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La
comunità di San Rocco era tanto
lontana, che nessuno poteva arrivare lì
in macchina. Era su un sentiero. Non proprio
un sentiero era un su un dirupo. E diciamo
la verità non era una comunità,
ma un tugurio, dove tutt’oggi non si avvicinano
nemmeno i bus.
Solo
Monsignor Romero voleva andare lì.
Quando ci confermarono la notizia non
potevamo crederci. Ma era certa. Per celebrare
alcune prime comunioni, lui ci andò.
Lasciò
la sua macchina alla fine della strada
e camminò, camminò, camminò
e camminò. E la cosa più
singolare fu che tutta la gente che salutava
per la strada si univa a lui. Si formò
così una fila di persone, come
fosse una processione, ma non piangendo
afflizioni, ma cantando di gioia.
In
questo cammino verso la chiesetta lo incontrai
e anch’io mi unii e fu così che,
salendo e scendendo dai burroni, parlai
con lui per la prima volta.
-
Monsignore,
gli dissi, lei proprio non si arrende.
-
E’
che mi piace stare con la gente e
lei sa che per ogni capriccio c’è
una frustata!
Gli
piaceva. Alcune persone lo chiamavano
da dentro le loro case.
E
lui sdegnava nessuno, non disprezzava
nessun invito e restava un po’ di tempo
nella casa, per salutare la famiglia.
Prese
una bambina e se la mise in braccio e
tutti i bambini, volendo lo stesso gli
corsero dietro attaccandosi alla sottana.
Quando
alla fine giunse alla cappella di San
Rocco per celebrare la messa, era circondato
da un mare di gente. Sembrava uno sciame.
Di
ritorno dalla messa e da tutta la festa
che lì si fece, visitò un
altro lato del tugurio imboccando un’altra
strada.
Nessuno
restò così senza il suo
saluto.
-
… solo lui! Nessuno è capace di
sacrificarsi tanto per andare a celebrare
una messa in un luogo tanto lontano.
Così
sentenziò Don Tito, il calzolaio,
quando fini quel grande giorno.
(Hilda
Orantes)
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