Notizia - 10 maggio 2010



EL SALVADOR - SALUTE
Il Sistema Unico di Salute necessità di coesione politica e consenso

Nel paese, molti politici hanno stigmatizzato la creazione del Sistema Unico di Salute (SUS), al punto di relazionarlo con il socialismo del XXI secolo. Ciò nonostante l'esperienza brasiliana dimostra il contrario. Il progetto di salute ha ottenuto la coesione dei politici, senza bisogno di trasformare le loro correnti ideologiche. Il punto di affinità è stato il benessere generale della popolazione.

Ed è che l'idea di aver accesso alla salute di qualsiasi ospedale in maniera gratuita non è più riservato ai paesi del primo mondo, perché ora anche le nazioni in via di sviluppo puntano alla salute per tutti.

Il Diario Colatino ha intervistato il direttore di Lavoro e Educazione del Ministero della Salute del Brasile, Francisco Eduardo De Campos, che aprirà gli occhi di molti spiegando in cosa consiste il SUS, così i come i costi, gli ostacoli e i benefici.

- Com'è sorto il Sistema Unico di Salute?

Alla fine della dittatura in Brasile, nel processo di re-democratizzazione, si iniziò a vedere quale sarebbe stata la forma di organizzare il Sistema di Salute. Molta gente proponeva che fosse un sistema per cui si pagasse mediante assicurazione e così darla in gestione. Ciò nonostante, proponemmo il contrario: che l'essere brasiliano desse il diritto innato ad avere servizi di salute. Questo già implicava un sistema universale di salute. Volevamo un sistema equo, per cui tutti avessero diritto alla prevenzione o alla cura.

- Quali furono i primi passi per istallare questo sistema?

Si convocò una conferenza nazionale di salute, alla quale si pensò d'includere tutti i brasiliani. E come la guerra è troppo importante per essere decisa soltanto dai generali, così la salute è troppo importante per essere decisa solo dai tecnici o dai medici. Facemmo l'ottava Conferenza di Salute, che fu la prima conferenza nazionale che non aveva soltanto medici e epidemiologici, ma anche la società: gli utenti. Volevamo sapere cosa pensavano del sistema unico, un sistema che avrebbe smantellato tutto il sistema anteriore: alcuni erano della sicurezza sociale, altri per il sistema pubblico e altri che si rivolgevano alle cliniche private. Il concetto era che tutti venissero curati dal SUS.

- Quali elementi specifici aveva il progetto di universalizzazione?

Questo derivò dalla costituzione politica del paese, perché il Brasile non è un paese unitario, ma federale, pertanto non può predominare l'istanza di una federazione sulle altre. Allora, il corollario era che il sistema di salute fosse decentralizzato con un comando unico di governo e con un intenso processo di partecipazione sociale, così come la ricerca permanente di sostenibilità nel finanziamento.

- Dato che esistevano la sicurezza sociale e le cliniche private, quale atteggiamento mostrarono, ci furono difficoltà?

Le cliniche private furono i giocatori più importanti, perché continuarono a fare i propri servizi e il Ministero Pubblico li contratta, vale a dire che partecipano in maniera complementare al servizio di salute. La riforma quindi non gli produsse danni, perché se includi più gente devi comprare più servizi e loro ne produrranno di più. Certamente la burocrazia della sicurezza sociale si oppose, ma la richiesta sociale di maggiore inclusione fu tanta che era impossibile arrestare sul piano politico.

- E i deputati di allora appoggiarono il progetto del SUS?

E' un consenso molto interessante in Brasile, perché si pensava che ci sarebbe stata contrapposizione tra i partiti conservatori e quelli progressisti. In questo caso non ci fu. La situazione era tanto disuguale nel paese che i settori di centro e i conservatori non si opposero a costituire un sistema unico di salute. Il presidente Luiz Inacio Lula da Silva si chiedeva come si fosse generata una coesione tanto forte intorno all'idea del sistema di salute, che è uno dei progetti più riusciti nella società brasiliana.

- Data la coesione politica, quanto tempo ci volle per farlo funzionare?

La conferenza nazionale di salute ci fu nel 1986 mentre la legge del sistema di salute fu promulgata nel 1990 e notate che questa legge fu fatta da un governo che poi la società brasiliana rifiuto, comprese le forze conservatrici che lo avevano eletto, ma questo non fece soccombere il progetto e da questo vedemmo la sua forza: la radice che ha nella società.

