"Sento che il popolo è il mio profeta"



Problemi a Roma


Da Roma mandarono a chiamare anche me quando uccisero il padre Rutilio Grande. Accompagnai Romero e Urioste nelle loro visite ai dicasteri romani e prendemmo insieme i pasti. Avemmo una lunga conversazione con il cardinale Silvestrini, mentre Romero entrò da solo a parlare con il cardinale Casaroli e solo ebbe pure un incontro con il cardinale Baggio. Dopo cena, capii che Monsignor Romero era in vena di sfogarsi, meno timido del solito. Iniziò a raccontarmi l’incontro con Baggio.

  • E’ quasi un peccato imperdonabile lo scontro che lei ha avuto con il nunzio per questa messa unica! – Lo aveva ammonito Baggio.
  • Io volevo, signor cardinale, discutere ciò più lungamente – si difese lui.
  • E’ questo che succede con lei, che discute troppo!
  • Ma il mio non è un discutere per discutere, ma per esporre le ragioni…
  • Ragioni! I vescovi impertinenti non hanno posto nella chiesa!

Fu una disputa forte e non conclusero niente.

Camminavamo lentamente. Improvvisamente Romero si fermò pensieroso.

  • Padre Jerez, lei crede che mi toglieranno da arcivescovo di San Salvador?
  • Guardi Monsignore, per togliere un vescovo devono istruire un processo e dimostrare che è un simoniaco, un donnaiolo, un volgare, che segue strade sbagliate… con lei non troverebbero un pelo nella zuppa!
  • Allora…!
  • Allora, non credo che possa succedere, però stia pure sicuro che non diventerà nemmeno cardinale di Santa Madre Chiesa!

Rise, poi tornò di nuovo serio.

  • In questo caso, preferisco che mi tolgano da arcivescovo e possa andare a testa alta piuttosto che offrire la chiesa ai poteri di questo mondo.

A questo punto fui io a restare immobile. Era una frase molto impegnativa quella che aveva detto. Perché "i poteri di questo mondo" di cui mi stava parlando non erano quelli del governo salvadoregno, ma quelli del governo della Chiesa, quelli del cardinale Sebastiano Baggio. Sembrava deciso a non inchinarsi di fronte a loro.

(César Jerez)