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La
situazione di violenza e insicurezza che in El Salvador stava
già progressivamente crescendo negli ultimi anni – fino a raggiungere
il poco invidiabile primato della media di 12 omicidi al giorno,
la più alta dell’intero continente latinoamericano – ha subito
un’accelerazione allarmante nelle ultime settimane.
Tra le cause remote,
due vanno certamente indicate come principali:
- Anzitutto la crescita del tasso di povertà tra i ceti
medio bassi della popolazione, quale conseguenza dell’ancoraggio
della moneta nazionale, il Colon, al Dollaro USA (legge 30 novembre
2000), con un valore permanente di scambio di 8,75 C per 1 $,
che ha provocato una crescita esponenziale dell’inflazione,
oltre ad incrementare la disoccupazione locale, giacché salari
da fame (in briciole di $ USA) risultano sufficienti solo ad
attirare manodopera dai paesi confinanti, che si rifanno con
la conversione nelle rispettive divise nazionali, ma non hanno
potere d’acquisto per i lavoratori salvadoregni.
- La questione delle cosiddette “Maras”, le bande giovanili
di strada. Da anni gli USA, nell’ambito del più generale piano
di libero scambio commerciale con l’America Latina (ALCA), stanno
cercando di concludere dei Trattati di Libero Commercio (TLC)
con i singoli paesi interessati. Questi sono in realtà trattati
di natura politica, non propriamente economica, ma funzionali
a rendere conciliabili i secondi, con le Costituzioni e le Legislazioni
locali. Ad oggi, il TLC è entrato formalmente in vigore soltanto
in El Salvador, il 1° marzo scorso; di fatto però, da anni,
le relazioni con tutti gli Stati centroamericani avvengono come
se già fosse vigente.
Ebbene,
tra le clausole del TLC, gli USA hanno imposto una “legge di estradizione”
per riportare nei rispettivi paesi di provenienza (magari dopo
2 o 3 generazioni…) gruppi di giovani che formano le “bande di
strada” di Los Angeles e di altre città statunitensi. Questo ha
obbiettivamente incrementato il tasso della violenza cittadina,
ma ha anche offerto ai governi (salvadoregni, guatemaltechi e
honduregni) degli ultimi anni l’occasione di fare della “strategia
della tensione” (attribuendo a loro anche crimini compiuti da
altri, finanche dalle stesse forze dell’ordine). In nome della
lotta alle Maras, è così stata vara una legge detta della “Mano
dura” (è poi in atto il tentativo di trasformarla in “Super Mano
Dura”), che di fatto viola ogni Diritto costituzionale ed umano
e per questo è stata immediatamente rigetta dalla Procura per
la Difesa dei Diritti Umani (organo istituzionale di controllo
dell’operato delle istituzioni, creato in base agli accordi di
pace del 1992), ma tant’è…
Tra le clausole più
prossime, vanno invece sottolineate:
- Le conseguenze dell’entrata in vigore del già citato
TLC, con cui – tra l’altro – il governo si è impegnato a: mettere
fuori legge le sementi autoctone in favore di un uso esclusivo
degli OGM (il cui prezzo è insostenibile per i contadini);
impedire l’acquisto e la vendita dei farmaci generici,
a favore esclusivo di quelli di marca; privatizzare una
serie di servizi, tra cui quelli energetici e la distribuzione
dell’acqua.
- Sempre nell’ambito del TLC, e più precisamente del
Plan Puebla-Panamá (un progetto di integrazione energetica regionale)
la realizzazione - in alcune zone del paese, Chalatenango in
particolare - di dighe per la produzione idroelettrica,
che obbligano a sfollare migliaia di persone e ad inondare campi
coltivati; così pure di miniere aurifere, che oltre a
sfollare, anche in questo caso, migliaia di persone, inquineranno
l’ambiente per decenni, con gli scarti del mercurio e del cianuro;
infine di un corridoio di percorrenza ad alta velocità
(linea ferroviaria e autostradale) che percorrerà il paese da
nord a sud per 1,5 Km di larghezza.
I fatti delle ultime settimane:
Mercoledì 5 luglio
la polizia attacca una manifestazione pacifica di studenti contro
il rincaro dei costi dei trasporti, dell’energia e del “paniere”.
Restano morti due poliziotti e molti feriti.
Immediatamente il
Frente Farabundo Martì di Liberazione Nazionale (FMLN, principale
partito di opposizione) accusa il governo, dichiarando che ad
uccidere i poliziotti sarebbero stati dei franchi tiratori appostati
sul tetto dell’ospedale pediatrico “Benjamín
Bloom”, situato di fronte all’Università nazionale.
La Procuratrice per la Difesa dei Diritti Umani,
Dr.ssa Beatrice Alamanni de Carrillo (di origine italiana, salvadoregna
da 40 anni) indica a sua volta i franchi tiratori come gli uccisori
dei poliziotti e si lamenta col governo per aver appostato i militari
sul tetto dell’ospedale, generando panico tra i genitori dei piccoli
ricoverati.
Nello stesso giorno due elicotteri sparano
contro il rettorato dell’Università nazionale, ferendo gravemente
un impiegato. La versione ufficiale parla di «un’operazione volta
a sventare una rivolta sostenuta dall’ FMLN e al recupero di armi
depositate nell’università stessa». Il governo ne conferma il
rinvenimento, mentre il Rettore lo smentisce. Il 20 luglio, il
direttore della Polizia Nazionale Civile, Rodrigo Ávila,
ammette di aver dato ordine di sparare da un elicottero UH 1H a chiunque fosse armato all’interno
dell’Università.
Il Partito ufficiale, ARENA, accusa di terrorismo
alcune organizzazioni sociali e lo stesso FMLN, dopo aver ritrattato
l’ipotesi di mettere fuori legge lo stesso.
È importante sottolineare che in parlamento
è in corso di discussione una “Legge Antiterrorismo”, che prevede
tra l’altro 30 anni di carcere per occupazione indebita di suolo
pubblico (contro la possibilità di manifestare).
La stessa Chiesa cattolica – generalmente reticente
a prendere posizioni contro il governo – si pronuncia chiedendo
che venga fatta luce sui fatti accorsi. Lo fa però non per bocca
dell’Arcivescovo La Calle, ma del suo ausiliare Gregorio Rosa
Chávez, che fu stretto collaboratore dell’Arcivescovo assassinato
nel 1980, Oscar Romero.
Mercoledì 19 luglio
durante una veglia funebre nella Chiesa di San Bartolo, nell’hinterland di San Salvador,
la polizia fa irruzione, arrestando alcuni dei partecipanti (due
dei tre morti vegliati appartenevano alla Mara 18); usa violenza
a molti dei presenti e denuda pubblicamente alcune donne. Il parroco,
, Domingo Solís, ha manifestato l’intenzione di denunciare l’atto
come “sacrilego” e di chiedere l’intervento diretto del Vaticano,
“affinché simili cose non possano più avvenire”.
La Procuratrice per
la Difesa dei Diritti Umani parla ormai apertamente della presenza
di “gruppi di sterminio” nel paese.
La stessa tesi è sostenuta
da María Julia Hernández,
direttrice dell’Ufficio di Tutela Legale dell’Arcivescovado di
San Salvador – e membro del Consiglio Internazionale di Pax Christi
– che non solo assicura che tutti gli atti violenti dell’ultimo
mese indicano chiaramente la presenza di squadroni della morte,
ma anche che questi potrebbero essere legati alla polizia, sempre
più implicata in ogni genere di irregolarità. A suo parere il
fine ultimo di queste squadre - considerate “organi di pulizia
sociale” - sarebbe quello di generare caos sociale, teso a giustificare
qualsiasi intervento da parte del governo.
Anche contro questa
profanazione della chiesa parrocchiale e le violenze commesse
sulla popolazione si è ufficialmente pronunciata la Chiesa cattolica
salvadoregna, mentre il nunzio apostolico non ha voluto rilasciare
dichiarazioni.
