"Viva
la rivoluzione", "con blindati
e mitragliatrici il popolo non si azzittisce",
"vinceremo". E quell’altra che
apparve un giorno: "vieni Signore
che il socialismo non basta".
Ogni
giorno vedevamo scritte dipinte sui muri
di San Salvador e le strade coperte di
letame. A Monsignor Romero non piacevano
quelle scritte e le censurava.
Fu
Polin che gli fece cambiare idea:
Spiegami
dunque Apolinario, gli chiese Monsignore,
come intendete voi questo disordine
per vedere se riesci a farlo capire
anche a me…
Vede
Monsignore noi non abbiamo un giornale…
in quale edificio o da quale parte
abbiamo una chance perché ci
lascino pubblicare una scritta? Alla
radio, quanto crede che facciano pagare
per un annuncio? E anche se avessimo
il denaro, trasmetterebbero il nostro
annuncio? Allora come risolviamo la
questione? Un paio di compagni prendono
alcuni manganelli e un pugnale e si
mettono di guardia nella via, mentre
un altro va a scrivere il messaggio
sul muro. Solo se qualcuno ci vede,
dobbiamo scappare di corsa. Le scritte
sono comunicazione, ci servono per
comunicare con il nostro popolo! I
muri sono il giornale dei poveri!
Ha capito adesso?
Aveva
capito. E così altre cose. Arrivò
ad intendersi tanto con Polin che a volte
gli diceva:
Guarda,
Apolinario al posto dell’orazione
oggi parlo con te.
E
passava la sua ora di orazione parlando
con Polin. L’ora intera.