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Mi comprenda, ho
bisogno di ottenere un udienza con il
Santo Padre…
- Comprenda
lei che dovrà aspettare il
suo turno, come tutti.
Un’altra
porta vaticana gli si chiudeva in faccia.
Da
San Salvador e con il tempo necessario
per superare gli ostacoli della burocrazia
ecclesiastica, Monsignor Romero aveva
sollecitato un’udienza personale con il
Papa Giovanni Paolo II. Parti per Roma
con la tranquillità che per quando
fosse arrivato tutto sarebbe stato pronto.
Ora
tutte le sue precauzioni sembravano svanite
come fumo. I curiali gli dicevano di non
saper nulla di quella sollecitudine. E
lui andava supplicando per quest’udienza
di ufficio in ufficio.
-
Non
può essere, disse ad un altro,
io scrissi molto tempo fa e qui deve
esserci la mia lettera...
-
La
posta italiana è un disastro!
-
Ma
la mia lettera la mandai a mano con
…
Un’altra
porta chiusa. E il giorno seguente un’altra
ancora. I curiali non volevano che incontrasse
il Papa. E il tempo a Roma, dove era stato
invitato da alcune suore che celebravano
la beatificazione del loro fondatore,
stava finendo.
Non
poteva tornare a San Salvador senza aver
visto il Papa e senza avergli raccontato
tutto quello che stava succedendo la.
La
domenica, dopo la messa, il Papa scese
nel grande salone di enorme capienza,
dove lo aspetta una moltitudine per la
tradizionale udienza generale. Monsignor
Romero si era alzato molto presto per
riuscire a mettersi in prima fila. E quando
il Papa passò salutando, gli afferrò
la mano e lo trattenne.
Il
Papa acconsenti. Alla fine c’era riuscito:
sarebbe stato per il giorno dopo.
E’
la prima volta che l’arcivescovo di San
Salvador incontra il Papa Karol Wojtyla,
che da soltanto sei mesi è Sommo
Pontefice. Gli porta, accuratamente selezionato
un dossier su tutto ciò che sta
succedendo nel Salvador perché
il Papa s’informi. E poiché succedono
tante cose il dossier è voluminoso.
Monsignor
Romero lo porta conservato in una scatola
e lo mostra ansioso al Papa appena iniziato
l’incontro.
Il
Papa non tocca nemmeno un foglio. Né
apre il fascicolo. Nemmeno chiede nulla.
Solo si lamenta.
Monsignor
Romero rabbrividisce, ma cerca d’incassare
il colpo. E lo incassa: deve esserci un
fraintendimento. In un'altra busta ha
portato ha portato al Papa anche una foto
di Octavio Ortiz, il sacerdote che la
guardia uccise alcuni mesi prima insieme
a quattro giovani. La foto è un’inquadratura
in primo piano del volto di Octavio morto.
Nel volto schiacciato dal blindato si
delineavano i tratti indigeni e il sangue
li delineava ancora di più. Si
notava molto bene un taglio fatto col
machete sul collo.
-
Io
conoscevo molto bene Octavio, Santo
Padre, ed era un bravo sacerdote.
L’avevo ordinato io e sapevo tutti
i lavori in cui era impegnato. Quel
giorno stava dando un corso sul Vangelo
ai ragazzi del quartiere…
Gli
raccontò ogni dettaglio. La sua
versione di arcivescovo e la versione
diffusa dal governo.
Il
Papa guardò fissamente la foto
e non chiese altro. Guardò poi
gli occhi umidi dell’arcivescovo Romero
e mosse la mano indietro, come chiedendogli
di togliere drammaticità al sangue
raccontato.
-
Ce
lo uccisero tanto crudelmente, dicendo
anche che fosse un guerrigliero… Disse
l’arcivescovo.
-
E
per caso non lo era? Rispose freddamente
il pontefice.
Monsignor
Romero guardò la foto dalla quale
sperava tanta compassione. Qualcosa gli
fece tremare la mano: deve esserci un
malinteso.
Continuò
l’udienza. Seduti uno di fronte all’altro,
il Papa insegue una sola idea.
Monsignor
Romero lo ascoltava e la sua mente volava
per ricordare ciò che il governo
del suo paese faceva al popolo del suo
paese. La voce del Papa lo riportò
alla realtà…
Monsignor
Romero continuava ad ascoltarlo. Erano
argomenti con i quali, in altre occasioni
era già stato pressato da altre
autorità.
Tanto
insistette il Papa che l’arcivescovo decise
di smettere di ascoltare e chiese di essere
ascoltato. Parlò timidamente, ma
deciso:
Il
Papa fissò Romero negli occhi:
Terminarono
gli argomenti e anche l’udienza.
Tutto
ciò me lo raccontò Monsignor
Romero, quasi piangendo, l’11 maggio 1979,
in Madrid quando stava tornando affrettatamente
nel suo paese, costernato dalle notizie
di un massacro nella cattedrale di San
Salvador.
(Maria
López Vigil)
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