El Salvador: torna la paura


 

 

La situazione di violenza e insicurezza che in El Salvador stava già progressivamente crescendo negli ultimi anni – fino a raggiungere il poco invidiabile primato della media di 12 omicidi al giorno, la più alta dell’intero continente latinoamericano – ha subito un’accelerazione allarmante nelle ultime settimane.

 

Tra le cause remote, due vanno certamente indicate come principali: 

  1. Anzitutto la crescita del tasso di povertà tra i ceti medio bassi della popolazione, quale conseguenza dell’ancoraggio della moneta nazionale, il Colon, al Dollaro USA (legge 30 novembre 2000), con un valore permanente di scambio di 8,75 C per 1 $, che ha provocato una crescita esponenziale dell’inflazione, oltre ad incrementare la disoccupazione locale, giacché salari da fame (in briciole di $ USA) risultano sufficienti solo ad attirare manodopera dai paesi confinanti, che si rifanno con la conversione nelle rispettive divise nazionali, ma non hanno potere d’acquisto per i lavoratori salvadoregni.
  2. La questione delle cosiddette “Maras”, le bande giovanili di strada. Da anni gli USA, nell’ambito del più generale piano di libero scambio commerciale con l’America Latina (ALCA), stanno cercando di concludere dei Trattati di Libero Commercio (TLC) con i singoli paesi interessati. Questi sono in realtà trattati di natura politica, non propriamente economica, ma funzionali a rendere conciliabili i secondi, con le Costituzioni e le Legislazioni locali. Ad oggi, il TLC è entrato formalmente in vigore soltanto in El Salvador, il 1° marzo scorso; di fatto però, da anni, le relazioni con tutti gli Stati centroamericani avvengono come se già fosse vigente.

Ebbene, tra le clausole del TLC, gli USA hanno imposto una “legge di estradizione” per riportare nei rispettivi paesi di provenienza (magari dopo 2 o 3 generazioni…) gruppi di giovani che formano le “bande di strada” di Los Angeles e di altre città statunitensi. Questo ha obbiettivamente incrementato il tasso della violenza cittadina, ma ha anche offerto ai governi (salvadoregni, guatemaltechi e honduregni) degli ultimi anni l’occasione di fare della “strategia della tensione” (attribuendo a loro anche crimini compiuti da altri, finanche dalle stesse forze dell’ordine). In nome della lotta alle Maras, è così stata vara una legge detta della “Mano dura” (è poi in atto il tentativo di trasformarla in “Super Mano Dura”), che di fatto viola ogni Diritto costituzionale ed umano e per questo è stata immediatamente rigetta dalla Procura per la Difesa dei Diritti Umani (organo istituzionale di controllo dell’operato delle istituzioni, creato in base agli accordi di pace del 1992), ma tant’è…

 

 

Tra le clausole più prossime, vanno invece sottolineate:

 

  1. Le conseguenze dell’entrata in vigore del già citato TLC, con cui – tra l’altro – il governo si è impegnato a: mettere fuori legge le sementi autoctone in favore di un uso esclusivo degli OGM (il cui prezzo è insostenibile per i contadini); impedire l’acquisto e la vendita dei farmaci generici, a favore esclusivo di quelli di marca; privatizzare una serie di servizi, tra cui quelli energetici e la distribuzione dell’acqua.
  2. Sempre nell’ambito del TLC, e più precisamente del Plan Puebla-Panamá (un progetto di integrazione energetica regionale) la realizzazione - in alcune zone del paese, Chalatenango in particolare - di dighe per la produzione idroelettrica, che obbligano a sfollare migliaia di persone e ad inondare campi coltivati; così pure di miniere aurifere, che oltre a sfollare, anche in questo caso, migliaia di persone, inquineranno l’ambiente per decenni, con gli scarti del mercurio e del cianuro; infine di un corridoio di percorrenza ad alta velocità (linea ferroviaria e autostradale) che percorrerà il paese da nord a sud per 1,5 Km di larghezza.

 

 

 

I fatti delle ultime settimane:

 

Mercoledì 5 luglio la polizia attacca una manifestazione pacifica di studenti contro il rincaro dei costi dei trasporti, dell’energia e del “paniere”. Restano morti due poliziotti e molti feriti.

 

Immediatamente il Frente Farabundo Martì di Liberazione Nazionale (FMLN, principale partito di opposizione) accusa il governo, dichiarando che ad uccidere i poliziotti sarebbero stati dei franchi tiratori appostati sul tetto dell’ospedale pediatrico “Benjamín Bloom”, situato di fronte all’Università nazionale.

 

La Procuratrice per la Difesa dei Diritti Umani, Dr.ssa Beatrice Alamanni de Carrillo (di origine italiana, salvadoregna da 40 anni) indica a sua volta i franchi tiratori come gli uccisori dei poliziotti e si lamenta col governo per aver appostato i militari sul tetto dell’ospedale, generando panico tra i genitori dei piccoli ricoverati.

 

Nello stesso giorno due elicotteri sparano contro il rettorato dell’Università nazionale, ferendo gravemente un impiegato. La versione ufficiale parla di «un’operazione volta a sventare una rivolta sostenuta dall’ FMLN e al recupero di armi depositate nell’università stessa». Il governo ne conferma il rinvenimento, mentre il Rettore lo smentisce. Il 20 luglio, il direttore della Polizia Nazionale Civile, Rodrigo Ávila, ammette di aver dato ordine di sparare da un elicottero UH 1H a chiunque fosse armato all’interno dell’Università.

 

Il Partito ufficiale, ARENA, accusa di terrorismo alcune organizzazioni sociali e lo stesso FMLN, dopo aver ritrattato l’ipotesi di mettere fuori legge lo stesso.

 

È importante sottolineare che in parlamento è in corso di discussione una “Legge Antiterrorismo”, che prevede tra l’altro 30 anni di carcere per occupazione indebita di suolo pubblico (contro la possibilità di manifestare).

 

La stessa Chiesa cattolica – generalmente reticente a prendere posizioni contro il governo – si pronuncia chiedendo che venga fatta luce sui fatti accorsi. Lo fa però non per bocca dell’Arcivescovo La Calle, ma del suo ausiliare Gregorio Rosa Chávez, che fu stretto collaboratore dell’Arcivescovo assassinato nel 1980, Oscar Romero.

 

 

Mercoledì 19 luglio durante una veglia funebre nella Chiesa di San Bartolo, nell’hinterland di San Salvador, la polizia fa irruzione, arrestando alcuni dei partecipanti (due dei tre morti vegliati appartenevano alla Mara 18); usa violenza a molti dei presenti e denuda pubblicamente alcune donne. Il parroco, , Domingo Solís, ha manifestato l’intenzione di denunciare l’atto come “sacrilego” e di chiedere l’intervento diretto del Vaticano, “affinché simili cose non possano più avvenire”.

 

La Procuratrice per la Difesa dei Diritti Umani parla ormai apertamente della presenza di “gruppi di sterminio” nel paese.

 

La stessa tesi è sostenuta da María Julia Hernández, direttrice dell’Ufficio di Tutela Legale dell’Arcivescovado di San Salvador – e membro del Consiglio Internazionale di Pax Christi – che non solo assicura che tutti gli atti violenti dell’ultimo mese indicano chiaramente la presenza di squadroni della morte, ma anche che questi potrebbero essere legati alla polizia, sempre più implicata in ogni genere di irregolarità. A suo parere il fine ultimo di queste squadre - considerate “organi di pulizia sociale” - sarebbe quello di generare caos sociale, teso a giustificare qualsiasi intervento da parte del governo.

