"Sento che il popolo è il mio profeta"



La rivoluzione

Dopo aver lavorato per alcuni mesi in Nicaragua decisi di ritornare, mezzo clandestino in Salvador per vedere se potevo restare. In seguito presi contatto con Monsignor Romero.

  • Che fortuna che sei riuscito ad entrare, si rallegrò. Perché non vieni a concelebrare con me la messa domani e così annunciamo pubblicamente che sei tornato?
  • Va bene.

Accettai. Alcuni mesi prima mi avevano catturato al aeroporto di San Salvador, di ritorno dalla Colombia, e come tanti altri sacerdoti salvadoregni fui espulso dal paese. Monsignor Romero mi mandò in Nicaragua perché lavorassi a Estelí. Era già in corso la rivoluzione sandinista ed egli era molto interessato a capire come si sviluppava. Stavo ricordando tutto questo, quando suonò il telefono. Era di nuovo Monsignore.

  • Pensandoci meglio, credo che non sia conveniente che tu venga alla messa, ma ti aspetto lunedì sera così parliamo.
  • Va bene.

Il lunedì 17 marzo andai da lui.

  • Guarda padre Astor, mi disse con grande preoccupazione, e meglio che tu esca dal paese. Vattene, torna in Nicaragua, qui non puoi fare niente, non puoi lavorare, non ti puoi muovere. Questa oligarchia è fanatica e tu non dureresti nemmeno 24 ore. Ti ucciderebbero. Anche a me, presto mi spazzeranno via…

Si portò la mano alla croce, la prese, slegò, se la riannodò…

  • Però vedrai, verranno altri tempi e saranno migliori. Con tutti voi, i sacerdoti che stanno fuori dal paese, dobbiamo creare una riserva per quando il Salvador cambierà e potrete ritornare. La tua esperienza la in Nicaragua è molto importante per tutti. Anche per me. Guarda dobbiamo rivalorizzare questa parola tanta paura mi aveva dato prima, la parola "rivoluzione". Questa parola si porta dentro molto Vangelo.

(Astor Ruiz)