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Era
guerra. A partire dalla messa unica era
iniziata la guerra dell’oligarchia. Gli
facevano dei "campi pagati"
sui giornali, con calunnie, scherni e
offese. Fu in una di queste occasioni
che decidemmo di fargli una visita ufficiale.
Lo
sorprese che degli evangelici andassero
a visitarlo. Forse era la prima volta.
Eravamo un buon gruppo: il pastore ed
il corpo dei diaconi con le rispettive
spose, in rappresentanza di una piccola
chiesa Battista, la chiesa Emmanuel.
Gli
spiegammo l’apprezzamento che provavamo
nei confronti del suo lavoro e gli raccontammo
di avere dei buoni amici tra i preti cattolici.
Quando ci congedammo, il più vecchio
di noi, il pastore fondatore della nostra
chiesa, Heriberto Perez, con una formazione
di quelle anticattoliche, volle che ci
lasciassimo con una orazione in comune.
Era
molto impressionato di Monsignor Romero
ed esprimeva il sentimento di tutti.
C’era
sta inculcato questo sentimento anticattolico,
tanto radicato nel sangue protestante.
Ma noi eravamo tranquilli.
Alcuni
giorni dopo Monsignor Romero raccontò
quell’incontro alla radio e parlò
di noi chiamandoci "fratelli separati".
Era il linguaggio rituale della chiesa
cattolica in quel tempo.
Incontri
così divennero abituali e una volta
che tornammo a visitarlo, Heriberto protestò:
Monsignore
restò pensoso alcuni istanti.
Da
quel momento ci chiamò "i
fratelli della Emmanuel" e noi lo
chiamammo "il fratello Romero".
(Miguel
Tomas)
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