 

Anche contro questa profanazione della chiesa parrocchiale e le violenze commesse sulla popolazione si è ufficialmente pronunciata la Chiesa cattolica salvadoregna, mentre il nunzio apostolico non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

 

Le prospettive

 

Le prospettive a medio e lungo termine sono assai preoccupanti, non solo perché la violenza genera sempre violenza e quella di questi giorni non sarà priva di conseguenza; ma soprattutto perché il peso dei costi sociali del TLC si aggraverà in modo inaccettabile e di conseguenza c’è da aspettarsi una feroce repressione di ogni pur legittima e pacifica reazione, favorita anche dalla contingenza che distrae l’attenzione internazionale su ben altri scenari. 

 

Perciò chiediamo che quanto sta avvenendo in El Salvador venga portato a conoscenza dell’opinione pubblica: in solidarietà con un popolo che ha già troppo sofferto e vede ora riaffacciarsi i fantasmi del passato e quale invito al governo del presidente Antonio Elias Saca a corrispondere con correttezza istituzionale ai doveri che si è assunto di fronte al suo popolo e alla comunità internazionale.

 

 

 

 

Gruppo “Oscar Romero” della Comunità Salvadoregna in Milano

Pax Christi Italia

Associazione “Oscar Romero”, Milano – Riccione

 

 

Alleghiamo alcuni documenti:

 

Allegato 1 (in spagnolo): una raccolta di articoli apparsi sul Diario Colatino nelle ultime settimane

 

Allegato 2 (in italiano): un’intervista sulla situazione attuale alla Procuratrice per la Difesa dei Diritti Umani, Dr.ssa Beatrice Alamanni de Carrillo e un’analisi sulle conseguenze dell’ALCA (CAFTA, la sigla inglese) a Raúl Moreno, rappresentante della Rete Cittadina di Fronte al Commercio e l'Investimento.

 

 

Allegato 1

 

La Fonte di tutti questi articoli è il Diario Colatino (http://www.diariocolatino.com/)

 

Altre notizie– in spagnolo e italiano – sono reperibili su: http://www.sicsal.it/romero.htm

 

 

Tutela Legal asegura que accionar de PNC puede llevar a un caos social

Wednesday, July 19, 2006 hora 13:53

 

(Roxana Córdova/Redacción Diario Co Latino)

 

La teoría de la Procuradora de derechos Humanos sobre la presencia de grupos de exterminio en el país fue respaldada esta mañana por los representantes de Tutela Legal del Arzobispado, quienes señalan además que estos podrían estar vinculados a la policía.
La directora de Tutela Legal, María Julia Hernández , aseguró que los últimos asesinatos registrados en el mes de julio indican la presencia de escuadrones de la muerte, que ahora son considerados grupos de limpieza social.
Hernández aseguró, además, que los procedimientos realizados por la PNC violentan el Estado de Derecho y pueden llevar a un caos social, ya que estos se han vuelto represivos.
Agrega que la PNC está perdiendo su base fundamental por la cual fue creada, que es propiciar seguridad a la población salvadoreña y señala que está creando sus propio procedimiento de investigación que no combatirá el crimen, sino al contrario agudizará este problema.
“Hacemos un llamado a la Fiscalía para que investigue los últimos acontecimientos realizados por la PNC y en especial al director de la PNC, por ser el responsable de los operativos… la policía está distorsionando las investigaciones y haciendo una mezcla de delitos, cuando no hay delitos”, dijo.
De acuerdo con las investigaciones realizadas por Tutela Legal del Arzobispado, el asesinato de los esposos Manzanares en Suchitoto, el de dos jóvenes en Soyapango, el exterminio en contra de las mujeres y las acontecimientos realizados en las inmediaciones de la Universidad de El Salvador, donde fallecieron dos elementos policiales, podrían tener vinculación con grupos de exterminio social, que quieren generar un caos social.
Asimismo, señalan que el allanamiento policial en una iglesia de Soyapango en donde se velaba a dos jóvenes, es otra de las irregularidades de la PNC que es condenable.
“Estamos en contra del procedimiento policial, porque no tenían orden de allanamiento, se está irrespetando a los cadáveres y es una falta grave y se irrespetó el templo religioso”, dijo.
Por su parte, la iglesia católica también se ha pronunciado en contra de esta profanación, contrario al Nuncio Apostólico, quien prefirió no opinar al respecto.

 

 

Policía cometió sacrilegio al realizar capturas en lugar santo

Wednesday, July 19, 2006 hora 13:52

 

(Mirna Jiménez/Redacción Diario Co Latino)

 

El párroco en funciones de la Parroquia San Bartolo, Domingo Solís, asegura que la Policía Nacional Civil (PNC), cometió por lo menos 3 delitos al irrumpir en un lugar Santo, entre ellos profanación y sacrilegio.
Recientemente, la policía irrumpió en el templo católico donde realizó una masiva captura, durante el velorio de tres asesinados, dos de ellos, pertenecientes a pandillas.
“Nosotros no protegemos al delincuente, nosotros no protegemos al pandillero que anda haciendo el mal, queremos acercanos a ellos, para que vuelvan a una vida digna, esa es la función de la iglesia”, explicación el sacerdote, en visita a Diario Co Latino.
Según el párroco en funciones, el no contar tampoco permiso para entrar a una propiedad privada es otro de los delitos que espera que la policía reconozca.
Según el religioso, en el lugar santo se cometieron además actos obscenos y violentos, porque a las personas se les desnudó, a las señoras se les levanto su ropa, en la Casa de Dios.
El religioso dijo que se está estudiando interponer una denuncia ante el Vaticano, para sentar un precedente y este tipo de hechos no vuelvan a ocurrir.
Según las palabras de Domingo Solís, dos de las madres de dos de los muertos, pertenecen a la iglesia católica y son personas tan pobres, que ni siquiera tienen dinero para pagar una funeraria, y viven en espacios tan pequeños que tampoco se podía realizar el acto religioso en la casa.
El sacerdote asegura que solicitó vigilancia policial, por si algo sucediera fuera de la iglesia no adentro, ya que dos de los muertos eran de la Mara 18.
“Las autoridades policiales dijeron que yo había dicho que estaban haciendo relajo y que fueran a proteger a la capilla, cosas que son realmente mentiras y manipularon todo”, se quejó Domingo Solís.
Luego dijeron que yo era de maras, como es eso que soy de pandillas y al mismo tiempo voy a pedirles ayuda, agregó.
El Fray lamentó que la policía no esté pensando en la rehabilitación de esta gente, solamente en la represión, pero el papel de la iglesia es traer la oveja descarriada nuevamente al camino correcto y ese es el enfoque con el cual se hacen acercamientos con esta gente.
“Nunca pasó en mi mente que nuestras autoridades, que están destinadas a garantizar el orden, y la protección de los ciudadanos, fueran a ingresar de la forma que ingresaron al templo”, dijo con tristeza el religioso.

 

 

Iglesia Católica pide que salga a luz "toda la verdad"

Lunes, 10 de Julio de 2006 hora 10:43

 

El obispo auxiliar de San Salvador, Monseñor Gregorio Rosa Chávez, pidió en la acostumbrada conferencia de prensa, que salga a luz "toda la verdad" del hecho violento acaecido el pasado miércoles 5 de julio, a inmediaciones de la Universidad de El Salvador, el cual dejó como resultado, dos agentes fallecidos de la Unidad de Mantenimiento del Orden de la Policía Nacional Civil.
"Ha sido una semana muy polarizada… se está creando un país más dividido, y el pueblo es quien paga los platos rotos", manifestó Rosa Chávez.
El Arzobispo hizo un llamado a las instituciones de justicia del país, para que funcionen de la manera más transparente posible, porque según él, se están debilitando en su accionar.
De igual forma, señaló que la policía tiene que retomar los Acuerdos de Paz, ya que se observan las diversas formas de represión del ente de seguridad, al momento de acompañar las manifestaciones sociales.
El religioso señaló que, el factor por el cual las personas se sienten presionadas, es por el alto costo de la vida y además, que es responsabilidad del gobierno darle solución a ello.
"En los Acuerdos de Paz se pactó un Foro de Concertación, el cual integraba a la empresa privada, al gobierno y a los trabajadores… ese foro fracasó y no se ha vuelto a intentar establecerlo", señaló.
En ese sentido, dijo que se necesita diálogo y concertación para lograr solucionar los problemas de la población.
El religioso considera que, si no se empieza a solucionar los problemas de la población, el país experimentará mayores y peores problemas que los acontecidos el pasado miércoles.
Asimismo, condenó la muerte de los policías y el maltrato sufrido por los periodistas, rechazando cualquier forma de violencia.

