicalizzazione e questo è segnato dal peso stesso degli avvenimenti. Per dare ossigeno a questo processo e risolvere la crisi che lo alimenta, i teorici del potere dominante penseranno che il primo passo sia che Mel recuperi la presidenza della repubblica, perché questo darebbe gas, secondo loro, alla resistenza honduregna.

La presenza di Zelaya in Tegucigalpa e il suo alloggiamento nell'ambasciata brasiliana altera il gioco e crea un nuovo scenario: dentro questo quadro, le insurrezioni in diversi punti della capitale risultano superiori alla capacità di controllo dei golpisti, perché essendo Tegucigalpa il punto su cui si deve confluire da tutto l'Honduras, nessuno può impedire l'accesso a migliaia di oppositori ai golpisti.

Nelle ultime ore si è aperta una negoziazione dovuta alle contraddizioni tra i candidati presidenziali dei partiti nazionale e liberare e Micheletti, perché finché Micheletti continuerà a restare dove si trova nessuno riconoscerà alcun risultato elettorale e in queste circostanze Zelaya risulta l'unico che possa legittimare il processo elettorale di novembre. Tenacità della storia! Risulta quindi che Micheletti deve andarsene per qualunque dei candidati, perché Pepe Lovo o Elvin Santos possa diventare presidente; ma risulta anche - guarda che roba! - che Mel Zelaya non sia giunto a Tegucigalpa soltanto per fare presidente uno di questi due, ma tanto Mel che la resistenza honduregna sanno che si tratta di approvare una nuova costituzione che cambierà in Honduras le regole del gioco e il gioco che si gioca con queste regole oltre che altri aspetti sopraggiunti che trascinano, come catene rovinose i golpisti falliti.

I golpisti posso assaltare l'ambasciata brasiliana, catturare il presidente Zelaya o anche cose più gravi, ma niente di questo sarà a loro beneficio; siamo piuttosto giunti al momento in cui si deve uscire da un vortice senza fine in cui sono entrati tutti quelli che in Honduras o da qualsiasi altra parte hanno deciso o decidano di strangolare la democrazia quando questa minaccia i loro interessi; in altre parole i settori che hanno deciso di uccidere la democrazia per "salvare la democrazia" stanno finendo nei vicoli cechi in cui la soluzione non si prospetta favorevole ai loro interessi. (COLATINO/Gutierrez)