Notizia - 6 aprile 2010



EL SALVADOR - RITORNO AL QUOTIDIANO

Opinione di José M. Tojeira

Le ultime settimane sono state intense. I giorni dedicati a Monsignor Romero, di tanto significato e molteplici espressioni e poi la settimana santa, ci hanno lasciato senza dubbio desiderosi di migliorare in diversi aspetti. Ora torniamo alla normalità densa e lenta di questa nostra terra con i suoi autobus che vanno fuori strada, gli omicidi e l'impunità, le mezze soluzioni dei problemi e con la benedetta politica piena di contraddizioni e debolezze.

Alcuni dati ci hanno lasciato un miglior sapore in bocca. Altri non tanto. E' sceso il numero degli omicidi e della mortalità accidentale durante la settimana santa, ma i giornali preferiscono evidenziare che è aumentato il numero degli incidenti. Rispetto al crimine, speriamo che la riduzione dei morti in questi giorni si trasformi in tendenza. Aumentare la presenza della polizia nelle strade, migliorare la capacità d'indagine della stessa, oltre le politiche preventive è indispensabile per affrontare quello che è stato fino ad ora il maggior successo della delinquenza. L'impunità. Insistere per togliere l'esercito dalle strade avrà come unico risultato di provocare un aumento della violenza nel medio termine.

Ma il presente torna alla grossolanità, non solo difendendo la presenza dell'esercito nelle strade, ma soprattutto quando i temi richiedono un pensiero serio. Sullo Statuto di Roma e l'accettazione del Tribunale Penale Internazionale i nostri giuristi tornano a dire tonterie.

La cattiva coscienza per i crimini del passato è molto forte in El Salvador e la paura dei mediocri fa coro ai timorosi. Fa ridere vedere come esibiscono la loro ignoranza persino i magistrati della Corte Suprema invocando la Costituzione per impedire il progresso di un pensiero giuridico sempre più accettato intenzionalmente.

O quando menzionano come scusa che solo 120 paesi hanno accettato lo Statuto. O quando ripetono che Stati Uniti e Cina non lo hanno accettato, ignorando che questi paesi sono considerati oggi giorno come importanti violatori dei diritti umani da organizzazioni molto serie come Amnesty International.

La povera giudice che ha voluto indagare perché si fosse pubblicata la foto di un giovane delinquente si è trasformata ora nella maggior nemica della libertà di stampa nel paese. Triste storia, che avendo una libertà d'informazione tanto ridotta e frequentemente tanto manipolata, in questo paese, vediamo nemici dove non ci sono. E dimentichiamo che El Salvador ha bisogno di lasciarsi alle spalle politiche informative esageratamente legate agli interessi di pochi ricchi. Il problema dell'accesso all'informazione libera sta più a carico dei padroni di alcuni media e nell'oscurità tradizionale dello stato, che nella povera giudice dei minori che tanto viene fustigata.

Il ritorno alla quotidianità nel Salvador è segnato da un ritorno alla mediocrità. Tutto il contrario di quello che vediamo in Romero o di ciò che si commemora nella settimana santa. E con questa specie di mediocrità intellettuale - e in qualche senso spirituale - difficilmente usciremo dai problemi del sottosviluppo.

Abbiamo un popolo maggioritariamente buono e un élite maggioritariamente mediocre. Frutto di una storia in cui la forza bruta, unita alla forza del denaro, delle trappole ideologiche, dei favoritismi, ha reso possibile il dominio di un élite senza coscienza sociale e, per molti aspetti, senza principi solidali.

In definitive mediocri e con la capacità di trasmettere la mediocrità alle menti e ai cuori di molti, sotto mentite spoglie di ciò che considerano politicamente corretto. Oggi i tentativi di uscire da questa storia di abuso da parte di pochi e di emarginazione delle maggioranze cammina ancora senza orizzonti che entusiasmano troppo.