"Sento che il popolo è il mio profeta"



24 marzo 1980


Tutto portava a Roberto in quel crimine. Io volevo scomparire, sfumare quel giorno. E’ stato per me un trauma permanente portare questo cognome ed essere dello stesso sangue di qualcuno che fece un danno tanto spaventoso al popolo salvadoregno. Dal primo momento e fino ad oggi sono convinta che quell’uomo che fu mio fratello sia il responsabile dell’assassinio di Monsignore.

(Marisa D’Aubuisson)


Chi uccise mio fratello? Non poteva che essere D’Aubuisson! Fu lui, da quando mi diedero la notizia seppi che fu lui. Non fu D’Aubuisson che lo minacciò in televisione, con una sua foto che teneva nelle mani, dicendo che era pericoloso, che doveva stare attento perché era il segretario generale delle Organizzazioni? Che altro si vuole?! Un giorno lo sapremo tutti, questa è solo l’ultima pagina che ci manca.

(Tiberio Arnaldo Romero)


Quel lunedì 24 marzo si discuteva in un comitato della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti il rinnovamento dell’aiuto militare del governo nord americano al governo del Salvador. Io ero a Washington quel giorno per comparire davanti al comitato quando mi giunse la notizia della sua morte. Ricordando la grande volontà di vivere che aveva Monsignor Romero, parlai a suo nome. Per nulla. Pochi giorni dopo, gli aiuti militari furono approvati a larga maggioranza.

(Jorge Lara Braud)


La Mila chiamò tutte le sue amicizie e i suoi conoscenti più vicini. Ne sono certa perché chiamò anche me.

  • Hai saputo che alla fine hanno ucciso questo figlio di puttana? Questa sera facciamo una festa per celebrarlo e sei invitata.

Si riunirono nella colonia San Benito per una festa, con champagne, con fuochi d’artificio, con balli e D’Aubuisson fu l’invitato d’onore.

Io non potevo smettere di piangere.

(Flor Fierro)