Notizie - 21 aprile 2006


 

 

GUATEMALA - TERRE
Manifestazione e blocchi stradali in Guatemala a causa del conflitto per le terre.

Migliaia di contadini si sono radunati lo scorso giovedì nella capitale del Guatemala, mentre nel resto del paese venivano chiuse le strade per chiedere una soluzione al problema della concentrazione della proprietà terriera, secondo quanto hanno constatato giornalisti della AFP. Alcune proteste furono sciolte dalla polizia antisommossa e hanno lasciato come saldo 4 feriti lievi e 27 arrestati, secondo il direttore della Polizia Nazionale Civile (PNC) Erwin Sperisen. I blocchi stradali hanno impedito ilo transito delle merci verso le frontiere del Guatemala con il Messico, El Salvador e l'Honduras, mentre centinaia di contadini e insegnanti sfilavano per le strade della capitale. La protesta nella capitale, conclusasi nel centro storico, ha provocato l'ira di centinaia di automobilisti che suonavano i clacson delle loro automobili, in rifiuto all'azione dei contadini. Le manifestazioni si sono avute quattro giorni dopo che il presidente Oscar Berger ha rivolto un messaggio alla nazione, via radio e televisione, nel quale ha richiamato all'unità del paese e ha auspicato il dialogo con i diversi settori sociali, avvertendo che avrebbe utilizzato la forza pubblica nel caso ci fossero stati blocchi stradali. Il governante ha ribadito l'avvertimento mercoledì durante il discorso in un atto ufficiale, nel quale ha messo in servizio circa 200 nuovi effettivi di un gruppo di élite della polizia, denominato Forze Immediata di Reazione (FIR, antisommossa). Pedro Squiná, dirigente del Coordinamento Nazionale Indigeno e Contadino (CONIC) ha affermato alla AFP che le manifestazioni, che hanno compreso il blocco stradale, furono pacifiche, mentre la polizia ha utilizzato la forza per disperderli. A pure specificato che una commissione di alto livello ha iniziato questo giovedì una riunione con rappresentanti del potere esecutivo per cercare una soluzione alla crisi agraria, che secondo gli esperti fu il principale detonatore della guerra civile vissuta dal paese centroamericano per 36 anni (1960-1996). Squiná ha sostenuto che la "sollevazione nazionale" sarà simile a quella realizzata dalle organizzazioni indigene in Ecuador e Bolivia. Le manifestazioni furono appoggiate dalla corporazione degli insegnanti, secondo quanto ratificato dal leader della Assemblea Nazionale del Magistero (ANM), Joviel Acevedo. I contadini esigono dal governo la soluzione dei più di mille conflitti per la terra, mentre gli insegnanti oltre ad esprimere il proprio appoggio agli agricoltori, reclamano migliori condizioni salariali e la sospensione di una riforma scolastica che a loro giudizio condurrà alla privatizzazione dell'insegnamento. Il problema della proprietà della terra è uno dei più seri che affronta questo paese di 12 milioni di abitanti, dopo più del 70% dei suoi abitanti, indigeni in maggioranza, vive in povertà. (COLATINO/AFP)

 


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