Iglesia se opone a ley antiterrorismo
Para el Arzobispo Auxiliar de San Salvador, será un "desastre mayor" si se aprueba la ley antiterrorista, porque, según el religioso, si se oprime más a la población, ésta reaccionará en forma "incorrecta".
"Estoy en contra, y sé que sería un fracaso y se complicarían más las cosas en el país", señaló Monseñor Rosa Chávez.
El religioso asegura que es una ley inconsulta, y que si se vive en una democracia, la gente tiene la posibilidad de decidir qué es lo mejor para ella.
La propuesta de ley antiterrorista establece, entre otras sanciones severas, un castigo con penas de 30 años para delitos como la ocupación de edificios públicos.

 

 

“Esas muertes parecen ejecuciones de francotiradores”: Beatrice de Carrillo

Jueves, 06 de Julio de 2006

 

“Yo quiero una investigación seria del cómo y por qué se ejecutaron con tanta habilidad a los agentes de la UMO”, expresó la Procuradora para la Defensa de los Derechos Humanos, Beatrice de Carrillo, al referirse a las muertes que dejó como resultado la protesta realizada, ayer, en las cercanías de la Universidad de El Salvador (UES).
Durante los disturbios protagonizados por supuestos estudiantes universitarios, fallecieron por los disparos los agentes Pedro Misael Rivas y Miguel Angel Rubí.
Ante esto, de Carrillo señaló que “esas muertes parecen ejecuciones de francotiradores muy exactos que han golpeado en el cerebro a uno y en el corazón a otro, para matar. Eso indica que ha habido una voluntad específica de provocar ese desenlace”.
Por ello, solicitó a la Fiscalía General de la República a que realice una investigación exhaustiva para capturar a los responsables de este hecho, ya que los asesinatos fueron ejecutados con habilidad.
“Yo pido formalmente como procuradora de los Derechos Humanos a la Fiscalía, hacer bien su trabajo para que el pueblo salvadoreño amplie su visión y que tenga la seguridad de la verdad, de por qué hubo dos ejecuciones de dos agentes de la UMO, de forma de eliminarlos, matarlos con habilidad absolutamente perfecta de gente entrenada con armas militares”, agregó.
Con las fotografías y videos captados por los medios de comunicación en la que muestran a algunas personas cargando armas, de Carrillo indicó que “nadie puede con esa foto e imagen decir que el que disparó sea autor de las ejecuciones de los dos agentes”.
Para ello, añadió que es necesario realizar las investigaciones correspondientes y aclarar los hechos.
También pidió que estos acontecimientos no sean politizados por los partidos políticos porque “son expresiones que enardecen más la situación de nuestro país”.

ONG´S se pronuncian
El Consorcio de ONG´S de Derechos Humanos de El Salvador lamentó la muertes de los agentes de la UMO y de las capturas de los estudiantes supuestamente involucrados en los actos violentos registrados ayer.
“Esto consterna a la sociedad salvadoreña y aumenta el clima de zozobra, inseguridad y de incertidumbre para la población y principalmente, los estudiantes de la UES y centros educativos aledaños”, señaló Julio Sicán, representante de esta organización.
Además pidieron al presidente de la República, Elías Antonio Saca y a las entidades correspondientes a “que se investiguen los hechos y deduzcan responsabilidades y principalmente se atiendan las causas socio económicas que originan las protestas legítimas de la población”.
También manifestaron que ya que el presidente Saca y el Ministro de Gobernación, René Figueroa, recordaron la firma de los acuerdos de paz. “Es importante que se revise y se den medidas para el cumplimiento de dichos acuerdos y que se desactiven las causas que originaron el conflicto armado y que aún no han sido resueltas” dijo.
Asimismo los representantes de Religiones por La Paz-El Salvador, mostraron su preocupación por los hechos de violencia registrados ayer.
“La violencia genera violencia, los tristes hechos de esta mañana (ayer) muestran que seguimos siendo un país vulnerable en términos económicos y sociales.
Mientras no resolvamos la difícil situación económica que agobia a la mayoría de hogares del país, no frenaremos la convulsión social que está dejando pérdidas humanas”, reza el comunicado.
Debido a las capturas que ejecutó la policía durante la protesta, instaron a las autoridades correspondientes a que informen el paradero de los detenidos a los familiares, para que no provocar más situaciones conflictivas.

ANEP condena hechos
Por su parte, la Asociación Nacional de la Empresa Privada (ANEP) condenó la protesta ejecutada por supuestos estudiantes universitarios.
En un comunicado, la ANEP consideró que las acciones por “grupos vinculados a la Universidad de El Salvador (UES)” son parte de agresiones en contra de los habitantes y “de la institucionalidad democrática del país”.
Asimismo señaló que la violencia de ayer “es parte muy grave de la criminalidad que azota a los salvadoreños desde hace muchos años”.
Ante la muerte de dos agentes de la UMO, la ANEP solicitó al gobierno central a que encuentren los responsables de este hecho para que paguen por su delito ante la Ley

 

 

ARENA acusa de terroristas a organizaciones sociales y al FMLN

Jueves, 06 de Julio de 2006 hora 15:09

 

El grupo parlamentario de ARENA acusó de terroristas a las organizaciones sociales y al FMLN, al tiempo que señaló a la Universidad de El Salvador de ser “guarida de terroristas”.
Los señalamientos de los legisladores del partido de derecha se refieren a los disturbios sucedidos ayer, frente a la Máxima Casa de Estudios y que culminó con la muerte de dos miembros de la UMO y de varios policías y universitarios heridos.
“Hay suficientes evidencias de que los que han cometido estos actos terroristas son miembros de organizaciones vinculadas al FMLN”, aseguró, con su acostumbrado estilo visceral, Guillermo Gallegos, coordinador legislativo de ARENA.
Gallegos afirmó que los presuntos estudiantes tienen a la UES como base de operaciones. “La Universidad Nacional se ha convertido en guarida de terroristas, por eso le pedimos a las autoridades (universitarias) que dejen de proteger a estos terroristas”, manifestó.
Por su parte, Norman Quijano, también diputado tricolor, acusó de terroristas a las organizaciones sociales y al FMLN y, aunque no precisó los métodos, advirtió que lucharán en contra de las agrupaciones terroristas.
“No vamos a descansar hasta liberar al país de estos terroristas que se disfrazan de diputados, ambientalistas, defensores de los derechos humanos, etc”, amenazó Quijano, con un discurso que recuerda las arengas de Roberto D´Aubuisson, a principio de los años ochenta.
Los legisladores de derecha acusaron a Guadalupe Erazo, parlamentaria suplente del Frente, de ser el nexo entre los manifestantes y la dirigencia del partido de izquierda. “Esta diputada es la que ha estado convocando a estas manifestaciones”, señalaron.
Las declaraciones de los diputados de ARENA siguen la línea del presidente Elías Saca y de su ministro de Gobernación, quienes insisten en vincular al FMLN con los actos delictivos de ayer, acusación que ha sido rechazada por el Frente.
“Rechazamos cualquier acto de violencia y responsabilizamos a Saca y ARENA, que son los verdaderos culpables de las reacciones desproporcionadas de la población, que está desesperada por los daños que le causan las políticas de la derecha”, expresó el diputado Salvador Arias.
Por su parte, Guadalupe Erazo aseguró que quienes cometieron los asesinatos y dañaron propiedades privadas no son miembros de ninguna organización social. “Aclaro que esos actos fueron cometidos por infiltrados”, dijo a una televisora local