Le prospettive
Le prospettive a medio
e lungo termine sono assai preoccupanti, non solo perché la violenza
genera sempre violenza e quella di questi giorni non sarà priva
di conseguenza; ma soprattutto perché il peso dei costi sociali
del TLC si aggraverà in modo inaccettabile e di conseguenza c’è
da aspettarsi una feroce repressione di ogni pur legittima e pacifica
reazione, favorita anche dalla contingenza che distrae l’attenzione
internazionale su ben altri scenari.
Perciò chiediamo che
quanto sta avvenendo in El Salvador venga portato a conoscenza
dell’opinione pubblica: in solidarietà con un popolo che ha già
troppo sofferto e vede ora riaffacciarsi i fantasmi del passato
e quale invito al governo del presidente Antonio Elias Saca a
corrispondere con correttezza istituzionale ai doveri che si è
assunto di fronte al suo popolo e alla comunità internazionale.
Gruppo “Oscar Romero”
della Comunità Salvadoregna in Milano
Pax Christi Italia
Associazione “Oscar
Romero”, Milano – Riccione
Alleghiamo alcuni
documenti:
Allegato 1
(in spagnolo): una raccolta di articoli apparsi sul Diario Colatino
nelle ultime settimane
Allegato 2
(in italiano): un’intervista sulla situazione attuale alla Procuratrice
per la Difesa dei Diritti Umani, Dr.ssa Beatrice Alamanni de Carrillo
e un’analisi sulle conseguenze dell’ALCA (CAFTA, la sigla inglese)
a Raúl Moreno, rappresentante della Rete Cittadina di Fronte al Commercio
e l'Investimento.
Allegato 1
La Fonte di tutti questi articoli è il Diario
Colatino (http://www.diariocolatino.com/)
Altre notizie– in spagnolo e italiano – sono
reperibili su: http://www.sicsal.it/romero.htm
Tutela Legal asegura que accionar de PNC puede llevar a un caos social
Wednesday, July 19, 2006 hora 13:53
(Roxana Córdova/Redacción Diario Co Latino)
La teoría de la Procuradora de derechos Humanos sobre la presencia de grupos
de exterminio en el país fue respaldada esta mañana por los representantes
de Tutela Legal del Arzobispado, quienes señalan además que estos
podrían estar vinculados a la policía.
La directora de Tutela Legal, María Julia Hernández , aseguró
que los últimos asesinatos registrados en el mes de julio indican
la presencia de escuadrones de la muerte, que ahora son considerados
grupos de limpieza social.
Hernández aseguró, además, que los procedimientos realizados por
la PNC violentan el Estado de Derecho y pueden llevar a un caos
social, ya que estos se han vuelto represivos.
Agrega que la PNC está perdiendo su base fundamental por la cual
fue creada, que es propiciar seguridad a la población salvadoreña
y señala que está creando sus propio procedimiento de investigación
que no combatirá el crimen, sino al contrario agudizará este problema.
“Hacemos un llamado a la Fiscalía para que investigue los últimos
acontecimientos realizados por la PNC y en especial al director
de la PNC, por ser el responsable de los operativos… la policía
está distorsionando las investigaciones y haciendo una mezcla
de delitos, cuando no hay delitos”, dijo.
De acuerdo con las investigaciones realizadas por Tutela Legal
del Arzobispado, el asesinato de los esposos Manzanares en Suchitoto,
el de dos jóvenes en Soyapango, el exterminio en contra de las
mujeres y las acontecimientos realizados en las inmediaciones
de la Universidad de El Salvador, donde fallecieron dos elementos
policiales, podrían tener vinculación con grupos de exterminio
social, que quieren generar un caos social.
Asimismo, señalan que el allanamiento policial en una iglesia
de Soyapango en donde se velaba a dos jóvenes, es otra de las
irregularidades de la PNC que es condenable.
“Estamos en contra del procedimiento policial, porque no tenían
orden de allanamiento, se está irrespetando a los cadáveres y
es una falta grave y se irrespetó el templo religioso”, dijo.
Por su parte, la iglesia católica también se ha pronunciado en
contra de esta profanación, contrario al Nuncio Apostólico, quien
prefirió no opinar al respecto.
Policía cometió sacrilegio al realizar capturas en lugar santo
Wednesday, July 19, 2006 hora 13:52
(Mirna Jiménez/Redacción Diario Co Latino)
El párroco en funciones de la Parroquia San Bartolo, Domingo Solís, asegura
que la Policía Nacional Civil (PNC), cometió por lo menos 3 delitos
al irrumpir en un lugar Santo, entre ellos profanación y sacrilegio.
Recientemente, la policía irrumpió en el templo católico donde
realizó una masiva captura, durante el velorio de tres asesinados,
dos de ellos, pertenecientes a pandillas.
“Nosotros no protegemos al delincuente, nosotros no protegemos
al pandillero que anda haciendo el mal, queremos acercanos a ellos,
para que vuelvan a una vida digna, esa es la función de la iglesia”,
explicación el sacerdote, en visita a Diario Co Latino.
Según el párroco en funciones, el no contar tampoco permiso para
entrar a una propiedad privada es otro de los delitos que espera
que la policía reconozca.
Según el religioso, en el lugar santo se cometieron además actos
obscenos y violentos, porque a las personas se les desnudó, a
las señoras se les levanto su ropa, en la Casa de Dios.
El religioso dijo que se está estudiando interponer una denuncia
ante el Vaticano, para sentar un precedente y este tipo de hechos
no vuelvan a ocurrir.
Según las palabras de Domingo Solís, dos de las madres de dos
de los muertos, pertenecen a la iglesia católica y son personas
tan pobres, que ni siquiera tienen dinero para pagar una funeraria,
y viven en espacios tan pequeños que tampoco se podía realizar
el acto religioso en la casa.
El sacerdote asegura que solicitó vigilancia policial, por si
algo sucediera fuera de la iglesia no adentro, ya que dos de los
muertos eran de la Mara 18.
“Las autoridades policiales dijeron que yo había dicho que estaban
haciendo relajo y que fueran a proteger a la capilla, cosas que
son realmente mentiras y manipularon todo”, se quejó Domingo Solís.
Luego dijeron que yo era de maras, como es eso que soy de pandillas
y al mismo tiempo voy a pedirles ayuda, agregó.
El Fray lamentó que la policía no esté pensando en la rehabilitación
de esta gente, solamente en la represión, pero el papel de la
iglesia es traer la oveja descarriada nuevamente al camino correcto
y ese es el enfoque con el cual se hacen acercamientos con esta
gente.
“Nunca pasó en mi mente que nuestras autoridades, que están destinadas
a garantizar el orden, y la protección de los ciudadanos, fueran
a ingresar de la forma que ingresaron al templo”, dijo con tristeza
el religioso.
Iglesia Católica pide que salga a luz "toda
la verdad"
Lunes, 10 de Julio de 2006 hora 10:43
El obispo auxiliar de San Salvador, Monseñor Gregorio Rosa Chávez, pidió
en la acostumbrada conferencia de prensa, que salga a luz "toda
la verdad" del hecho violento acaecido el pasado miércoles
5 de julio, a inmediaciones de la Universidad de El Salvador,
el cual dejó como resultado, dos agentes fallecidos de la Unidad
de Mantenimiento del Orden de la Policía Nacional Civil.
"Ha sido una semana muy polarizada… se está creando un país
más dividido, y el pueblo es quien paga los platos rotos",
manifestó Rosa Chávez.
El Arzobispo hizo un llamado a las instituciones de justicia del
país, para que funcionen de la manera más transparente posible,
porque según él, se están debilitando en su accionar.
De igual forma, señaló que la policía tiene que retomar los Acuerdos
de Paz, ya que se observan las diversas formas de represión del
ente de seguridad, al momento de acompañar las manifestaciones
sociales.
El religioso señaló que, el factor por el cual las personas se
sienten presionadas, es por el alto costo de la vida y además,
que es responsabilidad del gobierno darle solución a ello.
