Uno
dei pochi preti che si salvò dagli
artigli di quell’uomo che fu mio fratello
fu il Padre Tilo Sánchez. Io conobbi
Monsignor Romero proprio un giorno che
Tilo aveva dei problemi.
Le
guardie che lo stavano tallonando da tempo
gli avevano rubato la macchina. Convocarono
allora una riunione e Monsignore chiamò
alcuni preti e laici per vedere cosa fare
e il mio sposo ed io capitammo lì.
Più
che l’auto mi preoccupa l’agenda,
spiegò Tilo al gruppo. Lì
ho un sacco d’indirizzi e di telefoni
di gente impegnata nel lavoro pastorale
e quindi li possono incastrare.
L’agenda
la teneva nel cassetto dell’auto. Tilo
aveva una faccia molto afflitta.
Più
che l’agenda però, mi preoccupa
un’altra cosa…
Non
parlava, non si decideva.
Allora
che cosa?
Nell’auto…
nel cassetto dell’auto… avevo anche…
una pistola.
Per
prima cosa cadde il silenzio, poi un mormorio
e quindi la discussione.
Per
favore, Padre Tilo, può spiegarci
per quale motivo girava con un arma?
Gli chiese Urioste.
Perché…
sarò buono, ma non codardo!
Avrò molta fede, ma ho anche
molta paura e… qualsiasi cosa meno
che mi prendano vivo!
Di
nuovo, il mormorio. Cosa pensava di fare
con la pistola: suicidarsi o ammazzare?
Urioste
gli diede il suo bel rimprovero:
A
me non sembra evangelico l’atteggiamento
del padre Tilo. Girare armato non
è secondo il Vangelo. Cristo
lo presero vivo e lo uccisero. Egli
né uccise né teneva
una pistola.
Tilo
era sul banco degli imputati. Le opinioni
andavano e venivano. L’ultimo a parlare
fu Monsignor Romero. Era il giudizio che
tutti stavamo aspettando.
Fratelli,
stiamo vivendo una situazione molto
difficile e anche noi sacerdoti siamo
umani e abbiamo diritto ad avere paura.
Sánchez – guardò fisso
Tilo – sai che non approvo le armi.
Ma di questo non se ne parli più.
Ora ciò che importa è
solidarizziamo con il padre Tilo e
che cerchiamo tra tutti quale spiegazione
dare al governo di questa benedetta
pistola.