 

 

Enfrentamiento entre la UMO y supuestos estudiantes deja muertos y heridos - Miércoles, 05 de Julio de 2006 

 

Un enfrentamiento entre supuestos estudiantes y miembros de la UMO dejó como saldo, por lo menos, dos agentes muertos y varios heridos. Desde la Universidad de El Salvador, también se informó que hubo personal docente y custodios heridos.
El enfrentamiento se registró en las inmediaciones de la Universidad Nacional, luego que la policía capturara supuestamente a dos estudiantes.
Los jóvenes habían cerrado desde tempranas horas las calles cercanas al campus, en protesta por el incremento del transporte público, y demandaban medio pasaje para el sector estudiantil y tercera edad.
Las capturas provocaron que los protestantes destruyeran un cajero del Banco Salvadoreño sobre la 29 calle poniente, causando la reacción de la UMO.
Luego que los agentes lanzaran gas pimienta y recibir piedras como respuesta, se escucharon intercambio de disparos, sin embargo, se desconoce de donde provenían. Los elementos de la UMO fueron apoyados por miembros de la PNC, armados, mientras en fuego cruzado, socorristas atendían a los heridos.
Los datos preliminares indican que tres elementos de la UMO habrían muerto, pero esta información todavía no es confirmada. Periodistas constataron la muerte de dos agentes, que portan los números 2704 y 115905 e identificados como Miguel Angel Argueta, Pedro Misael Rivas Navarrete.
Asimismo, se identificó a Leonardo Murillo, Jeimy Elena Cisneros, Batres Gómez, Luis Vásquez Espino, Rodríguez Hernández, José Elmer Martínez Bonilla, Rogelio Meléndez Castillo, Armando López Chicas, Omar Arístides Hernández entre otros agentes que fueron ingresados en el ISSS.
Fuentes extraoficiales indican que la UMO tenía órdenes de ingresar al campus ya que los protestantes se encontraban refugiados en el lugar y supuestamente portaban armas largas.
Un operativo montado en las cercanías de la universidad incluyó francotiradores en edificios cercanos como el Hospital de Niños Benjamín Bloom y el registro de los estudiantes a la salida del Alma Mater.

La PDDH condena violentos hechos
En una primera reacción, la procuradora de Derechos Humanos, Beatrice de Carrillo condenó los hechos violentos y lamentó el fallecimientos de los policías.
“Estoy a la espera de un informe completo de los delegados y desde ningún punto de vista se identifica el uso de la violencia, es condenable la muerte de los elementos, así como también es condenable el aumento al pasaje”, dijo.
En la protesta participaban supuestos universitarios y alumnos de secundaria, quienes aseguraron que únicamente realizarían una concentración que posteriormente se convirtió en un campo de batalla.
Extraoficialmente se informó que el gobierno ha dado orden de que intervengan aviones casa bombarderos y helicópteros.
A las 11: 05 de la mañana se conocía que el recinto universitario se encontraba rodeado por el Grupo de Resistencia Policial (GRP), Mientras la titular de educación difundía por todos los medios de comunicación la suspensión de clases en los centros educativos cercanos a la UES.
El caos en la Universidad de El Salvador generó temor en los infantes que estudian en los centros cercano, los menores fueron concentrados en el Albert Camus y no podían ser evacuados.
La secretaría de Comunicaciones de la UES informó que varios estudiantes y maestros se encontraban heridos. Uno de ellos, identificado como Herbert Rivas, Director de la facultad Multidisciplinaria, fue herido por disparos desde un helicóptero, según denunciaron, y afirmaron que temían que en el alma mater se originara un caos por el posible ingreso de la UMO.

Organizaciones sociales marchan en contra de alzas
Un alto a los incrementos de la energía eléctrica, agua potable, canasta básica y transporte público fueron las peticiones que realizaron, este día, las diferentes organizaciones sociales al gobierno central.
En una marcha que inició desde el “Reloj de Flores”, centenares de personas se unieron para demostrar su descontento por el incremento a las alzas registradas en los últimos días.
El coordinador de la Unidad de Resistencia por la Justicia Social (URJS), William Huezo, dijo que la actividad tiene como objetivo “protestar en contra de los incrementos al costo de la vida, iniciando por el aumento a la tarifa de la energía eléctrica que ha disparado, en efecto de cascada, los precios de la canasta básica y otros servicios”. Por ello indicó que entregarán una carta al Ministerio de Economía para exigir la disminución a los precios de la canasta básica, electricidad, que se le entregue un subsidio al transporte colectivo y se apruebe el medio pasaje para los estudiantes.
“Asimismo entregaremos, este día, una pieza de correspondencia a la Asamblea Legislativa, para que distribuya la riqueza del país a través de los servicios públicos que han sido prácticamente privatizados porque no hay una política de estado que beneficie a la población”, añadió Huezo.
En la marcha participaron las organizaciones de vendedores informales, empleados públicos y docentes y según el dirigente se están preparando otras marchas en la zona de oriente y occidente, del país, para demostrar al gobierno central su descontento por los incrementos.

Saca acusa formalmente al FMLN
“No son grupos de fachadas del FMLN, son grupos del FMLN”, dijo categóricamente el Presidente de la república Elías Antonio Saca, tras culpar a ese partido político de la muerte de dos agentes de la Unidad de Mantenimiento del Orden (UMO).
El mandatario manifestó indignación por lo sucedido y aprovechó para llamar a la población a que se fije que el FMLN está armado y sale a las calles disfrazado de protestante para atacar a la seguridad pública.
“Los policías atacaron con balas de hule, sin embargo ellos atacaron con balas reales que segaron la vida a estas personas”, lamentó esta mañana el mandatario.
El presidente junto al ministro de gobernación, René Figueroa, se encontraban en el momento de lo sucedido en un acto de traspaso de mando del Jefe del Estado Mayor Conjunto de la Fuerza Armada, el Gral. De Brigada, Jorge Alberto Molina Contreras, quien asumió el cargo.
El ministro Figueroa al ser abordado por la prensa, y alterado por los violentos sucesos en la universidad, aseguró que en cualquier momento pueden intervenir la Universidad de El Salvador que es donde siempre se esconden estos grupos.
Los capturados seguirán procesados con instrumentos legales de actos de terrorismo, porque no es delincuencia común dijo Figueroa, quien pidió disculpas por tener que retirarse.
“Acuso formalmente al FMLN”, manifestó Saca, quien a pesar de los sucedido descartó que exista odio y guerra en el país, pese a haber firmado los Acuerdos de Paz. “Aquí no hay odio ni guerra, es el FMLN, el pueblo ya no quiere nada de eso”, añadió. Por su parte la Junta Directiva de la Asamblea Legislativa decidió evacuar a todo el personal de la institución, debido a los incidentes registrados esta mañana.
Salvador Arias del FMLN rechazó cualquier vinculo con los hechos violentos, y que al final “el responsable es el presidente Saca, de todo lo que pasa en el país, ya que son las políticas impuestas del Ejecutivo las que dañan a la población”.
“El gobierno mantiene un esquema represivo que busca mantener miedo en la gente… lo que sucedió a lo mejor fue provocación de la policía”, señaló. Asimismo se confirmo este mediodía que las autoridades universitarias iniciaron acciones de evacuación de alumnos y personal administrativo.

Continúan las protestas por pasaje
Nuevamente, las habitantes del sector “La Campanera” protestaron para exigir que se mantenga la tarifa de 20 centavos de dólar a los autobuses de la ruta 49.
Los pobladores piden al Viceministerio de Transporte que esta ruta amplíe su recorrido hasta el centro de San Salvador.
Por su parte los transportistas decidieron guardar sus unidades y no prestar este día el servicio correspondiente.
Los pobladores solicitan la pronta intervención de las autoridades correspondientes y además indican que las protestas continuarán en contra del aumento a la tarifa de transporte.