"En los Acuerdos de Paz se pactó un Foro de Concertación,
el cual integraba a la empresa privada, al gobierno y a los trabajadores…
ese foro fracasó y no se ha vuelto a intentar establecerlo",
señaló.
En ese sentido, dijo que se necesita diálogo y concertación para
lograr solucionar los problemas de la población.
El religioso considera que, si no se empieza a solucionar los
problemas de la población, el país experimentará mayores y peores
problemas que los acontecidos el pasado miércoles.
Asimismo, condenó la muerte de los policías y el maltrato sufrido
por los periodistas, rechazando cualquier forma de violencia.
Iglesia
se opone a ley antiterrorismo
Para el Arzobispo Auxiliar de San Salvador, será un "desastre
mayor" si se aprueba la ley antiterrorista, porque, según
el religioso, si se oprime más a la población, ésta reaccionará
en forma "incorrecta".
"Estoy en contra, y sé que sería un fracaso y se complicarían
más las cosas en el país", señaló Monseñor Rosa Chávez.
El religioso asegura que es una ley inconsulta, y que si se vive
en una democracia, la gente tiene la posibilidad de decidir qué
es lo mejor para ella.
La propuesta de ley antiterrorista establece, entre otras sanciones
severas, un castigo con penas de 30 años para delitos como la
ocupación de edificios públicos.
“Esas muertes parecen ejecuciones de francotiradores”: Beatrice de Carrillo
Jueves, 06 de Julio de 2006
“Yo quiero una investigación seria del cómo y por qué se ejecutaron con
tanta habilidad a los agentes de la UMO”, expresó la Procuradora
para la Defensa de los Derechos Humanos, Beatrice de Carrillo,
al referirse a las muertes que dejó como resultado la protesta
realizada, ayer, en las cercanías de la Universidad de El Salvador
(UES).
Durante los disturbios protagonizados por supuestos estudiantes
universitarios, fallecieron por los disparos los agentes Pedro
Misael Rivas y Miguel Angel Rubí.
Ante esto, de Carrillo señaló que “esas muertes parecen ejecuciones
de francotiradores muy exactos que han golpeado en el cerebro
a uno y en el corazón a otro, para matar. Eso indica que ha habido
una voluntad específica de provocar ese desenlace”.
Por ello, solicitó a la Fiscalía General de la República a que
realice una investigación exhaustiva para capturar a los responsables
de este hecho, ya que los asesinatos fueron ejecutados con habilidad.
“Yo pido formalmente como procuradora de los Derechos Humanos
a la Fiscalía, hacer bien su trabajo para que el pueblo salvadoreño
amplie su visión y que tenga la seguridad de la verdad, de por
qué hubo dos ejecuciones de dos agentes de la UMO, de forma de
eliminarlos, matarlos con habilidad absolutamente perfecta de
gente entrenada con armas militares”, agregó.
Con las fotografías y videos captados por los medios de comunicación
en la que muestran a algunas personas cargando armas, de Carrillo
indicó que “nadie puede con esa foto e imagen decir que el que
disparó sea autor de las ejecuciones de los dos agentes”.
Para ello, añadió que es necesario realizar las investigaciones
correspondientes y aclarar los hechos.
También pidió que estos acontecimientos no sean politizados por
los partidos políticos porque “son expresiones que enardecen más
la situación de nuestro país”.
ONG´S
se pronuncian
El Consorcio de ONG´S de Derechos Humanos de El Salvador lamentó
la muertes de los agentes de la UMO y de las capturas de los estudiantes
supuestamente involucrados en los actos violentos registrados
ayer.
“Esto consterna a la sociedad salvadoreña y aumenta el clima de
zozobra, inseguridad y de incertidumbre para la población y principalmente,
los estudiantes de la UES y centros educativos aledaños”, señaló
Julio Sicán, representante de esta organización.
Además pidieron al presidente de la República, Elías Antonio Saca
y a las entidades correspondientes a “que se investiguen los hechos
y deduzcan responsabilidades y principalmente se atiendan las
causas socio económicas que originan las protestas legítimas de
la población”.
También manifestaron que ya que el presidente Saca y el Ministro
de Gobernación, René Figueroa, recordaron la firma de los acuerdos
de paz. “Es importante que se revise y se den medidas para el
cumplimiento de dichos acuerdos y que se desactiven las causas
que originaron el conflicto armado y que aún no han sido resueltas”
dijo.
Asimismo los representantes de Religiones por La Paz-El Salvador,
mostraron su preocupación por los hechos de violencia registrados
ayer.
“La violencia genera violencia, los tristes hechos de esta mañana
(ayer) muestran que seguimos siendo un país vulnerable en términos
económicos y sociales.
Mientras no resolvamos la difícil situación económica que agobia
a la mayoría de hogares del país, no frenaremos la convulsión
social que está dejando pérdidas humanas”, reza el comunicado.
Debido a las capturas que ejecutó la policía durante la protesta,
instaron a las autoridades correspondientes a que informen el
paradero de los detenidos a los familiares, para que no provocar
más situaciones conflictivas.
ANEP
condena hechos
Por su parte, la Asociación Nacional de la Empresa Privada (ANEP)
condenó la protesta ejecutada por supuestos estudiantes universitarios.
En un comunicado, la ANEP consideró que las acciones por “grupos
vinculados a la Universidad de El Salvador (UES)” son parte de
agresiones en contra de los habitantes y “de la institucionalidad
democrática del país”.
Asimismo señaló que la violencia de ayer “es parte muy grave de
la criminalidad que azota a los salvadoreños desde hace muchos
años”.
Ante la muerte de dos agentes de la UMO, la ANEP solicitó al gobierno
central a que encuentren los responsables de este hecho para que
paguen por su delito ante la Ley
ARENA acusa de terroristas a organizaciones sociales y al FMLN
Jueves, 06 de Julio de 2006 hora 15:09
El grupo parlamentario de ARENA acusó de terroristas a las organizaciones
sociales y al FMLN, al tiempo que señaló a la Universidad de El
Salvador de ser “guarida de terroristas”.
Los señalamientos de los legisladores del partido de derecha se
refieren a los disturbios sucedidos ayer, frente a la Máxima Casa
de Estudios y que culminó con la muerte de dos miembros de la
UMO y de varios policías y universitarios heridos.
“Hay suficientes evidencias de que los que han cometido estos
actos terroristas son miembros de organizaciones vinculadas al
FMLN”, aseguró, con su acostumbrado estilo visceral, Guillermo
Gallegos, coordinador legislativo de ARENA.
Gallegos afirmó que los presuntos estudiantes tienen a la UES
como base de operaciones. “La Universidad Nacional se ha convertido
en guarida de terroristas, por eso le pedimos a las autoridades
(universitarias) que dejen de proteger a estos terroristas”, manifestó.
Por su parte, Norman Quijano, también diputado tricolor, acusó
de terroristas a las organizaciones sociales y al FMLN y, aunque
no precisó los métodos, advirtió que lucharán en contra de las
agrupaciones terroristas.
“No vamos a descansar hasta liberar al país de estos terroristas
que se disfrazan de diputados, ambientalistas, defensores de los
derechos humanos, etc”, amenazó Quijano, con un discurso que recuerda
las arengas de Roberto D´Aubuisson, a principio de los años ochenta.
Los legisladores de derecha acusaron a Guadalupe Erazo, parlamentaria
suplente del Frente, de ser el nexo entre los manifestantes y
la dirigencia del partido de izquierda. “Esta diputada es la que
ha estado convocando a estas manifestaciones”, señalaron.
Las declaraciones de los diputados de ARENA siguen la línea del
presidente Elías Saca y de su ministro de Gobernación, quienes
insisten en vincular al FMLN con los actos delictivos de ayer,
acusación que ha sido rechazada por el Frente.
“Rechazamos cualquier acto de violencia y responsabilizamos a
Saca y ARENA, que son los verdaderos culpables de las reacciones
desproporcionadas de la población, que está desesperada por los
daños que le causan las políticas de la derecha”, expresó el diputado
Salvador Arias.
