"Sento che il popolo è il mio profeta"



  Non esageri, signor vescovo!

- Mi comprenda, ho bisogno di ottenere un udienza con il Santo Padre…

  • Comprenda lei che dovrà aspettare il suo turno, come tutti.

Un’altra porta vaticana gli si chiudeva in faccia.

Da San Salvador e con il tempo necessario per superare gli ostacoli della burocrazia ecclesiastica, Monsignor Romero aveva sollecitato un’udienza personale con il Papa Giovanni Paolo II. Parti per Roma con la tranquillità che per quando fosse arrivato tutto sarebbe stato pronto.

Ora tutte le sue precauzioni sembravano svanite come fumo. I curiali gli dicevano di non saper nulla di quella sollecitudine. E lui andava supplicando per quest’udienza di ufficio in ufficio.

  • Non può essere, disse ad un altro, io scrissi molto tempo fa e qui deve esserci la mia lettera...
  • La posta italiana è un disastro!
  • Ma la mia lettera la mandai a mano con …

Un’altra porta chiusa. E il giorno seguente un’altra ancora. I curiali non volevano che incontrasse il Papa. E il tempo a Roma, dove era stato invitato da alcune suore che celebravano la beatificazione del loro fondatore, stava finendo.

Non poteva tornare a San Salvador senza aver visto il Papa e senza avergli raccontato tutto quello che stava succedendo la.

  • Continuerò a mendicare quest’udienza, si incoraggiava Monsignor Romero.

La domenica, dopo la messa, il Papa scese nel grande salone di enorme capienza, dove lo aspetta una moltitudine per la tradizionale udienza generale. Monsignor Romero si era alzato molto presto per riuscire a mettersi in prima fila. E quando il Papa passò salutando, gli afferrò la mano e lo trattenne.

  • Santo Padre, gli disse con l’autorità dei mendicanti, sono l’arcivescovo di San Salvador e la supplico che mi conceda un’udienza.

Il Papa acconsenti. Alla fine c’era riuscito: sarebbe stato per il giorno dopo.

E’ la prima volta che l’arcivescovo di San Salvador incontra il Papa Karol Wojtyla, che da soltanto sei mesi è Sommo Pontefice. Gli porta, accuratamente selezionato un dossier su tutto ciò che sta succedendo nel Salvador perché il Papa s’informi. E poiché succedono tante cose il dossier è voluminoso.

Monsignor Romero lo porta conservato in una scatola e lo mostra ansioso al Papa appena iniziato l’incontro.

  • Santo Padre, qui potrà leggere lei stesso come tutta la campagna di calunnie contro la chiesa e contro di me viene organizzata nella stessa casa presidenziale:

Il Papa non tocca nemmeno un foglio. Né apre il fascicolo. Nemmeno chiede nulla. Solo si lamenta.

  • Già le ho detto che non veniate carichi di tanti fogli! Qui non abbiamo il tempo di leggere tante cose.

Monsignor Romero rabbrividisce, ma cerca d’incassare il colpo. E lo incassa: deve esserci un fraintendimento. In un'altra busta ha portato ha portato al Papa anche una foto di Octavio Ortiz, il sacerdote che la guardia uccise alcuni mesi prima insieme a quattro giovani. La foto è un’inquadratura in primo piano del volto di Octavio morto. Nel volto schiacciato dal blindato si delineavano i tratti indigeni e il sangue li delineava ancora di più. Si notava molto bene un taglio fatto col machete sul collo.

  • Io conoscevo molto bene Octavio, Santo Padre, ed era un bravo sacerdote. L’avevo ordinato io e sapevo tutti i lavori in cui era impegnato. Quel giorno stava dando un corso sul Vangelo ai ragazzi del quartiere…

Gli raccontò ogni dettaglio. La sua versione di arcivescovo e la versione diffusa dal governo.

  • Guardi, Santo Padre, come gli spappolarono la faccia…

Il Papa guardò fissamente la foto e non chiese altro. Guardò poi gli occhi umidi dell’arcivescovo Romero e mosse la mano indietro, come chiedendogli di togliere drammaticità al sangue raccontato.

  • Ce lo uccisero tanto crudelmente, dicendo anche che fosse un guerrigliero… Disse l’arcivescovo.
  • E per caso non lo era? Rispose freddamente il pontefice.

Monsignor Romero guardò la foto dalla quale sperava tanta compassione. Qualcosa gli fece tremare la mano: deve esserci un malinteso.

Continuò l’udienza. Seduti uno di fronte all’altro, il Papa insegue una sola idea.

  • Lei, signor arcivescovo deve sforzarsi di avere una relazione migliore con il governo del suo paese…

Monsignor Romero lo ascoltava e la sua mente volava per ricordare ciò che il governo del suo paese faceva al popolo del suo paese. La voce del Papa lo riportò alla realtà…

  • Un armonia tra lei e il governo salvadoregno e ciò che di più cristiano in questi momenti di crisi…

Monsignor Romero continuava ad ascoltarlo. Erano argomenti con i quali, in altre occasioni era già stato pressato da altre autorità.

  • Se lei superasse le proprie divergenze con il governo, potrebbe lavorare cristianamente per la pace…

Tanto insistette il Papa che l’arcivescovo decise di smettere di ascoltare e chiese di essere ascoltato. Parlò timidamente, ma deciso:

  • Ma, Santo Padre, Cristo nel Vangelo ci dice di non essere venuto a portare la pace ma la spada.

Il Papa fissò Romero negli occhi:

  • Non esageri, signor arcivescovo!

Terminarono gli argomenti e anche l’udienza.

Tutto ciò me lo raccontò Monsignor Romero, quasi piangendo, l’11 maggio 1979, in Madrid quando stava tornando affrettatamente nel suo paese, costernato dalle notizie di un massacro nella cattedrale di San Salvador.

(Maria López Vigil)