 

 

La tensión se apoderó de la UES

Miércoles, 05 de Julio de 2006

 

Los primeros disparos que se escucharon a lo lejos, desde la cafetería central de la Universidad de El Salvador, no parecíeron intimidar a la población estudiantil que se encontraba tomando su desayuno y ultimando detalles de sus cátedras.
Muchos, cerca de las 9:45 am, desconocían la situación frente a "la minerva" como le llaman a una salida de la UES.
Sin embargo, un grupo de estudiantes de educación media, semiuniformados y otros civiles corrían por los alrededores de la cafetería. Ésto, hizo que muchos desayunos quedaran a medias.
Así comenzó la histeria y tensión en la comunidad estudiantil que permanecía lejos del lugar donde se enfrentaban manifestantes y agentes de la Unidad del Mantenimiento del Orden (UMO).
El ir y venir de estudiantes de edificio en edificio evidenciaba incertidumbre y angustia en los rostros de los estudiantes.
Los edificios de las facultades fue el único refugio seguro que encontraron algunos, pues muchos manejaban la hipótesis que un disparo desde un helicóptero hirió de bala a Herbert Rivas, director de la Multidisciplinaria.
El patrullaje del helicóptero en la zona y un par de avionetas militares aumentaron el pánico estudiantil.
Cerca de las 10:45 am, los que aún permanecían valientes en la cafetería central, se dieron cuenta de la grave situación que acontecía en las calles a través de la televisión; después de ésto el lugar quedó desértico.
"Se siente como en los tiempos de guerra", manifestó un anciano al darse cuenta de la situación, mientras, algunos catedráticos hacían listas con los nombres de sus alumnos para presentarlo a los agentes y hacer constar que eran estudiantes y que no tenían nigún vínculo con los protestantes.
Los celulares sonaban preguntando la situación de la universidad, todos los estudiantes calmaban a sus familiares preocupados por la situación.
Simultáneo a ésto, los cuerpos de socorro ingresaron a la universidad y comenzaron a evacuar a quienes permanecían temerosos y encerrados en los edificios. Incluso, personal del centro educativo contiguo a la universidad fue auxiliado por cuerpos de socorro.
Las puertas de la facultad de Economía e Ingeniería abrieron sus puertas para la evacuación de los estudiantes.
Éstos salían en grupos, atendiendo la recomendación de Comandos de Salvamento y Cruz Roja, de abandonar el recinto "guardando la calma".
Al salir, algunos policías inspeccionaban mochilas con el afan de encontrar algún objeto que identificara los manifestantes. Hasta las 12:30 p.m. y con la mayoría de estudiantes evacuados, sin embargo los resultados de los registros afuera del máximo centro de educación superior, no parecían favorables a la investigación. El saldo hasta hoy conocido sigue siendo el de dos agente de la Policia Nacional Civil fallecidos y otros más heridos

 

 

 

Presencia policial en hospital Bloom genera molestias

Miércoles, 05 de Julio de 2006

 

La presencia policial en la azotea del hospital de niños Benjamín Bloom debido a las manifestaciones sociales, despertó el desconteto de los trabajadores del nosocomio infantil.
"Estan allí (los policías) desde hace tres horas… eso es totalmente imperdonable", manifestó una trabajadora del hospital que prefirió el anonimato.
Según la trabajadora, dicho acto es "totalmente ilegal", ya que pone en peligro la vida de todos los niños del centro asistencial.
"Es imperdonable, han violado la autoridad del hospital", agregó la trabajadora.
Asimismo, otro trabajador del hospital, que no quiso identificarse, expresó su molestia ante la presencia de los policías en el nosocomio.
"Estamos pidiendo que se retiren los policías del hospital, este lugar es para atender a los niños enfermos, no para tener policías… esto no es un cuartel", dijo molesto el trabajador.
El empleado cuestionó la autoridad del director, debido a la presencia de los franco tiradores, los cuales se encontraban en la parte alta del edificio.
"Este acto muestra que la autoridad del director no tiene peso", señaló.
Ante los señalamientos de los trabajdores, Diario Co Latino intentó obtener las declaraciones del director del hospital, Ulises Iraheta, pero se informó que no podía atender a los periodistas.
También se quiso saber la opinión del jefe de relaciones públicas del centro asistencial, Ricardo Sánchez, pero se negó a proporcionar información al respecto.
"Yo no estoy autorizado para darles información con respecto a lo ocurrido", indicó Sánchez.
Por su parte, la Procuradora para la Defensa de los Derechos Humanos, Beatrice de Carrillo, manifestó que la presencia policial en el hospital viola "lo sagrado que es un hospital" y que se parece mucho a lo ocurrido hace meses en el hospital Rosales.
"Es un hecho gravísimo, comprendo que ha habido muertos frente al hospital, pero eso no justifica que la policia tome como posición estratégica ese lugar", puntualizó De Carrillo

 

 

FMLN acusa al gobierno de reprimir protesta estudiantil

Miércoles, 05 de Julio de 2006

 

El principal partido de oposición, acusó esta tarde al gobierno del presidente Elías Antonio Saca, de haber reprimido una protesta pacífica de estudiantes universitarios, en las cercanías de la Universidad de El Salvador, esta mañana y que desencadenó en violentos hechos que dejaron muertos y heridos.
Salvador Sánchez Cerén, jefe del grupo parlamentario en la Asamblea Legislativa, en conferencia de prensa, afirmó además que las autoridades de seguridad pública, tenían conocimiento desde ayer sobre la protesta pacífica, y que desde horas de la tarde habrían ingresado franco tiradores a la terraza del Hospital de niños Benjamín Bloom, en las cercanías de la UES.
"Condenamos la emboscada que la PNC, hizo contra un grupo de protestantes pacíficos…ayer (martes) el Bloom, lo tomó la policía y colocaron franco tiradores", indicó el legisladores, quien no descartó que la muerte de dos agentes de la Unidad del Mantenimiento del Orden (UMO), que a juicio del diputado Sánchez Cerén, murieron por disparos certeros.
"En la cabe y en el corazón, recibieron los impactos los agentes…son impactos de franco tiradores. La policía conocia de la actividad…hay estidiantes muertos, 30 heridos y más de 30 capturados", afirmó el legisladores.
Sánchez Cerén, advierte que los estudiantes no fueron los que cometieron los crímenes de dos agentes policiales, por el contrario cree que fue producto de disparos de francotiradores, además dijo que "desde los techos de la universidad hay muestras de balas de los helicópteros que dispararon contra la universidad", dijo el diputado.
Los diputados del FMLN, aseguraron que han tenido acercamientos con el presidente Saca, para solicitar que la situación baje de tono, y se logre una salida pacífica que no siga desencadenando en violencia.
El legislador dijo que en los contactos con el presidente se ha dejado en claro que como FMLN, en los próximos días continuarán apoyando protestas de los diversos sectores, por
Lo que piden que se respete el derecho de protesta de los ciudadanos "y no se continúen con medidas represivas".
A la vez, calificó las declaraciones del presidente Saca, de "irresponsables", y se condona "el uso de la fuerza. Y asedio en que se encuentra la universidad…".

 

 

Allegato 2

 

 

TORNA LA PAURA DEL PASSATO

(Intervista a Beatrice Alemanni de Carrillo, procuratrice per i Diritti Umani,

a cura di Cristiano Colombi – Solidarietà Internazionale n. 6/2005)

 

Come valuta la situazione del paese in questo momento?

