"Sento che il popolo è il mio profeta"



Comunisti?


La Hacienda Colima fu un capitolo della mia fanciullezza. Lì imparai a montare a cavallo e conobbi quelle feste misteriose in cui si castrava il toro e nelle quali gli uomini, solo gli uomini, bevevano "sopa de toro" per essere più maschi. Alla Colima imparai i nomi degli alberi e giocai felice della vita nelle lunghe vacanze di molte estati.

La Colima fu proprietà del mio bisnonno e poi passò in mano agli Orellana, miei zii. Quando iniziò la costruzione della diga del Cerron Grande, le terre di molti coloni che lavoravano lì per i miei zii si allagarono. E iniziarono interminabili conflitti. Al tempo si Monsignor Romero, e dopo molta assenza, tornai un giorno alla Colima con il mio sposo, precisamente nella zona del bacino, dove erano peggiori gli scontri.

L’acqua continuava a crescere di livello, ma lì i coloni e le loro famiglie continuavano a resistere, difendendo quelle terre che non erano loro, ma che avevano seminato per anni e mietuto con tanto affanno per i miei zii. Non gli davano altre terre e loro non se ne andavano. Non prestavano attenzione ai loro reclami e loro non si stancavano di reclamare.

  • Ah, Chico Orellana, dove andremo a finire!

In ciascuna casa una tragedia e in mezzo a quella confusione ci ricordo una contadina che ci invitò persino a pranzo. Intorno era tutto acqua, i bambini erano coperti di zanzare e lei si asciugava le lacrime, ma dalla sua povertà riuscì ad estrarre una gallina india che ci offrì sopra una tovaglietta.

  • Queste acque saranno la nostra tomba, ma di qui non ce ne andremo!
  • Che ingrato sei stato Chico Orellana, hai un cuore di pietra!

Facemmo una ricognizione. Da tutte le parti, la stessa ostinazione e la stessa affezione. Mi straziarono l’anima. Tornati all’arcivescovado raccontammo tutto a Monsignor Romero:

  • Il conflitto per l’invaso e ora gli operativi militari stanno rendendo invivibili quei luoghi, gli disse il mio sposo. Colima scoppierà.
  • Monsignore, Colima non è più quello che era… gli dissi io con nostalgia.
  • Non sarà che Colima non fu mai quello che credevi…? Mi rispose Monsignore.

Chiusi un attimo gli occhi e tornai a quella bella achenda della mia infanzia, ai cavalli lucidi e alle feste… Il paradiso di una bambina felice. Ma adesso venivo da un inferno.

Monsignore mi riportò alla realtà con un’altra domanda, che era per me e, più in là di me per la mia famiglia, per tutti quelli che loro rappresentavano:

  • E che ti sembra? Questo è comunismo? Questa lotta dei contadini per vivere, per restare in quelle terre, per avere dove lavorare, tutto questo ti sembra che sia comunismo?

Non seppi cosa dirgli. Mi ripeté la domanda.

  • Questo è comunismo?

(Ana Cristina Zepeda)