"Sento che il popolo è il mio profeta"



Fratelli "separati"?


Era guerra. A partire dalla messa unica era iniziata la guerra dell’oligarchia. Gli facevano dei "campi pagati" sui giornali, con calunnie, scherni e offese. Fu in una di queste occasioni che decidemmo di fargli una visita ufficiale.

  • Che cosa vi ha spinto a venire? Ci salutò.

Lo sorprese che degli evangelici andassero a visitarlo. Forse era la prima volta. Eravamo un buon gruppo: il pastore ed il corpo dei diaconi con le rispettive spose, in rappresentanza di una piccola chiesa Battista, la chiesa Emmanuel.

Gli spiegammo l’apprezzamento che provavamo nei confronti del suo lavoro e gli raccontammo di avere dei buoni amici tra i preti cattolici. Quando ci congedammo, il più vecchio di noi, il pastore fondatore della nostra chiesa, Heriberto Perez, con una formazione di quelle anticattoliche, volle che ci lasciassimo con una orazione in comune.

  • Ringrazio il Signore per aver conosciuto un uomo di Dio, pregò Heriberto.

Era molto impressionato di Monsignor Romero ed esprimeva il sentimento di tutti.

  • State tornando al potere delle tenebre! Ci dissero altri evangelici battisti quando seppero di questa visita.

C’era sta inculcato questo sentimento anticattolico, tanto radicato nel sangue protestante. Ma noi eravamo tranquilli.

Alcuni giorni dopo Monsignor Romero raccontò quell’incontro alla radio e parlò di noi chiamandoci "fratelli separati". Era il linguaggio rituale della chiesa cattolica in quel tempo.

Incontri così divennero abituali e una volta che tornammo a visitarlo, Heriberto protestò:

  • Lei parlò di noi, ma in un modo che non ci piace. Perché noi ci sentiamo fratelli, ma non separati.

Monsignore restò pensoso alcuni istanti.

  • Facciamo un patto, ci propose. Voi non mi chiamerete più Monsignore, ma fratello e io non dirò più "fratelli separati".
  • Patto fatto!

Da quel momento ci chiamò "i fratelli della Emmanuel" e noi lo chiamammo "il fratello Romero".

(Miguel Tomas)