 

La situazione è molto grave. Prima di tutto, le condizioni economiche sono tragiche. La povertà sta crescendo velo­cemente e soprattutto sta scomparendo la classe media. Mentre la ricchezza è sempre più enorme, spropositata e to­talmente anonima. Prima della guerra si identificavano 14 famiglie, si cono­scevano i loro nomi, perfino le zone geografiche, su cui esercitavano un po­tere feudale. Adesso tutto è anonimo riguarda i centri bancari, le multinazio­nali. La situazione è paradossale: non esistono imprese nazionali di rilievo, ma un’infinità di banche. L’economia salvadoregna è un mondo oscuro, tut­to finanziario, implacabile. Perché chi possiede la terra tende a proteggerla, chi possiede un’industria è disposto a tutto per mantenerla. Ma chi ha solo il denaro, vede l’essere umano come un niente. Viviamo in un mondo molto più crudele, spietato con le persone.

 

Conseguenza della povertà diffusa è la massiccia emigrazione. Le ri­messe dall’estero sono la principale fonte di valuta?

 

E’ vero, c’è una fuga inarrestabile di per­sone che van a buscar un centavo negli Stati Uniti, e il problema è che se non fosse così saremmo al collasso. L’intero paese vive con le rimesse mensili. E’ ele­vatissima la quantità di dollari che entra­no ogni giorno. La povera gente li spende interamente, e così ritornano in mano di coloro che hanno provocato questo stato di cose, che li hanno sfruttati

 

Lei denuncia che, recentemente, si sono verificati gravi fatti di violenza e di repressione. Come può avvenire questo ritorno al passato, a distanza di dodici anni dalla fine di una delle guerre civili più tragiche dell’intero continente?

 

Un elemento che può aiutare a compren­dere il momento attuale è lo stato della Polizia Nazionale Civile, nata bene a seguito degli accordi di pace, e poi de­generata completamente. Ora è guidata dai grandi ‘ex’ della Guardia Nazionale, cioè la linea dura del passato, i capi dei corpi speciali della repressione. Ritor­nano casi di tortura ed esecuzioni mirate, e ne abbiamo le prove. C’è l’ordine di trasformare la popolazione, dall’alto verso il basso, in un oggetto di questo sistema. Senza considerare la corruzio­ne terribile all’interno della polizia e la sua cronica incompetenza.

Per difendersi, la gente dovrebbe ri­volgersi alla Fiscalia, che corrisponde in Italia al Procuratore Generale, che però è molto influenzato dal sistema. In El Salvador, o non si investiga, o se si investiga lo si fa in modo corrotto, perpetuando l’im­punità.

Di conseguenza, la delinquenza è diffusissima. Una delinquenza or­ganizzata. E’ stata canalizzata ulti­mamente sotto la forma delle ma­ras, o pandillas, ovvero delle ban­de giovanili, ma solo per attrarre l’attenzione della gente. Ed è vero che ci sono questi ragazzi sbandati, disposti a tutto, ma è un modello ‘importato’ dalle metropoli degli Stati Uniti. Lì na­scono, soprattutto a Los Angeles: sono i latinos delle zone povere abbandonate, senza famiglia, braccati dalla polizia nordamericana, che diventano una ‘mafia delinquenzia­le’, una forma degenerata di aiuto mutuo. Dagli USA li espellono, li rimandano qui, e invadono questo povero paese. La più nota è La Mara 18. Questi gruppi hanno dimensioni di tutto rispetto. Non sap­piamo esattamente quanti siano. Una volta si stimavano 50.000 membri, ma ora sono, forse, anche arrivati a 200.000. Sono molto armati, perché qualcuno li arma. Secondo la polizia si sostengono con il giro della droga. In una riunione chiesi al capo della polizia: “Se sapete dove si riuniscono i vari gruppi, perfino i nomi dei capi, perché non li andate a catturare? Se voi dite che distribuiscono la droga, chi gliela dà’? La risposta è stata il silenzio. In cima al problema ci sono molti interessi di alto livello, dove non si riesce ad entrare.

 

In che modo la crescita delle bande giovanili può favorire il ritorno alla violenza politica?

 

Questi mareros sono più che altro de­gli sbandati, ma fanno paura alla gente. Perseguitarli è una politica di Stato in­teressata, perché attira le simpatie po­polari. Si può dire che le ultime elezioni, che hanno fatto vincere Arena, il partito al governo, sono dovute a due cose: la prima è che si è mentito al popolo, so­stenendo che se avesse vinto la sinistra si sarebbero perse le rimesse familiari, come reazione degli Stati Uniti. Il secon­do è l’enfasi sulla lotta alla delinquenza. Sapere che nei quartieri poveri, dove si concentra la delinquenza e c’è di tutto, ci sono operativi la polizia, i militari, un Presidente forte, che vanno contro i mareros, piace. Si mantiene alta l’attenzione su questo problema, dimenticando che non c’è lavoro, che ci sono più di 8.000 lavoratori licenziati dal sistema pubblico e privato, che le maquilas - le fabbriche di assemblaggio che produ­cono per le grandi multinazionali - en­trano ed escono dal paese senza alcuno scrupolo, non versano l’assicurazione sociale e pagano salari bassissimi. Su questo si concentra gran parte del mio lavoro.

La polizia ormai è dedicata solo alla lot­ta alle maras. Inoltre, sta risorgendo il militarismo, perché la gente invoca l’esercito in tutti i momenti in cui si sente insicura, in cui lo Stato non fun­ziona. Molti militari, responsabili della repressione del passato, stanno studian­do il modo per riprendere il potere, e lo stanno riprendendo, perché lo stesso go­verno impotente li sta chiamando. Non sappiamo se ciò accade perché i militari sono ancora così potenti da poter in­fluire sul governo, o perché gli antichi e nuovi ricchi considerano l’esercito come un loro strumento per mantenere lo sta­tus quo. In ogni caso, ora abbiamo l’eser­cito che pattuglia le strade. Prima erano piccoli gruppi affiancati alla polizia solo per combattere i mareros, adesso, inve­ce, con un nuovo decreto approvato ad agosto, l’esercito ha ricevuto l’ordine di mantenere la sicurezza pubblica, il che viola la Costituzione. E un atto gravissi­mo di cui il Presidente della Repubblica si è assunto la responsabilità”.

 

In questo quadro l’unica istituzione che si mantiene credibile agli occhi della gente è proprio la Procura per i Diritti Umani...

 

Innanzitutto perché è povera. Secondo perché ha una Fortissima vocazione di servizio, altrimenti non saremmo qui a rischiare la pelle. Per questo la gen­te ha fiducia in noi. Riceviamo più di 300 denunce al giorno, quasi tutte, non riguardano problemi di diritti umani. In questi casi invitiamo ad andare alla Procura Generale ma le persone rispondono che vengono qui perché hanno Fi­ducia: “Non ci mandi lì, perché tanto là non andiamo”.

Sono viva perché ho molta attenzione internazionale, aiuti non economici, da parte della Corte Interamericana, dalla Commissione Interamericana per i Diritti Umani, anche da Amnesty Internacional, che è stata molto attenta. Abbiamo ricevuto commis­sioni delle Nazioni Unite, che hanno chiesto conto allo Stato e hanno dimostrato che stan­no con la Procura per i Diritti Uma­ni. Abbiamo anche molti legami con le comunità salvado­regne all’estero. In alcuni casi siamo riusciti ad aprire degli uffici negli Stati Uniti.

 

Come vede il fu­turo?

