Tutto
portava a Roberto in quel crimine. Io
volevo scomparire, sfumare quel giorno.
E’ stato per me un trauma permanente portare
questo cognome ed essere dello stesso
sangue di qualcuno che fece un danno tanto
spaventoso al popolo salvadoregno. Dal
primo momento e fino ad oggi sono convinta
che quell’uomo che fu mio fratello sia
il responsabile dell’assassinio di Monsignore.
(Marisa
D’Aubuisson)
Chi
uccise mio fratello? Non poteva che essere
D’Aubuisson! Fu lui, da quando mi diedero
la notizia seppi che fu lui. Non fu D’Aubuisson
che lo minacciò in televisione,
con una sua foto che teneva nelle mani,
dicendo che era pericoloso, che doveva
stare attento perché era il segretario
generale delle Organizzazioni? Che altro
si vuole?! Un giorno lo sapremo tutti,
questa è solo l’ultima pagina che
ci manca.
(Tiberio
Arnaldo Romero)
Quel
lunedì 24 marzo si discuteva in
un comitato della Camera dei Rappresentanti
degli Stati Uniti il rinnovamento dell’aiuto
militare del governo nord americano al
governo del Salvador. Io ero a Washington
quel giorno per comparire davanti al comitato
quando mi giunse la notizia della sua
morte. Ricordando la grande volontà
di vivere che aveva Monsignor Romero,
parlai a suo nome. Per nulla. Pochi giorni
dopo, gli aiuti militari furono approvati
a larga maggioranza.
(Jorge
Lara Braud)
La
Mila chiamò tutte le sue amicizie
e i suoi conoscenti più vicini.
Ne sono certa perché chiamò
anche me.
Hai
saputo che alla fine hanno ucciso
questo figlio di puttana? Questa sera
facciamo una festa per celebrarlo
e sei invitata.
Si
riunirono nella colonia San Benito per
una festa, con champagne, con fuochi d’artificio,
con balli e D’Aubuisson fu l’invitato
d’onore.