Quell’uomo
che fu mio fratello tramava contro Monsignor
Romero. Già dall’inizio del 1980
cominciò a dire, privatamente e
pubblicamente, cose orribili contro di
lui. Quando una volta, alla televisione,
lo chiamò "mentitore"
e altri insulti, mi indignai tanto che
decisi di scrivere una lettera a Monsignore
per incoraggiarlo a proseguire, per dirgli
che la sua parola e tutto ciò che
aveva fatto aveva risvegliato la mia fede,
e che per la prima volta nella mia vita
mi sentivo veramente membro di una chiesa.
Gli raccontai anche che mi doleva molto
ciò che andava dicendo di lui quell’uomo.
Ma non volli dirgli che ero sua sorella,
preferivo che pensasse che fossi solo
una parente. Gli mandai questa lettera
per mezzo di un’amica e seppi che la ricevette.
In marzo, quando le chiese di Svezia gli
conferirono il premio della pace, gli
scrissi nuovamente per congratularmi e
gli mandai la lettera tramite la solita
amica.
E
lei, che è di D’Aubuisson?
Le chiese incuriosito Monsignore.
E’
sua sorella, ma non la pensa in niente
come lui.
Mi
raccontò che rimase sorpreso.
Dille
da parte mia, che la ringrazio in
maniera molto molto speciale della
sua lettera.
Pochi
giorni dopo mi rispose personalmente.
"Testimonianze come la sua, mi stimolano
ad andare avanti", mi scrisse.