 

Sono molto preoc­cupata. Da un lato c’è una gran mas­sa umana comple­tamente addor­mentata, che non sa niente del passato e soprattutto non ne vuole sapere niente. Sono giovani senza memoria di quello che è successo prima degli anni ‘90. Per di più è una generazione cresciuta con il mito degli Stati Uniti, dove sognano di andare. Questo è il gruppo grande, la no­stra disgrazia attuale. Dall’altro lato c’è un gruppo dì giovani molto impegnati, decisamente extraparlamentari, dispo­sti a tutto, già nelle mire della polizia, e che temo faranno una fine terribile. Il sistema di sicurezza nazionale è molto attivo. Anche noi siamo costantemente controllati. Questo gruppo più radicale di giovani, dicevamo, dì per sé non ha futuro, e potrà essere oggetto di per­secuzione. È in pericolo e non ha una chiara guida politica. Infine, c’è un ul­timo gruppo di persone, di adulti, ab­bastanza grande, che raccoglie quelli che in passato erano i potenziali elettori dell’FMLN (Fronte Farabundo Martì di Liberazione Nazionale), gente di una sinistra intellettuale, intelligente. Ma sono persone per ora molto diffidenti, che non sanno più in cosa sperare, di­sgustate da quello che sta succedendo. Forse, per disciplina, alle elezioni del prossimo anno voteranno il Fronte, ma ciò non basterà ad impedire una vittoria travolgente del partito al governo.

Da qui alle elezioni di marzo il governo cercherà di mantenere il più possibile l’ordine sociale, per scoraggiare le prote­ste, mentre la sinistra extraparlamentare si esporrà molto. I servizi segreti lo sanno. Le manifestazioni rischiano sempre di degenerare, per il rischio di infiltrati: in questo paese con 25 dollari si può com­prare la coscienza di chiunque.

 

L’unica via sembra essere quella di rafforzare il lavoro di base, di dare fiducia alla gente e di contrastare la paura.

 

Sì, per questo in tutto il paese stiamo formando le Unidades Juveniles, gruppi di volontari dai 15 ai 25 anni. Li contat­tiamo durante le nostre attività, e da noi ricevono una formazione. Per me sono il sale della terra perché danno un esempio agli altri. Denunciano le violazioni dei diritti umani, coinvolgono altri ragazzi, si formano come cittadini. Ora sono 400. Per questo progetto non rice­viamo un centesimo da nessuno. Non credo che sarà portato avanti dal prossi­mo Procuratore, perché probabilmente sarà il contrario di me. Ed il Procuratore per i Diritti Umani ha quasi un potere as­soluto. Per questo sto fondando anche la Rete Cittadina dei Diritti Umani, perché soprattutto i più poveri siano coscienti dei propri diritti, si sentano uniti da una cosa che nessuno gli può togliere, che sono i Diritti Umani, che sono nella Co­stituzione e devono essere difesi.

 

 

 

IL CAFTA AUMENTERA’ LA DISTRUZIONE DELLA PRODUTTIVITA’ NAZIONALE

(Intervista a Raúl Moreno, rappresentante della Rete Cittadina di Fronte al Commercio

e l’Investimento, a cura di Herrera, su Diario Colatino, 24/04/06)

 

Raúl Moreno, rappresentante della Rete Cittadina di Fronte al Commercio e l’Investimento Sinti Techan, ribadisce gli impatti negativi del CFTA, ora che è entrato in vigore. Moreno ha dichiarato al Diario Colatino che a breve termine saranno colpiti il settore agrario nazionale e le imprese salvadoregne che non possono concorrere con quelle statunitensi; ha menzionato gli eventuali danni per l’applicazione delle norme della proprietà intellettuale, specialmente nell’acquisto di farmaci; ha fatto riferimento all’imminente privatizzazione dell’acqua e della salute, tramite concessioni; e ha indicato i limiti del governo salvadoregno nell’applicazione delle politiche pubbliche, dovuti ad alcune proibizioni del TLC.

L’economista avverte che nel medio e lungo termine il TLC provocherà danni strutturali al già disarticolato apparato produttivo nazionale, aumentando la povertà e la disoccupazione, e pertanto l’immigrazione verso gli Stati Uniti.

Moreno insiste sulla necessità di cambiare l’attuale modello economico, promuovendo un altro tipo di accordi commerciali, procurando l’integrazione economica e sociale della regione e costruendo alternative economiche “dal basso”.

 

Quali saranno le prime ripercussioni sull’economia salvadoregna, ora che è vigente il TLC con gli USA?

 

Ci sono impatti immediati e altri a medio e lungo termine. Nel breve termine vedremo una ripercussione diretta sul settore agrario salvadoregno, dovuta all’importazione di prodotti  “sussidiati”, principalmente granaglie e prodotti di carne, che entreranno sul mercato nazionale a prezzi più bassi. La produzione del mais, per esempio, negli Stati Uniti gode di un sussidio di 1 miliardo e 800 milioni di dollari l’anno, mentre nel Salvador non esiste un sussidio per questo prodotto: questa enorme differenza si riflette di conseguenza sul prezzo. Lo stesso succede con il riso, il cui costo di produzione è sussidiato dell’80%, il che permette ai produttori statunitensi di competere a prezzi bassi. Pertanto, ci sarà uno spodestamento della produzione agricola nazionale, data la sua incapacità di competere sui prezzi, il che si tradurrà nella rovina dei produttori e nell’aumento della disoccupazione nelle zone rurali. Così, il circolo dell’esclusione lavorativa e sociale si approfondirà ulteriormente.

Un altro impatto a breve termine sono le conseguenze della messa in atto del capitolo sulla proprietà intellettuale, che va al di là di tutti gli accordi sulla proprietà intellettuale ratificati dal governo, perché è una versione più ampia delle regole di proprietà intellettuale stabilite dal OMC (WTO). Già stiamo vedendo come queste norme applicate alla distribuzione di CD e DVD “piratati” ha portato alla persecuzione di un ampio settore del commercio informale, che si dedica alla vendita di questi prodotti. Le riforme al codice penale e al codice processuale penale stabiliscono pene carcerarie per chi violi i diritti di proprietà delle imprese, ma non fanno lo stesso con gli impresari che violano i diritti sindacali.

Quanto all’acquisto delle medicine, è necessario sottolineare che il CAFTA impone l’acquisto di medicinali di marca e non generici, il che colpirà il bilancio delle istituzioni pubbliche che prestano servizi di salute. Se già esiste scarsità di farmaci al ISSS e negli ospedali, questo s’incrementerà con il TLC.

Il capitolo sulla proprietà intellettuale comporta altre implicazioni, che vedremo a medio termine: queste si relazionano con la registrazione delle piante e delle specie vegetale. E ciò perché il TLC obbliga a ratificare progressivamente almeno 10 accordi di proprietà intellettuale che il governo salvadoregno non ha ancora ratificato; tra questi l’UPOV 91 e la Convenzione di Budapest: il primo è la Convenzione dell’Unione di protezione delle Specie Vegetali che permette di registrare le piante, mentre il secondo permette di registrare gruppi di micro-organismi. Così avremo esperienze fino ad ora poco generalizzate, come lo sono gli atti di biopirateria, mediante i quali si realizzerà il furto del nostro materiale genetico, specialmente delle piante e dei micro-organismi utilizzati nella produzione dei farmaci.

 

Quali altri settori saranno colpiti a breve termine?

 

Tra i danni immediati del TLC c’è anche la rovina delle imprese salvadoregne che operano negli appalti pubblici. Qui vedremo come imprese che forniscono beni e servizi ai municipi, alle imprese pubbliche e ai ministeri, usciranno dalla concorrenza, come conseguenza del capitolo sulla contrattazione pubblica che offre uguale trattamento alle imprese statunitensi e a quelle statunitensi, nonostante le grandi asimmetrie esistenti. Così, se l’aggiudicazione avviene per il prezzo minore, le imprese salvadoregne non potranno competere.

Un altro impatto a breve termine, si riferisce ai limiti a cui sarà sottoposto il governo salvadoregno nella promozione di politiche pubbliche in materia fiscale, protezione dell’ambiente e garanzia della salute pubblica. Questo perché il capitolo sugli investimenti del TLC proibisce esplicitamente ai governi in causa di realizzare qualsiasi tipo di regolamentazione al funzionamento delle imprese straniere.

