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250.000
persone schiacciate nelle vie vicine,
dalla Plaza Libertad, seguivano la messa
del funerale di Monsignor Romero. Molte
tenevano in mano foto sue, di tutte le
dimensioni, adornate con fiori o con le
palme della domenica delle palme. Sulla
scalinata della cattedrale dove stavo,
c’erano un altare improvvisato e la bara
dell’Arcivescovo. Celebravano trenta vescovi
e trecento sacerdoti.
Quindici
minuti dopo che era iniziata la messa,
una colonna ordinata di 500 persone, si
uni alla moltitudine erano i rappresentanti
delle organizzazioni popolari unite nella
Coordinadora Revolucionaria de Masas.
Davanti a tutti veniva Juan Chacón.
Marciavano dietro alle loro bandiere e
quando presentarono una corona di fiori
davanti al feretro, la folla li applaudì.
Continuò
la messa. Quando nell’omelia, il rappresentante
del Papa, Cardinal Corripio Ahumada, arcivescovo
di Città del Messico, stava parafrasando
un famoso insegnamento di Monsignor Romero
– "la violenza non può uccidere
la verità, né la giustizia"
– restò senza parole di fronte
all’assordante esplosione di una bomba.
Questa
bomba veniva dal lato più lontano
del Palazzo Nazionale, che fa angolo con
la facciata della cattedrale. Lo vidi.
Restai a guardare fissamente verso il
palazzo, con la bocca aperta. Seguirono
altre esplosioni assordanti. Dal palazzo
vidi uscire fuoco e un fumo denso, come
se il pavimento si fosse incendiato. La
moltitudine iniziò a scappare spaventata,
allontanandosi dal palazzo. Immediatamente
iniziarono a risuonare spari da tutti
i lati. Migliaia di persone si dirigevano
verso di noi, come un’onda massiva. Dietro
a noi, c’era solo una cattedrale vuota.
(Jorge
Lara Braud)
La
cattedrale di San Salvador non può
ospitare adeguatamente più di tremila
persone in piedi. Dopo mezz’ora di battaglia
nella piazza, più del doppio erano
già schiacciate all’interno e molte
altre premevano per entrare.
C’erano
persone persino negli ultimi spazi disponibili,
incluso sopra l’altare maggiore. Non c’era
modo di muoverci e arrivò presto
il momento in cui si riusciva appena a
respirare. L’edificio tremava ai rimbombi
delle esplosioni. Un terribile eco ingrandiva
il rumore degli spari e il tutto si udiva
sopra uno sfondo di orazioni e pianti
che sorgevano da tutti gli angoli.
Io
tentai di controllare il panico, preoccupandomi
dei miei vicini, pregando con loro e raccomandando
la calma con parole confortanti, alcune
imparate da Monsignor Romero.
Ero
situato in una seconda fila di persone
a partire dalla parete, tra loro il Cardinal
Corripio alla mia destra. Alla mia sinistra,
nella fila davanti a me, una donna implorava
Dio e iniziava a morire. Potei appena
voltare la testa verso di lei, e nulla
più. Come laico presbiteriano,
improvvisai un rito della chiesa cattolica
per i moribondi "i tuoi peccati ti
sono perdonati, vai nella pace di Dio",
recitai. Sebbene la donna mori restò
in piedi, perché non c’era spazio
per poter cadere al suolo. In alcuni casi
la gente poteva appena alzare un corpo
svenuto o un morto per porlo al di sopra
delle loro teste, non sapendo dove metterlo.
Ad
un certo punto, mentre lottavamo per sopravvivere,
si iniziò a sentire un grido al
di sopra del rumore delle bombe, degli
spari e delle orazioni. Portavano qualche
cosa sulle mani al di sopra delle teste.
Faticai a vedere cos’era che avanzava.
Presto tutti nella cattedrale si unirono
in un canto che annunciava il suo arrivo:
El pueblo unido jamás será
vencido, el pueblo unido…
Finalmente,
potei vedere ciò che annunciava
quel canto: era la bara di Monsignor Romero
che entrava nella sua cattedrale trasportato
sulle punte delle dita di tutti, aprendosi
il cammino verso il luogo del suo riposo
finale.
(Jorge
Lara Braud)
Dopo
alcune ore, quando già la cattedrale
era piena di morti, ma un po’ più
sfollata dalla gente, il Cardinal Corripio
con altri vescovi e sacerdoti si avvicinarono
alla bara di Monsignore, per cercare di
terminare quella liturgia. Erano impregnati
di sudore. Molti, con la febbre.
-
Datemi
delle ostie per continuare la messa,
disse Corripio.
-
Non
ci sono ostie, eccellenza.
-
Datemi
il vino.
-
Non
c’è vino.
-
Datemi
un libro per recitare almeno i responsori…
-
Non
c’è nemmeno un libro, eccellenza.
Allora,
il vescovo del Chiapas, Samuel Ruiz, estrasse
dalla borsa un libretto di preghiere e
servi per recitare almeno qualcosa prima
di seppellirlo. Fu fatto tutto in fretta.
C’era già la tomba aperta. Di corsa
misero lì la bara. E più
veloci, i muratori iniziarono a mettere
cemento e mattoni, mattoni e cemento…
fino a coprirlo tutto.
(Maria
Julia Hernández)
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