Notizia - 4 novembre 2008




EL SALVADOR - VERTICE IBEROAMERICANO
Il Vertice e le sue dichiarazioni

Il Vertice Iberoamericano in El Salvador è terminato. Il risultato finale si può leggere nei due documenti frutto dello stesso: la Dichiarazione di San Salvador e l'Impegno di San Salvador per la Gioventù e lo Sviluppo. Colpiti dalla crisi economica, i presidenti le danno molta importanza e dedicano pagine della dichiarazione e dell'impegno. La Dichiarazione si riferisce soprattutto alle politiche generali dei nostri paesi, cercando di affrontare la crisi economico-sociale che ci sovrasta mentre l'Impegno riguarda specialmente le necessità dei giovani.

Sulla Dichiarazione conviene esprimere alcuni commenti. E' un documento di magnifiche intenzioni, che tutti noi latinoamericani dobbiamo sottoscrivere. Ma ci sono diversi però. Il primo è molto semplice. Sarebbe stato più convincente che i presidenti avessero iniziato la loro dichiarazione riconoscendo che l'America Latina, nel suo insieme, è il continente con maggiori disuguaglianze nelle entrate a livello mondiale.

Questo è un problema reale che frena il nostro sviluppo, che crea problemi di mancanza di coesione interna, che ha generato violenza, tensioni, guerre e divisioni profonde e che spinge oggi una migrazione incontrollabile. Quando si parla esageratamente dell'importanza dello stato, delle politiche statali, di contribuire allo sviluppo della gente e specialmente dei giovani, ma non si dice contemporaneamente dove si vanno a prendere le risorse, molta gente resta dubbiosa. Noi latinoamericani, e ancor più i nostri politici, siamo gente dagli splendidi discorsi, ma che facilmente saltiamo la coerenza tra parola e azione. Parlare senza riconoscere le colpe e senza disegnare cammini concreti e nuovi non porta a nulla.

E' chiaro che il testo che stiamo leggendo segna una chiara distanza dall'antico Consenso di Washington, che s'impegnava a diminuire il più possibile la funzione dello stato, riponendo tutta la fiducia in un mercato poco regolarizzato.

Ed è già qualcosa. Però, soprattutto in Centro America, siamo esageratamente abituati a che il discorso vada dalla parte e l'azione da un'altra. Tanto i governi di destra come quelli di sinistra che abbiamo avuto nel nostro istmo sono caduti in contraddizioni terribili tra il discorso e la realtà delle proprie politiche.

Sebbene tutti i 41 accordi della Dichiarazione sono buoni, l'accordo 29, che s'impegna a rispettare i diritti umani dei migranti indipendentemente dalla loro condizione migratoria, potrebbe essere, se ci fosse la volontà politica, di applicazione immediata. In Messico frequentemente viene criminalizzata la migrazione irregolare, esattamente come nel nostro territorio.

Le condizioni in cui si tengono incarcerati i migranti sono realmente vergognose. Iniziare da questo punto dimostrerebbe un inizio di coerenza latinoamericana. Nemmeno l'indurimento delle condizioni migratorie spagnole promette un esagerato rispetto di questo accordo. Magari che la firma di esso, alla presenza del re di Spagna, significhi un cambiamento di questa tendenza a indurire le politiche migratorie spagnole.

L'Impegno di San Salvador per la Gioventù e lo Sviluppo è molto più breve del testo degli Accordi. Undici impegni di fronte a 41 accordi generali. Forse il più interessante degli impegni è l'ottavo, che semplicemente esprime il rallegramento per l'approvazione della proposta di un piano di promozione di lavoro decente per la gioventù in Centro America, Panama e la Repubblica Domenica. Perché questo impegno incide direttamente con l'accordo 32 che chiede testualmente di "disegnare politiche che promuovano l'universalità della sicurezza sociale dei giovani che entrano nel mondo lavorativo".

Se nel nostro paese o in Honduras in Guatemala o in Nicaragua vediamo che nell'arco di un anno ogni giovane che entra nel mondo del lavoro, sebbene sia pure nel settore informale, sarà coperto dalla sicurezza sociale e avrà un salario decente, inizieremo a credere a questo tipo di eventi.

Frattanto il dubbio continuerà ad essere presente. Non si possono promettere cose che non si compiono o che tarderanno per un numero indeterminato di anni. Ma i vertici, disgraziatamente, sono generosi nel promettere e lenti a compiere.

In tutti i modi i testi non sono brutti. E quando il testo politico non è brutto a sempre il suo vantaggio. Diffonderlo significa creare coscienza dei propri diritti. Parlare di esso è un modo di esigere dai politici che facciano molto più di quello che fanno. Per alcuni commentatori della realtà nazionale, se questo testo fosse il progetto di governo di ARENA riceverebbe grandi lodi. Se fosse quello dell'FMLN riceverebbe accuse di essere soltanto un mucchio di false promesse che non saranno compiute.

Fortunatamente però non è un testo né degli uni né degli altri. E' un testo di tutti i presidenti latinoamericani, che da alla cittadinanza la possibilità di reclamare dai propri governi una pratica coerente con questo testo. E la possibilità di utilizzarlo, anche nei dialoghi di questa lunga e già tediosa campagna, per chiedere se anche i candidati firmano questi impegni e quali tempi si danno per realizzarli. (COLATINO/Tojeira)



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