Por su parte, Guadalupe Erazo aseguró que quienes cometieron los
asesinatos y dañaron propiedades privadas no son miembros de ninguna
organización social. “Aclaro que esos actos fueron cometidos por
infiltrados”, dijo a una televisora local
Enfrentamiento entre la UMO y supuestos estudiantes deja muertos y heridos
- Miércoles, 05 de Julio de 2006
Un enfrentamiento entre supuestos estudiantes y miembros de la UMO dejó
como saldo, por lo menos, dos agentes muertos y varios heridos.
Desde la Universidad de El Salvador, también se informó que hubo
personal docente y custodios heridos.
El enfrentamiento se registró en las inmediaciones de la Universidad
Nacional, luego que la policía capturara supuestamente a dos estudiantes.
Los jóvenes habían cerrado desde tempranas horas las calles cercanas
al campus, en protesta por el incremento del transporte público,
y demandaban medio pasaje para el sector estudiantil y tercera
edad.
Las capturas provocaron que los protestantes destruyeran un cajero
del Banco Salvadoreño sobre la 29 calle poniente, causando la
reacción de la UMO.
Luego que los agentes lanzaran gas pimienta y recibir piedras
como respuesta, se escucharon intercambio de disparos, sin embargo,
se desconoce de donde provenían. Los elementos de la UMO fueron
apoyados por miembros de la PNC, armados, mientras en fuego cruzado,
socorristas atendían a los heridos.
Los datos preliminares indican que tres elementos de la UMO habrían
muerto, pero esta información todavía no es confirmada. Periodistas
constataron la muerte de dos agentes, que portan los números 2704
y 115905 e identificados como Miguel Angel Argueta, Pedro Misael
Rivas Navarrete.
Asimismo, se identificó a Leonardo Murillo, Jeimy Elena Cisneros,
Batres Gómez, Luis Vásquez Espino, Rodríguez Hernández, José Elmer
Martínez Bonilla, Rogelio Meléndez Castillo, Armando López Chicas,
Omar Arístides Hernández entre otros agentes que fueron ingresados
en el ISSS.
Fuentes extraoficiales indican que la UMO tenía órdenes de ingresar
al campus ya que los protestantes se encontraban refugiados en
el lugar y supuestamente portaban armas largas.
Un operativo montado en las cercanías de la universidad incluyó
francotiradores en edificios cercanos como el Hospital de Niños
Benjamín Bloom y el registro de los estudiantes a la salida del
Alma Mater.
La
PDDH condena violentos hechos
En una primera reacción, la procuradora de Derechos Humanos, Beatrice
de Carrillo condenó los hechos violentos y lamentó el fallecimientos
de los policías.
“Estoy a la espera de un informe completo de los delegados y desde
ningún punto de vista se identifica el uso de la violencia, es
condenable la muerte de los elementos, así como también es condenable
el aumento al pasaje”, dijo.
En la protesta participaban supuestos universitarios y alumnos
de secundaria, quienes aseguraron que únicamente realizarían una
concentración que posteriormente se convirtió en un campo de batalla.
Extraoficialmente se informó que el gobierno ha dado orden de
que intervengan aviones casa bombarderos y helicópteros.
A las 11: 05 de la mañana se conocía que el recinto universitario
se encontraba rodeado por el Grupo de Resistencia Policial (GRP),
Mientras la titular de educación difundía por todos los medios
de comunicación la suspensión de clases en los centros educativos
cercanos a la UES.
El caos en la Universidad de El Salvador generó temor en los infantes
que estudian en los centros cercano, los menores fueron concentrados
en el Albert Camus y no podían ser evacuados.
La secretaría de Comunicaciones de la UES informó que varios estudiantes
y maestros se encontraban heridos. Uno de ellos, identificado
como Herbert Rivas, Director de la facultad Multidisciplinaria,
fue herido por disparos desde un helicóptero, según denunciaron,
y afirmaron que temían que en el alma mater se originara un caos
por el posible ingreso de la UMO.
Organizaciones
sociales marchan en contra de alzas
Un alto a los incrementos de la energía eléctrica, agua potable,
canasta básica y transporte público fueron las peticiones que
realizaron, este día, las diferentes organizaciones sociales al
gobierno central.
En una marcha que inició desde el “Reloj de Flores”, centenares
de personas se unieron para demostrar su descontento por el incremento
a las alzas registradas en los últimos días.
El coordinador de la Unidad de Resistencia por la Justicia Social
(URJS), William Huezo, dijo que la actividad tiene como objetivo
“protestar en contra de los incrementos al costo de la vida, iniciando
por el aumento a la tarifa de la energía eléctrica que ha disparado,
en efecto de cascada, los precios de la canasta básica y otros
servicios”. Por ello indicó que entregarán una carta al Ministerio
de Economía para exigir la disminución a los precios de la canasta
básica, electricidad, que se le entregue un subsidio al transporte
colectivo y se apruebe el medio pasaje para los estudiantes.
“Asimismo entregaremos, este día, una pieza de correspondencia
a la Asamblea Legislativa, para que distribuya la riqueza del
país a través de los servicios públicos que han sido prácticamente
privatizados porque no hay una política de estado que beneficie
a la población”, añadió Huezo.
En la marcha participaron las organizaciones de vendedores informales,
empleados públicos y docentes y según el dirigente se están preparando
otras marchas en la zona de oriente y occidente, del país, para
demostrar al gobierno central su descontento por los incrementos.
Saca
acusa formalmente al FMLN
“No son grupos de fachadas del FMLN, son grupos del FMLN”, dijo
categóricamente el Presidente de la república Elías Antonio Saca,
tras culpar a ese partido político de la muerte de dos agentes
de la Unidad de Mantenimiento del Orden (UMO).
El mandatario manifestó indignación por lo sucedido y aprovechó
para llamar a la población a que se fije que el FMLN está armado
y sale a las calles disfrazado de protestante para atacar a la
seguridad pública.
“Los policías atacaron con balas de hule, sin embargo ellos atacaron
con balas reales que segaron la vida a estas personas”, lamentó
esta mañana el mandatario.
El presidente junto al ministro de gobernación, René Figueroa,
se encontraban en el momento de lo sucedido en un acto de traspaso
de mando del Jefe del Estado Mayor Conjunto de la Fuerza Armada,
el Gral. De Brigada, Jorge Alberto Molina Contreras, quien asumió
el cargo.
El ministro Figueroa al ser abordado por la prensa, y alterado
por los violentos sucesos en la universidad, aseguró que en cualquier
momento pueden intervenir la Universidad de El Salvador que es
donde siempre se esconden estos grupos.
Los capturados seguirán procesados con instrumentos legales de
actos de terrorismo, porque no es delincuencia común dijo Figueroa,
quien pidió disculpas por tener que retirarse.
“Acuso formalmente al FMLN”, manifestó Saca, quien a pesar de
los sucedido descartó que exista odio y guerra en el país, pese
a haber firmado los Acuerdos de Paz. “Aquí no hay odio ni guerra,
es el FMLN, el pueblo ya no quiere nada de eso”, añadió. Por su
parte la Junta Directiva de la Asamblea Legislativa decidió evacuar
a todo el personal de la institución, debido a los incidentes
registrados esta mañana.
Salvador Arias del FMLN rechazó cualquier vinculo con los hechos
violentos, y que al final “el responsable es el presidente Saca,
de todo lo que pasa en el país, ya que son las políticas impuestas
del Ejecutivo las que dañan a la población”.
“El gobierno mantiene un esquema represivo que busca mantener
miedo en la gente… lo que sucedió a lo mejor fue provocación de
la policía”, señaló. Asimismo se confirmo este mediodía que las
autoridades universitarias iniciaron acciones de evacuación de
alumnos y personal administrativo.
Continúan
las protestas por pasaje
Nuevamente, las habitantes del sector “La Campanera” protestaron
para exigir que se mantenga la tarifa de 20 centavos de dólar
a los autobuses de la ruta 49.
Los pobladores piden al Viceministerio de Transporte que esta
ruta amplíe su recorrido hasta el centro de San Salvador.
