Notizia - 22 giugno 2010



EL SALVADOR - EL SALVADOR - UGUAGLIANZA
L'ora dell'uguaglianza

Non molto tempo fa la Commissione Economica per l'America Latina (CEPAL) ha pubblicato un rapporto dal titolo "L'Ora dell'Uguaglianza". In esso si costatano una volta di più le gravi disuguaglianze che esistono nella nostra America Latina. Siamo la regione con maggiori disuguaglianze nel mondo, con profonde radici di discriminazione etnica, sociale e di genere. La tendenza a classificare le persone come superiori o inferiori continua ad essere una terribile tendenza tra di noi. Nonostante gli sforzi realizzati da molti e che in qualche modo sono stati persino assunti dall'attuale governo, continua ad esserci una forte emarginazione dei deboli e dei poveri. L'aporofobia, mescolanza di paura, rifiuto, emarginazione e sfiducia di fronte ai poveri mantiene una forte presenza tra di noi.

Di fronte a ciò, questo eccellente documento insiste sull'ora dell'uguaglianza. In altre parole, nel favorire l'uguaglianza reale tra quanti siamo cittadini di uno stesso paese. Uguaglianza che esige maggiore democrazia e opportunità reali per tutti. La disuguaglianza economica nelle entrate non cede mentre le differenze nella PAES (Prova di Attitudini e Apprendimento) sono superiori ai 4 punti tra i collegi di tradizione religiosa, generalmente di classe media e la percentuale nazionale. Questa disuguaglianza si aggiunge a un'altra disuguaglianza di dimensioni ancora maggiori, se teniamo conto che un 60% dei nostri giovani resta escluso dalla scuola secondaria.

Lo stesso potremmo dire della salute, dove sono scandalose le differenze tra il costo pubblico e quello privato, l'attenzione ai poveri è insufficiente e la mancanza di farmaci cronica. Disuguaglianza nel regime delle pensioni, che esclude la maggioranza della popolazione. Insufficienza abitativa di mezzo milione di case decenti, il che rivela che approssimativamente la meta della popolazione vive ammucchiata o in cattive condizioni di sicurezza strutturale. Questo senza contare le persone che non hanno una casa propria, ne facili condizioni di accedervi.

Questa realtà non è solo nostra ma generale dell'America Latina. Ma persino nella nostra regione latinoamericana non è raro vedere il nostro paese in coda allo sviluppo sociale. In modo che se in America Latina è giunta l'ora dell'uguaglianza, a maggior ragione possiamo dire che deve arrivare per noi.

In tale contesto è evidente che lo stato deve giocare un ruolo importante. Il nostro stato salvadoregno è eccessivamente caricato di una esagerata burocrazia e una cattiva distribuzione delle risorse, da un lato; dall'altro e debole e piccolo su altre, specialmente quelle che toccano la protezione sociale universale. Spende troppo in burocrazia e investe poco in sviluppo sociale. La CEPAL raccomanda che lo stato sia un fattore importante nella promozione della produttività, nell'articolazione adeguata del territorio, nella produzione di beni pubblici e di protezione sociale con una chiara dimensione redistributiva in favore di quanti sono esclusi o emarginati dallo sviluppo.

Alla fine si torna a un tema chiave. Non ci sarà un'adeguata leadership senza una riforma fiscale con maggior impatto distributivo. Il mercato è insufficiente per ridurre l'enormi brecce esistenti. Sacrificare ora alcuni guadagni per rafforzare persino il mercato con maggior capacità di acquisto della popolazione è una condizione sinequanon lo sviluppo non ci sarà e se non ci sarà sviluppo la coesione sociale continuerà a deteriorarsi, la violenza ad aumentare e i conflitti interni saranno più acuti con il passare del tempo. Le leggi non aggiusteranno i problemi, se non investiremo di più nelle soluzioni. La nostra stessa vulnerabilità finché non avremo servizi universali di protezione sociale, imporrà grandi freni allo sviluppo ogni volta che un forte uragano, un terremoto o un'epidemia ci colpirà.

Alcuni critici hanno detto che la CEPAL sta tornando a uno statalismo fallito. Quel che è certo è che il mercato da se non ha ottenuto granché nel campo dello sviluppo umano giusto. E che lo stato ha fallito perché è stato esageratamente debole, esageratamente dipendente dai padroni del mercato ed esageratamente corrotto.

Di fronte al doppio fallimento del mercato dello stato il campo è aperto al dibattito. In El Salvador ci sono ricchi generosi, però non lo sono la maggioranza. Lo stato, continua fino ad ora a riprodurre la disuguaglianza, persino con i suoi programmi sociali. Il cambio di linea è necessario se vogliamo una società diversa in tutti gli ordini. Maggiore generosità e in alcuni casi maggior sacrificio sono indispensabili per ottenere lo sviluppo e uscire dalla stagnazione in cui ci troviamo. A ragione Benedetto VI afferma: "le strutture giuste sono, come ho detto, una condizione indispensabile per una società giusta, ma non nascono né funzionano senza un consenso morale della società sui valori fondamentali e sulla necessità di vivere questi valori con le necessarie rinunce, persino contro l'interesse personale".

La soluzione non può essere autoritaria, perché nell'ambito dello sviluppo sociale è necessario il consenso. Nessuno è generoso con la forza. Mercato e stato devono cercare la maniera di mettersi d'accordo e trovare una relazione vincente per tutti, che non sia escludente e che non favorisca di preferenza ricchi senza coscienza e burocrati corrotti o socialmente insensibili. La ricerca di un patto sociale, che includa una migliore redistribuzione dei guadagni è indispensabile e bisogna cercarla con rapidità se vogliamo un paese migliore. Speriamo che quello strumento che si chiama Consiglio Economico e Sociale risvegli la generosità e la capacità del dialogo tra tutti coloro che vi partecipano e si trasformi in un cammino verso il patto suddetto. (COLATINO/Trojeira)