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Ero
in visita ad un cantone di Aguilares con
quattro contadini, uno dei quali era il
famoso Polín.
-
Ci
riuniamo un momento per studiare la
Bibbia, disse uno.
-
Perché
non viene signor prete con noi, disse
Polín.
-
Va
bene, ho il pomeriggio libero. Andiamo
pure! Gli dissi io.
E
iniziammo a camminare fino ad arrivare
sotto l’ombra di una pianta. Erano già
lontane le case. Aperta campagna.
Tenevano
nascosta la Bibbia, interrata in un involucro
di plastica. In quei tempi la Bibbia era
uno dei libri più sovversivi che
uno potesse avere ed era frequente che
l’esercito uccidesse chi portava una Bibbia.
La
prelevarono. Si riunivano per leggere
e riflettere il Vangelo di Giovanni.
Leggevano,
facevano i loro commenti, restavano in
silenzio come pregando, discutevano. Io
ero tutto orecchi. Passò più
di un’ora quando l’estremo all’orizzonte
vedemmo un puntino che si muoveva e si
avvicinava.
Continuarono
a leggere, ma osservando con la coda dell’occhio.
Si
allarmarono e nascosero la Bibbia.
E
più da vicino…
Veniva
camminando da solo per quei sentieri.
-
Monsignore,
cosa fa da queste parti?
-
Lo
chiedo a voi: cosa state facendo?
-
Noi
stiamo leggendo la Bibbia, il Vangelo
di Giovanni.
-
E
permettete al pastore di sedersi con
voi? - Chiese lui.
-
Qui
è tutto un sedile, Monsignore!
– Gli disse Polín.
Si
sedette su un cumulo. E loro continuarono
per un’altra ora con la loro riflessione.
Leggendo piano e parlando con calma. Come
fanno i contadini, pesando bene il tutto
perché la parola non diventi una
chiacchiera.
Monsignor
Romero non apri bocca. Quando finirono
mi voltai e mi accorsi che aveva gli occhi
umidi, stava piangendo.
Quel
bandito di Polín rideva.
(Antonio
Fernandez Ibáñez)
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