Por su parte los transportistas decidieron guardar sus unidades
y no prestar este día el servicio correspondiente.
Los pobladores solicitan la pronta intervención de las autoridades
correspondientes y además indican que las protestas continuarán
en contra del aumento a la tarifa de transporte.
La tensión se apoderó de la UES
Miércoles, 05 de Julio de 2006
Los primeros disparos que se escucharon a lo lejos, desde la cafetería
central de la Universidad de El Salvador, no parecíeron intimidar
a la población estudiantil que se encontraba tomando su desayuno
y ultimando detalles de sus cátedras.
Muchos, cerca de las 9:45 am, desconocían la situación frente
a "la minerva" como le llaman a una salida de la UES.
Sin embargo, un grupo de estudiantes de educación media, semiuniformados
y otros civiles corrían por los alrededores de la cafetería. Ésto,
hizo que muchos desayunos quedaran a medias.
Así comenzó la histeria y tensión en la comunidad estudiantil
que permanecía lejos del lugar donde se enfrentaban manifestantes
y agentes de la Unidad del Mantenimiento del Orden (UMO).
El ir y venir de estudiantes de edificio en edificio evidenciaba
incertidumbre y angustia en los rostros de los estudiantes.
Los edificios de las facultades fue el único refugio seguro que
encontraron algunos, pues muchos manejaban la hipótesis que un
disparo desde un helicóptero hirió de bala a Herbert Rivas, director
de la Multidisciplinaria.
El patrullaje del helicóptero en la zona y un par de avionetas
militares aumentaron el pánico estudiantil.
Cerca de las 10:45 am, los que aún permanecían valientes en la
cafetería central, se dieron cuenta de la grave situación que
acontecía en las calles a través de la televisión; después de
ésto el lugar quedó desértico.
"Se siente como en los tiempos de guerra", manifestó
un anciano al darse cuenta de la situación, mientras, algunos
catedráticos hacían listas con los nombres de sus alumnos para
presentarlo a los agentes y hacer constar que eran estudiantes
y que no tenían nigún vínculo con los protestantes.
Los celulares sonaban preguntando la situación de la universidad,
todos los estudiantes calmaban a sus familiares preocupados por
la situación.
Simultáneo a ésto, los cuerpos de socorro ingresaron a la universidad
y comenzaron a evacuar a quienes permanecían temerosos y encerrados
en los edificios. Incluso, personal del centro educativo contiguo
a la universidad fue auxiliado por cuerpos de socorro.
Las puertas de la facultad de Economía e Ingeniería abrieron sus
puertas para la evacuación de los estudiantes.
Éstos salían en grupos, atendiendo la recomendación de Comandos
de Salvamento y Cruz Roja, de abandonar el recinto "guardando
la calma".
Al salir, algunos policías inspeccionaban mochilas con el afan
de encontrar algún objeto que identificara los manifestantes.
Hasta las 12:30 p.m. y con la mayoría de estudiantes evacuados,
sin embargo los resultados de los registros afuera del máximo
centro de educación superior, no parecían favorables a la investigación.
El saldo hasta hoy conocido sigue siendo el de dos agente de la
Policia Nacional Civil fallecidos y otros más heridos
Presencia policial en hospital Bloom genera molestias
Miércoles, 05 de Julio de 2006
La presencia policial en la azotea del hospital de niños Benjamín Bloom
debido a las manifestaciones sociales, despertó el desconteto
de los trabajadores del nosocomio infantil.
"Estan allí (los policías) desde hace tres horas… eso es
totalmente imperdonable", manifestó una trabajadora del hospital
que prefirió el anonimato.
Según la trabajadora, dicho acto es "totalmente ilegal",
ya que pone en peligro la vida de todos los niños del centro asistencial.
"Es imperdonable, han violado la autoridad del hospital",
agregó la trabajadora.
Asimismo, otro trabajador del hospital, que no quiso identificarse,
expresó su molestia ante la presencia de los policías en el nosocomio.
"Estamos pidiendo que se retiren los policías del hospital,
este lugar es para atender a los niños enfermos, no para tener
policías… esto no es un cuartel", dijo molesto el trabajador.
El empleado cuestionó la autoridad del director, debido a la presencia
de los franco tiradores, los cuales se encontraban en la parte
alta del edificio.
"Este acto muestra que la autoridad del director no tiene
peso", señaló.
Ante los señalamientos de los trabajdores, Diario Co Latino intentó
obtener las declaraciones del director del hospital, Ulises Iraheta,
pero se informó que no podía atender a los periodistas.
También se quiso saber la opinión del jefe de relaciones públicas
del centro asistencial, Ricardo Sánchez, pero se negó a proporcionar
información al respecto.
"Yo no estoy autorizado para darles información con respecto
a lo ocurrido", indicó Sánchez.
Por su parte, la Procuradora para la Defensa de los Derechos Humanos,
Beatrice de Carrillo, manifestó que la presencia policial en el
hospital viola "lo sagrado que es un hospital" y que
se parece mucho a lo ocurrido hace meses en el hospital Rosales.
"Es un hecho gravísimo, comprendo que ha habido muertos frente
al hospital, pero eso no justifica que la policia tome como posición
estratégica ese lugar", puntualizó De Carrillo
FMLN acusa al gobierno de reprimir protesta estudiantil
Miércoles, 05 de Julio de 2006
El principal partido de oposición, acusó esta tarde al gobierno del presidente
Elías Antonio Saca, de haber reprimido una protesta pacífica de
estudiantes universitarios, en las cercanías de la Universidad
de El Salvador, esta mañana y que desencadenó en violentos hechos
que dejaron muertos y heridos.
Salvador Sánchez Cerén, jefe del grupo parlamentario en la Asamblea
Legislativa, en conferencia de prensa, afirmó además que las autoridades
de seguridad pública, tenían conocimiento desde ayer sobre la
protesta pacífica, y que desde horas de la tarde habrían ingresado
franco tiradores a la terraza del Hospital de niños Benjamín Bloom,
en las cercanías de la UES.
"Condenamos la emboscada que la PNC, hizo contra un grupo
de protestantes pacíficos…ayer (martes) el Bloom, lo tomó la policía
y colocaron franco tiradores", indicó el legisladores, quien
no descartó que la muerte de dos agentes de la Unidad del Mantenimiento
del Orden (UMO), que a juicio del diputado Sánchez Cerén, murieron
por disparos certeros.
"En la cabe y en el corazón, recibieron los impactos los
agentes…son impactos de franco tiradores. La policía conocia de
la actividad…hay estidiantes muertos, 30 heridos y más de 30 capturados",
afirmó el legisladores.
Sánchez Cerén, advierte que los estudiantes no fueron los que
cometieron los crímenes de dos agentes policiales, por el contrario
cree que fue producto de disparos de francotiradores, además dijo
que "desde los techos de la universidad hay muestras de balas
de los helicópteros que dispararon contra la universidad",
dijo el diputado.
Los diputados del FMLN, aseguraron que han tenido acercamientos
con el presidente Saca, para solicitar que la situación baje de
tono, y se logre una salida pacífica que no siga desencadenando
en violencia.
El legislador dijo que en los contactos con el presidente se ha
dejado en claro que como FMLN, en los próximos días continuarán
apoyando protestas de los diversos sectores, por
Lo que piden que se respete el derecho de protesta de los ciudadanos
"y no se continúen con medidas represivas".
A la vez, calificó las declaraciones del presidente Saca, de "irresponsables",
y se condona "el uso de la fuerza. Y asedio en que se encuentra
la universidad…".
Allegato 2
TORNA LA PAURA DEL PASSATO
(Intervista a Beatrice Alemanni de Carrillo, procuratrice per i Diritti
Umani,
a cura di Cristiano Colombi – Solidarietà Internazionale n. 6/2005)
Come valuta la situazione del paese in questo
momento?
La situazione
è molto grave. Prima di tutto, le condizioni economiche sono tragiche.
La povertà sta crescendo velocemente
e soprattutto sta scomparendo la classe media. Mentre la
ricchezza è sempre più enorme, spropositata e totalmente anonima.