Il CAFTA comprende anche un elemento non incluso negli altri TLC che si conoscono: il debito estero. Questo va osservato con attenzione, dato che le economie centroamericane si trovano in una spirale di indebitamento progressivo e dagli Stati Uniti è stato visto con interesse che i governi della regione, in particolare quello salvadoregno, considerino il debito estero una forma d’investimento. Questo comporterà un imminente crisi finanziaria, dovuta al fatto che El Salvador non potrà dare un’attenzione preferenziale ai debiti interni, come pagamento delle pensioni, di fronte ai debiti contratti con gli organismi finanziari internazionali e con i paesi da cui riceve aiuto bilaterale o multilaterale in forma di prestiti.

Inoltre, con il TLC, per diminuire le controversie in materia d’investimento i tribunali non sono più a livello nazionale, ma internazionale. Le implicazioni di questi tribunali corporativi non riguardano solo il modo con cui affrontano le controversie, ma anche il costo che comporterà, per il paese, la risoluzione di una controversia.

Un altro aspetto fondamentale è la privatizzazione dei servizi pubblici, perché il TLC è una spinta in salita per la privatizzazione di alcuni servizi pubblici e di altri di utilità pubblica, che ancora si trovano sotto il controllo statale. Primo tra questi le Poste. Vedremo come alcune imprese transnazionali legate alla Posta e alla consegna di pacchi saranno beneficiate; queste imprese entreranno anche nel trasferimento delle rimesse.

Ma il tema dei servizi pubblici è più grave, perché include la privatizzazione della salute mediante le concessioni. In ciò Saca mente dicendo che il suo governo non privatizzerà la salute, perché nel capitolo di contrattazione pubblica del TLC c’è un allegato nel quale si precisano i ministeri, le imprese pubbliche e i governi municipali che apriranno sotto forma di concessione le licenze pubbliche dei beni e dei servizi all’imprese statunitensi…

 

Quali sono queste istituzioni?

 

Tutta la rete degli ospedali nazionali, inclusi gli ospedali dei dipartimenti, l’ospedale Rosales, quello materno, lo psichiatrico, il pneumatologico, persino la casa per anziani “Narcisa Castillo” di Santa Ana. La sorpresa consiste nel fatto che la rete degli ospedali potrà dare in concessione tutti i servizi, permettendo così la privatizzazione sottoforma di concessioni. L’impatto di tutto ciò sulla popolazione sarà in termini di accesso ai servizi di salute, perché la scelta sbagliata di aprire alla sfera del mercato la fornitura di un servizio pubblico che per sua natura sarebbe indispensabile che fosse lo stato a garantire. Per massimizzare il benessere della popolazione e non il beneficio delle imprese che lo gestiscono.

Il TLC permetterà anche la privatizzazione dell’acqua, che già fu iniziata con due prestiti del BID (Banco Interamenricano di Sviluppo), con i quali non solo s’impostava la privatizzazione dei servizi dell’acqua potabile e fognari, ma anche di tutte le risorse idriche.

In termini d’impiego, vedremo una ripercussione importante, perché sebbene si genereranno alcuni impieghi nelle maquilas – sempre che “l’impatto Cina” sulla conca del Caribe non sia troppo forte – la perdita di posti di lavoro sarà una realtà…

 

Saranno di più i posti che si produrranno o quelli che si perderanno?

 

La mia stima è che saranno molti di più quelli che si perderanno, a causa della rovina delle imprese salvadoregne che non potranno competere, per la rovina del settore agrario salvadoregno e per il licenziamento degli impiegati pubblici…

 

La qualità dei nuovi impieghi sarà dignitosa?

 

Questo è l’altro punto. Tradizionalmente si è prospettato che il problema dell’esclusione lavorativa fosse in termini di disoccupazione aperta, senza considerare la dimensione della precarizzazione del lavoro, che si esprime in due dimensioni: la prima è la realizzazione di attività produttive in condizioni precarie e la seconda è la realizzazione di attività improduttive. Queste due modalità di esclusione lavorativa configurano uno scenario in cui i lavoratori scelgano di abbandonare il paese perché le condizioni di lavoro sono precarie e la remunerazione insufficiente. Ciò spiega la migrazione dei professionisti e dei piccoli impresari verso gli Stati Uniti, mentre prima il flusso era della popolazione rurale e di operai edili o dell’industria manifatturiera.

Con il TLC, la cosa più sicura è che l’impiego che si genererà sarà un impiego da maquilas, un impiego precario.  Così si approfondirà lo scenario che abbiamo descritto prima.

 

Quali saranno gli impatti nel medio e lungo termine? Mi riferisco ai grandi impatti sull’apparato produttivo nazionale…

 

Avremo impatti strutturali. Ricordiamo che dal 1978 al 2005 la struttura produttiva salvadoregna si è trasformata radicalmente. Nel 1978 la principale fonte generatrice di valuta del paese erano le esportazioni, specialmente dei prodotti tradizionali: caffè, cotone, zucchero e gamberi, che rappresentavano più dell’80% della valuta; mentre nel 2005 la principale fonte sono le rimesse familiari che rappresentano il 75% della valuta, l’esportazione dei prodotti tradizionali costituisce appena il 6%.

Vale a dire, ciò che abbiamo avuto in questi 25 anni è la distruzione dell’apparato produttivo nazionale, che ha fatto cadere le esportazioni. Ciò è stato il risultato dell’applicazione delle politiche neoliberiste, tendenti alla privatizzazione delle imprese pubbliche, la deregolamentazione dei dazi, la liberalizzazione commerciale e la riduzione del controllo statale delle attività economiche. I governi di ARENA hanno promosso i servizi e hanno abbandonato gli altri settori produttivi, specialmente l’agropecuario e le micro, piccole e medie imprese.

Ciò ha aumentato la disoccupazione e ha precarizzato il lavoro che è riuscito a resistere, provocando così l’accelerazione dei flussi migratori verso gli Stati Uniti.

Ora, il tentativo del governo e dei gruppi di potere del paese è di espellere ogni giorno più salvadoregni affinché inviino rimesse e mantengano questo modello economico che produce solo disoccupazione, povertà e manodopera economica. Allora, ciò che farà il TLC sarà di approfondire questa dinamica di distruzione della produttività nazionale e dell’emigrazione di compatrioti in cerca di opportunità di sopravvivenza fuori dalle nostre frontiere.

 

Lei ha prospettato come alternative al TLC altri tipi di trattati…

 

Sì. Noi crediamo che si debbano firmati trattati commerciali, ma non trattati di libero commercio. La differenza tra i trattati commerciali e i trattati di libero commercio è che i primi cercano la complementarietà tra le economie di due o più paesi attraverso lo scambio commerciale; mentre i secondi promuovono il libero flusso delle mercanzie, senza considerare le asimmetrie e spesso violando la sovranità dei paesi deboli.

Con gli Stati Uniti non si sarebbe dovuto firmare il TLC già vigente, ma un trattato commerciale.

Al di là dello strettamente commerciale, proponiamo la ricerca di accordi di cooperazione e migratori con gli Stati Uniti; convenzioni che conducano all’integrazione del Centroamerica…

 

E all’interno?

 

E’ urgente che si cambi l’orientamento di questo modello: ormai lo indicano persino alcuni degli antichi difensori del neoliberismo. E’ necessario anche rivendicare la partecipazione dello stato nella regolazione, soprattutto dei prezzi e nello stabilire le politiche settoriali per le aree produttive maggiormente svantaggiate…

 

E’ sufficiente per cambiare il modello?

 

Noi promuoviamo la costruzione di forme alternative di produzione e circolazione dei prodotti; di pratiche economiche che si fondano sulla cooperazione solidale tra le comunità e gli sforzi d’integrazione economica, sociale e tecnologica dei popoli. Esistono in Messico Honduras, Argentina e in molti altri paesi reti di produzione e scambio di prodotti che sostengono la realizzazione di modelli alternativi, “dal basso”, i quali escono completamente dalla logica neoliberista.