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GUATEMALA - TERRE
Manifestazione e blocchi stradali in Guatemala a causa del conflitto
per le terre.
Migliaia di contadini si sono radunati lo scorso giovedì nella
capitale del Guatemala, mentre nel resto del paese venivano chiuse
le strade per chiedere una soluzione al problema della concentrazione
della proprietà terriera, secondo quanto hanno constatato giornalisti
della AFP. Alcune proteste furono sciolte dalla polizia antisommossa
e hanno lasciato come saldo 4 feriti lievi e 27 arrestati, secondo
il direttore della Polizia Nazionale Civile (PNC) Erwin Sperisen.
I blocchi stradali hanno impedito ilo transito delle merci verso
le frontiere del Guatemala con il Messico, El Salvador e l'Honduras,
mentre centinaia di contadini e insegnanti sfilavano per le strade
della capitale. La protesta nella capitale, conclusasi nel centro
storico, ha provocato l'ira di centinaia di automobilisti che suonavano
i clacson delle loro automobili, in rifiuto all'azione dei contadini.
Le manifestazioni si sono avute quattro giorni dopo che il presidente
Oscar Berger ha rivolto un messaggio alla nazione, via radio e televisione,
nel quale ha richiamato all'unità del paese e ha auspicato il dialogo
con i diversi settori sociali, avvertendo che avrebbe utilizzato
la forza pubblica nel caso ci fossero stati blocchi stradali. Il
governante ha ribadito l'avvertimento mercoledì durante il discorso
in un atto ufficiale, nel quale ha messo in servizio circa 200 nuovi
effettivi di un gruppo di élite della polizia, denominato Forze
Immediata di Reazione (FIR, antisommossa). Pedro Squiná, dirigente
del Coordinamento Nazionale Indigeno e Contadino (CONIC) ha affermato
alla AFP che le manifestazioni, che hanno compreso il blocco stradale,
furono pacifiche, mentre la polizia ha utilizzato la forza per disperderli.
A pure specificato che una commissione di alto livello ha iniziato
questo giovedì una riunione con rappresentanti del potere esecutivo
per cercare una soluzione alla crisi agraria, che secondo gli esperti
fu il principale detonatore della guerra civile vissuta dal paese
centroamericano per 36 anni (1960-1996). Squiná ha sostenuto che
la "sollevazione nazionale" sarà simile a quella realizzata dalle
organizzazioni indigene in Ecuador e Bolivia. Le manifestazioni
furono appoggiate dalla corporazione degli insegnanti, secondo quanto
ratificato dal leader della Assemblea Nazionale del Magistero (ANM),
Joviel Acevedo. I contadini esigono dal governo la soluzione dei
più di mille conflitti per la terra, mentre gli insegnanti oltre
ad esprimere il proprio appoggio agli agricoltori, reclamano migliori
condizioni salariali e la sospensione di una riforma scolastica
che a loro giudizio condurrà alla privatizzazione dell'insegnamento.
Il problema della proprietà della terra è uno dei più seri che affronta
questo paese di 12 milioni di abitanti, dopo più del 70% dei suoi
abitanti, indigeni in maggioranza, vive in povertà. (COLATINO/AFP)
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