Prima della guerra si identificavano 14 famiglie, si conoscevano
i loro nomi, perfino le zone geografiche, su cui esercitavano
un potere feudale. Adesso tutto è anonimo riguarda i centri bancari,
le multinazionali. La situazione è paradossale: non esistono
imprese nazionali di rilievo, ma un’infinità di banche. L’economia
salvadoregna è un mondo oscuro, tutto finanziario, implacabile.
Perché chi possiede la terra tende a proteggerla, chi possiede
un’industria è disposto a tutto per mantenerla. Ma chi ha solo
il denaro, vede l’essere umano come un niente. Viviamo in un mondo
molto più crudele, spietato con le persone.
Conseguenza della povertà diffusa è la massiccia
emigrazione. Le rimesse dall’estero sono la principale fonte
di valuta?
E’ vero, c’è
una fuga inarrestabile di persone che van
a buscar un centavo negli
Stati Uniti, e il problema è che se non fosse così saremmo al
collasso. L’intero paese vive con le rimesse mensili. E’ elevatissima
la quantità di dollari che entrano ogni giorno. La povera gente
li spende interamente, e così ritornano in mano di coloro che
hanno provocato questo stato di cose, che li hanno sfruttati
Lei denuncia che, recentemente, si sono verificati
gravi fatti di violenza e di repressione. Come può avvenire questo
ritorno al passato, a distanza di dodici anni dalla fine di una
delle guerre civili più tragiche dell’intero continente?
Un elemento
che può aiutare a comprendere il momento attuale è lo stato della
Polizia Nazionale Civile, nata bene a seguito degli accordi di
pace, e poi degenerata completamente. Ora è guidata dai grandi
‘ex’ della Guardia Nazionale, cioè la linea dura del passato,
i capi dei corpi speciali della repressione. Ritornano casi di
tortura ed esecuzioni mirate, e ne abbiamo le prove. C’è l’ordine
di trasformare la popolazione, dall’alto verso il basso, in un
oggetto di questo sistema. Senza considerare la corruzione terribile
all’interno della polizia e la sua cronica incompetenza.
Per difendersi,
la gente dovrebbe rivolgersi alla Fiscalia, che corrisponde in
Italia al Procuratore Generale, che però è molto influenzato dal
sistema. In El Salvador, o non si investiga, o se si investiga
lo si fa in modo corrotto, perpetuando l’impunità.
Di conseguenza, la delinquenza è
diffusissima. Una delinquenza organizzata. E’ stata canalizzata
ultimamente sotto la forma delle maras, o pandillas, ovvero
delle bande giovanili, ma solo per attrarre l’attenzione della
gente. Ed è vero che ci sono questi ragazzi sbandati, disposti
a tutto, ma è un modello ‘importato’ dalle metropoli degli Stati
Uniti. Lì nascono, soprattutto a Los Angeles: sono i latinos
delle zone povere abbandonate, senza famiglia, braccati dalla
polizia nordamericana, che diventano una ‘mafia delinquenziale’,
una forma degenerata di aiuto mutuo. Dagli USA li espellono, li
rimandano qui, e invadono questo povero paese. La più nota è La
Mara 18. Questi gruppi hanno dimensioni di tutto rispetto. Non
sappiamo esattamente quanti siano. Una volta si stimavano 50.000
membri, ma ora sono, forse, anche arrivati a 200.000. Sono molto
armati, perché qualcuno li arma. Secondo la polizia si sostengono
con il giro della droga. In una riunione chiesi al capo della
polizia: “Se sapete dove si riuniscono i vari gruppi, perfino
i nomi dei capi, perché non li andate a catturare? Se voi dite
che distribuiscono la droga, chi gliela dà’? La risposta è stata
il silenzio. In cima al problema ci sono molti interessi di alto
livello, dove non si riesce ad entrare.
In che modo la crescita delle bande giovanili
può favorire il ritorno alla violenza politica?
Questi mareros sono più che altro degli sbandati,
ma fanno paura alla gente. Perseguitarli è una politica di Stato
interessata, perché attira le simpatie popolari. Si può dire
che le ultime elezioni, che hanno fatto vincere Arena, il partito
al governo, sono dovute a due cose: la prima è che si è mentito
al popolo, sostenendo che se avesse vinto la sinistra si sarebbero
perse le rimesse familiari, come reazione degli Stati Uniti. Il
secondo è l’enfasi sulla lotta alla delinquenza. Sapere che nei
quartieri poveri, dove si concentra la delinquenza e c’è di tutto,
ci sono operativi la polizia, i militari, un Presidente forte,
che vanno contro i mareros, piace. Si mantiene alta l’attenzione
su questo problema, dimenticando che non c’è lavoro, che ci sono
più di 8.000 lavoratori licenziati dal sistema pubblico e privato,
che le maquilas
- le fabbriche di assemblaggio che producono per le
grandi multinazionali - entrano ed escono dal paese senza alcuno
scrupolo, non versano l’assicurazione sociale e pagano salari
bassissimi. Su questo si concentra gran parte del mio
lavoro.
La polizia
ormai è dedicata solo alla lotta alle maras. Inoltre,
sta risorgendo il militarismo, perché la gente invoca l’esercito
in tutti i momenti in cui si sente insicura, in cui lo Stato non
funziona. Molti militari, responsabili della repressione del
passato, stanno studiando il modo per riprendere il potere, e
lo stanno riprendendo, perché lo stesso governo impotente li
sta chiamando. Non sappiamo se ciò accade perché i militari sono
ancora così potenti da poter influire sul governo, o perché gli
antichi e nuovi ricchi considerano l’esercito come un loro strumento
per mantenere lo status quo. In ogni caso, ora abbiamo l’esercito
che pattuglia le strade. Prima erano piccoli gruppi affiancati
alla polizia solo
per combattere i mareros, adesso, invece, con un nuovo
decreto approvato ad agosto, l’esercito ha ricevuto l’ordine di mantenere la sicurezza pubblica, il che viola la Costituzione.
E un atto gravissimo di cui il Presidente della Repubblica si
è assunto la responsabilità”.
In questo
quadro l’unica istituzione che si mantiene credibile agli occhi
della
gente è
proprio la Procura per i Diritti
Umani...
Innanzitutto
perché è povera. Secondo perché ha una Fortissima vocazione di
servizio, altrimenti non saremmo qui a rischiare la pelle. Per
questo la gente ha fiducia in noi. Riceviamo più di 300 denunce
al giorno, quasi tutte, non riguardano problemi di diritti umani.
In questi casi invitiamo ad andare alla Procura Generale ma le persone rispondono che vengono qui perché hanno Fiducia:
“Non ci mandi lì, perché tanto là non andiamo”.
Sono viva perché
ho molta attenzione internazionale, aiuti non economici, da parte
della Corte Interamericana, dalla Commissione Interamericana per
i Diritti Umani, anche da Amnesty Internacional, che è stata molto
attenta. Abbiamo ricevuto commissioni delle Nazioni Unite, che
hanno chiesto conto allo Stato e hanno dimostrato
che stanno con la Procura per
i Diritti Umani. Abbiamo anche molti legami con le comunità salvadoregne
all’estero. In alcuni casi siamo riusciti ad aprire degli uffici
negli Stati Uniti.
Come vede il futuro?
Sono molto
preoccupata. Da un lato c’è una gran massa umana completamente
addormentata, che non sa niente del passato e soprattutto non
ne vuole sapere niente. Sono giovani senza memoria di quello che
è successo prima degli anni ‘90. Per di più è una
generazione cresciuta con il mito degli Stati Uniti, dove sognano
di andare. Questo è il gruppo grande, la nostra disgrazia attuale.
Dall’altro lato c’è un gruppo dì giovani molto impegnati,
decisamente extraparlamentari, disposti a tutto, già nelle mire
della polizia, e che temo faranno una fine terribile. Il sistema
di sicurezza nazionale è molto attivo. Anche noi siamo costantemente
controllati. Questo gruppo più radicale di giovani, dicevamo,
dì per sé non ha futuro, e potrà essere oggetto di persecuzione.
