María López Vigil

Monsignor Romero
Frammenti per un ritratto

prefazione di Samuel Ruiz

Questo libro raccoglie,
dalla voce diretta di chi ha conosciuto
e lavorato con Monsignor Romero,
i frammenti di una biografia possibile
per dar voce ad una tragedia ancora
in corso e ad un percorso di vita unico.

traduzione italiana:
Emma Nuri Pavoni e Alberto Vitali


ed. NdA Press - collana Globo
  pagg. 288 - Euro 15             in libreria da gennaio 2006


Presentazione all'edizione italiana

Sono trascorsi ormai più di venticinque anni da quella sera in cui Monsignor Romero venne ucciso mentre celebrava la messa. La sua fama, che già aveva oltrepassato i confini del piccolo paese centroamericano, si è ulteriormente accresciuta e la dedizione tenace con la quale aveva difeso e consolato il suo popolo oltraggiato è diventata motivo di ispirazione, incoraggiamento e stimolo all'azione di molti, credenti e no, che come lui credono che un altro mondo sia ancora possibile. Noi compresi. Oscar Romero è stato definito in molti modi: voce dei senza voce, giornalista dei poveri, vescovo fatto popolo, vescovo del mondo, san Romero d'America… Come tutti i veri profeti, è stato amato e odiato, perché non si è limitato a consolare e a "raccogliere cadaveri" - secondo un'agghiacciante, quanto realistica, definizione data da lui stesso del proprio ministero - ma ha anche esortato e denunciato. E poiché nel Salvador la situazione è cambiata soltanto all'apparenza, ma soprattutto per aver toccato i punti nevralgici di un sistema che, ieri come oggi, opprime le maggioranze, il suo messaggio non ha perso d'attualità, come anche le controversie attorno alla sua persona, che si riflettono nelle diverse biografie e si ripercuotono di conseguenza sul processo di beatificazione. Molti infatti si sono cimentati a scrivere della sua vicenda e non mancano quelli che vorrebbero accaparrarselo, magari dopo averne ridefinito i contorni e smussato i toni. A María López Vigil va' invece il merito di aver restituito la parola a coloro che, più di tutti, potrebbero vantare diritti: contadini, operai, religiose, sacerdoti, casalinghe, operatori pastorali, guerriglieri, professionisti… gente che ogni giorno ha sofferto, pregato, lottato, camminato con lui sulle strade del Salvador. Non soltanto perché è stato il loro pastore, ma perché - per sua stessa ammissione : "il popolo è il mio profeta" - hanno fatto di lui il loro pastore. In verità, Romero non sarebbe mai diventato profeta se non fosse stato vescovo di un popolo profetico; e tanto meno si sarebbe spinto fino al martirio, se non vi fosse stato accompagnato da un popolo martire. Certo di fronte a queste testimonianze, appassionate e vivaci, non mancheranno, ancora una volta, quelli che storceranno il naso, giudicando questo libro un testo di serie b, perché privo di quella documentazione storiografica e soprattutto di quel distacco asettico tipico di una certa scientificità accademica. Non vogliamo qui inoltrarci in intricate, quanto spesso viziose, questioni ermeneutiche. Vorremmo almeno però segnalare come questi racconti abbiano molto in comune con le tradizioni orali che portarono alla formazione dei vangeli e avvertire che sminuirne il valore testimoniale per la semplicità ed il trasporto emotivo dei protagonisti, equivarrebbe - per restare nello stesso esempio - a considerare i vangeli secondi alle summe della scolastica, soltanto perché la comunità delle origini non ha potuto (né voluto) disgiungere la propria testimonianza dalla passione amorosa nei confronti del Nazareno. Nell'uno e nell'altro caso si tratta di una narrazione esperienziale, vera teologia narrativa; non di un'analisi storica e sintetica. Del resto la storia di questi primi venticinque anni è stata anche la storia di un continuo tentativo di "furto della memoria e del corpo", ai danni del popolo salvadoregno. Dalla pretesa di "purificare" la figura di Monsignor Romero, da supposte mitizzazioni ideologiche, all'accusa di volerlo strumentalizzare politicamente, costantemente rivolta a quegli stessi settori dei quali egli diceva: "Sinistra? Io non le chiamo forze di sinistra, ma forze del popolo"… E a ragione, perché quelle organizzazioni, che troppo sbrigativamente vengono etichettate secondo una logica esclusivamente politica, sono in realtà composte, in gran parte, da cristiani delle Comunità Ecclesiali di Base, per i quali è naturale - anche nella lotta per costruire una società più giusta - ispirarsi alla parola del loro pastore. Infine non vogliamo ignorare i continui spostamenti cui fu sottoposta la bara di Mons. Romero: dalla prima sistemazione in cattedrale, dopo alcuni anni venne spostata nella cripta e ora di nuovo traslata - di notte e a porte chiuse - sul fondo della stessa, sotto un pesante monumento di bronzo scuro - nonché di discutibile gusto - portato dall'Italia e alieno dalla sensibilità salvadoregna. Per tutti questi motivi ci è sembrato opportuno, come Associazione Oscar Romero, diffondere integralmente anche in Italia l'opera di María López Vigil, perché, restituendo la parola al popolo ci offre un'immagine - certamente poco purificata, ma perciò più viva e attuale - di questo piccolo salvadoregno che, per grazia di Dio, è stato e continua ad essere un arcivescovo scomodo.

Emma Pavoni e Alberto Vitali