- Che benefici ha il SUS?

Ci sono miglioramenti significativi negli indicatori di salute, sebbene non siano ancora quelli che desideriamo, ma per esempio gli obiettivi del millennio che gli altri paesi stanno cercando di realizzare per il 2015, noi gli anticiperemo di due anni. La mortalità è ancora alta, ma si è abbassata molto. In generale la salute del Brasile ha raggiunto record mondiali. Il Brasile è il primo paese in via di sviluppo con l'universalizzazione nell'accesso alle terapie antivirali; tutti i portatori di HIV - AIDS hanno accesso ai farmaci nonostante siano cari. Noi dichiarammo che questo era un diritto, vincemmo il conservatorismo della chiesa, ci fu molta reazione, ma si poté costruire dal basso l'idea di una società più giusta e solidale.

- Per quanta riguarda la copertura, di quanto era prima del progetto e quanto cambiò da quando si è consolidato?

La percentuale di prima è difficile da stabilire perché c'era gente coperta dalla sicurezza sociale e altri dai programmi pubblici. Ora la strategia di familiare copre il 70% della popolazione. Se si considera che c'è un 30% di brasiliani che fa l'assicurazione privata, opzione possibile, non si può dire che ci siano i brasiliani senza copertura. Non ci sono persone che - come ad esempio succede negli Stati Uniti - che abbia problemi di salute e non sia curata. Il sistema di salute non si chiede se la gente abbia un diritto di piano privato e non la vaccina: si vaccinano tutti. La copertura riguarda persino i programmi di trapianti che sono molto cari e copre il 100%.

- Dato che i servizi sono gratuiti, quali costi comportò per lo stato?

In realtà ci fu uno scontro per finanziare la salute. Abbiamo il finanziamento più piccolo che possiamo desiderare.

- Di quanto parliamo?

Oggi i costi di salute sono di circa 30 miliardi di dollari.

- Prima di quanto era?

Per quanto riguarda l'assicurazione sociale arrivò ad essere circa la stessa cifra. Dobbiamo ancora risolvere questa gestione. Ci sono programmi di farmacia popolare gratuiti. C'è un sistema dove le farmacie commerciali sono sussidiate dalla rete di salute per alcune medicine essenziali. I farmaci più importanti sono sussidiati. C'è una lotta permanente nel settore della salute per duplicare il finanziamento. Perché potremmo avere più possibilità per gestirlo, ma siamo un po' compressi, sebbene in evoluzione. Ci sono cose molto care, per esempio il vaccino anti-tubercolare costa milioni di dollari… non è una cosa semplice. Solo le medicine straordinarie vengono procurate dal Ministero Pubblico a cui costano più di un miliardo ma dobbiamo fare tutto contemporaneamente: comprare vaccini e farmaci.

- La popolazione come percepisce il SUS?

Se uno guarda le inchieste, la salute è indicata come una delle priorità principali da parte della popolazione: c'è una percezione piuttosto positiva.

- Creando il SUS, come è stata realizzata l'assunzione di più personale?

Quanto al personale in generale, le federazioni non hanno licenziato negli ultimi anni e a carico degli stati generali e dei municipi, il 50 o il 70% dei costi è per il personale, ma in Brasile ciò è decentralizzato perché a contrattarli sono i municipi. Questo è un settore molto dinamico.

- L'esperienza del Brasile è molto ammirata a livello mondiale; sarebbe molto importante che venga imitata in altri paesi?

Ci sono pochi paesi che fanno riforme sanitarie, per il coraggio che implica stabilire il sistema universale. Non vogliamo dare lezioni agli altri, ma abbiamo ottenuto notevoli successi.

- Come ha fatto il Brasile a sfatare l'accusa che istallare il SUS significa mettersi nel socialismo?

Questo non succede. Quali sono i paesi che hanno il sistema universale? La Svezia non è socialista, e non lo sono la Germania, l'Italia, la Francia… Il sistema universale non ha niente a che fare col socialismo. I paesi che hanno il sistema universale sono fortemente capitalisti; il migliore esempio di sistema unico è il Regno Unito, che ce la dal dopoguerra, nel 1946. La regina Elisabetta è socialista? No. (COLATINO/Solorzano)