"Sento che il popolo è il mio profeta"



L'ostaggio


- Vieni! Mi hanno chiesto una missione molto delicata.

Erano le otto di sera quando Monsignore mi chiamo al seminario. Poco dopo giungemmo alla chiesa de Il Rosario. Lì era pieno di guardie. Avevano già deciso di assaltare chiesa e se avessero dovuto uccidere tutti lo avrebbero fatto così come se avessero dovuto abbattere la chiesa l'avrebbero abbattuta.

Monsignor Romero si avvicinò a Morán, che dirigeva le operazioni.

  • Lei qui!! Gli grido il tipo. Lei è il colpevole di tutto quello che sta succedendo qui, per tutte le stupidaggini che dice! Quindi si tolga da qui che non gli importa una merda di questo!

Mai avevo visto qualcuno tanto aggressivo.

  • Non fate niente a Monsignore! Gridava Marianela García Villas da dove l’avevano spinta le guardie.
  • Questa merda me la porto via io! Diceva uno di quei diavoli indicandola.

La sua unica colpa era quella di volere recuperare la guardia che loro stessi avevano infiltrato dentro la chiesa. Io ero schiacciato a Monsignore, quando quattro uomini lo affrontarono direttamente.

  • Se questi sovversivi fanno qualcosa al nostro compagno, qui uccidiamo anche il vescovo!
  • Evitate le insolenze e cercate d’essere ragionevoli!

Monsignore li contestava e io lo tiravo per un braccio, come quando il figlio cerca di frenare il padre perché non vada a picchiarsi con altri. Questo sarebbe capace di dare uno schiaffo alla guardia, pensavo, e questa situazione ci sfugge di mano.

  • Ma se vuole spiegarvi, intervenni io, perché non lo lasciate parlare?
  • E tu chi sei, figlio di puttana? Continua così e sei già morto.
  • Lui non potete toccarlo, è un seminarista! Intervenne per me Monsignore.
  • Seminarista! Comunista e gran merda.

Monsignor Romero insisteva per poter entrare nella chiesa a cercare la guardia per condurla a Morán. Ma avevano mandato a prendere i blindati e già stavano arrivando quei bestioni. Gli animi delle guardie erano ben incendiati. C’era un famoso torturatore, Cara de Niño gli dicevano, che apparve al fianco di Monsignore, con un mezzo sorriso.

  • Lei non difende i suoi amici sovversivi? Quindi noi difendiamo i nostri compagni. Non è giusto, padre?

Mentre le guardie iniziavano a prendere posizione e lanciavano alcuni moniti, decidemmo di ripiegare per un momento a pensare con più calma. Monsignore camminava per un corridoio che c’è all’entrata del convento contiguo alla chiesa e io lo seguì. Pensai che avremmo discusso per decidere la tattica, ma no, egli estrasse il rosario e iniziò a camminare su e giù, pregando e non mi disse niente. Io restai a guardarlo… Primo mistero… Quando giunse al secondo, mi disse:

  • Ascoltami, cosa deve fare uno se questa gente inizia a sparare?
  • Credo che non ci resterebbe altro che buttarci al suolo, se ci resta il tempo!

Secondo mistero, terzo mistero… Quando già era alle ultime Ave Maria, torna e mi chiede:

  • Ma, perché dici che dobbiamo buttarci al suolo?
  • Perché non ci colpiscano. Questi non tirano ai piedi, questi sparano per uccidere!
  • Chiaro, chiaro… guarda, questa è un’ora dura e sono preoccupato soprattutto per te, perché non sapevi nemmeno per cosa venivi. E chissà se usciamo da qui… Io non so cosa direbbero se domani fossimo entrambi morti…

Era spaventato. Era la situazione peggiore in cui l’avevo mai visto. Continuò a pregare. Quarto mistero… Quando terminò il rosario, mi disse:

  • Guarda, credo che se ci buttassimo dietro a questo muretto, forse ci salveremmo dalle pallottole… non credi?
  • A saperlo…
  • Guarda quell’altro muretto… non sarà più sicuro?
  • Ma Monsignore, lei sta pregando o progettando la ritirata?
  • Entrambe le cose figliolo, entrambe le cose…

Aveva molta paura e si notava, pregava, tremava e sudava… Ma quando uscimmo di nuovo sulla strada, lo vidi più tranquillo. Allora iniziò la sua mediazione. Ottenne che le guardie si mettessero contro il cancello e che lo lasciassero entrare in chiesa a cercare l’ostaggio. Quando quelli dentro ci aprirono le porte, l’odore dei cadaveri era insopportabile.

  • Monsignore, implorò Pichinte lei è la nostra unica garanzia! Le consegniamo l’ostaggio, ma non abbandoni questa situazione, altrimenti domattina non ci sveglieremo vivi…

Uscimmo di nuovo in strada. L’accerchiamento militare proseguiva. Finalmente si formò una delegazione con tre guardie e Monsignore per entrare nuovamente nella chiesa.

Quelli volevano controllare uno per uno i cadaveri per vedere se ci fosse qualche altra guardia tra di loro. Dicevano che i compagni ne avevano torturati e uccisi due. Che razza di quadro era quello: spostando tutti i corpi si constatava che erano già in decomposizione… li controllarono tutti, uno per uno, non c’era nessuna guardia, erano delle Leghe. All’alba usci libero l’ostaggio e ritirarono l’accerchiamento. Non si poté fare altro che seppellire i 21 morti nella chiesa stessa. Era ancora pericoloso uscire con loro nelle strade.

(Juan Bosco Palacios)