È in pericolo e non ha una chiara guida politica. Infine,
c’è un ultimo gruppo di persone, di adulti, abbastanza grande,
che raccoglie quelli che in passato erano i potenziali elettori
dell’FMLN (Fronte Farabundo Martì di Liberazione Nazionale), gente
di una sinistra intellettuale, intelligente. Ma sono persone per
ora molto diffidenti, che non sanno più in cosa sperare, disgustate
da quello che sta succedendo. Forse, per disciplina, alle elezioni
del prossimo anno voteranno il Fronte, ma ciò non basterà ad impedire
una vittoria travolgente del partito
al governo.
Da qui alle
elezioni di marzo il governo cercherà di mantenere il più possibile
l’ordine sociale, per scoraggiare le proteste, mentre la sinistra
extraparlamentare si esporrà molto. I servizi segreti lo sanno.
Le manifestazioni rischiano sempre di degenerare, per il rischio
di infiltrati: in questo paese con 25 dollari si può comprare
la coscienza di chiunque.
L’unica
via sembra essere quella di rafforzare il lavoro di base, di dare fiducia alla gente e di contrastare la paura.
Sì, per questo
in tutto il paese stiamo formando le Unidades Juveniles, gruppi
di volontari dai 15 ai 25 anni. Li contattiamo durante le nostre attività, e da noi ricevono una
formazione. Per me sono il sale della terra perché danno un esempio
agli altri. Denunciano le violazioni dei diritti umani, coinvolgono
altri ragazzi, si formano come cittadini. Ora sono 400. Per questo
progetto non riceviamo un centesimo da nessuno. Non credo che
sarà portato avanti dal prossimo Procuratore, perché probabilmente
sarà il contrario di me. Ed il Procuratore per i Diritti Umani
ha quasi un potere assoluto. Per questo sto fondando anche la
Rete Cittadina dei Diritti Umani, perché soprattutto i più poveri
siano coscienti dei propri diritti, si sentano uniti da una cosa
che nessuno gli può togliere, che sono i Diritti Umani, che sono
nella Costituzione e devono essere difesi.
IL CAFTA AUMENTERA’ LA DISTRUZIONE DELLA PRODUTTIVITA’ NAZIONALE
(Intervista
a Raúl Moreno, rappresentante della Rete Cittadina di Fronte al
Commercio
e l’Investimento,
a cura di Herrera, su Diario Colatino, 24/04/06)
Raúl Moreno, rappresentante
della Rete Cittadina di Fronte al Commercio e l’Investimento Sinti
Techan, ribadisce gli impatti negativi del CFTA, ora che è entrato
in vigore. Moreno ha dichiarato al Diario Colatino che a breve
termine saranno colpiti il settore agrario nazionale e le imprese
salvadoregne che non possono concorrere con quelle statunitensi;
ha menzionato gli eventuali danni per l’applicazione delle norme
della proprietà intellettuale, specialmente nell’acquisto di farmaci;
ha fatto riferimento all’imminente privatizzazione dell’acqua
e della salute, tramite concessioni; e ha indicato i limiti del
governo salvadoregno nell’applicazione delle politiche pubbliche,
dovuti ad alcune proibizioni del TLC.
L’economista avverte
che nel medio e lungo termine il TLC provocherà danni strutturali
al già disarticolato apparato produttivo nazionale, aumentando
la povertà e la disoccupazione, e pertanto l’immigrazione verso
gli Stati Uniti.
Moreno insiste sulla
necessità di cambiare l’attuale modello economico, promuovendo
un altro tipo di accordi commerciali, procurando l’integrazione
economica e sociale della regione e costruendo alternative economiche
“dal basso”.
Quali saranno le prime ripercussioni sull’economia salvadoregna, ora che
è vigente il TLC con gli USA?
Ci sono impatti immediati
e altri a medio e lungo termine. Nel breve termine vedremo una
ripercussione diretta sul settore agrario salvadoregno, dovuta
all’importazione di prodotti “sussidiati”, principalmente granaglie e prodotti
di carne, che entreranno sul mercato nazionale a prezzi più bassi.
La produzione del mais, per esempio, negli Stati Uniti gode di
un sussidio di 1 miliardo e 800 milioni di dollari l’anno, mentre
nel Salvador non esiste un sussidio per questo prodotto: questa
enorme differenza si riflette di conseguenza sul prezzo. Lo stesso
succede con il riso, il cui costo di produzione è sussidiato dell’80%,
il che permette ai produttori statunitensi di competere a prezzi
bassi. Pertanto, ci sarà uno spodestamento della produzione agricola
nazionale, data la sua incapacità di competere sui prezzi, il
che si tradurrà nella rovina dei produttori e nell’aumento della
disoccupazione nelle zone rurali. Così, il circolo dell’esclusione
lavorativa e sociale si approfondirà ulteriormente.
Un altro impatto a
breve termine sono le conseguenze della messa in atto del capitolo
sulla proprietà intellettuale, che va al di là di tutti gli accordi
sulla proprietà intellettuale ratificati dal governo, perché è
una versione più ampia delle regole di proprietà intellettuale
stabilite dal OMC (WTO). Già stiamo vedendo come queste norme
applicate alla distribuzione di CD e DVD “piratati” ha portato
alla persecuzione di un ampio settore del commercio informale,
che si dedica alla vendita di questi prodotti. Le riforme al codice
penale e al codice processuale penale stabiliscono pene carcerarie
per chi violi i diritti di proprietà delle imprese, ma non fanno
lo stesso con gli impresari che violano i diritti sindacali.
Quanto all’acquisto
delle medicine, è necessario sottolineare che il CAFTA impone
l’acquisto di medicinali di marca e non generici, il che colpirà
il bilancio delle istituzioni pubbliche che prestano servizi di
salute. Se già esiste scarsità di farmaci al ISSS e negli ospedali,
questo s’incrementerà con il TLC.
Il capitolo sulla
proprietà intellettuale comporta altre implicazioni, che vedremo
a medio termine: queste si relazionano con la registrazione delle
piante e delle specie vegetale. E ciò perché il TLC obbliga a
ratificare progressivamente almeno 10 accordi di proprietà intellettuale
che il governo salvadoregno non ha ancora ratificato; tra questi
l’UPOV 91 e la Convenzione di Budapest: il primo è la Convenzione
dell’Unione di protezione delle Specie Vegetali che permette di
registrare le piante, mentre il secondo permette di registrare
gruppi di micro-organismi. Così avremo esperienze fino ad ora
poco generalizzate, come lo sono gli atti di biopirateria, mediante
i quali si realizzerà il furto del nostro materiale genetico,
specialmente delle piante e dei micro-organismi utilizzati nella
produzione dei farmaci.
Quali altri settori saranno colpiti a breve termine?
Tra i danni immediati
del TLC c’è anche la rovina delle imprese salvadoregne che operano
negli appalti pubblici. Qui vedremo come imprese che forniscono
beni e servizi ai municipi, alle imprese pubbliche e ai ministeri,
usciranno dalla concorrenza, come conseguenza del capitolo sulla
contrattazione pubblica che offre uguale trattamento alle imprese
statunitensi e a quelle statunitensi, nonostante le grandi asimmetrie
esistenti. Così, se l’aggiudicazione avviene per il prezzo minore,
le imprese salvadoregne non potranno competere.
Un altro impatto a
breve termine, si riferisce ai limiti a cui sarà sottoposto il
governo salvadoregno nella promozione di politiche pubbliche in
materia fiscale, protezione dell’ambiente e garanzia della salute
pubblica. Questo perché il capitolo sugli investimenti del TLC
proibisce esplicitamente ai governi in causa di realizzare qualsiasi
tipo di regolamentazione al funzionamento delle imprese straniere.
Il CAFTA comprende
anche un elemento non incluso negli altri TLC che si conoscono:
il debito estero. Questo va osservato con attenzione, dato che
le economie centroamericane si trovano in una spirale di indebitamento
progressivo e dagli Stati Uniti è stato visto con interesse che
i governi della regione, in particolare quello salvadoregno, considerino
il debito estero una forma d’investimento. Questo comporterà un
imminente crisi finanziaria, dovuta al fatto che El Salvador non
potrà dare un’attenzione preferenziale ai debiti interni, come
pagamento delle pensioni, di fronte ai debiti contratti con gli
organismi finanziari internazionali e con i paesi da cui riceve
aiuto bilaterale o multilaterale in forma di prestiti.
Inoltre, con il TLC,
per diminuire le controversie in materia d’investimento i tribunali
non sono più a livello nazionale, ma internazionale. Le implicazioni
di questi tribunali corporativi non riguardano solo il modo con
cui affrontano le controversie, ma anche il costo che comporterà,
per il paese, la risoluzione di una controversia.
Un altro aspetto fondamentale
è la privatizzazione dei servizi pubblici, perché il TLC è una
spinta in salita per la privatizzazione di alcuni servizi pubblici
e di altri di utilità pubblica, che ancora si trovano sotto il
controllo statale. Primo tra questi le Poste. Vedremo come alcune
imprese transnazionali legate alla Posta e alla consegna di pacchi
saranno beneficiate; queste imprese entreranno anche nel trasferimento
delle rimesse.
Ma il tema dei servizi
pubblici è più grave, perché include la privatizzazione della
salute mediante le concessioni. In ciò Saca mente dicendo che
il suo governo non privatizzerà la salute, perché nel capitolo
di contrattazione pubblica del TLC c’è un allegato nel quale si
precisano i ministeri, le imprese pubbliche e i governi municipali
che apriranno sotto forma di concessione le licenze pubbliche
dei beni e dei servizi all’imprese statunitensi…
Quali sono queste istituzioni?
Tutta la rete degli
ospedali nazionali, inclusi gli ospedali dei dipartimenti, l’ospedale
Rosales, quello materno, lo psichiatrico, il pneumatologico, persino
la casa per anziani “Narcisa Castillo” di Santa Ana. La sorpresa
consiste nel fatto che la rete degli ospedali potrà dare in concessione
tutti i servizi, permettendo così la privatizzazione sottoforma
di concessioni. L’impatto di tutto ciò sulla popolazione sarà
in termini di accesso ai servizi di salute, perché la scelta sbagliata
di aprire alla sfera del mercato la fornitura di un servizio pubblico
che per sua natura sarebbe indispensabile che fosse lo stato a
garantire. Per massimizzare il benessere della popolazione e non
il beneficio delle imprese che lo gestiscono.
Il TLC permetterà
anche la privatizzazione dell’acqua, che già fu iniziata con due
prestiti del BID (Banco Interamenricano di Sviluppo), con i quali
non solo s’impostava la privatizzazione dei servizi dell’acqua
potabile e fognari, ma anche di tutte le risorse idriche.
In termini d’impiego,
vedremo una ripercussione importante, perché sebbene si genereranno
alcuni impieghi nelle maquilas – sempre che “l’impatto Cina” sulla
conca del Caribe non sia troppo forte – la perdita di posti di
lavoro sarà una realtà…
Saranno di più i posti che si produrranno o quelli che si perderanno?
La mia stima è che
saranno molti di più quelli che si perderanno, a causa della rovina
delle imprese salvadoregne che non potranno competere, per la
rovina del settore agrario salvadoregno e per il licenziamento
degli impiegati pubblici…
La qualità dei nuovi impieghi sarà dignitosa?
Questo è l’altro punto.
Tradizionalmente si è prospettato che il problema dell’esclusione
lavorativa fosse in termini di disoccupazione aperta, senza considerare
la dimensione della precarizzazione del lavoro, che si esprime
in due dimensioni: la prima è la realizzazione di attività produttive
in condizioni precarie e la seconda è la realizzazione di attività
improduttive. Queste due modalità di esclusione lavorativa configurano
uno scenario in cui i lavoratori scelgano di abbandonare il paese
perché le condizioni di lavoro sono precarie e la remunerazione
insufficiente. Ciò spiega la migrazione dei professionisti e dei
piccoli impresari verso gli Stati Uniti, mentre prima il flusso
era della popolazione rurale e di operai edili o dell’industria
manifatturiera.
Con il TLC, la cosa
più sicura è che l’impiego che si genererà sarà un impiego da
maquilas, un impiego precario.
Così si approfondirà lo scenario che abbiamo descritto
prima.
Quali saranno gli impatti nel medio e lungo termine? Mi riferisco ai grandi
impatti sull’apparato produttivo nazionale…
Avremo impatti strutturali.
Ricordiamo che dal 1978 al 2005 la struttura produttiva salvadoregna
si è trasformata radicalmente. Nel 1978 la principale fonte generatrice
di valuta del paese erano le esportazioni, specialmente dei prodotti
tradizionali: caffè, cotone, zucchero e gamberi, che rappresentavano
più dell’80% della valuta; mentre nel 2005 la principale fonte
sono le rimesse familiari che rappresentano il 75% della valuta,
l’esportazione dei prodotti tradizionali costituisce appena il
6%.
Vale a dire, ciò che
abbiamo avuto in questi 25 anni è la distruzione dell’apparato
produttivo nazionale, che ha fatto cadere le esportazioni. Ciò
è stato il risultato dell’applicazione delle politiche neoliberiste,
tendenti alla privatizzazione delle imprese pubbliche, la deregolamentazione
dei dazi, la liberalizzazione commerciale e la riduzione del controllo
statale delle attività economiche. I governi di ARENA hanno promosso
i servizi e hanno abbandonato gli altri settori produttivi, specialmente
l’agropecuario e le micro, piccole e medie imprese.
Ciò ha aumentato la
disoccupazione e ha precarizzato il lavoro che è riuscito a resistere,
provocando così l’accelerazione dei flussi migratori verso gli
Stati Uniti.
Ora, il tentativo
del governo e dei gruppi di potere del paese è di espellere ogni
giorno più salvadoregni affinché inviino rimesse e mantengano
questo modello economico che produce solo disoccupazione, povertà
e manodopera economica. Allora, ciò che farà il TLC sarà di approfondire
questa dinamica di distruzione della produttività nazionale e
dell’emigrazione di compatrioti in cerca di opportunità di sopravvivenza
fuori dalle nostre frontiere.
Lei ha prospettato come alternative al TLC altri tipi di trattati…
Sì. Noi crediamo che
si debbano firmati trattati commerciali, ma non trattati di libero
commercio. La differenza tra i trattati commerciali e i trattati
di libero commercio è che i primi cercano la complementarietà
tra le economie di due o più paesi attraverso lo scambio commerciale;
mentre i secondi promuovono il libero flusso delle mercanzie,
senza considerare le asimmetrie e spesso violando la sovranità
dei paesi deboli.
Con gli Stati Uniti
non si sarebbe dovuto firmare il TLC già vigente, ma un trattato
commerciale.
Al di là dello strettamente
commerciale, proponiamo la ricerca di accordi di cooperazione
e migratori con gli Stati Uniti; convenzioni che conducano all’integrazione
del Centroamerica…
E all’interno?
E’ urgente che si
cambi l’orientamento di questo modello: ormai lo indicano persino
alcuni degli antichi difensori del neoliberismo. E’ necessario
anche rivendicare la partecipazione dello stato nella regolazione,
soprattutto dei prezzi e nello stabilire le politiche settoriali
per le aree produttive maggiormente svantaggiate…
E’ sufficiente per cambiare il modello?
Noi promuoviamo la
costruzione di forme alternative di produzione e circolazione
dei prodotti; di pratiche economiche che si fondano sulla cooperazione
solidale tra le comunità e gli sforzi d’integrazione economica,
sociale e tecnologica dei popoli. Esistono in Messico Honduras,
Argentina e in molti altri paesi reti di produzione e scambio
di prodotti che sostengono la realizzazione di modelli alternativi,
“dal basso”, i quali escono completamente dalla logica neoliberista.
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